Una campagna di bombardamenti navali del Giappone nella seconda guerra mondiale fu lanciata dalle forze navali degli Alleati tra il luglio e l'agosto 1945, durante le fasi finali delle operazioni belliche nel teatro operativo del Pacifico.

A partire dalla metà del luglio 1945 la United States Third Fleet dell'ammiraglio William Halsey, al cui interno erano state integrate varie unità della British Pacific Fleet, iniziò ad attaccare varie città e siti industriali lungo le coste orientali dell'arcipelago giapponese, impiegando sia velivoli imbarcati su portaerei che l'artiglieria di grosso calibro di navi da battaglia e incrociatori. Lo scopo di questi attacchi, oltre che causare danni a impianti industriali e basi nemiche difficilmente raggiungibili dai bombardieri strategici che decollavano dalle basi avanzate nelle isole Marianne, era anche quello di attirare in combattimento le residue forze aeree e navali rimaste ai giapponesi, onde distruggerle in preparazione di una eventuale invasione anfibia alleata dello stesso Giappone.

Gli attacchi di maggior ampiezza furono portati a termine il 14 e il 15 luglio ai danni degli impianti siderurgici di Kamaishi e Muroran nel nord del Giappone. Svariati altri attacchi da parte di navi statunitensi e britanniche si abbatterono su varie località della costa orientale di Honshū, fino all'ultima azione rappresentata da un secondo bombardamento di Kamaishi il 9 agosto. Ulteriori bombardamenti furono cancellati a seguito della resa del Giappone il 15 agosto seguente.

I bombardamenti ebbero scarso successo nell'attirare in combattimento le forze aeronavali nipponiche, conservate con cura proprio in vista del contrasto all'attesa invasione; per quanto ritenuti da alcuni come sproporzionati rispetto ai risultati ottenuti, i bombardamenti causarono comunque danni gravi all'industria giapponese dell'acciaio e soprattutto scossero pesantemente il morale della popolazione civile nipponica, convincendola ancora di più che la guerra era ormai perduta.

Antefatti A partire dalla metà del 1945, durante le ultime settimane della seconda guerra mondiale, le città e le zone industriali dell'arcipelago giapponese furono sottoposte a una serie di continui bombardamenti aerei a opera dei bombardieri strategici Boeing B-29 Superfortress della United States Army Air Forces (USAAF), in arrivo dalle basi allestite nell'arcipelago delle isole Marianne. Contemporaneamente, gli attacchi dei sommergibili e delle navi di superficie degli Alleati avevano sostanzialmente tagliato la maggior parte delle rotte commerciali che alimentavano la nazione, e i gruppi da battaglia delle portaerei della United States Navy avevano in più di un'occasione colpito con i loro velivoli località poste sulle isole patrie dei giapponesi. La carenza di carburante confinava le unità sopravvissute della Marina imperiale giapponese all'interno dei loro porti, e contemporaneamente forzava tanto il Servizio aeronautico della Marina quanto l'Aviazione dell'Esercito a tenere a terra i propri velivoli, conservati in riserva per impiegarli nel contrasto di una possibile invasione anfibia del Giappone prevista per il 1946..

Fin da prima dello scoppio della guerra, i comandi militari giapponesi avevano ritenuto che l'artiglieria costiera non rappresentasse più un elemento fondamentale per la difesa del paese; come conseguenza, solo pochi porti strategici erano difesi da installazioni di artiglieria capaci di ingaggiare navi da battaglia nemiche, e molti dei cannoni così impiegati erano pezzi di calibro relativamente ridotto..

Nel corso delle operazioni belliche nel teatro dell'oceano Pacifico, le navi da battaglia veloci della US Navy erano state impiegate come scorta per i gruppi di portaerei, la principale componente d'attacco della United States Pacific Fleet; solo occasionalmente le navi da battaglia statunitensi avevano partecipato ai bombardamenti delle postazioni giapponesi vicino alla costa, nonché combattuto azioni con le equivalenti navi da battaglia giapponesi... Alla metà del 1945, tuttavia, i comandanti navali degli Alleati decisero di impiegare le loro navi da battaglia per condurre una serie di bombardamenti delle città costiere del Giappone: la speranza era che questa azione forzasse i giapponesi a impiegare i velivoli tenuti di riserva per attaccare le formazioni navali degli Alleati, esponendoli quindi alla distruzione a opera dei caccia imbarcati sulle portaerei. Questa intenzione fu tuttavia prevista dal quartier generale giapponese, il quale dispose che i velivoli nipponici non fossero lanciati all'attacco delle navi nemiche, ma tenuti in riserva per essere impiegati nel contrasto della prevista invasione dell'arcipelago..

I bombardamenti Primo attacco a Kamaishi

Il 1º luglio 1945 la United States Third Fleet lasciò l'ancoraggio del golfo di Leyte nelle Filippine sotto il comando dell'ammiraglio William Halsey per attaccare le coste del Giappone; il piano di Halsey prevedeva di impiegare le navi da battaglia e gli incrociatori della sua flotta per battere postazioni militari e zone industriali lungo la costa. In preparazione a questo attacco, i sommergibili della US Navy pattugliarono le acque costiere del Giappone alla ricerca di campi di mine navali; nel mentre, i B-24 Liberator dell'USAAF condussero svariate missioni di ricognizione fotografica su gran parte del Giappone per individuare obiettivi da segnalare alla Third Fleet..

La principale componente d'attacco della Third Fleet, la Task Force 38 (TF 38) del viceammiraglio John S. McCain Sr., iniziò a colpire obiettivi in Giappone il 10 luglio: velivoli decollati dalle portaerei della formazione bombardarono vari impianti industriali nella zona di Tokyo. La Task Force 38 diresse quindi a nord, e il 14 luglio iniziò una serie di raid aerei contro obiettivi situati nell'Hokkaidō e nel nord di Honshū: queste zone si trovavano fuori dal raggio d'azione dei B-29 nelle Marianne e, fino a quel momento, non erano mai state attaccate. I velivoli delle portaerei incontrarono solo una scarsa resistenza, e colarono a picco 11 navi da guerra e 20 mercantili; altre otto navi da guerra e 21 mercantili furono danneggiati, e i piloti statunitensi rivendicarono l'abbattimento di 25 velivoli giapponesi..

Quello stesso 14 luglio, in contemporanea agli attacchi delle portaerei, le navi di superficie condussero il loro primo bombardamento costiero del Giappone. Un gruppo da bombardamento sotto il contrammiraglio John F. Shafroth Jr., designato come Task Unit 34.8.1 (TU 34.8.1), fu distaccato dalla TF 38 per cannoneggiare gli impianti siderurgici di Kamaishi nel nord di Honshū; all'epoca la città aveva una popolazione di abitanti e i suoi impianti di lavorazione del metallo erano i più grandi del Giappone.., anche se per via della carenza di carbone e di altre materie rare causata dagli attacchi dei sommergibili gli impianti lavoravano a meno della metà della loro capacità.. Vari prigionieri di guerra alleati erano stati assegnati come lavoratori alle industrie della zona ed erano detenuti in due accampamenti alle porte della città..

La TU 34.8.1 comprendeva le navi da battaglia , e come pure gli incrociatori pesanti e e nove cacciatorpediniere. Il gruppo aprì il fuoco sugli impianti industriali alle 12:10 da una distanza di 27 chilometri; le navi serrarono quindi le distanze, ma non si avvicinarono mai a meno di due chilometri dalla costa visto che non erano disponibili dragamine per neutralizzare eventuali campi minati difensivi giapponesi. Il cannoneggiamento proseguì per due ore, nel corso delle quali la forza statunitensi compì sei passaggi davanti all'imboccatura del porto di Kamaishi sparando un totale di 802 colpi da 406 mm, 728 da 203 mm e 825 da 127 mm. Sebbene molti dei colpi fossero caduti all'interno dei terreni delle fabbriche, l'onda d'urto delle loro esplosioni causò lo scoppio di vari incendi in lungo e in largo per l'abitato di Kamaishi; le colonne di fumo così risultanti impedirono ai velivoli delle portaerei di supportare il bombardamento o segnalare correzioni al tiro, e le navi da battaglia continuarono quindi a sparare su bersagli predeterminati. Nessun velivolo giapponese o postazione di artiglieria costiera tentò di contrastare questa incursione.

Velivoli alleati compirono ricognizioni fotografiche degli impianti industriali dopo il raid, ma gli analisti sottostimarono l'ammontare dei danni inflitti: questa era la prima volta che gli statunitensi impiegavano la ricognizione fotografica aerea per valutare gli effetti di un bombardamento navale su impianti industriali e gli interpreti posero eccessivamente l'accento sul fatto che nessuno degli edifici delle fabbriche era stato distrutto.. Gli Alleati appresero solo dopo la guerra che le industrie siderurgiche di Kamaishi erano state danneggiate e obbligate a cessare la produzione per un certo periodo, valutato in quattro settimane per la produzione di ghisa e di due mesi e mezzo per quella del coke; l'attacco distrusse case della città e uccise 424 civili, oltre a 28 marinai di un cacciasommergibili della marina colato a picco nel porto. Anche cinque prigionieri di guerra alleati rimasero uccisi nel bombardamento..

Muroran

Nella notte tra il 14 e il 15 luglio 1945 un'altra forza da bombardamento fu distaccata dalla TF 38 per attaccare Muroran sulla costa sud-orientale di Hokkaidō: l'unità era la TU 34.8.2 del contrammiraglio Oscar C. Badger, e comprendeva le navi da battaglia , e , gli incrociatori leggeri e e otto cacciatorpediniere..; lo stesso ammiraglio Halsey accompagnava la forza da bordo della Missouri.. L'obiettivo dell'attacco erano gli impianti siderurgici della Japan Steel Works e della Wanishi Iron Works; inoltre, nel corso della stessa notte una forza di quattro incrociatori e sei cacciatorpediniere fu distaccata per attaccare il traffico navale nipponico lungo la costa orientale di Honshū, ma non localizzò alcun bersaglio..

Il bombardamento della TU 34.8.2 ebbe inizio all'alba del 15 luglio. Le tre navi da battaglia aprirono il fuoco da una distanza di 26-29 chilometri, sparando un totale di 860 colpi da 406 mm; l'osservazione aerea per l'aggiustamento del tiro fu resa difficoltosa dalla presenza di fitte nubi e solo 170 colpi esplosero all'interno del perimetro dei due impianti industriali. Ad ogni modo considerevoli danni furono inflitti alle fabbriche, risultanti in un ritardo di due mesi e mezzo nella produzione di coke e di poco meno nella produzione di ghisa; estesi furono anche i danni inflitti all'abitato della città. Come nel caso del bombardamento di Kamaishi, tuttavia, gli analisti alleati della ricognizione fotografica sottostimarono l'ammontare dei danni inflitti.. La TU 34.8.2 si espose al rischio di attacchi aerei dalla vicina riva di Hokkaidō per più di sei ore, che Halsey stesso definì come le più lunghe della sua vita; gli scarsi tentativi di attacco verificatisi in questa occasione convinsero Halsey che i giapponesi stessero risparmiando i loro velivoli per usarli in vista della progettata invasione anfibia da parte degli Alleati. Quello stesso 15 luglio velivoli decollati dalle portaerei della TF 38 colpirono ancora vari obiettivi tra Hokkaidō e il nord di Honshū, infliggendo danni devastanti alla flottiglia di mercantili intenta a trasportare rifornimenti di carbone tra le due isole.

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