Biografia Infanzia Di origine milanese, fu figlio del feudatario Uberto Visconti signore di Massino, Albizzate e di Besnate e di sua moglie Berta Pirovano. I suoi fratelli furono Azzone vescovo di Ventimiglia, Andreotto, Beatrice, Gaspare (capo dei Visconti signori di Caronno, Jerago e Fagnano) ed Obizzo Visconti, signore di Massino.
Il figlio d'Andreotto, Teobaldo (o Tibaldo) Visconti fu il padre di Matteo I Visconti detto Matteo "Il Grande" o Matteo "Magno", successore di Ottone Visconti come signore di Milano. Nel 1277 riuscì a farsi proclamare signore della città lombarda e con lui iniziò il dominio dei Visconti su Milano, che sarebbe durato fino al 1447.
Carriera ecclesiastica Fu dapprima canonico a Desio, nel 1252 entrò poi al servizio di Leone da Perego, allora arcivescovo di Milano, che lo inviò quale suo procuratore in Francia da Innocenzo IV di cui divenne cappellano. Nel settembre 1247 divenne camerlengo del cardinale Ottaviano degli Ubaldini, che seguì per oltre un decennio in varie ambasciate in Italia e in Francia.
Arcivescovo di Milano Morto l'arcivescovo Leone da Perego nel 1257, fu il cardinale Ubaldini ad appoggiare il nome di Ottone quale degno successore al trono Arcivescovile in luogo di Raimondo della Torre o del nobile Francesco de Settala. Malgrado l'opposizione di Martino della Torre, capo della Credenza di Sant'Ambrogio (il comune milanese) ed in violazione dell'antico privilegio che vedeva Milano eleggere il proprio arcivescovo, Ottone fu nominato da papa Urbano IV arcivescovo della città il 22 luglio 1262 a Montefiascone.
Conflitto con i Della Torre Martino della Torre, indignato per l'elezione imposta dal Papa, occupò nel mese di agosto l'arcivescovato e fu scomunicato dal legato apostolico Filippo di Pistoia, il quale gettò l'interdetto su Milano per avere rifiutato il nuovo arcivescovo. Si aprì allora una guerra fra Ottone e coloro che si opponevano alla sua carriera ecclesiastica: in primo luogo il potente Manfredi Beccaria, Napo Torriani (che sarebbe divenuto Vicario Imperiale nel 1274) e l'intera famiglia guelfa Torriani.
Il 1º aprile 1263, giorno di Pasqua, Ottone entrò ad Arona, villaggio sulle rive meridionali del Lago Maggiore, con un corteo di nobili scappati da Milano e rifugiatisi nelle diverse città lombarde e prese formalmente possesso della sede ambrosiana. In risposta l'esercito milanese assediò Arona e prese posizione nella fortezza arciepiscopale di Angera situata sull'altra riva del lago in faccia ad Arona a circa 2 km di distanza. Ottone Visconti reagì, scrivendo da Arona al capitolo della cattedrale di Novara, perché scomunicasse per il loro aiuto agli assedianti milanesi Francesco della Torre, fratello di Martino, podestà di Mantova e quest'ultimo Comune. Il 5 maggio Ottone, minacciato dalla fanteria del capitano generale di Milano, Pelavicino, si arrese. Pelavicino fece distruggere le fortificazioni d'Arona e il castello d'Angera e di Brebbia.
Ottone si ritirò a Novara, ma in giugno, Francesco della Torre lo cacciò e Ottone si rifugiò presso il papa a Montefiascone. Ottone allora scomunicò persino il vescovo di Novara che aveva consegnato al podestà gli ostaggi che Ottone gli aveva affidato.
Nel novembre 1263 si spense Martino della Torre, che fu sostituito al vertice della Credenza dal fratello Filippo e, nell'ottobre del 1264, il grande sostenitore di Ottone, papa Urbano IV. Il nuovo papa Clemente IV, pur rifiutandosi nell'agosto 1265 di destituire Ottone e di accettare la proposta di nominare quale legato apostolico Raimondo della Torre, si sarebbe rivelato assai più tiepido nei confronti del Visconti.
Nel frattempo Pelavicino aveva ceduto il titolo di capitano generale di Milano a Carlo d'Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX, e si era trasferito nel campo dei Ghibellini, diventando un nemico dei Della Torre. Malgrado ciò i Della Torre - nel frattempo alla morte di Filippo della Torre nel settembre 1265 gli era succeduto il cugino Napo Torriani - continuarono a dettar legge alla città di Milano, tanto che, quando Paganino della Torre, divenuto podestà di Vercelli, fu assassinato nel gennaio 1266 per iniziativa di Pelavicino, la vendetta fu atroce: 53 nobili milanesi furono decapitati sulla pubblica piazza.
Malgrado nel dicembre 1266 Clemente IV avesse sollecitato Milano ad accettare il proprio arcivescovo Ottone Visconti, alla morte del pontefice nel novembre 1268 il caso non era ancora risolto e così rimase per i tre anni di sede vacante che seguirono.
Nel 1268 Ottone combinò il matrimonio tra Bonacossa Borri, figlia del ricco nobile milanese Squarcino con il suo pronipote Matteo Visconti.Giulini, Memorie, vol.8, p. 240
Nel settembre del 1271, dopo quasi tre anni dalla morte di Clemente IV, fu eletto quale nuovo papa Gregorio X, al secolo Tebaldo Visconti, appartenente alla linea piacentina della famiglia. Egli era l'arcidiacono di Liegi e in quel momento si trovava in Terrasanta dove aveva appena incontrato Marco Polo. Il 14 gennaio dell'anno successivo il fratello Visconte Visconti fu nominato nuovo podestà di Milano. In quei giorni Ottone si trovava nei dintorni della città, pronto ad approfittare dell'occasione buona per insediarsi quale nuovo arcivescovo.Giulini, Memorie, vol.8, pp. 252-253
Nel 1273 il nuovo papa Gregorio X di passaggio a Milano confermò la validità dell'elezione di Ottone ma gli chiese di restare a Piacenza per non peggiorare ulteriormente i rapporti con i Della Torre questi l'avrebbe poi raggiunto a Lione dove il pontefice si apprestava a proclamare una nuova crociata. Gregorio X fu ben accolto dai Della Torre ma entrato a Milano l'8 ottobre vi restò solo tre giorni.Giulini, Memorie, vol.8, pp. 269-271
Una vera e propria psicosi s'impossessò di Milano: i della Torre arrivarono a proscrivere oltre duecento persone appartenenti alle famiglie nobili della capitale lombarda che furono obbligate a fuggire in esilio a Novara e Pavia. In previsione di un contrattacco del Visconti, fu costituita una milizia speciale per proteggere la città da Ottone.
Battaglia della Guazzera
Nel 1276 i nobili milanesi proscritti e rifugiatisi a Pavia, scelsero quale loro nuovo capo Goffredo (o Gotifredo), conte di Langosco, promettendogli di elevarlo a signore di Milano qualora avesse scacciato i Torriani. Questi radunò un esercito di pavesi riuscendo a catturare Arona e Angera garantendosi il sostegno degli abitanti dei borghi e di molte valli vicine che simpatizzavano per Ottone, poi puntò su Castelseprio. Napo Torriani fu costretto a rispondere marciando su Angera con un esercito di milanesi e di cavalieri tedeschi al fine di assediarla e questo costrinse i proscritti a tornare sui propri passi per difenderla. Lo scontro, passato alla storia come la battaglia della Guazzera, si svolse presso le sponde fangose del torrente Guassa che separava i borghi di Ispra e Ranco e si risolse con una netta vittoria dei Torriani.
Goffredo da Langosco nel mezzo della mischia inseguì un cavaliere tedesco riuscendo a disarcionarlo ma si trovò presto bloccato nel fango e circondato da nemici e fu costretto ad arrendersi. Portato nel padiglione di Napo Torriani, fu subito giustiziato. Nello scontro furono catturati ben trentaquattro nobili milanesi tra cui Teobaldo Visconti, nipote di Ottone e padre di Matteo.
Napo Torriani con questa vittoria riacquistò le due fortezze di Arona e Angera. Sulla strada di ritorno, presso Gallarate, diede l'ordine di giustiziare tutti i prigionieri.Giulini, Memorie, vol.8, pp. 292-294
Battaglia di Germignaga
Ottone apprese voci della disfatta della Guazzera mentre si trovava da tempo a Biella dopo essere tornato dal Concilio di Lione accompagnandovi papa Gregorio X. Per accertarsi della situazione si portò a Vercelli dove si erano rifugiati molti superstiti della battaglia. Qui fu eletto quale nuovo capo dei proscritti milanesi. Raccolse quindi un esercito nel novarese poi marciò su Castelseprio riuscendo a catturarla. Ancora una volta Napo Torriani rispose prontamente e insieme al figlio Cassono mosse alla volta del Seprio. Ebbero luogo due scontri: nel primo i viscontei furono vittoriosi ma il giorno successivo, dopo che Napo ebbe ricevuto ulteriori rinforzi, vennero sbaragliati e costretti a rifugiarsi nei boschi circostanti. Ottone fuggì a Lurate Caccivio, vicino a Como.
Si recò poi in città sperando di essere ricevuto ma fu cacciato e costretto a fuggire per le valli sino a Giornico e da quel paese a Cannobio sul Lago Maggiore. Nel giro di due giorni, grazie alla sua abilità diplomatica, riuscì a convincere i nobili del borgo, che inizialmente gli chiusero le porte in faccia, a perorare la sua causa. Costruì una flotta di galee che mise al comando di Simone da Locarno e iniziò a radunare nuovamente i suoi alleati. I Della Torre avevano tuttavia appreso le mosse dell'arcivescovo e risposero inviando una flotta da Angera a Germignaga, nei pressi di Cannobio. Qui la flotta torriana fu sorpresa e annientata grazie ad un attacco notturno a sorpresa guidato da Simone da Locarno.
La flotta viscontea passò quindi ad attaccare la rocca di Arona insieme alle truppe di terra costituite da milanesi, pavesi e novaresi guidate dal marchese Guglielmo VII del Monferrato. La rocca riuscì a resistere e quando sopraggiunse l'esercito torriano, il marchese del Monferrato si ritirò condannando Ottone alla sconfitta e alla fuga a Novara.Giulini, Memorie, vol.8, pp. 294-298
Battaglia di Desio
Simone da Locarno, fuggito a Como, riuscì ad assicurarsi la città riuscendo a scacciare i simpatizzanti dei Torriani. Presto Ottone vi giunse e insieme iniziarono a radunare un nuovo esercito. All'inizio del gennaio 1277 vi misero a capo Rizzardo, conte di Lomello e marciarono verso la sponda lecchese del lago catturando Lecco e Civate poi penetrarono nella Martesana.
Napo Torriani ordinò al figlio Cassono e a Goffredo della Torre di presidiare Cantù con 400-500 cavalieri tedeschi mentre egli stesso insieme a Ponzio degli Amati (uno dei due podestà), uscì da Milano a capo di 700 cavalieri si portò a Desio che era già difesa da oltre 150 cavalieri guidati da molti esponenti della famiglia Della Torre. L'esercito visconteo si accampò a Seregno, pochi chilometri a nord di Desio e Ottone fu informato da alcuni suoi simpatizzanti residenti del borgo (di cui era stato canonico) di come fossero deboli le difese e di come il nemico sottostimasse le forze viscontee.
Nella notte tra il 20 e il 21 gennaio, Ottone fece avvicinare silenziosamente l'esercito a Desio e ne catturò le porte grazie ai suoi contatti nel borgo o con la forza, poi circondò l'abitato con i suoi uomini togliendo ogni via di fuga al nemico. Molti nobili della famiglia Della Torre furono sorpresi nei loro letti ma alcuni come Francesco e Andreotto opposero una valorosa quanto vana resistenza e caddero sotto i colpi dei nemici. Napo fu catturato e risparmiato per ordine di Ottone e imprigionato in gabbie insieme a molti altri suoi parenti a Castel Baradello, sopra Como. La maggior parte di questi fu liberata dopo il pagamento di un lauto riscatto ma Napo vi morì di stenti il 16 agosto 1278. La vittoria nella battaglia di Desio segnò l'inizio della signoria viscontea e il dominio di questa famiglia su Milano e sulla Lombardia nei successivi centosettant'anni.Giulini, Memorie, vol.8, pp. 298-302
Ottone entra a Milano