Ha insegnato in università italiane e straniere fra le quali Uppsala, Salamanca, Firenze. Attualmente è in forza al CLEPUL, Centro Studi delle Letterature Europee e Lusofone della Facoltà di Lettere dell’Università di Lisbona per Letteratura e Multiculturalismo. Svolge attività di insegnamento, corsi, conferenze anche in Accademie e Conservatori italiani e nelle Università di diversi paesi stranieri (Svezia, Polonia, Germania, Francia, Brasile, Cile, USA, Belgio, Inghilterra, Svizzera).
Suoi volumi e saggi singoli sono tradotti in inglese, tedesco, svedese, spagnolo, portoghese, neogreco, francese. Grazie ai suoi lunghi soggiorni e attività all’estero, traduce e insegna in diverse lingue.
Biografia Ha trascorso l’infanzia e la giovinezza a Lucca, in una famiglia della borghesia agraria per parte di madre, in cui si nutrivano rispetto per il lavoro e passione per la letteratura, la musica, il teatro, la politica, in appartenenza a una radicata tradizione antifascista e socialistaLuigi Caricato, intervista Daniela Marcheschi: «I Have a Living Relationship with the Rural World», «Teatro Naturale International», 01 March 2010, n. 3, Year 2; e Mario Rocchi, Personaggi allo specchio Daniela Marcheschi, «La Nazione», 14 ottobre 2006.. Il nonno materno, piccolo impresario edile, che aveva guidato una fuga di 9 prigionieri dei tedeschi dal campo di Fossoli, fu catturato e ucciso dalle SS nell’Eccidio di Molinaccio nel 1944; altri membri della famiglia materna furono deportati.
Nell’adolescenza ha studiato musica e ha svolto attività con la Polifonica Lucchese, partecipando alla prima ripresa moderna del Requiem di Giacomo Puccini (direzione di Herbert Handt, all’organo Luigi Ferdinando Tagliavini, alla viola Raoul Mancuso). Durante gli anni del Liceo Ginnasio N. Machiavelli conosce e frequenta Pia Pera e la sua famiglia: il padre Giuseppe, giuslavoristaTestimonianza di Giuseppe Pera, nell’opuscolo La Pantera d’oro della Provincia di Lucca a Giuseppe Pera, 3 febbraio 2006., la madre Elvira, studiosa di filosofia già allieva di Giorgio Colli e Augusto Guzzo. Ha avuto inoltre rapporti cordiali con molti musicisti tra i quali Claudio Scimone, Jean Guillot e Gino Negri.
Compie gli studi universitari alla Scuola Normale di Pisa, dove approfondisce le sue ricerche sul piano filologico-linguistico e storico-letterario seguendo i corsi di Alfredo Stussi, Mario Fubini, Giovanni Nencioni, Guido Martellotti, Gianfranco Contini e cicli di lezioni, seminari e conferenze, in particolare stringendo rapporti con Carlo Dionisotti i cui scritti la stimolano alla ricerca di una visione storiografico-letteraria nuovaIl maestro perduto, in «Gazzetta di Parma», 8 aprile 1998; e L’eredità di Carlo Dionisotti, «Palazzo Sanvitale. Quadrimestrale di Letteratura», 1, 1999, pp. 67-78.. All’Institut d'Études Françaises di Avignon, segue i corsi dell’antropologo e critico René Girard e di Jean-Marie Domenach, con i quali ha scambi importanti per la sua formazione interdisciplinarePrismi e poliedri. Scritti di critica e antropologia delle arti, Livorno, Sillabe, 2000, p. 29.. Conosce e frequenta Eugenio MontaleRicordo di Eugenio Montale, in «Rassegna Lucchese», 9-10 (1981-1982), pp. 9-10; e l’aneddoto montaliano riportato dalla Marcheschi in Tommaso Landolfi, fascino del mistero, in «La Nazione» [Lucca], 26 luglio 1988.e Piero Bigongiari presentatogli da Antonio Tacconi, medico e raffinato collezionista d’arte contemporanea. Grazie a Montale, entra in rapporto con Vittorio Sereni e il pittore Nino Tirinnanzi.
Durante e dopo il periodo di docenza in Svezia, terminato nel 1980, ha modo di stringere solidi rapporti di amicizia e stima con scrittori, intellettuali e artisti di quel paese: Staffan Nihlén, Karin Holst, Jon Wipp, Birgitta e Ulf TrotzigStaffan Nihlén, Sten, järn, ljus och vind, Lund, Ellerström, 2014, p. 88.. In Italia conosce e frequenta con assiduità artisti e critici d’arte come Franco Angeli, Carlo Zauli, Emilio Tadini, Ennio Morlotti, Elena Pontiggia, Edgardo Abbozzo, Carlo Mattioli.
Nel 1978 rimane profondamente colpita dal romanzo Il Giocatore invisibile di Giuseppe Pontiggia (1934-2003), scrittore che diventa per lei un maestro, un amico e uno dei punti di riferimento per la rilettura del secondo Novecento. Ne valorizza l’opera con numerosi saggi a partire dal 1979-1980, in un lavoro che culmina nella cura del suo Meridiano Mondadori delle Opere nel 2004, e con lui stringe un sodalizio di autore-critico “di fiducia” lungo 25 anniDestino e sorpresa. Per Giuseppe Pontiggia con i suoi primi scritti sul «Verri», Pistoia, C.R.T., 2000 e, soprattutto, La letteratura in «prima persona» di Giuseppe Pontiggia, in Giuseppe Pontiggia, Opere, a cura e con Introduzione di Daniela Marcheschi, Milano, Mondadori, I Meridiani, 2004, pp. XI-LXV.. Nella sua prospettiva critica, Pontiggia è l’autore che rilancia un rapporto vitale con i classici, fra etica e letteratura: lo considera uno sperimentatore, che rinnova la scrittura italiana e che valorizza la riflessione sulla lettura, sulla tecnica e la retorica come arte dello scrivere; così liquida molti residui dell’idealismo crociano e della cultura simbolista e decadente, ancora presenti in tanti autori, anche assai celebrati.
Dai primi anni Ottanta collabora alla «Rassegna Lucchese» e mantiene rapporti di stretta amicizia con l’italianista - già docente a Parigi e Udine - Felice Del Beccaro, che ne è direttore con i pittori Giuseppe Ardinghi e Mari Di Vecchio, Guglielmo Petroni, Romeo Giovannini, Edoardo Taddeo, e anche con Mario Tobino, Manlio Cancogni, Rolando Anzilotti, Pia e Valentina PeaI grandi giornalisti e uomini di cultura lucchesi: parla Daniela Marcheschi, Intervista di Alberto Marchi, in «Lo Schermo.it, quotidiano on line», 8 febbraio 2011; Daniela Marcheschi, Storia di un'amicizia: Guglielmo Petroni e Romeo Giovannini, in AA.VV., Rileggere Lucca. Scrittori lucchesi fra Ottocento e Novecento, a cura di Silvia Marcucci, Pisa, ETS, 2016, pp. 227-252. Per amicizia di famiglia frequenta anche lo storico e direttore della Domus Mazziniana Guglielmo Macchia, che le instilla l'amore per la storia del Risorgimento.
Nel 1988, con Francesca Duranti e Antonio Dini, è tra i fondatori della Società e Premio dei Lettori (Lucca-Roma): Società-Premio dei Lettori (Lucca-Roma), Albo d'oro del Premio dei Lettori –1988/2018, Lucca, Società dei Lettori, 2019.. Grazie a Petroni avrà modo di frequentare Natalino Sapegno, Natalia Ginzburg, Giovanni Macchia, Carlo Muscetta, Goffredo Petrassi, Gianni Granzotto. Anche con la “colonia” degli studiosi e scrittori stranieri residenti in Lucchesia avrà assidua frequentazione: Paul Gervais, Michael Grant, Peter Zadek, Elisabeth Plessen, Martha Braun, Martha Fay, a cui si aggiungerà Darko Suvin. Stringe amicizia anche con la poetessa e drammaturga pistoiese Maura Del Serra, con il poeta e critico maceratese Remo Pagnanelli (1955-1987) di cui curerà poi la ripubblicazione di tutte le poesie e degli scritti criticiRemo Pagnanelli, Studi critici. Poesie e poeti italiani nel secondo Novecento, a cura di Daniela Marcheschi, Milano, Mursia, 1991; Poesie, a cura di Daniela Marcheschi, Ancona, Il lavoro editoriale, 2000 e Quasi un consuntivo (1975-1987), a cura di Daniela Marcheschi, Roma, Donzelli, 2017. Lettere scelte di Remo Pagnanelli a Daniela Marcheschi, in «Kamen'. Rivista di Poesia e Filosofia», III, 4, dicembre 1993, pp. 91-100. Di Maura Del Serra cfr. L’Opera del vento. Poesie 1965-2005, Prefazione di Daniela Marcheschi, Venezia, Marsilio, 2006., e con il traduttore russo Lev Vershinin. Nel 1984 conosce il linguista Giovanni Semerano e, colpita dalla novità della sua ricerca, per alcuni anni collabora alla revisione delle bozze del suo monumentale lavoro dedicato a Le origini della cultura europea (Olschki, 1984-1994), in particolare rivedendone il Dizionario della lingua latina e di voci moderne quanto alle lingue moderne (germaniche e neolatine).
Grazie all’impulso di Del Beccaro, Pontiggia e Cesare GarboliCollodi ritrovato, Pisa, ETS, 1990, e Il teatro di C. Collodi, Introduzione a Carlo Collodi, Gli Amici di Casa, a cura di Daniela Marcheschi, Lucca, Maria Pacini Fazzi Editore, 1990, pp. 5-54., si dedica agli studi su Collodi, di cui rivaluta la produzione per gli adulti oltre che quella per i bambini attraverso Le Avventure di Pinocchio. Riguardo al capolavoro collodiano, sottolinea che la dialettica non esaurisce le possibilità di interpretazione della storia letteraria e che, quindi, si deve leggere il finale del Pinocchio secondo una estetica coerente con quella della tradizione comico-umoristica seguita da Collodi, che voleva prendere le distanze sia dal tardo-romanticismo sia dal realismo verista. Cura o scrive in proposito alcuni volumi di riferimento tesi ad abbattere gli steccati artificiosi fra letteratura per l’infanzia e letteratura per gli adulti: C. Collodi, Opere (Milano, Mondadori, I Meridiani, 1995)Introduzione a C. Collodi, Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, a cura di Roberto Randaccio, Prefazione di Mario Vargas Llosa, Edizione Nazionale delle Opere di Carlo Lorenzini, Volume III, Collodi-Firenze, Fondazione Nazionale Carlo Collodi-Giunti, 2012, pp.19-32; e Il naso corto. Una rilettura delle Avventure di Pinocchio, Bologna, EDB, 2016. Si veda anche il contributo Per rileggere l'Ottocento: Aspetti e problemi dell'Edizione Nazionale delle Opere di Carlo Lorenzini, in «Senza giudizio [...] e senza cuore». Atti del Convegno di Studi su Pinocchio, Milano, 18-19 maggio 2017, a cura di Paola Ponti e Martino Marazzi, «Rivista di Letteratura Italiana», 2, XXXVI, 2018, Pisa-Roma, Fabrizio Serra Editore, 2018, pp. 23-35. . In questa ottica di recente pubblicazione il Meridiano delle Opere di Gianni RodariMilano, Mondadori, 2020., che va nella stessa direzione di un cambiamento di orizzonte critico-letterario, proposto anche con il saggio La Letteratura per l’Infanzia in Storia della Letteratura Italiana diretta da Nino Borsellino e Walter PedullàVol. XII. Il Novecento. Sperimentalismo e tradizione del nuovo, Milano, Federico Motta, 2000..
Negli anni '80 stringe rapporti con gli scrittori Giuseppe Bonaviri, Stefano D’Arrigo, il critico Luciano Anceschi, il poeta Antonio PortaA colloquio con Antonio Porta, in «La Nazione» [Lucca], 15 marzo 1988..