Il Partito Kao Klai (, ) è stato un partito politico della Thailandia fondato nel 2014 con il nome Partito Ruam Pattana Chart Thai (). Nel gennaio 2019 cambiò nome in Partito Phung Luang () e in dicembre aveva ripreso il nome originale. L'8 marzo del 2020 prese il nome Partito Kao Klai quando vi confluirono 55 deputati del dissolto Futuro Nuovo, partito progressista di cui è considerato il successore.
Kao Klai trionfò alle elezioni del 2023 ottenendo la maggioranza relativa dei voti e formò una coalizione con altri partiti pro-democrazia che raccolse 313 dei 500 deputati nella Camera bassa. Fu presentata al nuovo Parlamento a camere congiunte la candidatura a primo ministro del leader del partito Pita Limjaroenrat, e fu bocciata per il mancato appoggio dei senatori che erano stati eletti dalla giunta militare prima delle precedenti elezioni, costringendo Kao Klai all'opposizione. Nell'agosto del 2024 la Corte costituzionale thailandese ne ha ordinato la dissoluzione.
Il partito era in linea con l'ideologia e gli obiettivi di Futuro Nuovo per raggiungere una democrazia reale in opposizione al militarismo che ha caratterizzato la politica thailandese dagli anni 1930 e in particolare dopo il colpo di Stato del 2014; si proponeva di ottenere l'introduzione di una nuova costituzione, la riforma di istituzioni chiave per la politica nazionale come la monarchia, le forze armate, il Senato, la Corte costituzionale, la Commissione elettorale, la Commissione anti-corruzione ecc.
Storia Premesse
La Costituzione del 1997 fu considerata la prima costituzione compiutamente democratica dopo decenni di dittature militari, e grazie ad essa il magnate delle comunicazioni Thaksin Shinawatra divenne primo ministro nel 2001 e mise in atto una politica populistica in favore delle fasce più povere della popolazione mettendosi contro gli interessi dell'élite conservatrice/militaristica/monarchica che per tradizione detiene il potere nel Paese. Thaksin vinse trionfalmente anche le elezioni del 2005 e fu costretto all'esilio dal colpo di Stato militare del 2006, ma mantenne dall'estero il controllo della politica di opposizione. Vi fu un periodo di dittatura militare e le elezioni del dicembre 2007 furono vinte da una coalizione guidata dal Partito del Potere Popolare, alleato di Thaksin, che fu dissolto un anno dopo da una sentenza della Corte Costituzionale. Il governo passò in modo discutibile e senza elezioni ai conservatori del Partito Democratico ed ebbe inizio una serie di grandi dimostrazioni che portarono alle elezioni del 2011, vinte dalla coalizione guidata dal Partito Pheu Thai con la nomina a primo ministro di Yingluck Shinawatra, sorella di Thaksin. Lo scontro tra i conservatori e i sostenitori degli Shinawatra si acuì ed ebbe fine con il colpo di Stato del 2014, a cui fecero seguito 5 anni di dittatura militare e una dura repressione delle opposizioni da parte della giunta militare del Consiglio nazionale per la pace e per l'ordine (CNPO), guidata dal comandante in capo dell'esercito Prayut Chan-o-cha.
Elezioni del 2019 Le nuove elezioni si tennero il 24 marzo 2019 e furono le prime dopo il colpo di Stato. Prayut, che nel frattempo era andato in pensione, si presentò alla consultazione come candidato a primo ministro per il nuovo Partito Palang Pracharath sostenuto dalla giunta militare. Secondo quanto disposto dalla Costituzione del 2017 voluta dalla giunta, Prayut poté contare sul fatto che tutti i 250 senatori sarebbero stati scelti dai militari. Grazie alle regole stabilite dal CNPO, i militari poterono inoltre scegliere i membri della Corte costituzionale e di altre organizzazioni costituzionali come la Commissione elettorale e la Commissione nazionale anti-corruzione. Tra i nuovi partiti che si opponevano ai militari vi fu il Partito del Futuro Nuovo (PNF), il cui programma era basato sulle riforme della politica, della Costituzione e delle forze armate. I membri del PNF criticarono pubblicamente la monarchia nazionale, che è protetta da una delle più severe leggi sulla lesa maestà esistenti al mondo. Offrendo un nuovo modo di fare politica rispetto al precedente bipolarismo tra conservatori e sostenitori del populista ex primo ministro Thaksin Shinawatra e con uno spregiudicato e intelligente utilizzo dei social network, il PFN raccolse grande consenso tra i giovani e tra le fasce più emarginate della società thailandese, andando incontro a una serie di procedimenti giudiziari considerati da alcuni osservatori internazionali un metodo utilizzato dallo Stato per reprimere le opposizioni.
Le elezioni furono oggetto di grandi critiche in Thailandia e all'estero sia per il modo in cui furono concepite sia per il discutibile modo in cui vennero gestite dalla Commissione elettorale. Secondo i risultati provvisori, il fronte democratico che comprendeva tra gli altri il neonato Partito del Futuro Nuovo (PFN) e il partito Pheu Thai aveva ottenuto 254 dei 500 seggi alla Camera dei deputati. Il PNF fu votato da elettori (il 17,80%) e il suo leader Thanathorn Juangroongruangkit fu tra i deputati eletti, ma subito ebbe inizio una serie di guai giudiziari a carico suo e del partito. I risultati definitivi delle elezioni furono resi noti 45 giorni dopo che si erano tenute, periodo nel quale la Commissione elettorale aveva cambiato i criteri di assegnazione dei seggi sottraendone 10 alla coalizione democratica, la maggior parte dei quali al Partito del Futuro Nuovo, per assegnarli a dei partiti minori che si unirono alla coalizione filo-militare. Il Partito Palang Phacharat e i suoi alleati ottennero così una risicata maggioranza nella Camera bassa grazie alle nuove regole. Thanathorn era stato nel frattempo denunciato con l'accusa di avere detenuto delle azioni di un'azienda quando si era iscritto alle liste elettorali e il 23 maggio, il giorno prima dell'inaugurazione del nuovo Parlamento, la Corte costituzionale aprì un procedimento a suo carico decretando la sua sospensione dalla carica di deputato in attesa del verdetto. Il fronte democratico scelse Thanathorn come candidato a primo ministro nonostante fosse stato sospeso, e alla riunione del Parlamento per scegliere il nuovo esecutivo del 5 giugno ottenne 244 voti contro i 500 di Prayut, che venne quindi confermato primo ministro. Gli fu concesso di presenziare alla cerimonia inaugurale e prestare il giuramento di rito prima di essere espulso.
Scioglimento del Partito del Futuro Nuovo e formazione del Partito Kao Klai
Anche dopo le elezioni il PFN e il suo leader Thanatorn furono bersaglio di nuovi attacchi della magistratura, furono 19 le denunce ricevute dal partito prima di essere disciolto. Il 20 novembre 2019, la Corte costituzionale riconobbe Thanathorn colpevole di aver violato la legge elettorale, motivo per cui era stata sospesa la sua carica di deputato, e lo privò definitivamente di tale carica. Nel gennaio 2020 fu denunciato con altre 7 persone per aver organizzato il mese prima una manifestazione di protesta anti-governativa a cui parteciparono migliaia di dimostranti, violando la legge che proibiva gli assembramenti. Fu inoltre accusato dai militari di incitare disordini e di voler rovesciare la monarchia. Qualche giorno dopo la Corte costituzionale riconobbe che non vi erano elementi per condannare il partito di voler sovvertire il regime di monarchia costituzionale. La stessa Corte costituzionale aveva accolto un'altra richiesta della Commissione elettorale e dispose la dissoluzione del partito il 21 febbraio 2020, riconoscendolo colpevole di aver ottenuto un finanziamento illecito mediante donazioni durante la campagna elettorale. In occasione delle elezioni del 2019, Thanathorn aveva prestato personalmente al partito 191,2 milioni di baht e a propria difesa sostenne che il partito aveva già cominciato a rifondergli i soldi prestati, ma la corte stabilì che il finanziamento andava invece considerato una donazione e che era illegale, in quanto la legge elettorale prevedeva un tetto massimo di 10 milioni di baht all'anno per una singola donazione privata. Con questa sentenza Thanathorn e altri 15 membri di Futuro Nuovo furono banditi da ogni attività politica per 10 anni e furono confiscati al partito 181,3 milioni di baht. La sentenza fu resa nota 3 giorni prima del previsto dibattito parlamentare sulla mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni contro il governo filo-militare. Secondo un portavoce dell'organizzazione per la difesa dei diritti umani Human Rights Watch, la sentenza ha rappresentato un grave passo indietro degli sforzi di restaurare la democrazia dopo la dittatura militare, indebolendo l'opposizione a beneficio dei militari al potere e cancellando ingiustamente i voti di oltre 6 milioni di thailandesi.
Già prima della sentenza, Thanathorn dichiarò che in caso di dissoluzione del partito avrebbe continuato con i suoi sostenitori il percorso politico fondando un nuovo partito o un movimento sociale che avrebbe agito al di fuori del parlamento. L'8 marzo 2020, 55 dei 56 deputati rimasti annunciarono la loro adesione al nuovo Partito Kao Klai con l'impegno di proseguire sulla strada tracciata da Futuro Nuovo. Tra gli obiettivi del partito, favorire il decentramento di funzioni e responsabilità delle funzioni pubbliche dal governo centrale a organi periferici, porre fine al monopolio dell'economia e favorire l'accesso del popolo a capitali, risorse e benessere. Pita Limjaroenrat, leader di quello che era rimasto del partito, fu posto a capo della nuova formazione politica e dichiarò che i suoi membri avrebbero condiviso l'ideologia di Thanatorn dal quale sarebbero però rimasti indipendenti, portando avanti le proprie idee. Aggiunse che per non correre rischi il nuovo partito avrebbe contato solo su piccole donazioni e sul merchandising. Tra i deputati del PNF, oltre a Thanatorn e altri 11 banditi dall'attività politica, non confluirono nel Partito Kao Klai 9 deputati che entrarono nel Partito Bhumjaithai e 1 che entrò nel Partito Chartthaipattana. Fu scelto un logo con lo stesso colore e la forma simile a quello del PNF. Di fatto, i deputati e i sostenitori del PNF confluirono nel piccolo Partito Ruam Pattana Chart Thai fondato nel 2014, ribattezzato Pungluang per alcuni mesi in occasione delle elezioni del 2019 prima di riprendere il nome originale, scegliendo quindi il nome Movimento Progressista per la nuova compagine. Parallelamente Thanathorn diede vita pochi giorni dopo al Movimento progressista, nato con l'impegno a livello sociale di ottenere nuove riforme e modificare la costituzione.
Appoggio alle proteste popolari del 2020-2021
Lo scioglimento del PNF fu la scintilla che scatenò la reazione popolare soprattutto tra i giovani; il giorno dopo lo scioglimento del partito centinaia di dimostranti si riunirono per contestare la sentenza e fu l'inizio di una lunga serie di manifestazioni anti-governative, le più grandi dal colpo di Stato del 2014. In realtà le dimostrazioni di febbraio furono ben presto interrotte in virtù del decreto che proibì gli affollamenti per combattere la pandemia di COVID-19, ma ripresero con forza a luglio. Le principali richieste dei dimostranti furono lo scioglimento del Parlamento, la fine delle intimidazioni delle forze dell'ordine contro le opposizioni, profonde modifiche alla Costituzione e una radicale riforma della monarchia che prevedeva pesanti tagli ai privilegi del re, un evento senza precedenti nella storia del Paese. I dimostranti espressero inoltre la convinzione che il connubio tra le forze armate e la monarchia fosse un ostacolo da abbattere per avere una democrazia reale.