Troina (AFI: ; Trajina in ) è un comune italiano di abitanti del libero consorzio comunale di Enna in Sicilia.

Situata in un'area montuosa nella parte centrorientale dell'isola, fece parte della provincia di Catania fino al 1927.

Nel 1062, i Normanni la liberarono dalla dominazione araba, e Ruggero I di Sicilia, capo della spedizione militare normanna contro i Saraceni, proclamò Troina prima capitale della Contea di Sicilia. Dal luglio 2017 fa parte del club dei borghi più belli d'Italia.

Geografia fisica Territorio Troina è collocata all'estrema parte nordorientale del territorio provinciale ennese, al confine con le città metropolitane di Catania e di Messina.

Il suo territorio ha un'estensione di 168,28 km², la settima tra i comuni della sua provincia, e fa parte del Parco dei Nebrodi. Confina a nord con Cesarò e San Teodoro, comuni della Città metropolitana di Messina, a ovest con Cerami, a est con Bronte e Randazzo, comuni della Città metropolitana di Catania, a sud con Gagliano Castelferrato e Regalbuto.

Situato nella parte meridionale dei Nebrodi, dal punto di vista morfologico il suo territorio risulta essere in prevalenza montano. Il suo abitato sorge a ridosso di due monti, il Muganà e il San Pantheon, e la sua altitudine media è di 1121 , che varia da una quota minima di 257 nella sua parte meridionale, a una quota massima di 1.242 , nella parte settentrionale. Troina è il comune più alto della sua provincia, e il quinto in Sicilia.

Il territorio di Troina presenta una delle più estese superfici boschive della Sicilia orientale, con i suoi 4.201 ha di proprietà demaniale, di cui 3.030 costituiti da bosco ceduo di faggio e cerro, e 416 destinati al pascolo.

Dal punto di vista idrografico, il territorio di Troina è attraversato dall'omonimo fiume, che è un affluente del Simeto, il cui percorso è sbarrato da una diga all'altezza del Lago di Ancipa, un bacino artificiale situato a 5 km a nord dall'abitato della cittadina al confine con San Teodoro, utilizzato per l'approvvigionamento idrico a scopo irriguo e a uso potabile.

Clima Il clima di Troina presenta inverni rigidi con nevicate moderate (in media 30-40 centimetri). Le estati sono calde ma non afose, e le temperature medie non raggiungono i 30 °C.

Origini del nome Il toponimo Troina è di incerta origine, tuttavia è però probabile che derivi dal greco Tarakinae (), modificato poi in Tragina (), Trayna e Troyna. Altri nomi utilizzati in passato sarebbero stati anche Traiana e Trachina.

In epoca normanna, il centro era indicato con il nome Targinis.. Secondo altre fonti, il termine Tragina () o Tragena, significherebbe in greco (da trágos, , "capra") "allevamento di capre", poi divenuto Traina, e in seguito per apofonia, Troina.

Gli abitanti sono detti troinesi.

Storia Età preistorica Il sito su cui sorge l'odierna città di Troina fu abitato fin dai tempi più antichi, e ciò è dimostrato da scavi archeologici effettuati negli anni, che hanno individuato insediamenti umani risalenti al Neolitico — una fattoria del 6000 a. C. — e la necropoli ancora visitabile e sita sul monte Muganà.

Età antica La fondazione di Troina risalirebbe all'epoca ellenistica della Sicilia, precisamente al 401 a.C., sotto il nome di Engyon da parte dei Cretesi. L'identificazione tra l'antica Engyon e l'odierna Troina, non è certa, ma si basa sulle testimonianze di storici antichi come Diodoro Siculo e Plutarco, alle quali gli studiosi danno credito.

Lo scrittore romano Cicerone identifica l'odierna Troina con l'antico villaggio greco denominato Imachera.. Il medesimo, nelle sue Verrine la descrive come una città florida, capace di un contributo di ventimila sesterzi, frumentaria, e la indica come città decumana. In epoca romana, il villaggio di Imachera subì saccheggi e devastazioni ordinati da Gaio Licinio Verre, propretore della Sicilia. Dopo il crollo dell'Impero romano d'Occidente del 476, il villaggio fu devastato e distrutto dalle scorrerie dei Barbari..

Età medievale

Nel 535 la Sicilia fu annessa all'Impero bizantino, a seguito della Guerra greco-gotica. Nella zona in cui sorgeva l'antica Imachera, il sito fu rifondato, e probabilmente fu in quell'epoca che comparve il toponimo Troina, poiché venne inizialmente denominato Drajna, poi successivamente corrotto in Dragina e Tragina. I Bizantini la colonizzarono, vi dominarono a lungo, e nella città introdussero il monachesimo orientale.

A partire dall'827, in Sicilia incominciarono le prime scorrerie degli Arabi, e Troina cadde in mano saracena nell'866 per opera delle truppe comandate dall'emiro Muḥammad ibn Khafāja. Gli Arabi inserirono Troina nel Val Demone. La città, la cui popolazione era a maggioranza di etnia greca, si dimostrò tra quelle più insofferenti alla dominazione islamica nell'isola, e da Troina, Giorgio Maniace principe e Vicario dell'Imperatore di Costantinopoli, inviato in Sicilia da Michele IV il Paflagone a capo di un corpo di spedizione bizantino, preparò la battaglia contro gli arabi stanziati a Cerami, che sconfisse nel 1040.

Nonostante ciò gli Arabi ripresero il controllo dei territori perduti, che mantennero fino a quando in Sicilia giunsero i Normanni guidati da Ruggero I d'Altavilla, che nel 1061 sbarcarono a Messina. I Normanni, con una forza di 300 cavalieri arrivarono a Troina nel 1062, e grazie anche al decisivo supporto della popolazione locale cacciarono gli occupanti saraceni. I troinesi, pur avendo appoggiato i Normanni nella cacciata degli Arabi dalla loro città, guidati da un certo Porino e irritati dall'insolenza dei loro soldati, in assenza del Gran Conte Ruggero che si trovava in battaglia a Nicosia, si sollevarono contro costoro, costringendo Ruggero a fare subito ritorno in città per sedare la rivolta. Lo scontro fra troinesi e Normanni durò quattro mesi, e i capi della ribellione, tra cui lo stesso Porino, furono catturati e impiccati.

Il Gran Conte Ruggero, che fallì l'assedio di Castrogiovanni, si riposò a Troina che elesse a sua dimora e la proclamò prima capitale della Sicilia liberata.. Nel 1063, Troina e Cerami furono attaccate dai Saraceni, che avevano un'armata di 35.000 tra fanti e soldati, e furono respinti. La dominazione normanna fu tra le più importanti e significative della storia di Troina, che assistette così alla sua rinascita. In città la costruzione del castello e la prima costruzione di luogo di culto cattolico dopo la conquista e della prima cattedrale normanna di Sicilia fatta costruire dal Gran Conte Ruggero nel 1078, dedicata alla Vergine..

Nel 1082, il papa Urbano II celebrò una messa nella Cattedrale di Troina e ricompensò lo sforzo bellico contro le forze musulmane e la rinuncia normanna alla tradizione scismatica greco-basiliana con lo speciale privilegio dellApostolica legazia, ovvero il potere dato ai re di Sicilia di nominare direttamente i vescovi siciliani.. Fu così istituita la Diocesi di Troina, e il Gran Conte Ruggero nominò il normanno Roberto, il quale però nel 1096 spostò la sede vescovile a Messina.

Città florida fino al periodo svevo, il centro di Troina conobbe una fase di declino politico ed economico sotto il dominio angioino. Gli Angioini furono cacciati dall'isola da parte degli Aragonesi, che stabilirono il loro dominio su di essa nel 1282, dopo aver costoro vinto nella Guerra del Vespro, e il re Federico III di Sicilia nel 1296 vendette Troina al nobile catalano Matteo d'Alagona.. Successivamente, Troina passò sotto il dominio feudale dei Palizzi, dei Rosso e dei Moncada, con questi ultimi che la ebbero come baronia.

La città fu demanializzata nel 1398 da parte di re Martino I di Sicilia, che la confiscò al barone Pietro Moncada, a causa della condanna di fellonia emanata a carico del fratello maggiore Guglielmo Raimondo, marchese di Malta e Gozo. Il sovrano aragonese, a cui la città era fedele, per via della sua personale amicizia con il nobile troinese Francesco di Napoli, concesse la sua restituzione al demanio, nonché il privilegio ai cittadini di eleggere i propri officiali, con l'esclusione del capitano, e l'esenzione di ogni diritto di dogana e colletta. A un altro nobile troinese, Filippo Sbarbato, la regina-consorte Bianca di Navarra concesse nel 1411 la sua castellania.

Troina, nel periodo compreso tra l'XI e il XV secolo, fu dotata di ben trentasei diplomi e privilegi dai re normanni, svevi e aragonesi, e tra questi si ricordano in particolare i diplomi concessi dal Re Martino nel 1398, e dal re Alfonso V d'Aragona nel 1433, con cui ebbe l'appellativo di Civitas vetustissima, a riprova delle sue antichissime origini.

Età moderna

Tra il XV e il XVI secolo la cittadina conobbe una forte espansione urbana, perse il rilievo militare divenendo centro di interesse culturale e religioso con la costruzione di biblioteche e archivi che custodivano documenti di grande importanza e anche opere pie gestite dai monaci basiliani.

Il 16 ottobre 1535, proveniente da Nicosia, passò a Troina l'imperatore Carlo V d'Asburgo, che reduce dalla vittoriosa guerra di Tunisi vi alloggiò nel convento dei frati francescani per tre giorni, e si recò in seguito a Randazzo.

Nel 1575, in Sicilia si diffuse una grave epidemia di peste, che a Troina fece 1.200 vittime. La malattia fu debellata, anche grazie all'intervento dell'epidemiologo regalbutano Gianfilippo Ingrassia.

Al XVII secolo risale l'edificazione del Borgo, ma il nuovo sviluppo urbanistico della città subì un arresto a causa dei violenti terremoti del 1643 e del 1693. Nel 1644, il re Filippo IV di Spagna, a causa di problemi fiscali, vendette Troina al messinese Marco Antonio Scribani Genovese, ma fu subito riscattata e ridemanializzata grazie all'intervento del monsignore troinese Vincenzo Napoli, vescovo di Patti, che sborsò il denaro per il reintegro al demanio della città..

Nel Settecento, a Troina il potere era detenuto da unélite formata dalla nobiltà e dal clero, con quest'ultimo intenzionato a riportare l'antica sede vescovile in città, ma ciò non fu possibile poiché papa Pio VII nel 1817 eresse la diocesi di Nicosia, di cui entrò a far parte.

Età contemporanea Tra la fine del XVIII secolo e l'inizio del XX, Troina vide crescere la propria popolazione, che al 1798 risultava essere di 7.001 abitanti, per poi passare ai 7.408 del 1831, e ai 9.314 del 1852. In epoca borbonica, con la riforma dell'amministrazione voluta dal re Ferdinando I delle Due Sicilie del 1817, Troina fu inserita nella Provincia di Catania, e compresa nel Distretto di Nicosia. Pochi cittadini troinesi presero attivamente parte ai moti rivoluzionari contro la Corona borbonica del 1820-21 e del 1848.

Dopo l'annessione della Sicilia al nascente Regno d'Italia, nel 1861 venne soppresso il Distretto di Nicosia, e Troina fu inserita nel Circondario di Nicosia, istituito col Decreto Rattazzi che definiva la nuova suddivisione amministrativa nei territori passati sotto la Corona sabauda, e fu capoluogo di un proprio mandamento (VII), di cui faceva parte anche il comune di Cerami.

Le condizioni socio-economiche di Troina rimasero immutate. Si aggravò la situazione dei contadini che nel 1898 furono protagonisti di una rivolta popolare con manifestazioni davanti al municipio, che furono duramente repressa e causò la morte di 8 dei rivoltosi e il ferimento di molti altri. Il permanere delle difficili condizioni di vita dei contadini troinesi e delle loro famiglie, spinse molti di loro a lasciare la propria cittadina per cercare fortuna altrove, e così a partire dagli anni dieci del XX secolo ebbe inizio il fenomeno dell'emigrazione di massa, che interesserà il centro nebroideo anche nei decenni successivi.