La lingua illirica era una lingua indoeuropea anticamente parlata nella parte occidentale della Penisola balcanica. Non è attestata direttamente: non se ne conosce alcuna iscrizione, e nessuna testimonianza va oltre la singola parola.. Quanto si presume di sapere sulla lingua illirica si basa esclusivamente su materiale onomastico (toponimi e antroponimi) e su poche glosse trasmesse da autori antichi: tale documentazione è sufficiente a garantirne l'appartenenza alla famiglia indoeuropea, ma non a ricostruirne la struttura né a stabilire con certezza l'esatta estensione e il periodo in cui fu lingua viva...
Storia
Le prime menzioni del popolo degli Illiri risalgono al V secolo a.C., ma è probabile che le genti così denominate fossero insediate nell'area balcanica occidentale già da diversi secoli. Secondo Francisco Villar l'indoeuropeizzazione dell'Europa centro-orientale e balcanica risalirebbe agli inizi del III millennio a.C., mentre il collegamento talora proposto tra la penetrazione della Cultura di Hallstatt (intorno al 1000 a.C.) e l'arrivo di genti poi storicamente note come Illiri resta ipotetico, dato che la trasmissione culturale può essere avvenuta anche senza spostamenti di popolazione..
Anche il momento in cui si cessò di parlare illirico non è noto: san Girolamo (fine IV-inizio V secolo d.C.) attesta la sopravvivenza ai suoi tempi di almeno una parola illirica; la successiva slavizzazione dei Balcani (VI-VII secolo) ne segnò la scomparsa.
Classificazione
Stante l'esiguità delle testimonianze, l'indoeuropeistica non è in grado di stabilire in modo condiviso l'esatta collocazione dell'illirico all'interno della famiglia indoeuropea, della quale comunque fa parte. Secondo Carlo De Simone non è anzi possibile darne una definizione linguistica propriamente detta, perché la lingua non è ricostruibile sulla sola base etimologica dei nomi.. Radoslav Katičić rileva del resto che, su base puramente onomastica, non è possibile alcuno studio complessivo della fonologia storica illirica..
Per gran parte del Novecento il quadro fu dominato dalla «teoria illirica» di Hans Krahe, che dagli anni venti definì l'illirico come un complesso onomastico unitario esteso a gran parte d'Europa, comprendente anche gli Iapigi dell'Italia meridionale; questa impostazione, condivisa da preistorici come Gustaf Kossinna e associata a culture dell'età del bronzo (di Únětice, lusaziana, dei campi di urne), fu poi abbandonata. Lo stesso Krahe nel 1964 ne riconobbe la debolezza, proponendo di sostituire il termine «illirico», ormai onnicomprensivo, con il neologismo «antico-europeo» (Alteuropäisch).. La principale ragione del crollo, osserva De Simone, è che una lingua non attestata direttamente non può essere ricostruita sulla sola etimologia: la ricerca successiva (Jürgen Untermann, Katičić, lo stesso De Simone) ha perciò adottato il metodo dei «territori onomastici», distinguendo all'Adriatico orientale tre aree (liburnica, mediodalmatica e suddalmatica), con l'avvertenza che un territorio onomastico non equivale necessariamente a una lingua..
Non c'è inoltre accordo sul fatto che «illirico» designi una sola lingua: mentre molti studiosi assumono un'unica lingua illirica, Eric Hamp e Joachim Matzinger ritengono più prudente considerare il termine una denominazione collettiva, usata dagli antichi per un insieme di idiomi indoeuropei di tribù diverse, non necessariamente imparentati..
Allo stesso ceppo dell'illirico è stato spesso ascritto il messapico parlato nella Penisola italica sudorientale: a sostegno del nesso si citano testimonianze antiche (con riferimento a Plinio, Naturalis Historia, III, 11, 102, sui Paediculi discendenti da genti illiriche). e la presenza di un'identica onomastica sulle due sponde dell'Adriatico; tuttavia, come osserva Roger D. Woodard, finché l'illirico non sarà meglio attestato il legame con il messapico resta un'ipotesi non verificabile. Eric Hamp (2008) ha proposto nuovi argomenti a favore di un'antica parentela tra il messapico e l'antenato dell'albanese..
Un filone novecentesco cercò di contestualizzare l'illirico attraverso un sistema idronimico registrato in gran parte d'Europa: Julius Pokorny, Krahe e altri lo attribuirono a una presenza illirica estesa dalla Penisola iberica all'Anatolia. Questa ipotesi, definita ironicamente «panillirismo» da Vittore Pisani, fu poi giudicata storicamente inverosimile e linguisticamente fallace, e il sistema idronimico fu spiegato come residuo di uno strato di indoeuropeizzazione anteriore alle lingue storicamente note. Più recentemente alcuni studiosi (tra cui Vladimir Nikolaevič Toporov, Ivan Duridanov e Villar, con diverse sfumature) hanno avanzato l'ipotesi che l'illirico fosse la cristallizzazione in situ di un continuum indoeuropeo esteso dal Baltico ai Balcani meridionali; si tratta però di una proposta non condivisa dalla generalità degli studiosi..
Distribuzione geografica Il corpus La lingua degli Illiri non è attestata direttamente: non se ne conosce alcuna iscrizione e nessuna testimonianza va oltre la singola parola. motivo per cui il corpus in lingua illirica è estremamente scarso e si riduce a glosse, antroponimi e toponimi. Secondo Friedman e Joseph le sole parole che gli autori antichi attribuiscono con sicurezza all'illirico sono tre, rinos («nebbia»), sabaia («bevanda fermentata») e Deuadaia («satiro»); una quarta, sybina («spiedo da caccia»), è di attribuzione dubbia..
Le due iscrizioni storicamente proposte come illiriche sono oggi entrambe ricondotte ad altri ambiti. La prima, incisa su un anello bronzeo rinvenuto nel 1897 nella necropoli di Kalaja e Dalmaçes presso Scutari (Albania settentrionale), fu letta da Krahe come unica iscrizione illirica autoctona, ma nel 1959 l'archeologa bulgara Ljuba Ognenova dimostrò che l'anello e il suo contesto sono bizantini (VI-VII secolo) e che il testo, letto dal basso verso l'alto, è in greco medievale (κ(ύρι)ε βοήθη Ἄννα, «Signore, aiuta Anna»)... La seconda, su un vaso fittile di produzione locale rinvenuto a Pod presso Bugojno (Bosnia) e databile al VI-V secolo a.C., reca segni che imitano alfabeti italici e non è ricondotta da Katičić alle testimonianze in lingua illirica..
Sistemi onomastici In base ai nomi di persona trasmessi dalle fonti, Katičić distingue tre territori onomastici all'Adriatico orientale: quello liburnico a nord (con relazioni verso il venetico), quello mediodalmatico al centro (con legami verso la Pannonia) e quello suddalmatico a sud, che coincide in larga parte con l'area degli Illyrii proprie dicti, con epicentro nell'odierna Albania intorno a Durazzo.. Proprio in quest'area, osserva De Simone, è più probabile trovare nomi appartenenti alla lingua indigena: per alcuni temi (gent-, Teut-, Trit-) esistono etimologie indoeuropee solide e condivise, ma le etimologie dei singoli nomi, avverte, non bastano a ricostruire una lingua né a stabilirne la parentela genetica.. Sull'attribuzione stessa di alcuni di questi nomi all'illirico gli studiosi divergono: De Simone considera Gentius, il nome del re illirico, un riflesso illirico genuino, da una radice indoeuropea comune (*ǵenh₁- «generare»), imparentato con il celtiberico gentis «figlio» (attestato a Botorrita) e con il latino gens,. mentre Heiner Eichner ritiene Gentius e Teuta probabilmente celtici, sulla base del medesimo confronto celtiberico, e Matzinger ne segue la cautela.
Géza Alföldy propose invece cinque gruppi (Illiri propriamente detti, Dalmati, Liburni, Giapidi, Pannoni); Katičić ne contestò però sia l'area pannonica, definita su un esiguo numero di nomi e probabilmente non distinta da quella dalmata, sia il preteso carattere misto celtico-illirico dei Giapidi, da lui ricondotto a spostamenti di truppe di epoca romana..
La lingua illirica non ha lasciato eredi storici univocamente riconoscibili. La tesi della discendenza della moderna lingua albanese dall'illirico, pur diffusa, è ritenuta non comprovabile allo stato della ricerca per l'esiguità delle testimonianze; Matzinger argomenta anzi contro una discendenza lineare illirico-albanese sulla base dello sviluppo fonetico dei macrotoponimi (come Scutari, Shkodër, e Durazzo, Durrës), che indicherebbe un'adozione tardoantica dei nomi e non una continuità ininterrotta, mentre Friedman e Joseph considerano la questione aperta, pur giudicando «ragionevole» un qualche legame con l'albanese.
Fonologia Dallo scarso materiale noto si sono potuti desumere soltanto pochi tratti, sufficienti a garantirne l'indoeuropeità: le sonore aspirate indoeuropee sembrano apparire come sonore semplici (*dh > /d/) e *a e *o indoeuropee risultano confuse in /a/. Resta incerto se l'illirico fosse lingua centum o satəm: De Simone legge nel nome Gentius (< *ǵenh₁-ti-) un esito centum della palatale *ǵ > /g/, ma l'attribuzione illirica del nome è essa stessa contestata. Nel materiale onomastico si rilevano del resto sia esiti di tipo centum sia di tipo satəm.
Esempi Le glosse considerate sicuramente illiriche sono: rinos «nebbia» (scolio all'Odissea 5, 281), accostato all'albanese re (antico ren) «nuvola»; sabaia (o sabaium), «bevanda fermentata», in Ammiano Marcellino e san Girolamo; Deuadaia (deudai), «satiro», glossa di Esichio. Di attribuzione incerta è sybina «spiedo da caccia» (Ennio, tramite Paolo Diacono): Heiner Eichner osserva che si tratta di una voce di ampia diffusione, presente anche in greco e in latino-romanzo, per cui un'origine illirica è poco probabile, e che per l'uso tardo ed esteso del nome «Illirico» nemmeno il carattere illirico di sabaia è del tutto garantito. Eichner aggiunge che l'etichetta «illirico», al pari di «frigio» in Asia Minore, valeva spesso genericamente «barbaro», sicché parole straniere poterono dirsi illiriche senza una vera analisi linguistica; sulla sua scia si pone Matzinger. Altre glosse proposte sono apertamente controverse: δάξα «mare» e Δειπάτυρος «dio», forse epiroti; βρά «fratello», forse prestito illirico al dialetto eleo; βρένδον «cervo» e βρέντιον «testa di cervo», citate però esplicitamente come messapiche.
Note
Bibliografia Fonti antiche Scholia all'Odissea, V, 281 (glossa rinos). Esichio di Alessandria, Lexicon, s.v. Δεύαδαι (glossa Deuadaia). Ammiano Marcellino, Res gestae (glossa sabaia); san Girolamo (glossa sabaia). Ennio, Annales, fr. 526 Skutsch, tramite Festo, De verborum significatu (epitome di Paolo Diacono) (glossa sybina). Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 11, 102 (Paediculi).
Fonti moderne
Articoli in riviste, atti e miscellanee Géza Alföldy, Die Namengebung der Urbevölkerung in der römischen Provinz Dalmatia, in «Beiträge zur Namenforschung» 15, 1964. Radoslav Katičić, Die Illyrischen Personennamen in ihrem südöstlichen Verbreitungsgebiet, in «Živa Antika» 12, 1962. Radoslav Katičić, Das mitteldalmatinische Namengebiet, in «Živa Antika» 12, 1963a. Radoslav Katičić, Illyrii proprie dicti, in «Živa Antika» 13, 1963b. Radoslav Katičić, Namengebiete im römischen Dalmatien, in «Die Sprache», X (1964), pp. 23-33.
Voci correlate Illiri Illiria Lista delle tribù illiriche Pannoni Pannonia
Altri progetti
Collegamenti esterni
Illirica Illirica