La ʾiḍāfa () è una costruzione sintattica dell'arabo, usata principalmente per formare il complemento di specificazione.

La formazione della ʾiḍāfa consiste fondamentalmente nel porre un sostantivo dopo l'altro. Come in italiano, il complemento viene posto dopo il soggetto.

Similarmente al latino, in arabo è anche presente un sistema di flessione nominale. Questo porta il complemento di specificazione ad assumere una kasra finale, ovvero una "i" breve alla fine del sostantivo, che spesso viene omessa nella lingua araba standard.

Alcuni esempi di ʾiḍāfa sono:

- دَارُ السَلامِ (dāru s-salāmi) - la "casa della pace", città della Tanzania

- كِيلُو مَوْزِ (kīlū mawzi) - un chilo di banane

- بِنْتُ حَسَنِ (bintu Ḥasani) - la figlia di Hassan

- بَيْتُ رَجُلٍ (baytu raǧulin) - una/la casa di un uomo

- سَيارةُ أمِّي (sayāratu ʾummī) - l'automobile di mia madre

Terminologia Il termine deriva dal verbo (ʾaḍāfa) - "aggiungere, attaccare" - verbo di IV forma derivante dalla radice triconsonantica (ḍ - y - f).

L'intera frase è composta da un nome e da un genitivo ed è propriamente indicata in arabo come (ʾiḍāfa) - "annessione, aggiunta". Il primo termine della coppia si chiama (al-muḍāf) "la cosa annessa". Il secondo termine viene invece indicato come (al-muḍāf ʾilayhi) "la cosa aggiunta a".

Tipi di relazione espressi La gamma di relazioni espressa dalla ʾiḍāfa è molto ampia e non si limita al semplice possesso materiale. In generale, esprime quello che nella lingua italiana è conosciuto come complemento di specificazione.

In molti casi, in arabo la ʾiḍāfa viene usato per coniare delle parole composte. Ad esempio, (baytu l-ṭalabati) significa letteralmente "casa degli studenti", ma il suo significato è ovviamente quello di "ostello" o "dormitorio" [per studenti].

L'ʼiḍāfa può indicare anche il materiale di cui è fatto qualcosa: (ḫātamu ḫašabin) "anello di legno".

Nel caso di parole indicanti dei contenitori, inoltre, la ʾiḍāfa può riferirsi propriamente ciò che è vi è in esso contenuto: ad esempio: (finǧānu qahwatin) - "una tazza di caffè".

La formazione della ʾiḍāfa

Primo termine Il primo termine della ʾiḍāfa ha le seguenti caratteristiche:

Si determina attraverso il secondo termine, quindi non può avere né l'articolo determinativo (al), né un pronome possessivo suffisso. È esclusa anche la nunazione (la caratteristica -n finale, corrispondente al nostro articolo indeterminativo). Nel caso in cui si ometta la ʾiʿrāb la tāʾ marbūṭa si pronuncia completa della t finale.

Secondo termine Il secondo termine della ʾiḍāfa, quando è un sostantivo, ha le seguenti caratteristiche:

Deve essere un genitivo, assume quindi una kasra finale. Deve avere l'articolo determinativo o deve contenere un pronome possessivo suffisso. Può in alternativa presentare la nunazione, che svolge la funzione di articolo indeterminativo.

Terzo termine e successivi è possibile formare della ʾiḍāfa usando più di due parole. In questi casi, tutti i termini si comportano come il primo, con la sola eccezione dell'ultimo che invece deve essere determinato e deve essere un genitivo.

Ad esempio: (sarqatu ǧawāzi safari ʾaḥadi l-lāʿibīna) "il furto del passaporto [letteralmente "licenza di viaggio"] di uno degli atleti".

Indicare la determinazione nella ʾiḍāfa La ʾiḍāfa nel suo insieme è una frase nominale. Può essere quindi considerato come indefinito o definito solo nel suo insieme.

Si noti che nella traduzione italiana il primo termine della ʾiḍāfa è sempre determinato. Può diventare indeterminato solamente nel caso in cui anche il secondo termine è indeterminato. Esempi:

(baytu l-mudīr-i ) - la casa del direttore (baytu mudīr-in) - una casa di un direttore (baytu mudīr-in) - la casa di un direttore

Qualora il primo termine debba essere necessariamente indeterminato ed il secondo termine determinato, si potrà solamente ricorrere a due tipi di perifrasi e non ad un'ʼiḍāfa. Esempi: (baytun li l-mudīri) - una casa del direttore (lett. "una casa a/per il direttore") (baytu min al buyūti l-mudīri) - una casa del direttore (lett. "una casa tra le case del direttore")

Note

Bibliografia Karin C. Ryding, A Reference Grammar of Modern Standard Arabic, Cambridge: Cambridge University Press, 2005 Laura Veccia Vaglieri, Grammatica teorico-pratica della lingua araba, Istituto per l'Oriente C.A. Nallino, Roma, 1937-2011-2014 Faruk Abu-Chacra, Arabic: An Essential Grammar J. A. Haywood, H. M. Nahmad, A New Arabic Grammar of the Written Language

Categoria:Grammatica araba