Lo Pseudo-Egesippo (seconda metà IV secoloIl terminus post quem è il 330, anno della fondazione di Costantinopoli da lui citata in III, 5,2; il terminus ante quem può essere invece collocato tra il 445 e 451, anni della composizione del Liber promissionum et praedicatorum Dei di Quodvultdeus, testo nella quale lo Pseudo-Egesippo è citato in II, 91, 1 e II, 92, 15, anche se, indizi interni, come ad esempio l’uso di una Bibbia pre-gerominiana (V. Ussani, La questione e la critica del così detto Egesippo, pp. 245-361), spingono a non spostarsi troppo oltre il V secolo.) è uno pseudonimo per indicare l’autore di una traduzione-rifacimento latino del Bellum Iudaicum di Giuseppe Flavio.
Il nome «Egesippo» compare nella tradizione manoscritta dal IX secoloV. Ussani, Hegesippi qui dicitur Historiae libri V, p. 5, mentre nei codici precedenti l’opera circola con il nome di «Josephus». Per alcuni studiosi «Egesippo» sarebbe una corruzione del nome «Josephus», da «ex Iosippo»È su questa posizione F. Parente, Sulla doppia trasmissione, filologica ed ecclesiastica, del testo di Flavio Giuseppe: un contributo alla storia della ricezione della sua opera nel mondo cristiano, pp. 41-43., in riferimento all’autore del testo di partenza, Flavio Giuseppe; tale corruzione si sarebbe poi stabilizzata al sorgere del IX secolo, per distinguere Egesippo (autore della traduzione) da Giuseppe. Altri critici invece, attualmente in posizione minoritaria, ritengono che il nome derivi da un’attribuzione erronea dell’opera allo storico cristiano Egesippo (110-180)La pensa così V. Ussani, Su le fortune medievali dell’Egesippo, p. 113..
L'autore Di una traduzione latina del Bellum Iudaicum si ha notizia nelle Institutiones di Cassiodoro, che già risulta incerto sull’attribuzione e indica come possibili autori Girolamo, Ambrogio e RufinoCassiodoro, Institutiones, I, 17, 1..
L’attribuzione a Girolamo può essere esclusa in quanto egli stesso, in una sua epistula del 398, sembrerebbe smentire di essere l’autore di una traduzione di Flavio GiuseppeGirolamo, Epistulae, 71, 5.. È probabile che sia Cassiodoro sia Girolamo si riferissero a una seconda traduzione, più letterale e in 7 libri, come riportato da Cassiodoro stesso, attribuita a RufinoA. A. Bell, An historiographical analysis of the De excidio hierosolymitano of pseudo-Hegesippus, ha fatto notare la differenza tra la traduzione di Rufino in 7 libri e quella dello Pseudo-Egesippo in 5 e identificato proprio in quella di Rufino (altrettanto problematica da un punto di vista filologico) la traduzione citata da Cassiodoro..
I primi autori che invece utilizzano con certezza l’opera dello Pseudo-Egesippo, sono, oltre a QuodvultdeusQuodvultus, Liber promissionum et praedicatorum Dei, cita lo Pseudo-Egesippo in II, 91, 1 e II, 92, 15., Isidoro di Siviglia, l’anonimo autore del De situ Hierosolimae, Adamnano e BedaPer le indicazioni dei passi si vedano gli indici in V. Ussani, Hegesippi qui dicitur Historiae libri V., che individuano l’autore in IosephusPer tutto l’alto medioevo, almeno fino al IX secolo, l’opera circolò sotto il nome di Giuseppe/Josephus, godendo anche di una buona diffusione come ricorda V. Ussani, Su le fortune medievali dell’Egesippo e V. Ussani, Nuovi contributi alla storia dell’Egesippo nel medioevo.. Nella tradizione manoscritta esiste tuttavia un filone, cronologicamente contemporaneo, che attribuisce l’opera ad AmbrogioI primi testimoni che citano Ambrogio sono il Cod. Cassellanus theol. Fol. 65 (VI-VII secolo) e il Cod. Ambrosianus C 105 inf. (VII-VIII secolo); successivamente compare in codici autorevoli quali il Cod. Vaticanus Palatinus 170 e il Cod. Vesontionensis 833 (entrambi IX-X secolo). L. Canfora, La conversione., forse sulla base dell’ipotesi formulata da Cassiodoro. Sin dalla fine del XIX secolo, dunque, gli studiosi hanno provato a verificare la paternità del testo analizzandolo nei suoi aspetti intrinseci.
I primi studi di attribuzione tra XIX e XX secolo I primi studiosi a sostenere l’identificazione dello Pseudo-Egesippo con Ambrogio furono Hermann RönschH. Rönsch, Die lexikalischen Eigentümlichkeiten des sogenannten Hegesippus, pp. 256-321., Max IhmM. Ihm, Studia Ambrosiana., Gustav LandgrafG. Landgraf, Die Hegesippus Frage, pp. 465-472. e Carl WeymanC. Weyman, Sprachlisches un Stilistisches zu Florus und Ambrogius, pp. 41-61., anche se i risultati più convincenti furono di Vincenzo UssaniV. Ussani, La questione e la critica del così detto Egesippo, pp. 245-361., che aprì un acceso e proficuo dibattitoIn J. Wittig, W. Scwierholz et al., Ambrosiaster-Studien, fu dedicato un intero volume alla questione nelle <<Kirchengeschichtliche Abhandlungen>>.. Il primo a opporsi a tale identificazione fu Otto ScholtzO. Scholtz, Die Hegesippus-Ambrosius-Frage. Eine literarhistorische Besprechung. che, sulla scorta di una vecchia teoria delle origini ebraiche dello Pseudo-Egesippo formulata da Friedrich VogelF. Vogel, De Hegesippo, qui dicitur, Iosephi interprete., propose come attribuzione alternativa Isacco Giudeo, ebreo convertito vissuto nel III secolo, sostenendo che Ambrogio aveva letto e citato EgesippoIn particolare facendo riferimento ad Ambrogio, Exameron, V,3,7; argomento giudicato dalla maggior parte degli studiosi molto debole (ad es. )..
Negli anni trenta gli studi sulla paternità dell’opera si incentrarono principalmente sull’uso della lingua (lessico, sintassi e clausolae). Gli studiosi che diedero i contributi più importanti in questa stagione furono William Francic DwyerW. F. Dwyer, The voccabulary of Hegesippus. A study in latin lexicography., Rossella DelaneyM. R. Delaney, A study of the clausulae in the works of St. Ambrose. e soprattutto John Patrick McCormickJ. P. McCormick, A study of the nominal syntax and of indirect discourse in Hegesippus.. Pur essendo in disaccordo riguardo all’identificazione dello Pseudo-Egesippo con Ambrogio, essi dimostrarono l’inequivocabile cultura occidentale e latina dello Pseudo-Egesippo, screditando così l’opzione avanzata da Scholtz.
Negli anni settanta e ottanta del XX secolo, il dibattito venne polarizzato tra i sostenitori di Ambrogio-Isacco GiudeoAd es. P. Courcelle, Tradicion platonicienne et traditions chrétiennes du corps-prison, pp. 406-443, sostenne, più a livello intuitivo che con vere dimostrazioni, l’identificazione con Ambrogio, mentre K. Mras, Die Hegesippus-Frage, pp. 143-153, continuò a sostenere l’ipotesi Isacco Giudeo. e quelli che seguirono la nuova proposta di Albert Atwood BellA. A. Bell, An historiographical analysis of the De excidio hierosolymitano of pseudo-Hegesippus., come ad esempio Jean-Pierre CalluJ. P. Callu, Le De Bello Iudaico du Pseudo-Hégésippe. Essai de datation, pp. 117-142., che identificarono lo Pseudo-Egesippo con Evagrio di Antiochia o Evagrio Pontico (in virtù della sicura conoscenza del greco dell’autore e di alcuni precisi riferimenti ad Antiochia nel testo). Queste posizioni sono tuttavia prive di una efficace e convincente dimostrazione storico-filologica che possa definitivamente porre fine alla questione.
Il dibattito attuale All’inizio del XXI secolo il dibattito sulla paternità ambrosiana è stato rilanciato negli studi di Chiara Somenzi.. La studiosa ha riproposto la querelle privilegiando, vista l’assenza di argomenti risolutivi in merito, l'analisi della preparazione classica dello Pseudo-Egesippo, prendendo in considerazione soprattutto la cultura scolastica e biblico-cristiana dell’autore. Sulla base delle affinità culturali tra i due Autori, difficilmente riducibili alla frequentazione di un medesimo cursus studiorum, nonché di numerosi elementi attinti dalla cultura biblico-cristiana, l’analisi di Somenzi evidenzia, pur con qualche criticitàAd es. discordanze su temi quali la causa della persecuzione di Pietro, ., una strettissima correlazione tra le fonti e il pensiero dello Pseudo-Egesippo e di AmbrogioI punti di estrema integrazione tra i due autori evidenziati da Somenzi, oltre alla scrittura, sono i temi quali il suicidio, il racconto di Pietro in rapporto con gli Atti di Pietro e, soprattutto, i temi della politica anti-giudaica.. Lo Pseudo-Egesippo sarebbe quindi un Ambrogio ancora acerbo, ma già in grado di sviluppare coraggiose esegesi., tesi rafforzata dalla “scolasticità” del testo, che farebbe pensare a una non grande distanza cronologica tra la formazione e la composizione dell’opera..
Trattando delle ragioni che avrebbero spinto Pseudo-Egesippo/Ambrogio a scrivere l’opera, Somenzi ipotizza una correlazione con la salita al seggio imperiale di Giuliano detto l’apostata, che, nel 363, tentò di ricostruire il Tempio di Gerusalemme, ridestando la polemica anti-giudaica nel mondo cristiano, vivacissima anche nello Pseudo-Egesippo. Il risultato sarebbe un’opera giovanile, dunque, alla quale Ambrogio non avrebbe in seguito apportato modifiche e che sarebbe stata pubblicata postuma, fin da subito sotto l’autorità di Giuseppe che quindi ha prevalso sul “traduttore”..
Pochi anni dopo, Carson Bay ha riaperto la questioneBay non ha ancora pubblicato una monografia dedicata, l’articolo più significativo può essere considerato C. Bay, Pseudo-Hegesippus at Antioch? Testing a Hypotesis for the Provenance of the De Excidio Hierosolymitano. con metodologie e conclusioni molto distanti dalla studiosa italiana. Bay, infatti, ha rilanciato la vecchia ipotesi di Bell circa la possibile identificazione dello Pseudo-Egesippo con Evagrio di Antiochia sulla base della profonda conoscenza della città che traspare dal testoIvi, p. 102 per un’introduzione, nelle pagine successive Bay elenca, oltre alla descrizione della città fatta dallo Pseudo-Egesippo, anche i santi e i martiri antiochieni presenti nell’opera..
Recentemente, questo approccio è stato nettamente respinto da Luciano Canfora, che ha osservato che “se avesse senso un tale criterio, dovremmo spostare il luogo di nascita di Ammiano Marcellino da Antiochia ad Alessandria d’Egitto per effetto dell’ampia e ammirata descrizione di Alessandria […]. Volendo, però, potremmo piazzare anche “Egesippo” ad Alessandria in ragione della fastosa descrizione del suo porto. E il gioco potrebbe continuare, ma forse, andrebbero avvertiti, i neofiti, del fatto che l’impegnato “Egesippo” sta semplicemente imitando le digressioni geografiche dei prediletti storici latini da lui presi a modello […]”L. Canfora, La conversione. Come Giuseppe Flavio fu cristianizzato, pp. 117-118..
Canfora, dunque, non solo accoglie le formulazioni di Somenzi sulla cultura di provenienza, ma riconosce Ambrogio in Egesippo sulla base della tradizione manoscritta più autorevole, che appare concorde nell’attribuzione al vescovo di MilanoIvi, pp. 100 e 103.; in diverse opere successive, Ambrogio avrebbe, inoltre, esplicitamente echeggiato il suo scritto giovanileIbid..
Fatte queste premesse, Canfora confuta quindi le altre ipotesi avanzate, poiché nessuna sarebbe basata su uno studio attento della tradizione, ma su mere congetture. In primo luogo, lo studioso barese respinge in modo definitivo l’ipotesi Isacco Giudeo, avanzata per ultimo da Karl MrasK. Mras, Die Hegesippus-Frage., evidenziando come in molti passi del testo l’antigiudaismo dello Pseudo-Egesippo non è né “freddo e distante” come vuole Mras, né riconducibile ad un ebreo cristianizzatoL. Canfora, La conversione, p. 112-113., confermando così le analisi di Somenzi.