La storia di Leopoli (), un insediamento molto importante dell'Ucraina occidentale, inerisce agli eventi storici che hanno riguardato tale centro dalla sua fondazione, avvenuta nel 1256, a oggi. Prima della creazione dello Stato moderno dell'Ucraina, Leopoli ha fatto parte di numerose entità statali e imperi, tra cui, sotto il nome di Lwów, il Regno di Polonia e, più tardi, la Confederazione polacco-lituana sotto il nome di Lemberg, dell'Impero austriaco e, successivamente, quello austro-ungarico; la Repubblica Nazionale dell'Ucraina Occidentale di breve durata dopo la prima guerra mondiale; ancora la Polonia e l'Unione Sovietica. Inoltre, sia gli svedesi che i turchi ottomani hanno effettuato tentativi infruttuosi di conquistare la città.
Storia antica
Recenti scavi archeologici evidenziano che l'area di Leopoli fosse popolata, se non dalla Preistoria, almeno con certezza dal VI secolo: quella porzione di terra localizzata tra la collina del castello e il fiume Poltva venne colonizzata dai Lendiani (Lędzianie), una tribù slava occidentale sin dal IX secolo.
Nel 981, le città Červen si arresero a Vladimir il Grande e passarono sotto il dominio della Rus' di Kiev. A seguito della campagna di Kiev del 1018, furono Boleslao il Coraggioso e poi Miecislao II (1018-1031) a detenere il potere fino a quando il luogo non venne occupato da Jaroslav il Saggio nel 1031.
Principato di Galizia-Volinia
Leopoli fu fondata da Leone I, principe di Galizia dopo il 1250 e a lui si deve il nome della città. Secondo invece una ricostruzione alternativa, sarebbe stata ufficialmente fondata nel 1256 dal padre di Leone, Danilo, e così chiamata in onore di suo figlio.. Il toponimo vuol dire letteralmente Terre del Leone o Città del Leone (da cui la denominazione latina Leopolis).
Nel 1261, la città fu invasa dai tartari: varie fonti riferiscono gli eventi che vanno dalla distruzione del castello fino a quando fu rasa al suolo completamente. Tutti gli scritti concordano sul fatto che una simile decisione avvenne per ordine del generale mongolo Boroldai. Vasyl' Mudryĭ afferma che le ragioni di una simile scelta sono da rintracciarsi nella cronaca galizio-voliniana, in cui si riporta che nel 1261 «disse Buronda a Vasylko: "Dato che sei in pace con me, raderai al suolo tutti i tuoi castelli"». Basil Dmytryshyn sostiene che il comando risultasse implicito per le fortificazioni nel loro insieme, rendendo dunque necessario interpretare invece il passo nella seguente maniera: "Se desideri stipulare una pace con me, allora distruggi [tutte le fortificazioni del]le tue città". Secondo lUniversal-Lexicon der Gegenwart und Vergangenheit fu imposto al fondatore stesso dell'insediamento di occuparsi della demolizione di esso.
Dopo la morte di Danilo, Leone ricostruì la città intorno all'anno 1270 e, scegliendo Leopoli come sua residenza, la elevò al ruolo di capitale della Galizia-Volinia, ruolo in passato toccato ad Halyč. La città viene menzionata per la prima volta nella sopraccitata cronaca di Galizia e Volinia, risalente al 1256. Trattandosi di un importante centro commerciale, Leopoli attirò presto mercanti tedeschi, armeni e di altre etnie: in concomitanza con l'afflusso di questi popoli, giunsero anche diversi polacchi da Cracovia, a seguito di una grave crisi verificatisi in loco. Intorno al 1280 i tanti armeni che vivevano in Galizia risiedevano principalmente a Leopoli, dove aveva sede anche il loro arcivescovo.
Nel 1323 la dinastia dei Romanovič, il ramo della dinastia rjurikide da cui discendeva il fondatore Leone I, si estinse. La città passò in mano a Boleslao di Masovia, erede sia dei Piasti da parte di padre, sia della dinastia Romanovič da parte di madre. Questi scelse di adottare il nome "Jurij" e si convertì alla religione ortodossa, ma non riuscì a ottenere il sostegno dei nobili locali e alla fine fu da loro avvelenato.
La città fu ereditata dal Granducato di Lituania nel 1340 e governata dal voivoda Dmytro Dedko, il favorito del principe lituano Liubartas, figlio del famoso sovrano Gedimino, fino al 1349.
Guerre di Galizia-Volinia e Regno di Polonia
Dopo la morte di Boleslao Jurij di Masovia e Halyč nel 1340, i diritti sul suo dominio passarono al suo compagno dinasta e cugino Piast, re Casimiro III di Polonia. I nobili locali nominarono uno tra la loro cerchia, Dmytro Dedko, come sovrano, e respinsero l'invasione polacca durante le guerre per la successione del Principato di Galizia-Volinia: Casimiro III intraprese una spedizione per conquistare Leopoli nel 1340, riuscendo ad incendiare il vecchio castello principesco.
Dopo la morte di Dedko, il re Casimiro III tornò ancora e le sue forze occuparono Leopoli e il resto della Rutenia Rossa nel 1349, anno in cui il monarca polacco costruì due nuovi castelli. Da quel momento in poi la popolazione fu sottoposta a tentativi sia di polonizzazione che di conversione forzata al cattolicesimo.
Nel 1356 Casimiro III concesse alla città il diritto di Magdeburgo e questo implicava che tutte le eventuali controversie dovessero essere risolte da un consiglio comunale eletto dai cittadini più abbienti; il sigillo del consiglio cittadino del XIV secolo recitava Civitatis Lembvrgensis. Nello stesso periodo si assistette a una fase di crescita: tra le altre strutture, fu ultimata la Cattedrale latina, quasi in concomitanza con un edificio che sorgeva dove oggi ha sede la Cattedrale di San Giorgio. Inoltre, il nuovo autogoverno portò alla maggiore crescita della comunità armena, la quale poté beneficiare dell'autorizzare a realizzare un proprio edificio religioso nel 1363.
Dopo la morte di Casimiro nel 1370, gli successe suo nipote, il re Luigi I d'Ungheria, che nel 1372 accorpò Leopoli alla Galizia-Volinia sotto l'amministrazione del suo parente Ladislao, duca di Opole. Quando questi rinunciò dalla carica di governatore nel 1387, la regione fu occupata dagli ungheresi, ma presto Edvige, e moglie del granduca lituano Jogaila, la invase e la incorporò ai territori facenti capo alla corona polacca. Leopoli in seguito servì come luogo di omaggio ad alcuni dei vassalli del re di Polonia.
Confederazione polacco-lituana
In quanto parte della Polonia (e in seguito della Confederazione polacco-lituana) la città era indicata come Lwów e divenne la capitale del Voivodato di Rutenia, il quale comprendeva cinque regioni: Lwów, Chełm (in ucraino: Kholm), Sanok, Halicz (Halyč) e Przemyśl (Peremyšl). Grazie al diritto di transito concesso, si cominciarono a trarre profitti significativi dalle merci trasportate tra il mar Nero e il Baltico. Nei secoli successivi, la popolazione crebbe in numero rapidamente e presto Lwów divenne un centro multietnico e multireligioso, nonché rilevante a livello culturale, scientifico e commerciale.
Si rafforzarono al contempo le fortificazioni e Leopoli divenne una delle fortezze più importanti situate nella parte sud-orientale della Confederazione. In campo religioso, convissero tre arcivescovadi: il cattolico romano (istituito nel 1375), il greco cattolico e l'armeno cattolico. Un simile quadro rifletteva la presenza di numerose popolazioni etniche che si andavano a sovrapporre agli autoctoni, ovvero tedeschi, ebrei, italiani, inglesi, scozzesi e altre minoranze. Dal XVI secolo, il mosaico religioso della città cominciò a inglobare anche una nutrita comunità protestante. Nella prima metà del XVII secolo, si contavano circa 25.000-30.000 abitanti: a quel tempo erano attive circa 30 organizzazioni artigianali, che coinvolgevano ben più di cento diverse specialità.
Declino della Confederazione
Nel XVII secolo Leopoli fu assediata più volte senza successo. Le continue lotte contro gli eserciti invasori e la strenua resistenza dei suoi abitanti le valsero l'appellativo di Semper fidelis. Nel 1649, a scatenare un attacco da parte dei cosacchi fu Bohdan Chmel'nyc'kyj: l'atamano riuscì ad espugnare e distruggere il castello locale. Tuttavia, i cosacchi non preservarono a lungo la posizione e si ritirarono, dovendo accontentarsi della richiesta di un riscatto. Nel 1655 gli eserciti svedesi invasero la Polonia nell'ambito del cosiddetto Diluvio e presto ne sottomisero la maggior parte. Più tardi, il sovrano polacco Giovanni II Casimiro pronunciò solennemente il suo voto di consacrare il paese alla protezione della Madre di Dio e la proclamò patrona e regina delle terre nel suo regno nella cattedrale latina di Lwów nel 1656: l'episodio prende il nome di Śluby lwowskie, ovvero letteralmente dal polacco "giuramento di Lwów".
Gli svedesi cinsero d'assedio Leopoli, senza però prevalere sui difensori e dovendo dunque ritirarsi prima di catturarla. L'anno successivo la città dovette affrontare gli eserciti del duca della Transilvania Giorgio I Rákóczi, riuscendo pure stavolta a non cedere. Nel 1672, si subì un ennesimo assalto, guidato in tale caso dall'esercito turco del sultano Mehmed IV: tuttavia, il trattato di Bučač scongiurò l'eventualità che Leopoli cedesse ponendo fine al conflitto in corso. Nel 1675 la città fu attaccata dagli ottomani e dai tartari, ma il 24 agosto re Giovanni III Sobieski li sconfisse in quella che viene chiamata la battaglia di Lesienice, oggi situata alla periferia orientale dell'agglomerato urbano. Nel 1704, durante la Grande guerra del Nord, Leopoli si arrese e fu saccheggiata per la prima volta nella sua storia dagli eserciti di Carlo XII di Svezia.
Epoca asburgica Il XVIII secolo
Nel 1772, in seguito alla prima spartizione della Polonia, la città toccò all'Austria e acquisì il ruolo di capitale della provincia chiamata Regno di Galizia e Lodomeria, il cui il secondo termine deriva da Lemberg, la denominazione germanica riservata a Leopoli: in alternativa, il distretto era indicato semplicemente come Polonia austriaca. In principio le autorità austriache si comportarono in maniera lassista: nel 1773 vide la luce il primo giornale locale, intitolato la Gazette de Leopoli. La popolazione aumentò durante il XIX secolo, tanto che si salì dai circa 30.000 abitanti al momento dell'annessione austriaca nel 1772 ai 196.000 del 1910 e ai 212.000 tre anni più avanti; mentre nella città le condizioni non subirono drastici risentimenti se non per qualche eccezione, nella Galizia austriaca la povertà si diffuse in maniera dilagante.
Per quanto riguarda l'ambito culturale, nel 1784 l'imperatore Giuseppe II riaprì l'Università di Leopoli: le lezioni si svolgevano quasi esclusivamente in lingua latina, sebbene alcune di esse, come quelle relative alla teologia pastorale e all'ostetricia, si tenevano in polacco. Il tedesco veniva impiegato come seconda lingua in alcuni corsi, principalmente quelli di medicina. Con il passare del tempo, l'ateneo istituì una cattedra di lingua tedesca e si rimpiazzarono le cattedre che utilizzavano un altro idioma in favore del tedesco. Per formare una nuova generazione di sacerdoti greco-cattolici, l'università diede forma nel 1787 all'Istituto scientifico ruteno per studenti non di lingua latina: questi dovevano dedicarsi all'apprendimento della filosofia per due anni nella loro lingua madre, ruteno e polacco che fosse, prima di studiare teologia in latino. L'importanza dell'istituto diminuì nel 1795 dopo l'annessione dell'Austria alla città polacca di Cracovia, la quale vantava una maggiore reputazione e radici più antiche in fatto di centro culturale. A seguito di alcuni cambiamenti amministrativi avvenuti nel 1805, Leopoli perse il suo status di città universitaria. Ciononostante, in questo breve periodo emerse una grande quantità di menti, tra cui Johann Wenzel Hann, dal 1792 rettore dell'università, che era stato un docente di ottima fama, poeta e traduttore di poesia polacca in tedesco dopo aver appreso il polacco stesso. Il medico Franz Masoch e il suo assistente Peter Krausnecker diedero un contributo significativo allo sviluppo e alla promozione della vaccinazione e alla lotta contro il vaiolo..