Carriera Zenz ha ottenuto un master's degree in sociologia dello sviluppo all'Università di Auckland, Nuova Zelanda, e un dottorato in antropologia sociale all'Università di Cambridge, con una tesi sull’educazione delle minoranze, opportunità di lavoro e sull'identità etnica dei giovani tibetani nella Cina occidentale.
Zenz è stato docente di metodologia della ricerca sociale alla Scuola europea di cultura e teologia di Korntal.
Zenz è consigliere sulle politiche etniche presso l'Inter-Parliamentary Alliance on China.
Nel 2017 si è unito al think-tank conservatore The Jamestown Foundation, per il quale ha pubblicato articoli aspramente criticati dal tabloid controllato dal Partito Comunista Cinese Global Times.
Nel 2020 è diventato un membro senior in sinologia della Victims of Communism Memorial Foundation, organizzazione anticomunista no-profit statunitense. Nello stesso anno, fonda e dirige il gruppo di ricerca sugli Uiguri presso il New Lines Institute.
Ricerche Tibet Zenz è l'autore di 'Tibetanness' Under Threat?, uno studio sul moderno sistema educativo tibetano dove esamina le prospettive di carriera degli studenti che si specializzano in studi in lingua tibetana, temendo l'idea che il maggior valore di mercato dell'istruzione in lingua cinese possa minacciare la sopravvivenza etnoculturale tibetana..
Xinjiang Nel 2016 iniziò ad interessarsi allo Xinjiang con un articolo sul sistema di sorveglianza e sicurezza dello Xinjiang, ma con lo scoppio della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti d'America nel 2018 e le accuse anti-cinesi dell'ex segretario di stato Mike Pompeo, Zenz raggiunse la notorietà pubblicando nuovi articoli sulla regione cinese. In un'intervista al The Wall Street Journal, Adrian Zenz affermò di sentirsi guidato da Dio in una missione o ministero per cambiare le sorti dello Xinjiang.
Più volte la Cina ha accusato Adrian Zenz di aver redatto rapporti privi di credibilità e integrità accademica. Il 9 marzo 2021, aziende e cittadini dello Xinjiang hanno citato in giudizio Adrian Zenz per la diffamazione che ha causato perdite economiche nella regione. Il 22 marzo dello stesso anno, la Cina ha incluso Zenz tra le persone e gli enti sotto sanzioni economiche in risposta alle sanzioni dell'Unione europea.
Campi di rieducazione
Nel 2018, Adrian Zenz pubblicò su Central Asian Survey e per la Jamestown Foundation un rapporto riguardante la rieducazione degli Uiguri, stimando la detenzione di un milione di persone.. Zenz afferma nel rapporto che non vi è alcuna certezza sul numero dei detenuti ma è "ragionevole speculare" tra le centinaia di migliaia e poco più di un milione"..
Secondo Jessica Blake, editrice di China Files e membro del Mercator Institute for China Studies, il sinologo basò le proprie stime su un singolo rapporto rilanciato da Newsweek Japan ma pubblicato originariamente dalla Istiqlal TV,.. un'organizzazione mediatica di separatisti uiguri in esilio in Turchia che ospita estremisti dell’organizzazione terroristica del Partito Islamico del Turkestan.
Zenz afferma nell'articolo che i numeri del rapporto sono insufficienti, poiché sono assenti i centri più popolati. Blake propone di calcolare quante persone in più nei centri abitati mancanti assumendo lo stesso tasso di detenzione in tutto lo Xinjiang e utilizzando i dati della popolazione locale per calcolare una stima per le aree mancanti. Zenz usa invece fonti provenienti da articoli di Radio Free Asia,. un'emittente pubblica statunitense, e presume che i tassi di detenzione variano a livello locale a seconda della percentuale di minoranze etniche rispetto a quella maggioritaria Han, sostenendo quindi che le aree con popolazioni a maggioranza Han vedono detenuta una percentuale minore delle loro minoranze etniche. Inoltre, per considerare tali differenze nella popolazione e delle probabili differenze nei tassi di detenzione, Zenz considera solo un sottoinsieme dei dati trapelati: 27 contee in cui la stragrande maggioranza della popolazione è di etnia uigura, kazaka e kirghisa. I dati mostrato che 693 273 persone sono state detenute in queste contee, su un totale di 4,45 milioni di adulti uiguri, kazaki e kirghisi di età compresa tra 20 e 79 anni, con un tasso di detenzione del 12,3%.. Secondo Blake, Zenz ha arrotondato per difetto per raggiungere un tasso medio di detenzione del 10% nelle aree più popolate da minoranze, e per stimare un tasso di detenzione per le aree a maggioranza Han ha poi dimezzato la stima del 10%, cercando di offrire una stima prudente. Applicando questi tassi di detenzione approssimativi alle città e alle contee dell'intera regione, Zenz scrive che "sebbene non vi sia certezza, è ragionevole speculare che il numero totale di detenuti possa oscillare tra alcune centinaia di migliaia e poco più di un milione." "la cifra totale degli internamenti per la rieducazione dello Xinjiang può essere stimata in poco più di un milione"..
Lista Karakax
Nel 2020, Adrian Zenz pubblicò per il Journal of Political Risk la lista Karakax, dal nome dell'omonima contea nella prefettura di Hotan, come un documento ufficiale in grado di provare che "Pechino sta attivamente perseguitando e punendo le normali pratiche dei credi religiosi tradizionali". Durante la conferenza stampa del 23 febbraio 2020, il capo della contea e uiguro Mehmut Wumrjang ha affermato che "il rapporto è pieno di ipotesi soggettive messe insieme da un pio desiderio, e quindi non possono essere scrutinate in quanto non conformi ai fatti", sostenendo inoltre che la lista era stata creata in collusione con le forze separatiste del Turkestan orientale.
Zenz affermò che tutte le 311 persone della lista provengono da Karakax, hanno parenti all'estero e sono state detenute nei centri vocazionali. Secondo il tabloid cinese Global Times, solo pochi individui nella lista sono stati inviati nei centri vocazionali, mentre gli altri hanno sempre condotto una vita normale. Mehmut ha ribadito che nei centri vengono inviati solo le persone influenzate dall'estremismo religioso o colpevoli di reati minori, che nessuno della lista è mai stato inviato nei centri vocazionali e che solo 19 persone avevano parenti all'estero. Mehmut affermò inoltre che "la maggior parte delle 311 persone presenti sulla 'Lista Karakax' sono residenti del quartiere di Bositan" a Kashgar. Global Times ha inoltre intervistato due delle persone presenti nella lista e ha affermato che gran parte delle informazioni non combaciavano con quelle reali.
Nel rapporto, Zenz affermò che alcune persone erano state inviate nei campi vocazionali per aver viaggiato all'estero, parlato con persone straniere, venduto le loro proprietà per poi lasciare il paese o addirittura per aver visitato siti internet stranieri. Il vicecapo del Dipartimento di pubblica sicurezza dello Xinjiang Yalikun Yakuf rispose in una conferenza stampa che alcune persone malintenzionate in occidente, come Zenz, avevano mischiato fatti normali (es. i viaggi all'estero) con atti criminali per screditare gli sforzi anti-terroristi e di deradicalizzazione. Dopo alcune indagini, Yalikun affermò che molti dei viaggi all'estero non venivano fatti per turismo ma per unirsi a cellule jihadiste e poi ritornare nello Xinjiang con l'obiettivo di compiere attentati terroristici. Alcune chiamate internazionali dallo Xinjiang si rivelarono essere contati con terroristi ed estremisti per progettare attacchi nella regione, e molte persone che avevano venduto le loro proprietà e lasciato la Cina erano in realtà partite per unirsi all'ISIS attraversando illegalmente i confini. Per quanto riguarda la consultazione di siti web stranieri, furono indagati soltanto quelli che si collegavano a portali illegali di reclutamento o propaganda jihadista. Per i cittadini che lasciano il paese o visitano siti internet stranieri per scopi normali e pacifici, non sono previste alcune restrizioni né contromisure.
Nel rapporto, si presume che il 25,3% delle persone nei campi sia dovuto al credo religioso, ma il portavoce dell'ufficio d'informazione del governo regionale dello Xinjiang, Ilijang Anayt affermò che non vi è mai stata una sorveglianza sulla popolazione che si reca nelle moschee, la frequenza delle loro visite o sul loro digiuno durante il ramadan.
Sterilizzazioni di massa Nel 2020, Zenz pubblicò un nuovo articolo per la Jamestown Foundation nel quale accusò il governo cinese di attuare un genocidio e "controllo obbligatorio delle nascite" contro gli Uiguri e altre minoranze dello Xinjiang... Il lavoro di Zenz venne inoltre ripreso dalla Associated Press e fu citato pubblicamente anche da Mike Pompeo. Secondo l'Istituto dei diritti umani della Southwest University of Political Science and Law (SWUPL), sin dalla copertina del rapporto sono presenti immagini tratte da articoli di quotidiani online e siti internet cinesi che rimandano a semplici esami obiettivi gratuiti per monitorare lo stato di salute della popolazione, e tali fotografie sono state decontestualizzate per alludere ad un controllo di massa degli Uiguri.
Zenz accusa la Cina di compiere un genocidio contro gli Uiguri per la campagna di prevenzione delle nascite in base ai criteri stabiliti da una Convenzione ONU sulla prevenzione e punizione del crimine di genocidio, citando la sezione D dell'articolo II... Secondo il sito di giornalismo investigativo indipendente The Gray Zone, lo stesso articolo della Convenzione afferma che uno degli atti elencati nello stesso deve essere compiuto "con l'intento di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso", e la sola prevenzione delle nascite non può essere una prova di genocidio senza aver comprovato l'intento da parte della Cina di annientare l'etnia uigura. Inoltre, gli avvocati del Dipartimento di Stato USA hanno affermato che "non ci sono prove consistenti a favore del genocidio in Cina".
Nel suo rapporto, Zenz affermò che "la crescita naturale della popolazione dello Xinjiang è diminuita drammaticamente tra il 2015 e il 2018", e che nel 2018 il tasso di crescita della popolazione di Hotan e Kashgar era solo del 2,58‰.. Lin Fangfei, professoressa alla Scuola di politica e pubblica amministrazione dell'Università dello Xinjiang, riporta in una sua ricerca in risposta a quella di Zenz che secondo l'Annuario statistico dello Xinjiang del 2019, il tasso naturale di crescita della popolazione a Kashgar era del 6,93‰ e del 2,96‰ a Hotan. Lin afferma che Zenz non indica la fonte precisa dei dati quando si riferisce ai tassi naturali di crescita a Hotan e Kashgar, e dubita della loro attendibilità.
Secondo i dati raccolti dall'Istituto nazionale di statistica della Cina, nello Xinjiang la popolazione totale, delle minoranze etniche e della popolazione uigura sono cresciute in maniera costante e continua tra il 2010 e il 2018: il numero totale di residenti è aumentato del 13,99%, le minoranze sono aumentate del 22,14% e si è avuto un incremento della popolazione uigura nello Xinjiang del 25,04% contro il 2% dell'etnia Han. Lin fa notare che il tasso di crescita naturale della popolazione nello Xinjiang è sì diminuito sin dal 2015, ma non in modo netto e drammatico secondo quanto riferito da Zenz.. Nel 2018, il tasso di crescita generale della popolazione nello Xinjiang era del 6,13‰, superiore alla media nazionale del 3,81‰,. e Lin attribuisce il calo della crescita alla disponibilità alla fertilità da parte delle donne appartenenti alle minoranze etniche, affermando che ciò riflette gli sforzi del governo cinese nella promozione della protezione dei diritti di donne e bambini sul lungo periodo.
Zenz sostiene che il calo è dovuto a politiche di controllo obbligatorio delle nascite, ma Lin riporta che i "Regolamenti sulla pianificazione della popolazione e delle famiglie nella Regione Autonoma Uigura in Xinjiang", rivisto nel 2017, affermano che nella regione è concesso ad una coppia urbana di avere due figli e nelle aree rurali un massimo di tre.