La posizione del fascismo sulla questione ebraica va diversificata tra prima dell'emanazione delle leggi razziali nel 1938 e dopo.

I primi anni del '900 Per comprendere appieno questo rapporto occorre osservare innanzi tutto come nei primi anni del Novecento, in Italia, le comunità aderenti all'ebraismo fossero integrate in maniera soddisfacente nel tessuto della società. Al contempo, l'antisemitismo dichiarato era limitato a esigue parti del mondo cattolico.

Nel 1902 erano sei i senatori del Regno d'Italia di religione ebraica; saliranno a diciannove nel 1922.

Nel 1905, Alessandro Fortis è il primo ebreo a diventare Presidente del Consiglio dei ministri del Regno d'Italia. L'anno successivo tocca al barone Sidney Sonnino, figlio di padre ebreo e madre protestante (e protestante egli stesso); nel 1910, Luigi Luzzatti, ebreo, è nominato primo ministro.

L'apporto ebraico al primo conflitto mondiale fu consistente: l'Italia contava cinquanta generali ebrei e uno di questi, Emanuele Pugliese, risulterà il più decorato dell'esercito.

Il primo fascismo e l'ebraismo Il rapporto tra il mondo ebraico italiano e il fascismo, prima dell'emanazione delle leggi razziali nel 1938, fu generalmente buono e le posizioni degli esponenti delle comunità ebraiche italiane furono squisitamente politiche. Da un lato, gli ebrei italiani nel loro insieme non si opposero alla nascita o alla presa del potere del fascismo con maggior vigore degli altri italiani; dall'altro, numerosi intellettuali ed appartenenti alla minoritaria corrente sionista scelsero di non appoggiare il fascismo fin dal suo esordio, in quanto aderirvi implicava il sentirsi "italiani di religione ebraica" mentre il sionismo presupponeva una netta separazione del popolo ebraico dagli altri. Tuttavia, neanche la minoranza sionista della comunità ebraica italiana rifiutò i rapporti con l'Italia fascista, in quanto durante tutti gli anni precedenti la cosiddetta «politica della razza» l'Italia risultava essere uno dei Paesi europei più liberali verso gli ebrei.Renzo De Felice, Il fascismo e l'Oriente, Il Mulino, 1988, ISBN 88-15-01809-3, p.127

Durante il primo dopoguerra, nel periodo dello squadrismo e degli attacchi al Partito Socialista Italiano (avvenuti fra il 1919 e il 1922) morirono diversi ebrei, tra cui Duilio Sinigaglia, Gino Bolaffi e Bruno Mondolfo, dichiarati martiri fascisti.

Mussolini, nei suoi discorsi del tempo, generalmente espresse opinioni distanti dall'antisemitismo e tese a rassicurare gli ebrei italiani, seppur con alcune eccezioni. Per esempio, il 4 giugno 1919, in un articolo intitolato "I Complici", pubblicato sul Popolo d'Italia aveva affermato:B. Mussolini, Opera Omnia, XIII, pp. 168-70

Terminando con la considerazione che il bolscevismo era difeso dalla plutocrazia internazionale, e che la borghesia russa era guidata dagli ebrei (quindi – soggiungeva – proletari non illudetevi). Tuttavia nel 1920, sempre nelle colonne del Popolo d'Italia, affermava:De Felice (1993), p.71 E nel 1923 venne ribadito che:

Alcuni storici hanno argomentato che Mussolini si servì di posizioni antisemite già nel 1919 per contrastare i capi politici del PSI, quali Treves, Modigliani e Della Seta. In particolare, nell'opinione di Giorgio Fabre, quello di Mussolini fu un "antisemitismo politico selettivo" rivolto a colpire quegli ebrei in posizioni di responsabilità ("i capi ebrei") ma anche un "antisemitismo segreto" volto a colpire sia alcuni stretti collaboratori che alcune categorie di quadri intermedi della pubblica amministrazione dal 1929 in avanti.

Furono 230 gli ebrei che parteciparono alla marcia su Roma e erano iscritti in parte ai Fasci Italiani di Combattimento ed in parte all'Associazione Nazionalista Italiana, che nel 1923 si fonderà con il Partito Nazionale Fascista.Brustein, p. 327 Nel quinquennio che va da 1928 al 1933 sono 4.920 (circa il 10% della popolazione ebraica italiana totale) gli ebrei che decidono di iscriversi al partito fascista.Mario Avagliano, Ebrei e fascismo, storia della persecuzione (parte I) , Patria Indipendente n 6, giugno 2002, pag 27-29 Altre fonti menzionano che nel periodo immediatamente precedente alla promulgazione delle leggi razziali, vi fossero circa 10.000 iscritti a fronte di una popolazione di circa 50.000 persone.

Aldo Finzi, politico, per un certo tempo vicino a Gabriele D'Annunzio nell'Impresa di Fiume, divenne sottosegretario agli Interni del gabinetto diretto da Benito Mussolini e membro del Gran consiglio del fascismo (allontanato poi dal regime, aderirà infine alla Resistenza italiana per morire alle Fosse Ardeatine). Dante Almansi ricoprì il ruolo di vice capo della polizia. Guido Jung veniva eletto ministro delle Finanze fra il 1932 al 1935, mentre a Maurizio Rava era affidato l'incarico di vice-governatore della Libia e governatore della Somalia, nonché quello di generale della Milizia fascista. Il trio di industriali Elio Jona, Giuseppe Toeplitz e Gino Olivetti fu tra i primi finanziatori di Mussolini. Un figlio di Giuseppe Toeplitz, Ludovico, fu direttore della Cines. Un esponente dell'industria e dell'editoria lombarda che ebbe un ruolo significativo nella fase costitutiva del fascismo fu Cesare Goldmann, uno dei cinque ebrei italiani che partecipò al congresso fondativo dei Fasci italiani di combattimento. Era ebreo uno dei Generali del Genio Navale Umberto Pugliese, progettista delle navi della Classe Littorio e altre unità della Regia Marina, nonché inventore del sistema di protezione subacquea i Cilindri Pugliese. Mussolini annoverava fra gli amici e i frequentatori del suo entourage la rivoluzionaria ucraina e socialista Angelica Balabanoff, ma anche Cesare e Margherita Sarfatti, amante neppure troppo segreta del capo del fascismo e autrice fra l'altro della prima biografia del Duce, intitolata non a caso Dux e tradotta in molte lingue come strumento di propaganda del fascismo a livello mondiale.

Questa necessaria premessa, non vuole significare che l'ebraismo abbia aderito in toto, almeno in un primo momento, al fascismo, né che il fascismo cui aveva aderito fosse all'epoca razzista: il fascismo, movimento molto eterogeneo e nel quale la componente socialista rivoluzionaria era molto forte nel primo dopoguerra, era visto dall'ebraismo come il vero epigono del Risorgimento italiano, movimento che era stato il motore della consegna dei diritti civili agli ebrei italiani stessi (fino ad allora dotati di "diritto al Comodato, non alla Proprietà"). .

Mussolini doveva fare i conti anche con l'opposizione di molti ebrei democratici o socialisti e comunisti: il socialista Claudio Treves – che lo sfiderà a duello, ferendolo – si rammaricherà in seguito «di non aver affondato la lama». Il senatore Vittorio Polacco non mancò di pronunciare un vibrante e coraggioso discorso di dissenso, che ebbe grossa risonanza nel paese; Eucardio Momigliano, sansepolcrista ebreo (vedi Sansepolcrismo), si staccò dal fascismo quasi subito, fondando l'Unione Democratica Antifascista; Pio Donati, deputato aggredito, percosso e costretto all'esilio, morirà in solitudine nel 1927; diversi professori universitari si rifiutarono di giurare fedeltà al regime (in tutta Italia vi furono dodici coraggiosi che osarono fare altrettanto, fra cui tre ebrei: Giorgio Errera, Giorgio Levi della Vida e Vito Volterra). Il presidente della Corte Suprema Lodovico Mortara rassegnò le dimissioni più o meno nel periodo in cui – maggio del 1925 – il Manifesto degli intellettuali fascisti, redatto da Giovanni Gentile, veniva sottoscritto con la partecipazione di trentatré esponenti della cultura di religione ebraica.

Tra la fine degli anni Venti e l'inizio degli anni Trenta è tuttavia attestata l'emergere dalla questione sulla nazionalità degli ebrei, in particolare negli ambienti accademici, a seguito di un articolo diffuso dal governo nel 1928.

Nel 1930, l'anno dopo la stipula dei Patti Lateranensi fu adottata la cosiddetta Legge Falco, che accorpava diverse comunità israelitiche italiane e creava l'Unione delle comunità ebraiche italiane, alla cui direzione veniva messo il rabbino capo di Roma. La nuova istituzione era giudicata favorevolmente dalla maggioranza degli stessi ebrei italiani, vedendo contrari quasi esclusivamente gli ebrei più ortodossi (che la ritenevano un'ingerenza dello Stato nella loro vita religiosa) e coloro che erano già apertamente antifascisti. Mussolini pensò di cooptare il rabbino di Alessandria d'Egitto, David Prato, in modo da aumentare l'influenza dell'Italia fascista nel levante del Mar Mediterraneo.

L'editore Hoepli nel 1932 pubblicava i Colloqui con Mussolini, curati dal giornalista ebreo Emil Ludwig, in cui il Duce condannava il razzismo senza mezzi termini, affermando che l'antisemitismo non apparteneva alla cultura italiana:Colloqui con Mussolini, Emil Ludwig, Mondadori, Verona, 1950³, pagg. 71-2

Dall'800 la bonifica agraria aveva avuto una forte componente ebraica nell'intraprendenza dinastica di proprietari terrieri prevalentemente veneti come: Franchetti, Lattes, Ravà, Sullam, Treves de Bonfili; contribuendo nelle opere private e nei Consorzi. E proseguì durante il fascismo attraverso la bonifica integrale, con Mosè Tufaroli Luciano (che progettò Borgo Appio e Borgo Domitio), mentre Concezio Petrucci aveva una moglie ebrea.“Dopo essersi avvalso della collaborazione di non poche personalità del mondo ebraico, Mussolini, abbracciate le teorie razziste, non esitò a procedere all'epurazione.” da R.I.Pellegrini, Storie di ebrei. Transiti, asilo e deportazioni nel Veneto Orientale, Nuova Dimensione, Portogruaro 2001; Antonio Pennacchi cit.2008.

I profughi ebrei tedeschi, dopo l'avvento del nazismo, vennero accolti senza alcun ostacolo (circa 2000 rimasero in Italia), a testimonianza che nel periodo storico in esame la questione ebraica era nella medesima situazione di qualunque altra comunità, ovvero inquadrabile nei canoni della lotta di classe, prima, e della lotta politica, dopo. Dall'inizio delle persecuzioni in Germania e nell'Europa orientale, fino all'approvazione delle leggi razziali, più di 120.000 profughi ebreiGiampiero Carocci, Storia degli ebrei in Italia. Dall'emancipazione a oggi., Newton Compton Editori, 2005, ISBN 978-88-541-0372-6, pag 70 (circa il doppio di quelli residenti al tempo in Italia) furono fatti transitare da Trieste in direzione della Palestina (al tempo sottoposta al Mandato britannico) dove le varie anime del movimento sionista stavano cercando di imporre (in alcuni casi anche con la lotta armata e l'uso di attentati) la creazione di una nazione ebraica.

Inizio e affermazione dell'antisemitismo

Nel 1933, dopo la progressiva affermazione registrata in Germania dal nazismo, su alcuni giornali fascisti apparvero i primi segni di un chiaro antisemitismo, con articoli che sostenevano la tesi secondo cui gli ebrei volevano conquistare il mondo. Nel 1934 Sion Segre Amar e Mario Levi, di Giustizia e Libertà, venivano arrestati dall'OVRA per propaganda antifascista. Levi riuscì a fuggire, mentre a finire nelle maglie del regime furono anche Leone Ginzburg, Carlo Mussa Ivaldi, Barbara Allason, Augusto Monti.

Per alcuni anni la posizione ufficiale del regime continuò nella sua ambiguità sulla questione ebraica, per esempio ospitando diversi esponenti del movimento sionista internazionale, probabilmente nella speranza di poter aumentare l'influenza italiana in Palestina, tramite un appoggio del movimento al di fuori dell'Italia.Giampiero Carocci, Storia degli ebrei in Italia. Dall'emancipazione a oggi., Newton Compton Editori, 2005, ISBN 978-88-541-0372-6, pag 69 e 70 Nel 1934, per volere di Mussolini e su richiesta di Vladimir Žabotinskij venne iniziato a Civitavecchia il primo Corso per ufficiali di Marina ebrei, gettando così le basi della futura marina israeliana.