La di navi da battaglia fu progettata dalla Marina imperiale giapponese nella seconda metà degli anni trenta e fu prevista all'inizio in cinque unità, poi ridotte a tre di cui una – la – convertita in portaerei. La e la , perciò, divennero le più grandi navi da battaglia della storia navale per dislocamento e armamento principale, articolato in tre torri triple con cannoni da 460 mm.

La classe rispondeva alla necessità, molto sentita dallo stato maggiore generale della marina, di dotarsi di navi qualitativamente eccellenti per sopperire alle non grandi capacità produttive dell'Impero nipponico, nonché per affrontare con un margine di vantaggio un possibile conflitto con gli Stati Uniti e batterne la marina in una sola, decisiva battaglia. Le corazzate entrarono in servizio dopo l'attacco di Pearl Harbor, formarono la 1ª Divisione corazzate ma fino all'estate 1944 rimasero ai margini della guerra, alternandosi nel ruolo di nave ammiraglia per la Flotta Combinata: erano ancorate o nella base di Truk oppure nelle acque metropolitane; la sola Yamato fu dispiegata per la battaglia delle Midway, senza comunque arrivare a tiro di qualche bersaglio. Furono presenti alla disastrosa battaglia del Mare delle Filippine (19-20 giugno 1944), durante la quale azionarono solo la contraerea, e poi furono investite di un ruolo importante per la battaglia del Golfo di Leyte (23-26 ottobre 1944) assieme al resto del naviglio pesante giapponese. La Musashi, però, fu affondata da attacchi aerei il 24 ottobre, dopo aver incassato decine di ordigni. La Yamato poté impiegare i propri pezzi da 460 mm contro obiettivi navali il giorno dopo, per la prima e unica volta; contribuì a distruggere alcuni cacciatorpediniere e portaerei di scorta statunitensi. Danneggiata, ripiegò in Giappone alla fine dell'anno, dove fu riparata e arricchita di armi contraeree.

La Marina imperiale inviò la Yamato con quel che rimaneva della 2ª Flotta a Okinawa, sulla quale erano sbarcati in forze gli Stati Uniti il 1º aprile 1945: il piano era far arenare la grande corazzata sulle coste e sostenere così la guarnigione con la sua formidabile artiglieria. In realtà la squadra fu individuata poco dopo aver lasciato le isole giapponesi e fu attaccata da stormi di aerei imbarcati quando si trovava ancora molto a nord-ovest di Okinawa. La Yamato soffrì in particolare i coordinati assalti degli aerosiluranti e cominciò ad affondare nel primo pomeriggio del 7 aprile, salvo essere annientata dalla deflagrazione dei depositi munizioni. Perì quasi il 90% del numeroso equipaggio (incluso il comandante) e furono tratti in salvo appena 270 uomini.

Progetto All'inizio degli anni trenta la Marina imperiale giapponese era vincolata ai trattati di Washington e di Londra che regolavano la quota di tonnellaggio per navi capitali delle cinque più grandi marine militari coeve. Queste restrizioni erano però mal tollerate dallo stato maggiore generale dell'arma che dal 1910, in caso di conflitto contro gli Stati Uniti e/o l'Impero britannico, riteneva di dover possedere una linea di battaglia forte di otto corazzate e otto incrociatori da battaglia. Sia gli accordi internazionali, sia le difficoltà economiche del primo dopoguerra posero fine a questo grandioso progetto e, pertanto, ufficiali e tecnici iniziarono a privilegiare una concezione qualitativa della marina – poche grandi navi, ma tecnologicamente avanzate e bene armate.. Erano state perciò rimodernate (o stavano per iniziare il processo) le navi e gli incrociatori da battaglia già in servizio e, negli anni venti, era stata varata la classe Nagato di due unità..

Dopo l'occupazione della Manciuria nel 1931 e l'abbandono della Società delle Nazioni nel 1933, l'Impero giapponese annunciò nel dicembre 1934 che non riteneva più validi gli accordi per le limitazioni agli armamenti navali. Nell'autunno 1935 iniziò la progettazione di una classe di supercorazzate battezzata ,. vecchia designazione della prefettura di Nara e uno degli antichi nomi del Giappone. La classe fu studiata in un momento particolare della storia navale, quando cioè l'aereo si stava affermando come importante strumento bellico ma la portaerei era quasi embrionale, le cui potenzialità non erano ancora né percepite, né immaginate. Lo stato maggiore generale inviò le seguenti specifiche: armamento su nove pezzi da 460 mm; corazzatura capace di resistere a proietti dello stesso calibro; protezione subacquea capace di resistere a siluri con testata di guerra da 300 chili; velocità massima 27 nodi; autonomia di miglia ( chilometri) a 18 nodi Il dipartimento tecnico della Marina imperiale si trovò davanti una notevole sfida e produsse ben ventitré diversi progetti, cercando di far combaciare le caratteristiche volute; concordarono che ciò era possibile solo assumendo un tonnellaggio a vuoto superiore alle tonnellate. Le cianografie definitive furono in ultimo accettate nel luglio 1936: mostravano una classe dal profilo elegante, esaltato dalla maestosa prua allungata e dalle linee filanti, reso imponente dal tipico albero a pagoda e dall'unico fumaiolo..

Caratteristiche generali Scafo e dotazioni

Le corazzate classe Yamato presentavano una lunghezza tra le perpendicolari di 244 metri, alla linea di galleggiamento di 256 metri e una lunghezza fuori tutto di 263 metri. La larghezza massima dello scafo era di ben 38,92 metri e il pescaggio a pieno carico misurava 10,79 metri: ancorché fosse un valore quasi modesto per navi di tali dimensioni, costrinse a dragare i fondali di diversi porti e ancoraggi. Il dislocamento a vuoto era pari a tonnellate e quello a pieno carico arrivava a tonnellate..

Il giardinetto era stato organizzato in ponte aereo, con piano di camminamento in calcestruzzo: due catapulte da 18 metri erano disposte sul rotondo di poppa e il vano sottostante era stato attrezzato come piccolo hangar, capace di ospitare fino a sette idrovolanti. Normalmente, però, ne erano trasportati solo tre o quattro per agevolare le operazioni.. Al momento dell'entrata in servizio ogni esemplare aveva un equipaggio di uomini. Il personale crebbe durante la seconda guerra mondiale e quello della , nell'aprile 1945, annoverava uomini. Verso prua la porzione sommersa di scafo fu modellata a guisa di enorme bulbo, espediente che favoriva l'idrodinamica. La classe ebbe la colorazione tipica delle navi da battaglia nipponiche coeve, in blu-grigio marina scuro, una mistura composta per il 75% bianca, 25% nera e con un additivo blu, il cui risultato non era molto diverso dalla cromia dell'odierna Kaijō Jieitai: solo l'area a poppa non fu dipinta. Si potevano distinguere minime differenze di cupezza nelle vernici dei depositi di Maizuru (un po' più chiara), Kure, Yokosuka e Sasebo (un poco più scura); durante la guerra, comunque, scarsità di materiali causò il viraggio all'argenteo. L'opera viva era invece dipinta con un miscuglio per il 65% marrone, 20% bianco, 10% nero e 5% bianco, risultante in un color mattone scuro. Alla parte superiore del fumaiolo, dell'albero di maestra e dell'albero prodiero era applicata una tinta nera semilucida, mentre i telemetri erano bianchi quale segnale di riconoscimento. Il ponte di coperta era pavimentato a teak..

Impianti propulsivi La ragguardevole larghezza dello scafo era stata una precisa scelta dei progettisti che, in questo modo, poterono installare le coppie di motrici e macchinari fianco a fianco, invece che una dietro l'altra. L'impianto motore annoverava dodici caldaie Kampon e quattro turbine a ingranaggi a vapore Kampon, le quali erano vincolati a quattro alberi motore dotati di elica. La potenza sprigionata di  shp permise di rispettare le specifiche delle alte sfere, poiché era sufficiente a toccare i 27,5 nodi. Sembra anzi che la Yamato, nel giugno 1942, abbia toccato i 28 nodi di velocità massima.. L'autonomia, al contrario, fu più bassa delle aspettative e si assestò sulle miglia nautiche alla velocità di 16 nodi ( chilometri a 30,4 chilometri orari). I fumi di combustione erano convogliati dalle quattro caldaie in un solo, massiccio fumaiolo integrato nelle sovrastrutture. I depositi di bordo potevano contenere circa tonnellate di olio combustibile.

In generale la manovrabilità di navi da battaglia pur così grandi era eccellente; anche ad alte velocità si potevano imprimere piccoli assestamenti al timone che non compromettevano la stabilità né, di conseguenza, le operazioni di fuoco.

Armamento Batterie principali

La classe Yamato aveva il suo armamento principale in nove cannoni detti 40 cm/45 Type 94: in realtà questa designazione ufficiale serviva a dissimularne il vero calibro di 460 mm e la vera età (erano stati progettati dal 1939 e non dal 1934, che avrebbe giustificato i numeri del calendario imperiale). Solo il "45" indicava l'effettiva lunghezza in calibri della canna – pari cioè a 20,7 metri.. Si tratta perciò dei più grandi pezzi d'artiglieria mai montati su una nave da battaglia. Erano organizzati in tre torri triple, due a prua sovrapposte e una a poppa: ciascuna, compresi i meccanismi di rotazione e la barbetta sottostante al ponte di coperta, pesava tonnellate. Ogni cannone sparava un proietto da chili a un rateo di fuoco di 1,5 colpi al minuto, godendo di una gittata massima (alzo a +45°) di circa metri.. Questa munizione standard era la Type 91 perforante a cappuccio che, dalla distanza di metri circa, poteva penetrare corazzature spesse quasi 500 mm. Era poi distribuita la Type 0 ad alto esplosivo, dal peso di chili circa. Nel corso della seconda guerra mondiale l'aumentare della minaccia aerea e la modesta efficienza delle armi preposte al contrasto degli apparecchi nemici convinsero i giapponesi a sviluppare uno speciale proietto per il Type 94, equipaggiato con più spolette che innescavano gruppi di tubi ripieni di shrapnel e sostanze incendiarie ad altezze e distanze preselezionate.. Denominati Type 3, una volta usati in battaglia si rivelarono però più spettacolari che efficaci.

Per impegnare obiettivi meno sostanziosi o protetti delle grandi navi da battaglia che le Yamato avrebbero in teoria dovuto affrontare, era presente una batteria secondaria di dodici cannoni Type 3 da 155 mm L/50, suddivisi in quattro torrette triple: una a prua, sopraelevata, tra la torre principale numero due e il ponte di comando; una in ritirata sovrapposta alla terza torre con pezzi da 460 mm; infine le ultime due sul ponte di coperta, ai lati dell'imponente sovrastruttura. Ciascuna torretta pesava 177 tonnellate. Queste armi provenivano dagli esemplari classe Mogami che, proprio nella seconda metà degli anni trenta, erano in corso di trasformazione da incrociatori leggeri a pesanti e avevano perciò scambiato i pezzi principali con cannoni Type 3 modello 2 da 203 mm: con un rateo di fuoco di 5 colpi al minuto e una gittata massima (alzo a +45°) di quasi metri, i giapponesi avevano sperato di poter irrobustire con i Type 3 la contraerea. Alla prova dei fatti i cannoni dettero una pessima prova nel contrasto ai velivoli avversari, tanto che le torrette laterali furono rimosse.

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