La Risoluzione 2758 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite è stata approvata in risposta alla risoluzione 1668 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite che richiedeva che qualsiasi cambiamento nella rappresentanza della Cina all'ONU fosse determinato da un voto a maggioranza dei due terzi, in riferimento all'articolo 18 della Carta delle Nazioni Unite. La risoluzione, approvata il 25 ottobre 1971, riconosceva la Repubblica Popolare Cinese (RPC) come “l'unico rappresentante legittimo della Cina presso le Nazioni Unite” e rimuoveva “i rappresentanti di Chiang Kai-shek” (riferendosi all'allora regime del Kuomintang come partito dominante nella Repubblica di Cina, il cui governo centrale si era ritirato dalla Cina continentale a Taiwan) dalle Nazioni Unite.

Negli anni 2020 sono sorte controversie sull'interpretazione della risoluzione, con Taiwan, Stati Uniti, Canada, Unione Europea, Regno Unito e Australia in disaccordo con l'interpretazione della RPC che confonde la risoluzione con il suo principio di “una sola Cina” e la utilizza contro il diritto di Taiwan di partecipare alle organizzazioni internazionali.

Storia La Repubblica di Cina (RDC) fu tra i membri fondatori delle Nazioni Unite nonché del Consiglio di Sicurezza. La Carta è stata firmata e ratificata il 26 giugno e il 28 settembre 1945 dal governo della Repubblica di Cina, che ha rappresentato continuamente la Cina presso le Nazioni Unite fino al 25 ottobre 1971.

Il governo, guidato dal Kuomintang (Partito Nazionalista Cinese), era impegnato in una guerra civile con le truppe guidate dal Partito Comunista Cinese (PCC) dal 1927 al 1937 (momentaneamente interrotta per via dell'invasione giapponese) e nuovamente dal 1946 al 1949, anno in cui i comunisti ebbero la meglio e il PCC proclamò a Pechino la Repubblica Popolare Cinese (RPC) e il governo nazionalista fu costretto a ritirarsi sull'isola di Taiwan, sulla quale il Giappone avrebbe rinunciato a ogni diritto, titolo e rivendicazione nel Trattato di San Francisco del 1951. La RPC aveva il controllo della Cina continentale, mentre il Kuomintang manteneva il controllo sulle isole di Taiwan, Penghu, Matsu e Kinmen, oltre che su Hainan, Dachen e sul Tibet, tuttavia, questi ultimi tre territori furono conquistati dalla RPC fra il 1950 e il 1955. Nel gennaio 1950 la RPC aveva assunto il controllo della Cina continentale, ma non era riuscita a conquistare Taiwan, Penghu, Kinmen e Matsu, che rimasero quindi sotto il controllo del Kuomintang.

Sebbene il governo della RDC continuasse a sostenere che un giorno sarebbe tornato sulla terraferma, negli anni '70 un numero crescente di membri delle Nazioni Unite si rese conto che quel governo non rappresentava più i centinaia di milioni di persone che vivevano sulla terraferma. La RPC rivendicava di essere il governo successore della RDC, mentre il Kuomintang a Taiwan sosteneva la continuazione dell'esistenza della Repubblica di Cina. Entrambi rivendicavano di essere l'unico governo cinese legittimo e ciascuno rifiutava di mantenere relazioni diplomatiche con i paesi che riconoscevano l'altro.

Nel 1961 fu approvata la Risoluzione 1668 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, con la quale fu data importanza alla questione della rappresentanza cinese all'ONU e fu richiesto che qualsiasi cambiamento avrebbe dovuto essere determinato da un voto di due terzi dell'Assemblea come stabilito dal secondo punto dell'articolo 18 della Carta delle Nazioni Unite.

Tra il 1950 e il 1970 furono tenute diverse votazioni riguardanti la Repubblica Popolare Cinese e l'adesione all'ONU, ma le votazioni non furono approvate. La Repubblica di Cina continuò a rappresentare la Cina all'ONU fino alla risoluzione 2758.

Il 15 luglio 1971, 17 Stati membri dell'ONU guidati dalla Repubblica Popolare Socialista d'Albania firmarono la proposta di risoluzione riguardante l'ingresso della Repubblica Popolare Cinese nell'Organizzazione al posto della Repubblica di Cina. La risoluzione fu approvata il 25 ottobre 1971 con 76 voti favorevoli, 35 contrari e 17 astenuti. Dopo questo voto, negli anni successivi quasi tutti coloro che votarono contro riconobbero la Repubblica Popolare Cinese e ritirarono il riconoscimento a Taiwan, la quale oggi gode del riconoscimento di soli 14 Stati contro i 181 che riconoscono la Repubblica Popolare Cinese come l'autorità legittima della Cina.

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