Biografia

Discendenza familiare Antonio d'Alessandro, il noto “principe dei legisti”, legò la sua fama professionale alle vicissitudini della regnanza aragonese, insediatasi in Napoli nel XV secolo, nonostante la famiglia gentilizia di appartenenza fosse rimasta fedele ai d'Angiò. I nuovi regnanti, riconoscendo il valore e le capacità di taluni personaggi legati alla precedente dinastia, si avvalsero degli stessi patrizi filo-angioini per governare il regno. Il d'Alessandro, difatti, seppur legato ad un casato, che annovera diversi esponenti al servizio dei sovrani angioini, si mise in mostra per essere, a detta del D'Afflitto (E.D'Afflitto, Memorie degli scrittori del Regno, Napoli, 1782-94,pg.198), “primo dei primi del Foro per il suo vantaggio di possedere tutte le doti dello spirito e del corpo per ben riuscirvi”.Nato a Napoli intorno al 1420, Antonio, secondo un “ignoto” araldista (Esame della Nobiltà Napoletana di Incerto autore, 1697), fu figlio del banchiere Severo (il cui sepolcro trovasi nella chiesa dei Santi Severino e Sossio, ed ascritto al sedile di Montagna e poi di Porto il 21 maggio 1460), nonché fratello di Antonello (“fu banchiere pubblico”), Petrillo, Jacovo (“fu gran cacciatore”). L'autore scrive che detto personaggio “essendo Dr. di legge divenne famosissimo in tal professione, fu Regio Consigliero, e adoprato per la sua fecondia e dottrina dal re Ferrante in molte ambasciate e particolarmente a Gio. re Aragona fratello carnale e leg.mo successore in tutti i regni dal re Alfonso primo… il che Ant. tutto ottenne da quel Re. Perloché il suo Re gli concesse in dono il Castel di Cardito con altri feudi, quali perché ne passarono agli eredi si stima che fossero in vita concessi o devoluti al Regio Fisco per morte senza figli; veram.te quest'Antonio p.la sua virtù diede ben molto splendore principio alla nobiltà della famiglia, ebbe moglie Macedonia Riccio sorella del famoso Michele con la quale non fe prole”. Secondo il genealogista di Casa d'Alessandro, il De Daugnon (DD.Daugnon, La Ducal Casa dei d'Alessandro, patrizi napoletani, Milano 1880) la discendenza dell'Antonio sarebbe derivata invece da Paolo o Paolello (fratello del Severo), direttore del Gran Sigillo nel 1403 e segretario della regina Giovanna II di cui dicevasi essere “suo familiare”. Inoltre, oltre ai citati fratelli l'autore fa menzione del famoso umanista-giurisperito Alessandro(n.1461+1523) e di Giovanna/Giovannella sposa di Casotto De Gennaro. Si potrebbe, invece, ipotizzare che detto Paolo fu padre dei soli tre figli Alessandro, Antonio, Giovannella, di cui il secondo però diverso dall'ambasciatore in questione. L'esistenza di questo omonimo Antonio nella Napoli di metà-fine XV secolo, tra l'altro, risponderebbe alla tesi genealogica del D'Afflitto (Op.cit.), secondo la quale era da ritenersi errata la notizia del Toppi circa la nomina del d'Alessandro anche a presidente della Regia Camera della Sommaria nel 1484 (così il Toppi: “Antonius de Alexandro neap. Patrici judex magna Curia Vicaria an. 1484 ut in com, 24 fol 44 su Arch. Reg. Cam. Reperitur enter Regia Camera Sommaria Presidentes in ann. 1488 ut in compusit acobi Cavalli praedicti anni in archivio Reg. Cam.). Difatti, dimostrò il D'Afflitto che “sapendo noi da cento documenti, e dallo stesso Toppi, che Antonio nel 1480 fu dichiarato Vice-protonotario; e che tenne questa carica fino alla morte, come può credersi, che nel 1484 fosse disceso all'infimo grado della magistratura?... Io per me direi, che questi è diverso dal nostro, e col tal diversità salverei più cose. I. Non si darebbe una solenne smentita al Toppi; cosa dura in se stessa, e durissima nel darsi ad uno che cita i pubblici registri, dei quali è custode. II. Potrebbe esser vero, che Alessandro d'Alessandro ebbe un fratello per nome Antonio, come asserisce il Chioccarelli; lo che non è fatto possibile per le ragioni da me addotte nell'articolo antecedente alle quali si può aggiungere l'enorme disparità degli anni: e ciò tutto si accomoda con questo nuovo Antonio d'Alessandro”. Lo stesso Biagio Aldimari (B.Aldimari, Memorie delle Famiglie imparentate con la Famiglia Carafa, Vol. IV, Napoli 1691 pg.372) riconosce che “vi fu un altro Antonio, che fu Consigliere, e Presidente del Sacro Regio Consiglio nel 1483”, divergendo, però, sull'incarico riconosciuto. L'esistenza di due cugini con stesso nome, con ruoli di prestigio diversi mantenuti presso la corte aragonese e con età anagrafica diversa (Antonio di Paolo forse più giovane), acquieterebbe la secolare discussione sollevata da vari studiosi circa la rilevata differenza di età tra l'illustre umanista-giurisperito Alessandro (n.1461+1523, autore dei Dies Geniales) e il presunto fratello Antonio, identificato dalla storiografia ufficiale nel famoso regio ambasciatore, per la quale si è sostenuto la non appartenenza del primo alla famiglia patrizia napoletana. L'Antonio di Paolo, pertanto, ebbe una carriera nella Regia Camera della Sommaria, ove il 13 gennaio 1459 ricevette la prima nomina come “ufficiale” e successivamente ne divenne “presidente”(1495, Toppi, op.cit).

Formazione scolastica In gioventù messer Antonio frequentò gli studi in legge (leggi romane) in alcune università d'Italia, quali Ferrara e Siena, diventando solerte discepolo del famoso Francesco Aretino ed Alessandro d'Imola. Il Chioccarelli (B.Chioccarelli,De Illustris Scriptorib. In Civitate et regno Neapolis, t. I,Napoli 1780 pg.50) sostiene che prese il dottorato a Ferrara sotto il magistero dell'Aretino (Francesco Accolti insegnò giurisprudenza a Bologna dal 1440 al 1445, poi a Ferrara dal 1448 al 1461 ove predilesse leggere testi canonisti), mentre Matteo d'AfflittoMatteo d'Afflitto, Decisionis, 194, n. I, liber 3, 1598, p. 646. lo menziona tra gli illustri personaggi del collegio dei dottori di Napoli. Rientrato in Napoli, già famoso, fu scelto da re Alfonso I per “leggere giurisprudenza” (P.Giannone, Storia Civile del Regno di Napoli, Napoli,1723 lib.28,cap. V,pg.486) alla Università dei Regi Studi “nella cattedra matutina”, tanto che i suoi insegnamenti suscitarono grande interesse presso gli studenti della materia a tal punto che “da per tutto correvano gli scolari alle sue lezioni”. Scrive il Chioccarelli, in merito, (Chioccarelli, op.cit., p. 50): “Ubi primum leges interpretari in patrio gymnasio, caepisset, famam suam usque ad ultimos Europae fines expandit; ita ut non ex Regno, et universa Italia solum, sed etiam ex Gallis, Hispaniisque ad illum audiendum passim et gregatim confluxerint”. Contemporaneamente all'insegnamento, Antonio d'Alessandro si diede a svolgere anche la professione di avvocato, diventando tra i primi legisti del foro partenopeo, le cui qualità furono apprezzate dallo stesso sovrano aragonese che lo nominò nel 1447, all'età di soli 27 anni, Regio Consigliere (Niccolò Toppi, Catalogus cunctorum regentium et iudicum Magnæ Curiæ Vicariæ... Regi Consiglieri, Par. 2, Napoli, 1666, p. 388) con assegno di 500 ducati l'anno (Società Napoletana di Storia Patria, Regis Ferdinandi Primi Instructionum Liber, Napoli, 1916, p. 220).

Cariche nel Regno