La chiesa di San Giuseppe, anche chiamata chiesa Nuova (chiesanova in siciliano), è una chiesa cattolica ubicata poco distante dalla testa di la cursa, in via Papa Giovanni XXIII, a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani.

Storia L'edificazione Nel mese di gennaio del 1886, per interessamento dell'arciprete Michele Plaia e affiancato dal popolo castellammarese, che offrì denaro e prestazioni a titolo gratuito, iniziarono i lavori per la costruzione della chiesa di San Giuseppe nella zona petrazzi su un terreno dei padri cappuccini. Questi padri, infatti, sul terreno che avevano acquistato, pensavano di costruirci un convento e una chiesa destinata al loro utilizzo, ma tale progetto non venne mai realizzato.

Diverse, infatti, furono le difficoltà per l'edificazione della chiesa di San Giuseppe e non fu facile ottenere il terreno dai padri cappuccini. Da tempo, infatti, in questa zona periferica di Castellammare esisteva un romitorio di frati francescani, poi riformati cappuccini, con accanto un ospizio di mendicità che curavano. Inoltre, nelle vicinanze, era già iniziata la costruzione di una chiesetta dedicata alla Madonna del Carmine mai terminata. Per tale motivo il tratto di strada che va dalla testa di la cursa alla via Castronovo, un tempo, si chiamava via Riformati, ma in seguito alla morte di Francesco Crispi il tratto a ovest della chiesa fu a lui dedicato e nel 1963 il comune decise di intitolare il tratto a est della chiesa, a papa Giovanni XXIII.

Una volta superati gli impedimenti iniziali e ottenuto il terreno dai padri cappuccini, grazie all'arciprete Michele Plaia e al popolo che volle con ardore l'edificazione della Nuova Chiesa, iniziarono i lavori di costruzione nel gennaio del 1886. L'appalto dei lavori venne affidato al signor Paolo Pillittieri di Monreale.Salvatore Antonino Romano, Le Chiese di Castellammare del Golfo, pp. 17- 19

I lavori terminarono nel 1902 e la chiesa venne inaugurata e aperta al pubblico nello stesso anno. Da subito i castellammaresi la chiamarono Chiesa nuova in merito alla sua recente edificazione. La chiesa fu inizialmente intitolata alla Sacra Famiglia di Gesù Maria Giuseppe, ma la parrocchia sarebbe stata poi intitolata solo a San Giuseppe.

La congregazione di San Giuseppe Fin da subito in questa chiesa venne festeggiata la Sacra Famiglia nel mese di gennaio, a conclusione del tempo natalizio. La festa del 19 marzo era invece celebrata in chiesa madre, dove da tanto tempo San Giuseppe veniva festeggiato. Oltre che in chiesa madre, il santo, era venerato nella chiesa di Maria Santissima degli Agonizzanti dove nel mese di agosto con la festa del Patrocinio veniva festeggiato unitamente alla Patrona. A tal proposito, ancora prima che la chiesa diventasse parrocchia, venne istituita una congregazione intitolata a San Giuseppe, formata da molti fuoriusciti dall'omonima congregazione esistente nell'ex-chiesa crocifera Maria Santissima degli Agonizzanti. Ci fu, conseguentemente, una contesa fra le due congregazioni, in quanto la seconda sembrò operare per sostituire la prima.

La controversia fra le due congregazioni durò fin quando quella più antica, esigendo la riconsegna della statua di San Giuseppe e dell'arredamento che era stato trasferito dall'ex-chiesa crocifera alla nuova chiesa dal sacerdote Francesco Pilara, fece ricorso al tribunale ecclesiastico di Mazara del Vallo. Il vescovo Niccolò Mario Audino decise dunque di intervenire e definì che la processione del 21 agosto si doveva svolgere come in passato, portando entrambi i simulacri in processione (Madonna del Soccorso e San Giuseppe) e che il simulacro del santo patriarca doveva continuare a uscire dall’ex-chiesa crocifera. Inoltre stabilì con fermezza che alla processione dovevano partecipare entrambe le congregazioni col discusso stendardo, custodito nella chiesa di San Giuseppe, che sarà consegnato al cappellano della chiesa dei crociferi e dallo stesso sacerdote alla fine della processione sarà restituito alla congregazione della chiesa di San Giuseppe, assieme con gli altri oggetti serviti per la processione.Michele Antonino Crociata, Castellammare Storia e Storie, Cronaca e Memorie, vol. I, pp. 240-241

L'istituzione della parrocchia e gli anni più recenti

Dopo 33 anni dall'apertura al culto, la chiesa venne ufficialmente eretta a parrocchia il 24 luglio 1935 con bolla vescovile di monsignor Salvatore Ballo Guercio, vescovo di Mazara del Vallo e il suo primo parroco fu il suddetto rettore Francesco Pilara.

Negli anni 70 a via della forte umidità, dovuta a una sorgente che attraversava le fondamenta della chiesa, gli altari laterali molto rovinati furono completamente abbattuti e mai più ricostruiti. Successivamente, inoltre, furono tolti i due pulpiti presenti ai lati del presbiterio e gli stalli lignei presenti nel coro.

La chiesa nonostante fosse stata aperta al culto ed eretta a parrocchia non fu mai dedicata fino al 2015. Infatti in occasione della memoria liturgica di San Giuseppe lavoratore e per interessamento dell'arciprete Fabiano Castiglione, anche parroco della chiesa di San Giuseppe, il 1º maggio 2015 alla presenza del vescovo di Trapani Pietro Maria Fragnelli ebbe luogo il rito della dedicazione della chiesa e dell'altare.

Nel corso degli anni diversi furono gli interventi di restauro che interessarono la chiesa di San Giuseppe, di cui l'ultimo avvenuto nel 2008 sotto il parroco Mario Bonura. In quest’ultimo restauro furono rifatti completamente l'altare, l'ambone, la mensa, la sede e il tabernacolo. Inoltre le antiche tavolette della via crucis e gli antichi lampadari furono sostituiti con altri di più recente fattura.

Il culto di San Giuseppe

Il culto e la devozione a San Giuseppe sono fra i più antichi di Castellammare del Golfo. Si tratta di una venerazione molto sentita e addirittura già presente prima dell'edificazione della chiesa nuova nella zona petrazzi.

Prima della costruzione di questa chiesa, infatti, la devozione verso questo Santo era praticata nella chiesa madre, dove esisteva ed esiste tuttora un altare, accanto alla cappella della Madonna del Soccorso, con una grande pala raffigurante San Giuseppe con il bambino Gesù in braccio e la Vergine Maria. Con la costruzione della chiesa di Sant’Antonio abate, tale culto fu anche introdotto lí. In questa chiesa fu allestito un altare con un pregiata statua lignea del santo, che oggi possiamo ammirare nella chiesa di San Giuseppe ai petrazzi. Il culto di San Giuseppe era, anche, molto sentito nella chiesa di Maria Santissima degli Agonizzanti, dove nel mese di agosto veniva organizzata la Festa del Patrocinio, che prevedeva il grande banchetto pubblico delle tre Sacre Immagini nella strada pubblica accanto la porta d'ingresso della chiesa e infine la processione delle tre statue della Sacra Famiglia la sera del 21 agosto assieme a quelle della Madonna del Soccorso e di San Rocco.

Oltre al 21 agosto San Giuseppe era celebrato il 19 marzo, solennità liturgica del santo. La mattina del 19 marzo, una volta festa di precetto, le chiese erano piene di fedeli e in particolare modo lo era la chiesa nuova. Da questa chiesa, infatti, nel pomeriggio sfilava la processione. Prima che venisse costruita la chiesa nuova, però, la processione usciva dalla chiesa di Maria Santissima degli Agonizzanti. Nella processione del 19 marzo la maggior parte dei fedeli portava in mano grossi ceri accesi e ogni associazione cattolica portava con sé il proprio stendardo. Di grande portata era lo stendardo della Sacra Famiglia della chiesa nuova che veniva portato da uomini robusti. Questo stendardo era lavorato a mano con preziosi ricami con fili d'oro e pietre lucenti mentre le sacre immagini erano dipinte; se ne persero le tracce dagli anni 70.Michele Antonino Crociata, Castellammare Storia e Storie, Cronaca e Memorie, vol. I, p. 242

La festa di San Giuseppe alla fine degli anni 50 venne spostata dall'allora parroco Mariano Basiricò al 1º maggio, solennità di San Giuseppe lavoratore. In occasione di questa festa, annualmente, veniva organizzata la cursa di li scecchi (corsa degli asini), oggi abolita. Dopo più di 50 anni, nel 2015 l'arciprete Fabiano Castiglione decise di riportare la festa di San Giuseppe al 19 marzo, giorno liturgicamente dedicato alla figura del santo.

La vampata La sera del 18 marzo, vigilia della solennità di San Giuseppe, è consuetudine organizzare in onore del santo patriarca la vampata.

Questa vampata, coincidente con la fine dell'inverno, è una sovrapposizione cristiana a un antico rito pagano di purificazione agraria. In quest'occasione prima della nascita del cristianesimo si bruciavano sui campi, ai margini delle strade, i resti dei raccolti.

In passato la “vampata“ veniva organizzata in ogni quartiere e, in certe zone della città, addirittura in ogni strada. Durante il giorno, infatti, in un angolo della strada ognuno portava un mazzo di legna in modo che arrivata la sera ce n'era un'abbondante quantità. La “vampata”, dunque, durava ore e ore; quasi sempre fino alla mezzanotte. Attorno ad essa si raccoglievano adulti e bambini ed in compagnia si recitava il rosario in dialetto castellammarese in onore di San Giuseppe.

Sul finire della legna era consuetudine per i ragazzi saltare sulle vampe e una volta finito il fuoco, i carboni ardenti venivano raccolti e portati in casa per il riscaldamento notturno. La rimanente cenere, alla fine, veniva poi sparsa nei campi come buon auspicio per il raccolto.

Ancora oggi la vampata è una tradizione molto sentita a Castellammare, ma a causa dell'asfaltamento delle strade, sono state vietate sulle vie cittadine per evitare la liquefazione dell'asfalto. Pertanto le vampate sono organizzate nelle campagne mentre, ancora oggi, la parrocchia di San Giuseppe la organizza davanti al portone principale della chiesa. Michele Antonino Crociata, Castellammare Storia e Storie, Cronaca e Memorie, vol. I, p. 252

Gli altari di San Giuseppe Gli altari in onore di San Giuseppe sono una tradizione molto sentita ancora oggi, seppure con un tono minore, a Castellammare del Golfo. Si tratta di una vera e propria maestria che richiede un duro lavoro preparato almeno un paio di settimane prima del 19 marzo.

Una volta allestito ed ultimato l'altare si svolge una vera e propria festa, che in genere dura una settimana, nella quale ogni giorno c'è un pellegrinaggio ininterrotto di persone, che si reca in visita nella casa che ospita l'altare. Al termine della giornata, generalmente dopo cena, si canta il santo rosario in dialetto castellammarese, l'inno e la litania di San Giuseppe. Il San Giuseppe in casa si conclude il 19 marzo o la domenica successiva con la santa messa in chiesa e il convito, alla presenza delle tre figure che rappresentano la Sacra Famiglia (generalmente un uomo adulto, una giovane donna e un bambino).

L'altare di San Giuseppe, viene sontuosamente addobbato sotto un grande baldacchino e con diversi gradini, alla cui sommità viene posto un grande quadro della Sacra Famiglia. Sui gradini, rivestiti da bianche tovaglie artisticamente ricamate a mano dalle donne, sono collocati i maestosi “pani di San Giuseppe”, le candele, i fiori e vari agrumi; mentre ai lati, spesso, vengono sistemati dei rami di palme o delle foglie di alloro a cui vengono fissate le cudduredde(piccoli pani di San Giuseppe).L'altare, solitamente, viene allestito nella stanza più grande a pianterreno e la strada dove si trova la casa ospitante, viene ornata con delle palme. In passato veniva, anche, allestito all'esterno dell'abitazione, davanti alla porta.