La terapia miofunzionale orofacciale (Myo Functional Therapy, MFT) è un programma educativo e rieducativo delle disfunzioni del cavo orale incentrato sull'applicazione di stimoli funzionali per ristabilire l'equilibrio muscolare nelle dismorfosi dento-maxillo-facciali (vedi dismorfismo) trattati in alcuni casi anche mediante dispositivi orali. Questo tipo di terapia fu descritta per la prima volta nel 1918 dall'ortodontista americano Alfred Paul Rogers, padre di tale disciplina, presso l'American Society of Orthodontists. Nonostante questo approccio terapeutico abbia avuto origine nei primi anni del Novecento, solo recentemente si sta diffondendo come pratica clinica per la cura di tutte le disfunzioni del cavo orale, pertanto solo recentemente sono stati prodotti, validati e standardizzati dei test specifici per la valutazione delle strutture coinvolte per bambini e adulti.

Le disfunzioni trattate mediante questo tipo di terapia sono principalmente le disfunzioni della deglutizione, l'alterazione del tono muscolare oro-facciale, i vizi orali, le apnee notturne ostruttive e la respirazione orale. In seguito all'applicazione di questa terapia ai disturbi precedentemente citati è stato notato il suo effetto sul miglioramento del tono muscolare e per uniformare l'assetto rispetto agli assi di simmetria dei muscoli facciali, portando questa pratica clinica allo sviluppo di un'applicazione naturale e non invasiva di tale terapia al trattamento dei difetti estetici e in particolare del ringiovanimento facciale, che punta alla prevenzione e alla riduzione delle rughe e dei segni si espressione.

La deglutizione, la respirazione (vedi ventilazione), la masticazione e l'articolazione del linguaggio sono tutte funzioni che concorrono ad attivare il distretto buccale, dunque sono indipendenti tra loro. Quindi qualsiasi cattiva abitudine e/o patologia a carico di una di queste funzioni porterà o sarà caratterizzata inevitabilmente da uno squilibrio neuromuscolare. Per tale motivo è necessario trattare questo tipo di problematiche in un'équipe multidisciplinare composta da professionisti che si occupano in modo specifico della salute della bocca.

Le figure di riferimento principali per l'applicazione di tale terapia sono: odontoiatri, ortodontisti, logopedisti, pediatri, chirurghi maxillo-facciali, foniatri e otorinolaringoiatri.

Storia

Nel XVII secolo si ebbe uno sviluppo della ginnastica in tutta Europa, in particolare ci fu la tendenza a una ginnastica di tipo medico e/o correttiva che aveva come obiettivo primario il miglioramento fisico in generale e posturale. La diffusione di questo tipo di ginnastica incentrato sul riequilibrio della muscolatura contribuì allo sviluppo dello stesso concetto sulla muscolatura orale e periorale arrivando alla fine del 1800 a definire il rapporto esistente tra forma e funzione. Se ne concluse che la funzione modella e dirige la crescita ossea.

In Italia questo tipo di trattamento giunse alla ribalta a metà del Novecento presso l'Università di Torino, di Milano e Bologna ma riscosse un notevole interesse durante gli anni 1980 in cui furono condotte numerose ricerche cliniche sull'applicazione.

Diagnosi e casi di applicazione della TMF

La TMF è applicata al disequilibrio delle strutture oro-buccali che è dovuto, nella maggior parte dei casi, alla presenza di condizioni o atteggiamenti che impattano negativamente sullo sviluppo della cavità buccale e lo svolgimento delle funzioni orali. I parametri di maggior rilievo per effettuare la diagnosi sono l'aspetto e la postura di labbra, guance, lingua e mascellari, la mobilità e le funzioni svolte da questo distretto.

Questa terapia mira alla risoluzione di deficit diversi in base all'età del soggetto.

Nell'età evolutiva mira a: Eliminare i vizi orali Impostare una deglutizione da adulto Favorire una normale crescita e funzionalità della muscolatura facciale Ristabilire o impostare nuovi schemi motori in sostituzione di quelli deviati Prevenire o correggere problemi articolatori di linguaggio Aiutare la terapia ortodontica Prevenire problemi di assetto posturale

Nell'età adulta mira a: Eliminare i vizi orali o parafunzioni (bruxismo) Ristabilire o impostare nuovi schemi motori in sostituzione di quelli deviati Prevenire o correggere le difficoltà articolatorie durante la fonazione Aiutare la terapia ortodontica Prevenire problemi di assetto posturale, dolori miofacciali o all'ATM Preparare il paziente a un intervento di chirurgia orale.

Disturbi e disfunzioni trattati dalla TMF

L'alterazione del tono muscolare oro-facciale consiste, nella maggior parte dei casi, in un deficit di forza e/o di competenza della muscolatura facciale. La coordinazione e la forza muscolare sono di fondamentale importanza soprattutto nella prima infanzia per lo sviluppo del complesso dento scheletrico. Dunque un deficit di tale competenza porta a un'alterazione del distretto bocco-facciale con la comparsa di dismorfosi o modifiche dell'assetto muscolare. La terapia miofunzionale orofacciale permette dunque di correggere o migliorare le seguenti disfunzioni orali: Deglutizione disfunzionale

La deglutizione disfunzionale, o deglutizione atipica, è un disturbo che comporta delle alterazioni nel normale svolgimento della deglutizione; se infatti durante la fase della dentizione mista è considerato normale trovare un certo livello di variabilità, è indispensabile che con la dentatura permanente la deglutizione acquisisca le seguenti caratteristiche: - la punta della lingua si posiziona sulla papilla retroincisiva, mentre il dorso si appoggia al palato duro; - la base della lingua forma un angolo di 45 gradi rispetto al velo palatino; - il muscolo mentale e il muscolo orbicolare rimangono passivi (nel caso del muscolo orbicolare si possono avere contrazioni modeste).

Delle modifiche a queste modalità nell'adulto possono essere ricondotte al passaggio mancante o incompleto dalla deglutizione neonatale a quella adulta, che può essere determinato da diverse cause:

Allattamento artificiale protratto: l'uso del biberon facilita il flusso passivo del latte nella bocca del neonato e riduce l'attività muscolare normalmente necessaria durante la suzione; per evitare il soffocamento in caso di flusso eccessivo la lingua del neonato si posiziona più avanti per meglio controllarlo. La fruizione di alimenti che non favoriscano il rimodellamento osseo di cranio, bocca e mandibola (cibi di scarsa consistenza, o anche di eccessiva consistenza nel caso in cui il neonato venga svezzato precocemente). Mancanza di coordinazione muscolare o sinaptica. I cosiddetti “vizi orali”: suzione del pollice, suzione delle labbra, ecc. Patologie infiammatorie delle via aree che costringono la lingua in una posizione differente per permettere la respirazione altrimenti impedita. Patologie di ordine generale di tipo genetico o acquisito. Alterazioni anatomiche locali: labbro leporino, lingua ingrossata, frenulo anormale, ecc. Deglutizione disfunzionale primaria e secondaria Si parla di deglutizione disfunzionale primaria quando l'anomalia è causata dalla spinta inusuale della lingua, che porta a uno sviluppo atipico delle strutture ossee.

Si parla invece di deglutizione disfunzionale secondaria quando l'anomalia nell'atto deglutitorio è causata da un'alterazione anatomica alla quale il soggetto ha dovuto adattarsi.

A seconda del tipo di disfunzione riscontrata, e quindi del tipo di spinta linguale, sono stati classificati otto tipi di pattern occlusali: Tipo 1a: la lingua spinge sugli incisivi superiori dall'interno provocandone lo spostamento in avanti (vestibolarizzazione), senza però influire sulla muscolatura della bocca. Tipo 1b: la lingua spinge su incisivi superiori e inferiori, spostando questi ultimi in avanti; la muscolatura risulta sottosviluppata. Tipo 2: la lingua si posiziona tra arcata superiore e inferiore, spingendo sui denti e impedendo la chiusura corretta della bocca; i muscoli massetere e orbicolare risultano deboli, mentre quello mentale risulta più forte, poiché contraendosi tenta di sigillare la bocca durante la deglutizione. Tipo 3: la lingua va a posizionarsi nuovamente tra le arcate, ma questa volta ostacola l'eruzione degli incisivi inferiori; il massetere risulta normale, l'orbicolare risulta debole e il mentale risulta maggiormente sviluppato. Tipo 4: la lingua spinge contro incisivi superiori e inferiori come nel tipo 1a, ma si ha in questo caso la vestibolarizzazione di tutto il gruppo frontale; il massetere risulta normale nel caso in cui vi sia un contatto occlusale posteriore, l'orbicolare risulta più debole mentre il mentale risulta più forte. Tipo 5: la lingua rimane in posizione abbassata, portando alla vestibolarizzazione degli incisivi inferiori, mentre quella degli incisivi superiori è impedita da un muscolo orbicolare molto sviluppato; i muscoli massetere e mentale risultano normali. Tipo 6: la lingua si posiziona in uno spazio orizzontale di circa 2 mm tra incisivi superiori e inferiori; non comporta anomalie nelle arcate dentarie, ma rende i muscoli massetere e orbicolare più deboli mentre il muscolo dentale resta normale. Tipo 7: la lingua spinge nella zona tra primo molare e incisivo laterale creando una beanza (uno spazio) tra le arcate (si parla di morso aperto momolaterale) e impedendo l'eruzione dentale; il massetere risulta ipotonico. Tipo 8: la lingua agisce allo stesso tempo come forza di movimento e di impedimento, e si ha come risultato il “morso aperto bilaterale”, con una buona occlusione del settore anteriore e un muscolo massetere poco tonico. Diagnosi e terapia della deglutizione atipica Il trattamento primario per rimediare alla deglutizione atipica consiste nella ricostruzione del comportamento neuromuscolare fallace attraverso la terapia miofunzionale. Questa è costituita da una serie di esercizi mostrati in studio dal medico al paziente, il quale dovrà poi eseguirli anche a casa. Questi esercizi hanno lo scopo di: far prendere al paziente coscienza corporea degli atti legati alla deglutizione; migliorare le capacità propriocettive dell'area interessata (vedi propriocezione); aumentare (o a seconda del genere di disfunzione, diminuire) il tono muscolare; trasferire al livello del subconscio le nuove modalità di deglutizione apprese.

Oltre agli esercizi (che prevedono contrazioni muscolari statiche o dinamiche, e che variano in tipo, numero di ripetizioni e intensità in modo personalizzato) fanno parte della terapia anche massaggi preparatori sui tessuti interessati, definiti “massaggi miofasciali”, utilizzati in particolare quando si hanno casi di muscoli ipertonici e contratture. Gli esercizi assegnati al paziente hanno lo scopo di trasformare la fase “inconsapevole” della deglutizione (la prima fase, ovvero la fase orale) in un atto consapevole e volontario; una volta che il paziente ha appreso queste procedure il terapista dovrà fare in modo che questo le faccia mutare da un atto volontario a un atto involontario, andando a sostituire le modalità fallaci precedentemente messe in atto. È importante chiarire che un iter complesso come quello della deglutizione non può essere modificato senza la completa dedizione di paziente e terapista; l'esecuzione di qualche esercizio senza costanza e una meticolosa pianificazione non può portare a nessun cambiamento, ma solo alla frustrazione di paziente e operatore. Vizi orali I vizi orali sono delle abitudini alterate dei comportamenti a livello del cavo orale, generalmente manifestati nella prima infanzia che possono determinare modificazioni funzionali e morfologiche. Tra i più comuni comportamenti di questo tipo troviamo: