Il conflitto libanese del 1982, anche indicato in ambito militare israeliano con l'espressione operazione Pace in Galilea (מבצע שלום הגליל, Mivtsa Shalom HaGalil), cominciò il 6 giugno 1982, allorché le forze di difesa israeliane (IDF) invasero il sud del Libano. Il governo d'Israele dette il via libera all'invasione come risposta al tentativo di assassinio messo in atto da parte del Fath contro l'ambasciatore nel Regno Unito Shlomo Argov, e in risposta ad attacchi d'artiglieria dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) contro aree popolate nel nord della Galilea. Nel 1978, Israele aveva già tentato un'invasione del Libano per creare una "zona cuscinetto", con l'operazione Litani.
Dopo aver attaccato l'OLP, i siriani e le forze musulmane libanesi, Israele occupò il Libano meridionale. Assediati nel settore ovest di Beirut e assoggettati a pesanti bombardamenti, l'OLP e le forze siriane della FAD (Forza Araba di Dissuasione), giunte in Libano nel corso della guerra civile libanese su incarico della Lega Araba, negoziarono lo sgombero dal Libano dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina sotto la protezione di organizzazioni internazionali istituzionalmente neutrali. Si concluse nel 1985 con il ritiro delle truppe israeliane.
Dal luglio 2006, allorché la maggior parte degli israeliani ha cominciato a chiamare il conflitto in Libano di quell'anno "seconda guerra libanese", la guerra del 1982 è stata spesso chiamata "prima guerra libanese".
Antefatti Dopo la guerra dei Sei giorni (1967) e quella dello Yom Kippur (1973), il Libano divenne il luogo di rifugio di più di rifugiati palestinesi. Dal 1970 al 1973, l'OLP fu coinvolta nella guerra civile giordana, che portò all'ingresso nel confinante Libano di un gran numero di nuovi combattenti e rifugiati palestinesi che, dopo essersi insediati in un primo tempo attraverso la costruzione di campi profughi, si espansero successivamente con la violenza come testimoniano vari massacri compiuti ai danni soprattutto delle popolazioni cristiane«Palestinian guerillas belonging to the factions of George Habash and Nayef Hawatmeh entered the village of Beit Mellat (Millat) in north Lebanon and started killing civilians and the moved on to Deir Ayache on 3rd September 1975. Three old monks aged 60, 78, and 93, the only occupants of the monastery of Deir Ayache were ritually murdered, the Christian occupants of the village managed to flee but their village was destroyed. Two days later, the small Maronite village in ʿAkkār, Beit Mellat, was tacked again by Palestinian gunmen who went on the rampage, destroying property, killing several people. Further confrontations took place in the region, notably an attack on the Christian town of Qbayyat in ‘Akkar many of whose inhabitants served in the Lebanese army. The town was besieged. The siege of the town provoked a strong protests and a rebellion by officers and soldiers from Qbayyat based in an army barracks in Jounieh who wanted to deploy and halt the fighting.» da http://www.tanbourit.com/lebanon_war.htm La guerra civile libanese con citazioni dei massacri sul sito di un villaggio libanesehttp://www.10452lccc.com/barakat/barakat.june.97.teste.htm testimonianza di Charbel Barakat, libanese davanti al Senate Foreign Relations Committee, Near Eastern and South Asian Affairs Subcommittee (Stati Uniti d'America) tenuta il 7 giugno 1997.
Dal 1975 essi ammontavano a più di , che crearono uno Stato nello Stato in Sud-Libano, dove era predominante la minoranza islamica sciita, nel Libano tuttavia particolarmente consistente. L'OLP divenne una forza potente e svolse un ruolo decisivo nella prima guerra civile libanese, scoppiata per precedenti inadeguatezze del quadro istituzionale interno libanese ma in gran parte per lo sconvolgimento provocato (specialmente nel meridione libanese sciita e contadino) dai profughi palestinesi, presenti in modo significativo anche a Beirut, dove i miliziani usavano girare armati in seguito agli accordi del Cairo (1969) della Lega Araba, sottoscritti anche dal Libano.
Nel maggio 1976 le truppe siriane erano entrate nel Paese, per sostenere le fazioni musulmane alleate che stavano perdendo la guerra civile contro i maroniti, ma anche per il timore che un OLP troppo potente potesse portare a un intervento armato israeliano in Libano. In ottobre sotto l'egida della Lega Araba, controllarono il paese con il contingente della Forza Araba di Dissuasione (FAD).
Le violenze continue fra Israele e OLP, a partire dal 1968, portarono nel 1978 all'operazione Litani.
Il 10 luglio 1981, dopo un periodo di pace, la violenza si manifestò in Sud-Libano. Secondo il segretario generale dell'ONU, le forze aeree israeliane bombardarono obiettivi palestinesi in Sud-Libano e il giorno seguente elementi palestinesi lanciarono colpi d'artiglieria e razzi sul nord d'Israele. Secondo la Federal Research Division della Library of Congress, "Israele rispose agli attacchi di razzi sugli insediamenti del nord israeliano bombardando accampamenti palestinesi in Sud-Libano. Il segretario generale delle Nazioni Unite notò: "Dopo numerose settimane di relativa calma nell'area, un nuovo ciclo di violenze è cominciato e, nell'ultima settimana, si è intensificato continuamente". Egli deplorò inoltre che vi fossero state "pesanti perdite civili in Libano" e che vi fossero state "perdite civili anche in Israele. Deplorò vivamente che sofferenze umane su vasta scala siano provocate da questi avvenimenti". Il Presidente del Consiglio di Sicurezza, Ide Oumarou del Niger, espresse "profondo sconcerto sull'ampliamento della perdita di vite umane e delle distruzioni causato da eventi deplorevoli che si sono succeduti per numerosi giorni in Libano. Il 24 luglio, l'inviato statunitense Philip Habib mediò per un cessate il fuoco provvisorio, ma gli scontri proseguirono.
Le forze palestinesi continuarono a crescere in Libano con personale militare a tempo pieno ammontante a circa persone, malgrado solo , inclusi regolari, fossero dispiegati nel sud. Essi erano armati con 60 carri armati antiquati, molti dei quali neppure in grado di muoversi, e 100-200 pezzi d'artiglieria (Sayigh, 1999, p. 524). Secondo gli analisti israeliani Schiff e Ya'ari (1984), l'OLP triplicò abbondantemente la sua artiglieria dagli 80 cannoni e lanciamissili del luglio 1981 ai 250 del giugno 1982 (pp. 83-84). Gli stessi autori riportano anche che lintelligence israeliana stimava che il numero dei combattenti palestinesi nel Sud-Libano fosse di circa “divisi in tre raggruppamenti: circa a sud del fiume Litani, nel cosiddetto 'Triangolo di Ferro' (tra i villaggi di Qana, di Dir Amas e di Juya), Tiro, e i campi profughi che confinavano con quest'ultima cittadina; altri della Brigata Kastel in tre distretti fra il Litani e una linea che correva fra Sidone e il NE di Nabatiye; e un terzo raggruppamento di circa - uomini della Brigata Karameh a est, alle pendici del monte Hermon” (pp. 134–135).
Le forze totali dispiegate dalla Siria, dall'OLP e da Israele nel corso del conflitto sono dettagliate nella sottostante tabella. Il 21 aprile 1982, dopo che una mina uccise un ufficiale israeliano in Libano, l'aviazione israeliana attaccò la città costiera di Dāmūr, controllata dai Palestinesi, uccidendo 23 persone. Ciò malgrado e nonostante numerosi altri attacchi lanciati dal 24 luglio 1981, l'OLP continuò a osservare l'accordo di cessate-il-fuoco (Cobban, 1984, pp. 119–120). Il segretario generale dell'ONU espose nel suo rapporto al Consiglio di Sicurezza (S/14789, S/15194) che dall'agosto 1981 al maggio 1982 compresi, vi furono 2096 violazioni dello spazio aereo libanese e 652 violazioni delle acque territoriali libanesi (Chomsky, 1999, p. 195; Cobban, 1984, p. 112). Il 3 giugno, il militante palestinese del gruppo al-Fath-Consiglio Rivoluzionario (comandato dall'oppositore di Yasser Arafat, Abū Niḍāl) tentò di assassinare Shlomo Argov, ambasciatore di Israele a Londra, paralizzandolo. Il primo ministro Menachem Begin fu informato dallintelligence israeliana che l'OLP non era coinvolta nell'attacco ad Argov, ma questa informativa non fu accolta dal suo gabinettoGilbert, 1998, p. 503. Rafael Eitan, che era all'epoca il Ramatkal (capo di stato maggiore delle forze israeliane di difesa), rispose alla suddetta informativa con un gioco di parole famoso: «Abū Niḍāl, abū shmidāl. Abbiamo bisogno di colpire l'OLP!» ("!אבו נידאל, אבו שמידאל. צריך לדפוק את אש"ף").
Il 4 giugno e il giorno 5, aerei israeliani del tipo F-16 bombardarono i campi profughi palestinesi e altri obiettivi dell'OLP a Beirut e nel Sud-Libano, uccidendo 45 persone e ferendone altre 150. Per la prima volta in 10 mesi, l'OLP rispose con tiri d'artiglieria e colpi di mortaio su centri civili del nord d'Israele (Galilea). Il 6 giugno (data fatidica per il ricordo della guerra dei sei giorni), le forze israeliane, al comando del ministro della difesa Ariel Sharon, invasero il Sud-Libano nella loro "operazione Pace per la Galilea".
{| border="0" cellspacing="0" width="450" class="wikitable" | align="center" colspan="4" bgcolor="#D4D4D4" | Forze israeliane, siriane e dell'OLP nella Guerra del 1982(Desunta da Brzoska & Pearson, 1994, p. 117) |- | align="center" bgcolor="#D4D4D4" | | align="center" | Israele | align="center" bgcolor="#D4D4D4" | Siria | align="center" | OLP |- | bgcolor="#D4D4D4" | Truppe | align="center" | | align="center" bgcolor="#D4D4D4" | | align="center" | |- | bgcolor="#D4D4D4" | Carri armati | align="center" | 800 | align="center" bgcolor="#D4D4D4" | 352 | align="center" | 300 |- | bgcolor="#D4D4D4" |APC (armored personnel carriers -Trasporto truppe blindato) | align="center" | | align="center" bgcolor="#D4D4D4" | 300 | align="center" | 150 |- | bgcolor="#D4D4D4" | Armi anticarro | align="center" | 200 | align="center" bgcolor="#D4D4D4" | - | align="center" | 2-300 |- | bgcolor="#D4D4D4" | Artiglieria principale | align="center" | - | align="center" bgcolor="#D4D4D4" | 300 | align="center" | 350+ |- | bgcolor="#D4D4D4" | Armi anti-aeree | align="center" | - | align="center" bgcolor="#D4D4D4" | 100 | align="center" | 250+ |- | bgcolor="#D4D4D4" | Totale degli aerei da combattimento | align="center" | 634 | align="center" bgcolor="#D4D4D4" | 450 | align="center" | 0 |- | bgcolor="#D4D4D4" | Totale degli aerei impiegati | align="center" | 364 | align="center" bgcolor="#D4D4D4" | 96 | align="center" | 0 |- | bgcolor="#D4D4D4" | Aerei d'attacco | align="center" | 275 | align="center" bgcolor="#D4D4D4" | 225 | align="center" | 0 |- | bgcolor="#D4D4D4" | Elicotteri armati | align="center" | 42 | align="center" bgcolor="#D4D4D4" | 16 | align="center" | 0 |- | bgcolor="#D4D4D4" | Lanciatori di missili terra-aria principali | align="center" | - | align="center" bgcolor="#D4D4D4" | 125 | align="center" | -
Ragioni della guerra A partire dal 1968, gruppi palestinesi nel Sud-Libano effettuavano incursioni armate nel settentrione israeliano, bombardando centri abitati israeliani con razzi di tipo Katjuša. Secondariamente, Israele immaginò di poter impedire il consolidamento di una base di operazioni per l'OLP, da cui essa avrebbe potuto lanciare attacchi a livello internazionale, quali l'attacco del 26 dicembre 1968 contro un aereo civile ad Atene.
Un'altra ragione fornita per giustificare l'operazione fu che l'intervento era stato attuato per intervenire nella guerra civile libanese e controbattere l'influenza siriana in Libano e possibilmente consentire l'instaurazione di una stabile leadership della popolazione cristiana, che avrebbe rafforzato l'esercito regolare libanese, ripristinato la sicurezza e consentito di avviare relazioni diplomatiche con Israele.