La chiesa di San Giorgio Martire è la parrocchiale di Illasi, in provincia e diocesi di Verona; fa parte del vicariato dell'Est Veronese, precisamente dell'Unità Pastorale Illasi-Tregnago-Vestene.
Storia La prima citazione della pieve d'Illasi risale al 920 ed è contenuta in un documento conservato nella Biblioteca capitolare di Verona. Nella bolla di papa Eugenio III del 1145 è menzionata la Plebem Ilasj cum capellis et decimis et familis et dimidia curte, sulla quale il pontefice confermò il possesso del vescovo di Verona Tebaldo II, mentre una nuova attestazione della chiesa risale al 1157.Nel 1188 papa Clemente III stabilì che la pieve continuasse a esercitare la sua giurisdizione sui beni che già le erano sottoposti, tra i quali la cappella di Santa Giustina.
Attorno al 1435 fu nominato arciprete Pietro Da Monte, protonotario apostolico abitante a Roma e che, sembra, non sia venuto nemmeno una volta ad Illasi. Questo portò all'affidamento dell'arcipretura in commenda e con l'intervento diretto della Santa Sede nella nomina degli arcipreti, diventando così carica per qualche ecclesiastico della Curia Romana. Solo con don Antonio Campadello, parroco dal 1569, si mise ordine e regolarità nelle funzioni religiose.
La chiesa fu visitata nel 1530 da Gian Matteo Giberti, nel 1547 e nel 1553 dal vescovo Luigi Lippomano, nel 1565 da Agostino Valier, nel 1592 da Alberto Valier, nel 1632 da Marco Giustiniani e sempre nel XVII secolo da Sebastiano Pisani I e da Sebastiano Pisani IIViviani, p. 62..
Il primo intervento sull'edificio di cui si abbia notizia risale alla metà del Seicento. Se ne lasciò traccia nell'epigrafe incisa lungo la cornice dorata del parapetto dell'altare di San BartolomeoViviani, p. 63..
Nel 1839 la chiesa medievale, diventata ormai troppo piccola per soddisfare le esigenze dei fedeli, fu demolita. Nel 1840 fu così posta la prima pietra della nuova parrocchiale; l'edificio, disegnato da don Angelo Gottardi, ma con interventi anche di Bartolomeo Giuliari e Francesco Ronzani, venne ultimato nel 1865.
Fu consacrata dal Cardinale Bartolomeo Bacilieri il 16 settembre 1905.
Nel 2003 il tetto fu oggetto di un importante rifacimento, mentre dal gennaio 2016 all'aprile 2017 si è provveduto ad un intervento complessivo di restauro della chiesa, inaugurato con la Messa celebrata dal Vescovo di Verona mons. Giuseppe Zenti il 3 giugno 2017, vigilia di PentecosteMagrinelli, Venturini, Castagna e Vezzari, p. 6-7.
Descrizione Esterno La facciata della chiesa, che volge a ponente, è in stile neoclassico; è tripartita da quattro semicolonne d'ordine corinzio sorreggenti la trabeazione e il timpano, al centro presenta il portale d'ingresso di forma rettangolare, sovrastato da una mensola protettiva e da una finestra semicircolare.
Il portale bronzeo Nel 1988, dono del signor Giuseppe Vicentini, grazie al consenso della popolazione, nel quarantesimo di sacerdozio e nel ventesimo di parrocchiato dell'arciprete don Alessandro Bennati, si sostituì la vecchia porta lignea con un monumentale portale in bronzo, opera dello scultore Virgilio Audagna, che abitava per parte dell'anno nella vicina CastelcerinoMagrinelli, Venturini, Castagna e Vezzari, p. 11.
Il portale è composto da un grande pannello rettangolare sovrastante le sei formelle quadrate, tre per battente. Nelle formelle inferiori sono svolti i due grandi temi della vita umana: a sinistra la famiglia (sullo sfondo è visibile il Castello d’Illasi), a destra il lavoro. Nelle formelle centrali si trovano a sinistra la celebrazione del Sacramento del Battesimo e a destra La celebrazione dell'eucaristia (con l'offerente che presenta la porta)Magrinelli, Venturini, Castagna e Vezzari, p. 15. Le due formelle superiori illustrano due momenti della rivelazione divina: a sinistra Mosè con le tavole della Legge e a destra Il Discorso della Montagna. Nel pannello superiore sono presenti al centro Cristo Redentore con la Vergine Maria e santi legati alla comunità illasiana: a sinistra Santa Giustina con la sua chiesa e San Bartolomeo; a destra San Giorgio con il drago e San Colombano che tra le mani tiene la sua chiesa.
Sotto il pannello superiore, al centro, è visibile lo stemma pontificio di San Giovanni Paolo II, mentre nella parte inferiore, sul battente sinistro troviamo il nome abbreviato in latino dello stesso pontefice, del Vescovo di Verona mons.Giuseppe Amari e sul lato destro dell'arciprete don Alessandro Bennati, con l'anno di esecuzione in caratteri romani e, sottostante, più piccolo, il nome dell'autore.
Interno L'interno dell'edificio è costituito da un'unica navata di forma rettangolare, sulla quale si affacciano le quattro cappelle laterali, in cui sono ospitati gli altri minori della Madonna, del Crocifisso, del Sacro Cuore, di San Giuseppe e della Madonna del Rosario, e le cui pareti sono scandite da lesene corinzie, sorreggenti la cornice con il fregio, sopra la quale s'imposta la volta a botte; al termine dell'aula si sviluppa il presbiterio di forma quadrangolare, sopraelevato di quattro scalini e chiuso dall'abside semicircolare.
Lato sinistro A sinistra, appena entrati, in una nicchia si trova un grande Crocifisso del Seicento, ancora in vita e con il volto segnato dalla sofferenza, opera ritenuta di pregevole qualità.
Nella prima cappella è presente l'altare dell'Addolorata, risalente tra la fine del secolo XVII e gli inizi del XVIII. Da segnarlare i due putti che sostengono l'altare e gli stemmi in altorilievo che indicano i committenti, appartenenti alla nobile famiglia dei Pindemonte. Al centro è collocata la pala, probabilmente opera di Luigi Salomoni con l'Addolorata sostenuta da San Giovanni con Maria Maddalena ai piedi del Crocifisso.
Nel 1912 il parroco don Vicentini fece sfondare la parete tra la cappella dell'Addolorata e del Sacro Cuore per erigere una cappella dedicata alla Madonna di Lourdes. L'altare, originariamente in legno, fu sostituito da uno settecentesco in marmo, precedentemente collocato nell'oratorio di San Rocco (ora Giardino Musicale "Dino Formaggio").
La terza cappella di sinistra, presenta una pala d'altare ottocentesca con Santa Margherita Maria Alacoque in adorazione del Sacro Cuore, forse opera di Luigi Salomoni.
In alto si trovano le vetrate raffiguranti Santa Rita da Cascia e Sant'Antonio di PadovaViviani, p. 63, 65Magrinelli, Venturini, Castagna e Vezzari, p. 64, 66-67, 75-76.
Lato destro La prima cappella, dedicata a San Giuseppe, presenta un altare settecentesco in marmi policromi, che si pensa proveniente dalla chiesa di San Sebastiano di Verona, e presenta una pala d'altare collocabile tra fine XIX secolo - inizio XX secolo con San Giuseppe morente sostenuto da Gesù e con la Madonna orante, probabile opera di Luigi Salomoni.
Tra la prima e la seconda cappella troviamo un pulpito in legno laccato bianco, scolpito, dorato e dipinto a monocromo verde, con tre riquadri: Il Discorso della Montagna al centro e ai lati i Santi Giorgio e Bartolomeo.
Un'antica statua di San Bartolomeo, risalente al XIV-XV secolo, proveniente dalla chiesa precedente, è collocata nell'atrio d'ingresso della porta sud della chiesa.
Il secondo altare di destra, quello della Madonna del Rosario, anch'esso di probabile provenienza dalla chiesa di San Sebastiano di Verona, è in stile barocchetto. Il gruppo statuario presente al centro è ottocentesco e attesta la devozione locale per la Vergine del Rosario di Pompei.
In alto si trovano le vetrate raffiguranti Santa Teresa del Bambino Gesù e San Gaetano ThieneViviani, p. 65-66Magrinelli, Venturini, Castagna e Vezzari, p. 60, 63, 65, 67, 77-78.
Presbiterio e abside Il presbiterio presenta l'unico elemento rimasto della chiesa precedente, cioè l'altare maggiore. Rinnovato nel 1733, elevato di tre gradini in marmo Rosso Verona e con un paliotto in marmi policromi, è opera dello scultore veronese Giuseppe Antonio Schiavi, autore anche delle due statue in onore di San Giorgio, titolare della chiesa, e di San Bartolomeo, patrono del Comune.
Nell'abside retrostante, collocato tra le quattro colonne, è presente il frontale dell'organo, della stessa fattura del pulpito, dunque in legno laccato bianco e con fregi dorati. La parte inferiore è di carattere rettangolare, mentre quella superiore termina con un arco che sostiene la cuspide, recante la cetra, a simboleggiare la musica che accompagna e sostiene le voci che esprimono nel canto e nella lode. Lo strumento musicale è opera dalla ditta Gebrüder Mayer nel Vorarlberg, in Austria, e risale probabilmente ai primi del Novecento, con materiale fonico provevinente da un precedente strumento.
Sulle cantorie trovano posto due pale del poco conosciuto Luigi MaraiQuesto secondo il libro curato da Viviani, mentre nel libro di Magrinelli, Venturini, Castagna e Vezzari si reputano entrambe opera di Luigi Salomoni. Magrinelli, Venturini, Castagna e Vezzari, p. 67, databili al 1897: un Martirio di San Bartolomeo sulla cantoria di sinistra e un Martirio di San Giorgio sulla cantoria di destra, quest'ultimo copia della pala di Paolo Veronese in San Giorgio in Braida a Verona.
In alto sono collocate due vetrate disegnate da Carlo Donati, raffiguranti, sul lato destro, un sacerdote che comunica i fedeli, e sul lato sinistro, un presbitero con l'ostensorio eucaristico tra le mani, avvolte dal velo omerale portato sopra il pivialeViviani, p. 63,65Magrinelli, Venturini, Castagna e Vezzari, p. 58-59, 79-80.
L’opera pittorica di Carlo Donati
Don Pietro Schena, arciprete d'Illasi dal 1936 al 1969, invitò a ripensare al progetto d'innalzalmento del campanile, ritenuto poi non realizzabile. I fondi già raccolti per quell'intenzione vennero destinati per la decorazione della chiesa. Nel 1941 l'arciprete, dopo averlo incontrato a Cogollo, dove stava decorando la parrocchiale, invitò in canonica il pittore veronese Carlo Donati, suocero del podestà di Illasi, l'avvocato Piero Avrese, che abitava in contrada Giara, precisamente nella Villa Lucchini. Insieme studiarono il programma decorativo più adatto allo stile della chiesa e, dopo un contratto verbale, il pittore iniziò i lavori il 22 giugno 1941. La decorazione fu inaugurata il 21 dicembre 1941 alla presenza del Vescovo di Verona mons. Girolamo Cardinale.
Lo stile pittorico di Carlo Donati nell'opera illasiana risulta scarno ed essenziale, con un linguaggio quasi mistico, più intento a trasmettere il messaggio religioso piuttosto che mettere in mostra la sua abilità come pittoreViviani, p. 66Magrinelli, Venturini, Castagna e Vezzari, p. 5-6, 9-10.
L'apparato simbolico parte dal catino absidale, con il grande Crocifisso. Ai lati San Giorgio e San Bartolomeo nel momento del loro martirio (si nota anche la facciata esterna della chiesa in basso a sinistra rispetto al Crocifisso). In continuità con la Crocifissione abbiamo la presenza dei dodici Apostoli, sei a destra e sei a sinistra, tutti con la fiamma della Pentecoste sul capoMagrinelli, Venturini, Castagna e Vezzari, p. 24,26-27.
Nell'area presbiterale vi sono tutta una serie di simboli eucaristici: Melchisedec consegna ad Abramo il pane e il vino, la Moltiplicazione dei pani, la Cena di Emmaus, la Cena di Emmaus, la San Giovanni evangelista che dà la Comunione alla Madonna, la Cacciata dei saraceni ad opera di Santa Chiara con l’ostensorio, Esibizione dell’Ostia da parte di San Tarcisio e il Miracolo di BolsenaMagrinelli, Venturini, Castagna e Vezzari, p. 49-56.
Nella cupola sopra il presbiterio vi è la corona del Rosario, nei pennacchi angeli con i simboli degli EvangelistiMagrinelli, Venturini, Castagna e Vezzari, p. 30, alla base gli angeli tripartiti secondo i misteri del Rosario, in alto una teoria di angeli e sullo sfondo l’Incoronazione di Maria.
L'arco trionfale presenta sulla sommità il Pantocratore e, alle estremità, lAnnunciazione.