Piero era il figlio primogenito di Cosimo il Vecchio, pater patriae, e di Contessina de' Bardi, nonché il padre di Lorenzo il Magnifico e Giuliano de' Medici. Particolarmente debole di salute (soffriva in particolar modo della gotta – da qui il soprannome – di cui i membri della famiglia Medici erano portatori), Piero si dimostrò tuttavia, nei suoi cinque anni di governo, energico e risoluto nel sopprimere la congiura ordita da Luca Pitti e nel rafforzare così il potere mediceo sulla città.
Biografia Prima educazione e giovinezza (1416-1433) Nacque nel palazzo di Via Larga, l'attuale Palazzo Medici Riccardi, luogo ove il padre Cosimo il Vecchio, dopo la morte del nonno di Piero, Giovanni di Bicci de' Medici, gestiva "di nascosto" gli affari politici di FirenzePer la figura e l'ascesa politica di Cosimo, si veda: . Riguardo al metodo di governo dei Medici tra il 1434 e il 1494, interessante è il saggio di , che mette in luce in ambito estero il termine di "criptosignoria". Nella storiografia italiana, fondamentali gli studi di , e , che mettono in evidenza l'assoggettamento, da parte di alcuni signori, delle forme comunali, mantenendone le apparenze democratiche.. Grazie all'amicizia di Cosimo con alcuni dei principali esponenti dell'umanesimo fiorentino, quali Niccolò Niccoli, Carlo Marsuppini e Antonio Pacini, il giovane Piero e il fratello Giovanni ricevettero un'educazione filosofico-letteraria eccellente.: «La sua educazione, come è possibile immaginarsi per un figlio di Cosimo, era stata accurata e completa ed egli vi aveva pienamente corrisposto».. Oltre a questi intellettuali, Piero mantenne rapporti amichevoli con Francesco Filelfo e con Leon Battista Alberti, con il quale promosse nel 1441 il Certamen letterario in volgare sull'amiciziaPer l'intera vicenda, si veda .
Apprendistato politico all'ombra del padre (1434-1464)
Esilio (1433-1434) Quando Cosimo fu esiliato (1433-1434), Piero lo seguì a Venezia, per viaggiare poi in alcune corti del Nord Italia, come Ferrara, dove fu ospite degli Estensi. In questa occasione poté assorbire la raffinata cultura di corte e, usufruendo di illuminati insegnamenti, divenne un ottimo conoscitore delle lingue classiche, grazie anche alla presenza di Guarino Veronese, chiamato alla corte di Niccolò III d'Este come precettore del figlio LeonelloScheda su Pietro il Gottoso in Palazzo Medici . Rientrato a Firenze al seguito del padre (1434), Piero, in quanto figlio maggiore, fu destinato a raccogliere l'eredità politica che il padre stava faticosamente costruendo; l'altro fratello Giovanni, invece, fu destinato a reggere le sorti del Banco Mediceo.
Carriera diplomatica e politica (1434-1464) Da quel momento, Piero seguì progressivamente la carriera politica facilitatagli dall'astuzia paterna, mantenendosi però nell'alveo delle cursus honorum della Repubblica: nel 1444 sposò l'intelligente e colta Lucrezia Tornabuoni, legandosi con una delle più antiche e nobili famiglie fiorentine e rinforzando così, con questo patto d'amiciziaCome sottolineato magistralmente nel IV libro del De Familia di Leon Battista Alberti, il concetto di "amicizia" era molto più esteso nella Firenze comunale rispetto a quanto gli attribuiamo al giorno d'oggi. Infatti, l'amicizia non consisteva soltanto nei rapporti umani tra le persone, ma anche l'equilibrio delle alleanze che i magnati fiorentini stabilivano fra di loro per mantenere in piedi gli interessi comuni., la stabilità del potere mediceo; nel 1447 fu a capo della delegazione fiorentina per congratularsi con il nuovo pontefice Niccolò V; nel 1448 fu priore per il bimestre novembre-dicembre.
Gli anni Cinquanta videro il Medici ancora impegnato in vari incarichi diplomatici e istituzionali.: la presenza a Roma per il giubileo, la visita nella primavera del medesimo anno al neoduca di Milano Francesco Sforza - da tempo alleato dei Medici - e lo sviluppo della fitta rete di alleanze in occasione della pace di Lodi (1454). Fu inoltre l'ultimo della famiglia Medici a ricoprire la carica di gonfaloniere, il capo temporaneo del governo della Repubblica fiorentina, nel 1461, una carica che durante la signoria di fatto di Cosimo il Vecchio veniva affidata solo a persone di sua stretta fiducia e .
Eredità politica Nonostante gli impegni e i meriti diplomatici, la sua figura continuò ad essere piuttosto secondaria a causa dei gravi problemi di salute: soffriva fin dalla prima infanzia, infatti, di quella gotta che fu la tara della famiglia Medici.. Di fronte ai problemi di salute del primogenito, il padre Cosimo pensò di lasciare al secondogenito anche le principali responsabilità politiche che sarebbero state affidate a Piero, per cui l'esistenza di quest'ultimo passò in secondo piano.. Un significativo mutamento, però, giunse proprio alla vigilia della morte del padre: il 1º novembre 1463 morì il fratello Giovanni, a causa dei vizi che aveva perseguito per tutta la vita. La morte di Giovanni lasciò Cosimo, già ammalato e infermo per la vecchiaia, estremamente prostrato. e, dovendo regolare le modalità della successione, fu costretto a lasciare all'infermo Piero le incombenze finanziarie del Banco e quelle politiche, a patto che provvedesse ad educare e a trattare maturamente i suoi due figli adolescenti, Giuliano e Lorenzo e ..
Governo (1464-1469) Premesse per la congiura (1464-1466)
Cosimo morì il 1º agosto del 1464.. Quando salì al potere, Piero era già cinquantenne, ma anche se non aveva l'energia di suo padre, la sua abilità politica ne fu all'altezza: come capo del Banco Medici ne mantenne la direzione senza intoppi nelle attività commerciali e finanziarie; tra le onorificenze ricevute da Piero ci fu quella del Re di Francia Luigi XI che, ammirato dalla sagacia del Medici., gli concesse di rivestire una palla del suo stemma con i tre gigli d'oro su campo azzurro, appartenenti allo stemma Angiò; . Nonostante il giudizio positivo complessivo del suo operato, il governo di Piero fu contrassegnato da alcuni errori di valutazione in campo economico e politico, e dal mutamento della situazione internazionale che ne indebolirono il potere e prepararono il terreno per la congiura ordita da Luca Pitti: La questione dei prestiti. Quando Piero decise subito di richiedere indietro molti prestiti a lungo termine concessi dal padre, spesso a sostenitori del partito mediceo, portò a un'ondata di malcontento per il consistente numero di mercanti che andarono in bancarotta, facendoli passare alla fazione opposta a quella dei Medici... Contrasti istituzionali. Piero de' Medici procedette a un pericoloso accentramento del potere, in contrasto con il cauto predominio politico paterno. Infatti, Piero e la Signoria si scontrarono sull'eleggibilità dei membri della Signoria: il Medici voleva che fossero eletti per scrutinio, mentre i membri degli organi istituzionali, compreso il filo-mediceo Consiglio dei Cento, volevano ritornare al sorteggio, come prima del 1434.. Ciò avrebbe indebolito notevolmente l'influsso dei Medici, in quanto questi non avrebbero potuto porre i loro alleati nei posti chiave del potere. Nonostante Piero riuscisse a mantenere l'ordine stabilito dal padre, la sua imposizione così palese negli affari della Signoria indebolì il prestigio mediceo... La morte di Francesco Sforza. In base agli accordi stabiliti tra il Duca di Milano e il "criptosignore" fiorentino Cosimo, il primo avrebbe protetto militarmente la casata medicea da eventuali congiure interne., mentre il secondo avrebbe rifornito al fondatore della dinastia sforzesca i danari necessari per mantenere il potere. Morto lo Sforza nel 1466 e asceso al potere il ventenne Galeazzo Maria, i nemici dei Medici poterono operare per scalzare il malato Piero dalla posizione di potere in cui si trovava..
Congiura di Luca Pitti (1466)
Si poté così giungere al colpo di Stato, orchestrato dall'esponente della fazione antimedicea detta "del poggio" e . In quest'ultimo riferimento, si esplica perché questa fazione fu chiamata del poggio, in quanto Luca Pitti abitava a Boboli, in leggero rialzo rispetto a quelli della pianura, ovvero i Medici che avevano in città il loro punto di riferimento il Palazzo di Via Larga., il ricchissimo mercante Luca Pitti, attorno al quale si erano radunati alcuni importanti fiorentini, come Diotisalvi Neroni, Angelo Acciaiuoli, Niccolò Soderini e Pierfrancesco il Vecchio, cugino di Piero. Il gruppo dei congiurati, che poté procedere con il golpe solo dopo aver sedato dei conflitti interni sorti sulla modalità di esecuzione della congiura stessa., aveva come alleato il duca di Ferrara Borso d'Este, che affidò al fratellastro Ercole d'Este un manipolo di soldati pronti a dare man forte ai congiurati e .
I congiurati vedevano in Piero un tiranno e il loro piano prevedeva di assalirlo con un'imboscata sulla via che usava per andare alla villa di Careggi., per poi marciare sulla città con l'esercito estense. Se il piano fosse andato in porto, il Pitti sarebbe diventato il nuovo leader della città, per poi venire destituito immediatamente a causa della sua debolezza di carattere, com'è testimoniato dallo storico e politico Francesco Guicciardini:
Tutto fu predisposto per il 26 agosto 1466, ma Piero ebbe una soffiata da Giovanni Bentivoglio, signore di Bologna. Per poter incastrare i congiurati si affidò alla destrezza del figlio Lorenzo, che all'epoca aveva soltanto 16 anni: dopo essere usciti insieme da Firenze, Piero deviava verso la Villa di Careggi attraverso una strada secondaria, mentre Lorenzo, che procedeva da solo, riuscì a convincere gli assalitori che il padre si era attardato e che stava seguendolo su quella stessa via, motivo per cui non avevano che da aspettarloIngeborg Walter, autorevole biografa di Lorenzo, sottolinea come l'agguato e la pronta reazione di Lorenzo davanti alle truppe nemiche furono delle vicende inventate da Piero per rafforzare ulteriormente la sua posizione e quella del figlio diciassettenne da un lato, e dall'altro di giustificare l'invio delle milizie fedeli ai Medici a Firenze. Nonostante ciò, la biografa accredita la vicinanza di Lorenzo al padre malato e alcune sue ambascerie presso gli alleati politici. Si vedano: e .. Quando i congiurati si accorsero del trucco ormai Piero era già a Firenze dove al Medici, già rinforzato della presenza di 2000 armati milanesi inviati da Galeazzo Maria Sforza., fu riconfermata per altri dieci anni l'autorità da parte del popolo.
La congiura fu quindi un totale insuccesso e Piero ne uscì rafforzato. Dopo la vittoria la sua condotta fu di esemplare moderazione: per sua esplicita volontà, nessuna delle condanne a morte dei responsabili ordinate dalla Repubblica venne eseguita, obbligando Diotisalvi Nerone, l'Acciaiuoli e i restanti a prendere la via dell'esilio., mentre a Luca Pitti - che si era frettolosamente riconciliato con Piero. - fu concesso di rimanere in città. Egli non volle infatti che il suo successo fosse macchiato di sangue. Il Guicciardini cita esplicitamente la clemenza del Medici:
La clemenza, nei confronti specialmente del Pitti, fu però solo apparente: il ricco banchiere fu infatti colpito sul piano strettamente finanziario, in qualità di privato cittadino. Nel giro di pochissimo tempo, le fortune finanziarie del Pitti furono oggetto d'attacchi speculativi da parte del banco mediceo, riducendolo sul lastrico.. Screditato e completamente isolato., Luca Pitti morì povero nel 1472Luca Pitti in "Enciclopedia Treccani".
Guerra contro Venezia (1467-1468)
Soderini e Neroni, in particolare, si recarono a Venezia, città nemica dei Medici perché Cosimo il Vecchio, nel 1450, aiutò Francesco Sforza a prendere possesso di Milano. Il Senato veneziano, anticamente alleato di Firenze durante la Repubblica oligarchica, le divenne naturale nemico perché, come scrive il Guicciardini: