Quartiere è un film del 1987 scritto, diretto, fotografato e montato da Silvano Agosti.
Il film è stato presentato in concorso nella sezione principale della 44ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.
Trama Il film si sviluppa interamente all'interno del quartiere Prati a Roma, dove si intrecciano le esistenze e le solitudini di diversi personaggi di varia età. La struttura narrativa originaria si articola su tre vicende sentimentali ed esistenziali principali, intervallate da elementi di raccordo:
La vicenda delle sorelle: due giovani sorelle (interpretate da Alessandra Corsale e Paola Agosti) accettano ingenuamente un passaggio in automobile da un gruppo di ragazzi, andando incontro a una drammatica violenza. La vicenda dei due amici: due ragazzi, amici di vecchia data, si ritrovano dopo molti anni. Tra loro si riaccende un'inaspettata passione sentimentale e omosessuale, nonostante uno dei due sia ormai prossimo al matrimonio. La vicenda della tigre: un uomo di mezza età, avvilito dopo essere stato abbandonato dalla moglie, trova un'insolita forma di consolazione e di catarsi estetica nella quotidiana contemplazione di una tigre all'interno dello zoo cittadino.
A fare da tessuto connettivo e cornice alle tre vicende principali vi sono le sequenze dedicate a un anziano barbone e a una portinaia che consumano un'insperata e delicata noite d'amore. Nel finale della pellicola fa una breve surreale apparizione la figura di un elettricista inventore.
Produzione La pellicola si caratterizza per una forte impronta indipendente e artigianale, tipica del cinema di Agosti, il quale ne cura anche la fotografia e il montaggio. Le musiche originali del film sono state composte da Ennio Morricone.
Analisi critica e stile Da un punto di vista concettuale, Quartiere si pone in ideale continuità e come una sorta di seguito ideale o evoluzione in chiave di "fiction" del precedente lavoro di Agosti, il celebre documentario D'amore si vive (1984), di cui il critico Tullio Kezich sosteneva che il film rappresentasse la "versione affabulata"; se in quell'opera il regista indagava la complessità dei sentimenti e della sessualità raccogliendo interviste e confessioni reali a Parma, in Quartiere quella stessa complessità diventa il punto di partenza per sviluppare un'opera di finzione cinematografica.
A esplicitare questo legame filologico ed estetico è una didascalia inserita dallo stesso Agosti nei titoli di coda del film, che recita: «Le storie d'amore narrate in questo film sono autentiche. Spesso i personaggi che le hanno interpretate sono gli stessi che le hanno vissute». Molti dei protagonisti prestano infatti i propri vissuti personali alla macchina da presa, trasformando la pellicola in un singolare punto di incontro tra l'autenticità del documentario e la drammatizzazione della messa in scena.
Versioni e distribuzioni home video L'opera si caratterizza per una complessa storia filologica, legata a un radicale intervento di riordino e rimontaggio operato dallo stesso regista a distanza di oltre vent'anni dall'uscita cinematografica: Versione presentata a Venezia (settembre 1987): Secondo la scheda pubblicata in occasione della 44ª Mostra del Cinema, l'opera avrebbe avuto una durata di circa 124 minuti presentando scene poi escluse dal montaggio finale, tra cui quella, citata esplicitamente nella scheda in questione, in cui “in una notte primaverile il barbone si lava ad una fontanella”. L'effettiva durata originaria di oltre due ore è confermata anche dal critico Tullio Kezich, il quale nel recensire l'uscita nelle sale specifica che il film si presenta «con mezz'ora di meno» rispetto alla prima veneziana; Agosti, intervistato in occasione del Festival da Mario Canale, ammetteva di non aver allora ancora completato la lavorazione del film.
Versione per le sale (novembre 1987): Montaggio cinematografico di 93 minuti in cui, come nella versione precedente, le tre storie principali sono intervallate dalle sequenze relative alla vicenda del barbone. Distribuito in VHS nel 1994 dall'Istituto LuceL'edizione in VHS edita dall'Istituto Luce (1994) reca il codice a barre EAN 8014191001373. e ripubblicato nei primi anni 2000 dalle Edizioni L'Immagine senza codice EAN. La matrice in pellicola è conservata a Roma presso Cinecittà S.p.A.,Cfr. registro del visto di censura n. 82909 rilasciato dal Ministero del turismo e dello spettacolo in data 24 settembre 1987. mentre una copia in 35mm si trova alla Cineteca Lucana.Cfr. Inventario generale dei beni filmici della Cineteca Lucana, Oppido Lucano, sezione Lungometraggi italiani d'essai. Versione DVD / Nuovo montaggio (2010): Rieditata direttamente da Silvano Agosti per il circuito d'essai e pubblicata in DVD da CG Entertainment e dalle Edizioni L'Immagine.L'edizione in DVD (2010) prodotta da CG Entertainment reca il codice a barre EAN 8032998310085. In questa versione, ridotta alla durata complessiva di circa 80 minuti, il regista ha eliminato la struttura narrativa "a cornice" del montaggio originale: le sequenze della vicenda del barbone sono state isolate e riassemblate per costituire un quarto episodio autonomo posizionato in coda agli altri. Agosti ha inoltre inserito del girato inedito in digitale e dei titoli in sovrimpressione per scindere nettamente i quattro segmenti, legandoli esplicitamente alle quattro stagioni: Tenera è la notte / Inverno Amore lieto disonore / Autunno L'uomo della tigre / Estate La musica delle stelle / Primavera
I riferimenti alle quattro stagioni erano già presenti a livello concettuale nella locandina cinematografica originale del 1987 - “L’adolescenza nel rigore dell’inverno / La giovinezza nella fragilità dell’autunno / La maturità nel colore dell’estate / Veder scorrere nella primavera l’ultima stagione della vita” - tuttavia essi vengono esplicitati nella struttura filmica solo con questo rimontaggio. L'edizione in DVD presenta un impianto grafico completamente nuovo rispetto a quello d'epoca, pur mantenendo i crediti originali e non segnalando esplicitamente nel libretto la sua natura di "nuova versione" dell'opera.
Accoglienza e critica La pellicola ha ricevuto accoglienze discordanti da parte della critica cinematografica specializzata. Nel suo Dizionario dei film, Paolo Mereghetti assegna alla pellicola un giudizio severo di 1 stella e mezzo su 4, definendola un'opera irrisolta e accusando il regista di indulgere in «godardismi inutili», pur salvando parzialmente l'atmosfera visiva e il commento sonoro di Morricone. Di parere opposto è invece Il Morandini, che assegna all'opera un punteggio artistico positivo di 3 stelle su 5, lodandone la sensibilità poetica e la delicatezza della narrazione, a fronte tuttavia di un solo "pallino" su 5 assegnato per il riscontro di pubblico, a sottolineare la natura di pellicola di nicchia tagliata fuori dai grandi circuiti commerciali.
Curiosità Il film segna l'esordio cinematografico di Paola Agosti, nipote del regista, impegnata sul set in veste di attrice (interpreta una delle due sorelle protagoniste del primo segmento), aiuto regista, costumista e scenografa. Successivamente collaborerà ancora con lo zio in veste sia tecnica sia artistica e prenderà parte a pochissime altre pellicole — tra cui La famiglia (1987) di Ettore Scola — prima di ritirarsi definitivamente dalle scene. Nel corso del film vengono citati alcuni versi della poesia Primi incontri di Arsenij Tarkovskij; si tratta di frammenti lirici che il regista inserirà successivamente anche nella pellicola La ragion pura (2001). Il personaggio del "ragazzo ricco" è interpretato da Lorenzo Negri. All'epoca al suo debutto, diventerà negli anni successivi un fidato collaboratore del regista (lavorando come assistente e secondo operatore in altre sue pellicole), curatore dei recenti restauri digitali delle opere di Agosti e presidente dell'associazione che gestisce lo storico Cinema Azzurro Scipioni di Roma, fondato dal regista bresciano negli anni ottanta. Nella figura dell'elettricista inventore che appare nel finale della pellicola, il regista ha voluto ritrarre sé stesso.
Note
Collegamenti esterni
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