Il Musée de l'Arles antique, noto anche come Museo dipartimentale di antiquariato di Arles o Museo blu, è un complesso museale aperto ad Arles nel 1995, in un moderno edificio progettato appositamente, dall'architetto Henri Ciriani sulla penisola dove si trovava l'antico circo romano, per ospitare le collezioni archeologiche particolarmente ricche della città. Dipende dal consiglio dipartimentale delle Bouches-du-Rhône e, nel 2012, è stato ulteriormente ampliato con una nuova ala per ospitare una imbarcazione romana rinvenuta nel Rodano nel 2006.

Storia Sin dal XVII secolo, le autorità locali riuscirono a rendere i cittadini di Arles consapevoli dell'importanza di preservare per il futuro il proprio patrimonio culturale formatosi nei secoli. Infatti, nel 1614, organizzarono la "Maison commune", la prima esposizione di una collezione pubblica di antiquariato. A seguito di ciò, un decreto comunale stabilì che ogni eventuale ritrovamento archeologico, avvenuto nel territorio della città, dovesse essere depositato nelle collezioni cittadine.

Nel XVIII secolo l'androne del nuovo municipio riservava uno spazio espositivo privilegiato per queste collezioni, consentendo la conservazione di importanti opere, oggi presenti nel museo, come il torso di Mitra (acquisito nel 1723), l'Altare della Buona Dea (1758) o la statua di Medea. Nello stesso periodo, i Giardini dell'antichità, veri e propri piccoli musei a cielo aperto, esponevano al pubblico i reperti trovati durante i lavori di valorizzazione della città. Nel 1784, padre Étienne Dumont allestì un piccolo museo sul famoso sito di Alyscamps.

Nel XIX secolo, l'importante ampliamento delle collezioni, dovuto alle scoperte e ai lavori di ristrutturazione della città, rese necessario il trasferimento di tutte le collezioni in uno spazio più ampio. Fu scelta la chiesa di Sainte-Anne che, nel 1826, venne trasformata in un museo archeologico noto come Museo lapideo.

Nel XX secolo, la carenza di spazio portò all'annessione, nel 1936, della cappella dei Gesuiti, i quali costrinsero arbitrariamente a separare le collezioni pagane da quelle cristiane, che sarebbero state riunite nuovamente soltanto nella nuova struttura nel 1995.

Sviluppo del museo Progetto Nel 1968 il curatore dei musei di Arles, lo storico Jean-Maurice Rouquette, decise di sviluppare un progetto tendente alla costruzione di un nuovo museo destinato a riunire tutte le collezioni archeologiche di Arles in un unico luogo. Prevedeva la realizzazione di un laboratorio di restauro del mosaico e di un laboratorio di archeologia. Il nuovo museo avrebbe dovuto consentire la conservazione in situ, in buone condizioni, di tutte le collezioni del patrimonio archeologico di Arles e la loro presentazione al pubblico in tutta la loro diversità e integrità.

La necessità di spazio fu quindi il primo criterio nella scelta del sito per la costruzione del nuovo edificio. La scelta cadde su un sito, già utilizzato in epoca romana per la costruzione del circo, sulle rive del Rodano, alla periferia sud-ovest della città. Questo luogo aveva anche il vantaggio di non essere troppo distante dal centro storico e di rimanere vicino ai resti dei monumenti romani. Per la costruzione dell'edificio venne scelto il progetto dell'architetto Henri Ciriani, che realizzerà poi, nel 1992, lHistorial de la Grande Guerre a Péronne. Ciriani, seguace del modernismo, rinnovò la visione del museo proponendo il concetto della "Città museo" e progettando un edificio triangolare atipico dove il visitatore è invitato a muoversi come in una città.

Realizzazione Costruito con una pianta a base triangolare, l'edificio si articola intorno a un patio, consentendo così di separare, in tre ali distinte, le tre attività essenziali del museo:

l'ala delle collezioni permanenti, il cui percorso, suddiviso in sette sezioni crono-tematiche, copre: l'antica Arelate prima dell'arrivo dei romani i romani ad Arles il grande porto fluviale attività artigianali e agricole vita quotidiana riti funebri e pratiche del mondo romano di Arles e del mondo cristiano l'ala della cultura, dedicata alla conoscenza e allo scambio culturale, ospita: una biblioteca strutture per la conservazione dei reperti il servizio pubblico e l'accoglienza dei visitatori.

L'ala è simboleggiata dal colore dello spirito, il bianco;

l'ala scientifica, identificata dal colore rosso delle pareti, sinonimo di vitalità, riunisce: fotografici e archeologici il laboratorio di restauro gli oggetti di magazzino non compresi nell'esposizione.

Il verde, il colore del metallo invecchiato, evoca la traccia del tempo. L'edificio, dall'aspetto molto contemporaneo, è realizzato in cemento. Le facciate sono ricoperte da lastre di smalto, un materiale vetroso di colore blu, che simboleggia l'azzurro del cielo senza tempo di Arles, cosa che gli è valso il soprannome di Museo Blu. La disposizione delle opere in mostra è stata studiata per mettere in risalto alcuni pezzi particolarmente importanti, come la colossale statua di Augusto, pezzo chiave delle collezioni, o i mosaici, spesso grandi pavimentazioni, visibili da una passerella pedonale sopraelevata come quelle presenti nella Villa romana del Casale di Piazza Armerina.

Estensione La tematica del museo è il grande porto fluviale di Arelate.

Per ospitare l'antica chiatta Arles Rhône 3L'opération Arles-Rhône 3, National Geographic, ottobre 2013, p. 8, , lunga 31 metri e scoperta nel Rodano nel 2006, l'edificio è stato ampliato con un'appendice della superficie di 800 m2 sul lato nord-ovest. Iniziata nel 2012, questa ala, del costo di 6 milioni di euro, è stata inaugurata nell'ottobre 2013. La chiatta, che era completamente intrisa d'acqua, è stata oggetto di un protocollo di conservazione-restauro, presso il laboratorio ARC-Nucléart di Grenoble, per consentirne l'esposizione. Il supporto della barca è stato poi abilmente nascosto: la chiatta è posizionata sopra una fossa, dando così l'impressione che stia galleggiando. Attorno ad essa sono esposti gran parte degli oggetti prelevati durante le operazioni di scavo del relitto Arles Rhône 3, nonché resti archeologici scoperti nel delta del Rodano. Ad esempio, un raro esemplare di ancora in legno con puntale di piombo, su cui compare un'immagine di VenereL'ancora è stata scoperta a Saintes-Maries-de-la-Mer, inventario FSM.91.00.1, DRASSM - deposito MC).

L'autore dell'architettura del museo, Henri Ciriani, male informato e considerando snaturata la sua opera triangolare, dopo aver scoperto la modifica, presentò una denuncia all'Ordine degli architettiArchitectures en péril su Le Monde (accesso 13 novembre 2012). Il 17 gennaio 2013, il tribunale di grande istanza di Marsiglia ha ordinato al consiglio generale delle Bouches-du-Rhône di pagare all'architetto un indennizzo di 30 000 euro per i danni d'immagine. Dopo il ricorso di Henri Ciriani, la causa è stata portata dinanzi alla Corte d'appello di Aix-en-Provence. Nel gennaio 2016 questa ha emesso una sentenza secondo la quale non veniva riconosciuta la violazione del copyright dell'architetto e revocava il giudizio iniziale del TGI di Marsiglia sulla base del fatto che non c'era sproporzione tra l'ampliamento del museo e la necessità di un nuovo locale per esporre la barca e altri nuovi artefattiSentenza, 7 gennaio 2016 N° 2016/ 5. Rôle N° 13/08411 sul sito L'avocat.

Collezioni museali

Nella presentazione del materiale in esposizione è stata applicato un criterio cronologico, principalmente per il periodo pre e post-romano, all'inizio e alla fine del percorso espositivo. Tra i due temi differenti si sviluppano, in spazi individualizzati, oggetti collocati in base ad un criterio di omogeneità. Il museo ha anche conservato una copia, nello stato iniziale, della famosa Venere di Arles, il cui originale, restaurato da François Girardon, è conservato a Parigi nel Museo del Louvre. Questa statua è l'emblema del museo e una copia di quella del Louvre, poi modificata, ornava la facciata del museo prima dell'ampliamento. Ora è visibile all'interno dell'auditorium. Poiché gli scavi sottomarini del Rodano, nel 2007, hanno portato alla luce una testa che si suppone rappresenti Cesare, questo frammento di statua è senza dubbio il fiore all'occhiello del museo.

Le collezioni museali sono suddivise in diversi periodi:

preistoria; protostoria: mostra oggetti del periodo tra la fondazione di Marsiglia, da parte dei marinai greci di Focea intorno al 600 a.C., a quella di Arles da parte di Giulio Cesare; l'alto e il basso impero: con reperti che vanno dalla fondazione della città, nel 46 a.C. alla caduta dell'Impero romano nel 476; tarda antichità: materiale relativo al tempo che intercorre tra il IV e il VI secolo, con una notevole collezione di sarcofagi paleocristiani.

Monumenti Teatro Il teatro romano di Arles, costruito alla fine del I secolo a.C. in cima alla collina Hauture, poteva ospitare diecimila spettatori seduti in trentatré file di gradoni scavati nella roccia. La parete del fondale del palcoscenico era riccamente decorata con colonne e nicchie in cui erano collocate numerose statue. Tra i resti scoperti in questo sito ed esposti nel museo, si possono citare:

la colossale statua di Augusto, in marmo, alta 3,10 metri: il torso fu scoperto nel 1750 mentre la testa, perfettamente imparentata, fu ritrovata nel 1834. Questa statua adornava la parte centrale della parete di fondo del palcoscenico del teatro romano; l'altare di Apollo, in marmo di Carrara del I secolo a.C., decorava la base del palcoscenico ("pulpitum"). Il dio, con il gomito appoggiato su una lira, è seduto su un trono dai piedi decorati. L'avancorpo, a forma di lesena, è decorato con uccelli e foglie di alloro. Sulle facce laterali è raffigurato il martirio di Marsia; l'altare del cigno, in marmo di Carrara, risale alla fine del I secolo: l'iconografia di questo altare si riferisce alla nascita di Apollo, poiché i cigni sorvolarono l'isola di Delo al momento della nascita del dio; la Venere di Arles: originale in marmo, raffigurante Afrodite, è esposta al Louvre, mentre una copia, in gesso del XVIII secolo, è presentate all'interno del museo; un busto in marmo di un giovane principe non identificato; un busto di Afrodite: realizzato in marmo bianco e noto come Testa di Arles, rappresenta la dea dell'amore, che ha delle trecce separate da un cerchietto e raccolte in una crocchia bassa.

Anfiteatro L'anfiteatro venne costruito, sul pendio a nord della collina Hauture, durante l'ultimo decennio del I secolo a.C. Con i suoi 136 metri di lunghezza e 107 di larghezza, si collocava al ventesimo posto tra le arene del mondo romano. Deve il suo relativamente buono stato di conservazione al fatto di essere stato trasformato, durante l'Alto Medioevo, in una postazione militare prima di essere occupato da case poi demolite nel XIX secolo. Un plastico, in scala 1/100, mostra l'intero anfiteatro con, in particolare, l'ubicazione dei pali che permettevano di sorreggere un telone per proteggere gli spettatori dal sole. Alcuni oggetti illustrano le varie attività che potevano svolgersi nell'arena: statuette in bronzo di gladiatori, una lucerna decorata con due gladiatori in lotta ed altro materiale ancora.

Circo Il circo di Arles si trovava nelle immediate vicinanze dell'attuale museo. Doveva essere lungo 450 metri x 100 di larghezza e poteva ospitare circa ventimila spettatori. La natura paludosa del suolo richiese, per la sua stabilizzazione dalla spinta dell'acqua del fiume, circa venticinquemila pali di legno di pino o quercia. L'analisi dendrocronologica di questi pali ha permesso di datare abbastanza precisamente la costruzione di questa struttura agli anni 148 o 149 dell'era volgare. Nelle sale sono in mostra alcuni pali perfettamente conservati. Il circo era utilizzato principalmente per le corse delle bighe che sono evocate dall'esposizione di tre bassorilievi ritrovati nel tardo bastione della città.

Dei ed eroi