L'Anfiteatro romano di Siracusa è una delle realizzazioni edilizie più rappresentative della prima età imperiale romana. Caratteristiche Si trova nella zona archeologica, che comprende il Teatro greco e l'ara di Ierone II; il suo orientamento diverge da quello degli edifici della Neapolis e del teatro e segue probabilmente quello dell'impianto urbanistico realizzato in età tardoclassica e noto dalla strada scoperta nell'area del santuario demetriaco di piazza della Vittoria in Acradina. All'anfiteatro giungeva l'asse viario che dal quartiere di Acradina raggiungeva la Neapolis, strada che entrava alla Neapolis attraverso un arco trionfale di epoca augustea, secondo Gentili, che lo avvicina all'arco di Susa (vedi Arco augusteo di Siracusa). Dell'arco siracusano restano solo le fondazioni e i primi filari dei piloni. Tra l'arco e l'anfiteatro vi era una fontana monumentale, alimentata da una grande cisterna, sinora non identificata, mentre la grande cisterna tuttora conservata sotto la vicina chiesa di San Nicola alimentava l'anfiteatro stesso.
È in gran parte scavato nella roccia e per la costruzione della parte nord orientale si è sfruttato il pendio della balza rocciosa la medesima nella quale, a breve distanza, erano state ricavate la cavea del teatro greco e le grandi latomie dette del Paradiso, di S. Venera e dell'Intagliatella. Quasi nulla resta invece della parte superiore, costruita.
L'anfiteatro, riportato alla luce nel 1839 da duca di Serradifalco- Per una bibliografia antica sul Serradifalco vedi ad esempio Alessio Narbone, Bibliografia sicola sistematica, o Apparato metodico alla storia letteraria della Sicilia, Palermo 1851, § III, p. 9. - ha dimensioni monumentali: sembra si possa valutare lungo m 140 e largo m 119)Sicilia, Touring Club D'Italia (1989) pag. 593 ISBN 88-365-0350-0.
Il monumento ha due ingressi ed è servito da un articolato sistema di scale che scendono dalla quota superiore posta all'esterno. L'arena era dotata, al centro, di un ampio vano rettangolare, originariamente coperto, collegato attraverso un passaggio sotterraneo con l'estremità meridionale del monumento, sull'asse del corridoio di ingresso: si tratta di opere sotterranee necessarie per i macchinari utilizzati durante gli spettacoli. Intorno all'arena la cavea è distinta da un alto podio, dietro il quale corre un corridoio coperto con varchi per l'accesso all'arena dei gladiatori e delle belve. Al di sopra sono ricavati i primi gradini, riservati a personaggi di rango. Le iscrizioni incise sui blocchi del parapettosono state edite da Gentili e sembrano mirare a definire le zone e i "vomitoria" del monumento.
A quote più alte vi sono altri due ambulacri coperti a volta (che si svolgono sotto la cavea), mentre un terzo ambulacro si svolgeva a coronamento del monumento, ed era provvisto di un portico forse colonnato. Dagli ambulacri anulari una serie di passaggi radiali consentiva l'accesso alle gradinate dei vari settori della cavea. Sull'anfiteatro è ancora fondamentale l'edizione di G. V. Gentili, Studi e ricerche su l'anfiteatro di Siracusa, in «Palladio, Rivista di storia dell'architettura», n.s., 23, 1973, pp. 3-80..
Dall'anfiteatro inoltre provengono quattro frammenti in calcare pertinenti ad una grande iscrizione monumentale che secondo Gentili doveva, verosimilmente, coronare l'ingresso maggiore a sudP. Sabbatini Tumolesi, G. L. Gregori, S. Orlandi, M. Fora, Epigrafia anfiteatrale dell'occidente romano, Roma 1988, p. 119.. Secondo Lugli risalirebbe all'età augustea o al periodo giulioclaudio (metà del I sec. d.C.) secondo Golvin.VEdi
Testimonianze scritte sull'Anfiteatro
L'Anfieatro siracusano è stato descritto da diverse personalità; l'architetto francese Jean-Pierre Houël così lo descrisse:
Lo stesso Hoüel durante la sua visita vide il monumento ricoperto di lattuga. Per poter eseguire delle misure effettuerà degli scavi a sue spese da cui ne ricaverà preziose informazioni.
Il giornalista Gustavo Chiesi invece lo descriveva così ai primi del novecento:
Note
Bibliografia Francesca Bottari, Pantalica e Siracusa, Libreria dello Stato, Istituto poligrafico e Zecca dello Stato, 2008 F. Gringeri Pantano, L. Rubino (a cura di), J.-P.-L. Hoüel, Jean Hoüel: voyage a Siracusa: le antichità della città e del suo territorio nel 1777, Palermo 2003. G. V. Gentili, Studi e ricerche su l'anfiteatro di Siracusa, in «Palladio, Rivista di storia dell'architettura», n.s., 23, 1973. G. Lugli,L'architettura in Sicilia nell'età ellenistica e romana, in «Studi minori di topografia antica», Atti VII Congresso Nazionale di Storia dell'Architettura, Roma 1955, pp. 98–101 P. Sabbatini Tumolesi, G. L. Gregori, S. Orlandi, M. Fora, Epigrafia anfiteatrale dell'occidente romano, Roma 1988. Touring Club Italiano, Sicilia, Milano 1989. J.C. Golvin, L'amphithéâtre romain. Essai sur la théorisation de sa forme et de ses fonction, Paris 1988, pp. 115–116; O. Belvedere, Opere pubbliche ed edifici per lo spettacolo nella Sicilia di età imperiale, in Aufstieg und Niedergang der römischen Welt, H. Temporini ed. Berlino - New York 1988, pp. 353–357; R.J.A. Wilson, Sicily under the Romain Empire. The archaeology of a Roman Province, 36 B.C. - A.D. 535, Warminster 1990, pp. 81–83. F. Coarelli - M. Torelli, Sicilia, Bari 1992, pp. 257–258 F. Buscemi, Architettura e romanizzazione nella Sicilia di età imperiale: gli anfiteatri, ASS, III, XXI (2007), pp. 7–53 F. Caruso, , in Theatroeideis. L’immagine della città, la città delle immagini, Roma, pp. 361-376.
Voci correlate Anfiteatro romano di Catania Arco augusteo di Siracusa Arena di Verona
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