Il ratto delle chiaviche, noto anche come ratto norvegese, ratto grigio, ratto bruno, surmolotto, tarpone, pantegana o, (variante regionale) pentigana, in alcune varianti regionali viene chiamato zoccola (Rattus norvegicus ), è un mammifero roditore della famiglia dei Muridi. È la specie più comune e diffusa di Rattus, presente praticamente in tutto il mondo; in Europa ha soppiantato il preesistente ratto nero (R. rattus) fra la fine del Medioevo e la rivoluzione industrialeG. Amori e M. Cristaldi, M. (1999). The Atlas of European Mammals. Academic Press, Londra 1999, pp. 278–279. ISBN 0-85661-130-1..

Distribuzione A dispetto del nome scientifico, il ratto delle chiaviche proviene dall'Asia, molto probabilmente dalla Cina settentrionale, dalla Mongolia e dalla Siberia sudorientale. Diffusosi anche attraverso i commerci umani, oggi il roditore è presente ovunque sia presente l'uomo, con poche eccezioni (l'Antartide, l'Alberta e alcune riserve speciali in Nuova Zelanda)Perrow, Martin and A. J. Davy. (2002) Handbook of Ecological Restoration. Cambridge University Press. pp. 362-363. ISBN 0-521-79128-6. Sulla base della diffusione, il R. norvegicus viene considerato una delle specie animali di maggior successo.

Se ne conoscono cinque sottospecie, la validità delle quali è stata tuttavia spesso messa in discussione: Rattus norvegicus albinicus, Rattus norvegicus caraco, Rattus norvegicus domesticus, Rattus norvegicus norvegicus e Rattus norvegicus socer. Il nome norvegicus viene fatto risalire al 1769, quando nel libro "Profili della storia naturale della Gran Bretagna" il naturalista John Berkenhout racconta dell'arrivo dei ratti in Inghilterra attraverso navi di provenienza per l'appunto norvegeseFulco Pratesi Natura in città Rizzoli.

In Italia, la sottospecie nominale è diffusa in tutto il territorio peninsulare, nonché nelle isole maggiori e nella massima parte di quelle minori.

In natura, la specie è associata a fiumi, stagni e in genere a sorgenti permanenti d'acqua anche salmastra, dal livello del mare alla media collina: si tratta tuttavia di una specie spiccatamente antropofila, che predilige ambienti ad antropizzazione forte e permanente, colonizzando le fognature (da cui il nome di "ratto delle chiaviche", in contrapposizione al ratto nero che predilige aree asciutte), le discariche e in generale le zone dove vi è una forte dispersione di cibo e una scarsa igiene.

Descrizione Dimensioni Può misurare fino 40 cm, di cui poco meno della metà spettano alla coda, per un peso medio di 350 g: alcuni esemplari di eccezionale grandezza raggiungono il chilogrammo di peso, mentre sembrerebbero frutto di invenzioni, o di confusione con altre specie di roditore (come il capibara o il topo muschiato), gli avvistamenti di esemplari ancora più grossi. I maschi sono solitamente più grossi e robusti rispetto alle femmine.

Aspetto

Il pelo è corto e ispido e ha un colore che va dal grigiastro al bruno, con brizzolature nere o bianche sul dorso: verso il ventre, il colore tende a divenire man mano più chiaro, fino a sfumare addirittura nel bianco sul basso ventre.

Il corpo è di forma piriforme, con quarto posteriore arrotondato e testa di forma squadrata, che costituisce la principale differenza dal ratto nero, il quale possiede invece un muso più pronunciato e altre caratteristiche differenti a livello osseo, come la presenza di archi temporali dritti anziché curvi come nel ratto grigioAvalos, L., C. Callahan. 2001. "Classification and Characteristics of Mammals". e due creste ossee sulla parte superiore del cranio, assenti invece nel ratto nero. Le zampe sono glabre e di colore grigio-rosato, con le posteriori più lunghe e forti rispetto a quelle anteriori: queste ultime vengono utilizzate per afferrare il cibo e portarlo alla bocca, nella quale trovano sede gli aguzzi incisivi ricoperti da smalto di colore giallastro. Le orecchie hanno forma triangolare e sono più piccole rispetto a quelle dei congeneri, tanto che ripiegandole in avanti esse non arrivano a coprire gli occhi dell'animale,Parker, S. 1990. Grzimek's Encyclopedia of Mammals: Volume 3. New York: McGraw-Hill Publishing Company. che sono a capocchia di spillo e di colore nero: esse sono ricoperte da una fine peluria e di colore rosato. La coda, anch'essa glabra ma ricoperta di scaglie, è piuttosto larga alla radice ma tende ad assottigliarsi man mano che si procede verso la parte distale: essa presenta colore grigiastro.

I ratti sono anche impiegati nei laboratori come organismi modello, e talvolta anche come animali da compagnia. I ratti da laboratorio e da compagnia presentano alcune differenze somatiche rispetto ai loro simili selvatici, dovute alla riproduzione selettiva da parte dell'uomo. Per esempio, mentre i ratti selvatici sono quasi sempre di un colore marrone melange, nei laboratori sono largamente impiegati ratti albini, e i ratti di compagnia esibiscono una grande varietà di colorazioni. Alcune varietà di ratto domestico presentano anche altre differenze somatiche rispetto al ratto selvatico, per esempio una diversa forma delle orecchie nella cosiddetta varietà "Dumbo".

Biologia Si tratta di animali attivi principalmente durante la notte, mentre durante il giorno essi dormono in nidi posti in un anfratto ampliato scavando con le zampe anteriori e i denti e reso più confortevole con un'imbottitura di erbe, carta, plastica e altro materiale. I nidi sono molto complessi e comprendono numerose camere, alcune elette a magazzini per il cibo, altre a luoghi di riposo e altre ancora a latrine: i ratti spesso fanno lavori di ammodernamento della tana, scavando nuove gallerie e ampliando le camere preesistenti. Quando escono dalle proprie tane per procacciarsi il cibo, spesso i ratti vengono a trovarsi al di fuori del proprio territorio (che sembrerebbe avere un diametro di una cinquantina di metriParker, S. 1990. Grzimek's Encyclopedia of Mammals: Volume 3. New York: McGraw-Hill Publishing Company.): in queste occasioni essi fanno affidamento sulla loro memoria, che pare essere assai sviluppata (tanto da essere negli ultimi anni sempre più frutto di studi di psicologiaCalhoun, J. 1962. The Ecology and Sociology of the Norway Rat. Bethesda, MD: U.S. Department of Health, Education and Welfare., che hanno dimostrato inoltre che i ratti sono metacognitivi, ossia possiedono la percezione del "sé", caratteristica prima d'ora riscontrata solo in alcuni primati e nei delfini), muovendosi lungo piste memorizzate che portano a sorgenti di cibo. Nonostante il ratto grigio si affidi principalmente alla vista e all'udito per muoversi nel suo ambiente, esso è in grado di trovare la strada anche al buio grazie alle vibrisse, che permettono all'animale di percepire eventuali ostacoli sul proprio cammino anche in assenza di luce.

I ratti vivono perlopiù in gruppi formati da una coppia progenitrice, ossia la prima che si è stabilita in un determinato territorio, e dalla sua numerosa discendenza: nell'ambito di un gruppo, si ha una predominanza dei maschi rispetto alle femmine, e a loro volta i maschi sono subordinati l'uno all'altro in ordine di stazza. I vari membri del gruppo comunicano fra loro principalmente tramite tutta una serie di squittii, che variano a seconda del sesso, dell'età e dello status dell'animale nell'ambito del gruppoBlanchard et al. (1992) Sex differences in the incidence and sonographic characteristics of antipredator ultrasonic cries in the laboratory rat (Rattus norvegicus). Journal of Comparative Psychology. Volume 106, Number 3. pp. 270-277.Haney, M.; K.A. Miczek. (December 1993) Ultrasounds during agonistic interactions between female rats (Rattus norvegicus. Journal of Comparative Psychology. Volume 107, Number 4. pp. 373-379., ma si ritiene che anche la postura del corpo e in particolare dei segnali di natura chimica aiutino gli animali a comunicare fra loro: il ratto grigio, infatti, ha un olfatto prodigioso. I ratti, inoltre, sono in grado di percepire gli ultrasuoni e, pur avendo una vista piuttosto debole, sono in grado di percepire alcune frequenze dell'ultravioletto.

Alimentazione

Si tratta di animali tendenzialmente onnivori, che tuttavia preferiscono nutrirsi di carne quando se ne presenti l'occasione: gli esemplari che vivono in aree urbane si nutrono principalmente di scarti, mangiando praticamente tutto ciò che di commestibile riescono a reperire: possono nutrirsi senza conseguenze nefaste per l'organismo anche di cuoio e di sapone. Uno studio del 1964 portò in evidenza il fatto che i cibi preferiti dai ratti erano le uova strapazzate, la pasta al formaggio e il mais tostato, mentre i meno graditi erano pesche, barbabietole e sedano crudi. In natura, la specie tende a nutrirsi in massima parte di cereali, anche se vi è una variazione di dieta a seconda della popolazione presa in considerazione: i ratti che vivono in aree fluviali o vicine al mare, ad esempio, possono cacciare il pesce o i molluschi catturandoli con le zampe anterioriCottam, C. (1948) Aquatic habits of the Norway rat. Journal of Mammalogy. Volume 29. pp. 299.Gandolfi, G.; V. Parisi. (1972) Predazione su Unio Pictorum L. da parte del ratto, Rattus norvegicus (Berkenhout). Acta Naturalia. Volume 8. pp. 1-27.Parisi, V.; G. Gandolfi. (1974) Further aspects of the predation by rats on various mollusc species. Bollettino di Zoologia. Volume 41. pp. 87-106., mentre quelli di aree povere di cibo di origine vegetale possono ripiegare sugli uccelli e i loro nidiaceiSteiniger, von F. (1950). Beitrage zur Sociologie und sonstigen Biologie der Wanderratte. Zeitschrift fur Tierpsychologie. Volume 7. pp. 356-379.. Il fatto che delle determinate popolazioni pratichino da generazioni la stessa attività la dice lunga sul ruolo fondamentale che ha l'apprendimento dagli adulti da parte dei giovani in questa specieGalef, Jr., Bennett G. (1980) Diving for Food: Analysis of a Possible Case of Social Learning in Wild Rats (Rattus norvegicus). Journal of Comparative and Physiological Psychology. Vol. 94, No.3. pp. 416-425. . I ratti possono inoltre uccidere tutta una serie di piccoli animali (lucertole, topi, pulcini etc.), per poi stiparli nelle proprie tane e nutrirsene in seguito: in alcuni casi, gruppi di ratti grigi hanno addirittura aggredito dei bambiniMyers, P. and D. Armitage. 2004. "Rattus norvegicus" (On-line), Animal Diversity Web. Accessed January 18, 2009 at ADW: Rattus norvegicus: INFORMATION.

Riproduzione

In condizioni favorevoli, i ratti grigi possono riprodursi durante tutto l'arco dell'anno, arrivando in media a dare sette nidiate l'anno per ciascuna femmina: alle alte latitudini o nelle aree montane, durante i mesi più freddi il ritmo riproduttivo viene rallentato, anche se mai fermato del tutto. La femmina ha un estro che dura circa sei ore e durante il quale essa si accoppia promiscuamente coi maschi, arrivando a un totale di 500 rapporti sessuali.