La comunità armena di Venezia fu una delle cosiddette colonie armene presenti in Italia a partire dal Medioevo. Oggi la presenza armena nel capoluogo lagunare è costituita principalmente dalla comunità monastica mechitarista residente nell’isola di San Lazzaro.

Origini dei rapporti armeno-veneziani

Età bizantina Qualche testimonianza della presenza di Armeni in Italia esiste già per l’antichità romana. Tuttavia le più antiche comunità armene certamente attestabili vengono generalmente fatte risalire all’epoca della dominazione bizantina. L’esercito bizantino contava infatti su di una consistente componente armena, e armeni furono pure numerosi funzionari bizantini in ambito civile e militare. Per questo tramite giunsero dunque in Italia diversi gruppi di armeni, che si distribuirono lungo tutta la penisola, soprattutto nelle zone costiere, costituendo i primi nuclei delle colonie armene medievali, nonché alcune comunità monastiche.Vartan Karapetian, Gli Armeni e Venezia, in ..

Anche a Venezia, che nel periodo delle sue origini gravitava fortemente nell’orbita di Bisanzio, le prime presenze armene sono riconducibili all’amministrazione bizantina. A tal proposito vengono spesso ricordati un certo Narsete (che alcuni identificano come il generale eunuco di Giustiniano, altri come un funzionario dell'inizio del IX secolo.), che si ritiene abbia portato a Venezia il culto di San Teodoro, e l’esarca di Ravenna Isaccio, il quale ordinò la costruzione della chiesa di Santa Maria Assunta a Torcello. Da non dimenticare che all'inizio del Ix secolo fu l'imperatore bizantino Leone V l'Armeno a donare a Venezia le reliquie di San Zaccaria. Tuttavia è stato osservato come sia più opportuno far risalire ad un’epoca successiva il vero e proprio inizio dei rapporti veneto-armeni, poiché per quanto figure quali Narsete e Isaccio avessero origini armene, essi sono più che altro riconducibili all'ambito culturale bizantino, e proprio in qualità di funzionari bizantini giunsero in ItaliaGherardo Ortalli, Tra Venezia e l'Armenia. Alle radici di un lungo rapporto, in ..

Venezia e il Regno armeno di Cilicia Venezia iniziò ad intrattenere rapporti più organici con la nazione armena nel periodo in cui questa si istituzionalizzò come Regno armeno di Cilicia (1080 circa-1375)Gherardo Ortalli, Tra Venezia e l'Armenia. Alle radici di un lungo rapporto, in .Vartan Karapetian, Gli Armeni e Venezia, in .. Esistevano interessi commerciali reciproci tra Venezia e il piccolo regno armeno, i quali vennero regolati attraverso una serie di trattati ufficiali. I mercanti veneziani frequentavano i porti della Cilicia già da tempo, e grazie a questi patti Venezia divenne uno dei principali partner commerciali della Cilicia armena. Nel 1201 il doge Enrico Dandolo ottenne dal re Levon I il Magnifico la stipula del primo dei patti armeno-veneti. Questo prevedeva concessioni di tipo commerciale e fiscale per i mercanti veneziani operanti in Cilicia, ma anche alcune protezioni giuridiche a tutela delle persone e delle merci, ad esempio per i casi di naufragio. Oltre a ciò, a Mamistra venivano assegnati ai veneziani un fondaco, un terreno edificabile per le esigenze abitative dei mercanti e una chiesa..

Il re Hethum I, successore di Levon, lasciò cadere questi privilegi, e si decise a rinnovarli solo nel 1245. Seguirono ulteriori patti: nel 1261 vennero accordate nuove concessioni territoriali (per la costruzione di una domus) e la messa a disposizione di un luogo di culto in altri due porti, Sis e Lajazzo.; i patti del 1272, 1307 e 1321 articolarono ulteriormente i termini della presenza veneziana in Cilicia, dove nel frattempo si installò anche un bailo.. L'ultimo patto fu quello del 1333, stretto tra il re Leone V e il doge Francesco Dandolo. Questo prevedeva una serie molto ampia di concessioni e agevolazioni fiscali, e si collocava al termine di una fase di progressiva intensificazione dei rapporti tra Venezia e la Piccola Armenia. In quegli anni i porti della Cilicia erano divenuti di essenziale importanza per il commercio veneziano nell'Oltremare, soprattutto a seguito della fine dei regni crociati, e in particolare dopo la caduta per mano dei Mamelucchi dell'importante porto di San Giovanni d'AcriGherardo Ortalli, Tra Venezia e l'Armenia. Alle radici di un lungo rapporto, in ..

Gli Armeni a Venezia Nel corso del XIII secolo, parallelamente allo svilupparsi dei rapporti commerciali e diplomatici con la Cilicia, crebbe anche la presenza di mercanti armeni in Laguna. Essi si recavano a Venezia poiché essa costituiva il principale porto d'accesso ai mercati europei continentali. In città iniziò dunque a strutturarsi una comunità armena, che nel corso dei secoli diventerà la più importante tra quelle presenti in Italia e in Europa.

Medioevo La prima traccia significativa della presenza armena in città è costituita dall'esistenza di una domus Arminorum (casa degli armeni, in armeno Hay Dun)) ubicata in Calle delle Lanterne (oggi Calle degli Armeni), nella contrada di San Zulian, vicino a San Marco. Questo fabbricato, e in generale la parrocchia di San Zulian, divennero presto il cuore della comunità armena di Venezia. Si trattava di un ospizio che accoglieva sia armeni di passaggio in città, sia alcuni di coloro che vi risiedevano in pianta stabile. Esistono diverse ipotesi su come questo edificio sia entrato in possesso degli armeni. La più accreditata è quella basata su quanto riportato nel testamento di Marco Ziani, nipote del doge Sebastiano, il quale nel 1253 dispose l'assegnazione permanente del complesso abitativo, di sua proprietà, alla gente armena, la quale comunque sarebbe già stata residente in esso da anniGherardo Ortalli, Tra Venezia e l'Armenia. Alle radici di un lungo rapporto, in .. La gestione della domus fu affidata, sempre secondo le disposizioni testamentarie dello Ziani, ai Procuratori di San Marco de CitraVartan Karapetian, Gli Armeni e Venezia, in ..

L'esistenza della domus Arminorum è attestata, tra l'altro, dalla prima fonte documentaria di una persona armena residente a Venezia che sia a noi pervenuta. Si tratta del testamento (datato 1341) di una certa Maria Armina, la quale secondo quanto riportato dallo stesso esercita la funzione di massaia nella casa a San Zulian. Attraverso il testamento apprendiamo anche una serie di importanti informazioni sulla vita della comunità. In primo luogo l'esistenza di un antico cimitero armeno nell'isola di San Giorgio, oggi non più esistente perché coperto dalle successive costruzioni, nel quale la donna chiede di essere sepolta. Il documento mostra inoltre come la comunità non fosse costituita esclusivamente da mercanti. Infatti vi vengono nominati come legatari vari armeni residenti in città, anche al di fuori di San Zulian, tra cui diverse donne, alcuni frati, chierici e addirittura un arcivescovo. La presenza di quest'ultimo fa supporre che la presenza armena in città, soprattutto a livello ecclesiastico, fosse già piuttosto strutturata, dunque soggetta ad un qualche tipo di auto-organizzazioneGherardo Ortalli, Tra Venezia e l'Armenia. Alle radici di un lungo rapporto, in ..

Sempre a San Zulian, all’interno dello stesso complesso della domus, era presente una cappella o una piccola chiesa, che costituirà il nucleo originario della futura chiesa della Santa Croce..

Età moderna I secoli a cavallo tra Medioevo ed età moderna segnarono per le colonie armene presenti in Italia un periodo di graduale declino, testimoniato dal fatto che molti ordini monastici armeni vennero soppressi, e diverse delle loro chiese chiusero o passarono ad altre comunitàMaria Adelaide Lala Comneno, Gli Armeni in Italia, in .. Anche a Venezia, dopo la caduta del regno in Cilicia, la presenza armena era diminuita, ma nel giro di poco tempo essa tornò a svilupparsi, a differenza di quanto avvenne nel resto d’Italia.

Tra il XV e il XVI secolo la domus a San Zulian venne ristrutturata. Iniziarono poi i lavori di rinnovamento e ampliamento della cappella, che la resero una vera e propria chiesa. Il complesso costituito dalla casa-ospizio con l’annessa Chiesa di Santa Croce non costituiva solo un alloggio e un luogo di culto, ma anche la sede dove avvenivano riunioni per prendere decisioni relative alla vita della comunità. Molti armeni si fecero inoltre seppellire all'interno della chiesaGiorgio Nubar Gianighian, Segni di una presenza, in ..

A partire dalla prima età moderna abbiamo anche ulteriori testimonianze degli altri luoghi della città in cui risiedevano gli armeni. Oltre a San Marco, sestiere dove si trovava la parrocchia di San Zulian, pare che questi si concentrassero soprattutto nel sestiere di Castello, e in particolare nella parrocchia di San Severo, in affitto presso le case di proprietà del monastero di San Lorenzo. Un'altra area che vide la presenza di diversi armeni fu la parrocchia di San Basso, tra San Marco e Castello. Molti di quelli che si fermavano temporaneamente a Venezia prendevano alloggio presso affittacamere in varie zone della città, oppure venivano ospitati in case di privati. Esistevano anche dei “senseri armeni” a cui rivolgersi per trovare casaGiorgio Nubar Gianighian, Segni di una presenza, in ..

Nel corso del Cinquecento i mercanti armeni di Giulfa (e più avanti quelli di Nuova Giulfa) divennero una componente importante della comunità armena veneziana. In questo periodo gli armeni avevano assunto un ruolo fondamentale di mediatori commerciali e politici tra l’Impero safavide, l’Impero ottomano e l’Occidente. Essi, in particolare, trasportavano la seta grezza iraniana dai suoi luoghi di coltura ai principali centri commerciali del Levante. In questo mercato divennero protagonisti proprio i veneziani e gli armeni di Giulfa, che incoraggiati dagli scambi spesso si spinsero fino in Laguna per continuare lì i loro affariEdmund Herzig, Venice and the Julfa Armenian merchants, in .. Altro periodo in cui la mediazione armena con l'Oriente si rivelò fondamentale fu il Seicento, soprattutto negli anni della Guerra di Candia. In questa fase gli armeni contribuirono a tenere in piedi la fragile mercatura veneziana, gravemente compromessa dalla guerra e da una più generale tendenza di declino. Per questo motivo la Repubblica si premurò di garantire ai mercanti armeni che giungevano in città privilegi fiscali e giuridiciGiorgio Nubar Gianighian, Segni di una presenza, in ..

In questo periodo iniziò anche a diversificarsi la presenza armena in città. Continuò a prevalere la componente mercantile, ma accanto a questa emersero figure che esercitavano altre professioni. Diversi armeni, per esempio, conoscevano il turco, e venivano dunque assunti come dragomanni dai diplomatici veneziani che partivano per Costantinopoli. In campo scientifico-tecnologico viene invece ricordato Anton Surian, detto L'Armeno, famoso per il suo operato all'interno dell'Arsenale, dove apportò diversi miglioramenti ai sistemi di equipaggiamento delle navi da guerraVartan Karapetian, Gli Armeni e Venezia, ... Sempre nell'ambito dell'Arsenale e dei mestieri legati alla navigazione si hanno diverse testimonianze di operai, marangoni e marinai armeni..

Venezia e la nascita della stampa in armeno