Lonomastica Akan è il sistema tradizionale di denominazione dei neonati utilizzato dal popolo Akan in Ghana, in alcune aree della Costa d'Avorio, del Togo e del Burkina Faso; è diffuso anche in alcuni paesi caraibici, a causa della diaspora e delle deportazioni dall'Africa Occidentale tra il XVIII e il XIX secolo.

Attribuzione del nome Nella società Akan l'attribuzione del nome dipende in primo luogo dal giorno della settimana in cui si nasce. Infatti, a ogni giorno è dedicato il culto di una divinità, il cui influsso incide sull'intima essenza delle persone. Il primo nome scelto secondo tale sistema si chiama dunque kradin in lingua twi, ossia "nome dell'anima" (day-name in inglese). Quest'ultimo è preceduto o seguito da uno o più nomi dalla valenza simbolica, affettiva, descrittiva o pratica in base alla storia della famiglia e alla sua posizione sociale.

A titolo di esempio, un bambino può essere chiamato Kwaku (maschio nato di mercoledì) Nyamekye (donato da Dio) Nsia (sesto figlio) Kaakyre (ultimo figlio). Una bambina può chiamarsi Ama (femmina nata di sabato) Kakraba (sorella gemella maggiore).

L'insieme dei nomi attribuiti a una persona corrisponde al suo din pa, cioè il vero nome, univoco, legato al suo spirito e al suo destino (nkrabea). Per questo il kradin può essere variato solo in ossequio a un parente stretto, soprattutto se di rango elevato, oppure come tributo a una persona particolarmente importante per il nucleo familiare, come un benefattore o un'amicizia fraterna. In tal caso, la variazione viene determinata anche dal fatto che il kradin del nascituro male si associa ai prenomi della persona a cui si rende omaggio.

Come eredità del colonialismo e conseguenza delle emigrazioni verso l'Occidente si è diffuso l'uso di attribuire al neonato un nome inglese o francese, spesso di matrice biblica (per esempio Elijah Kofi Amoah o Mary Ama Ofori). Si tratta di un costume simile a quello dei musulmani, i quali tradizionalmente si ispirano all'onomastica coranica (Kwabena Amadu o Abena Rahmatu). Nel caso dei musulmani di etnia Fanti, invece, spesso coesistono nomi inglesi e coranici, per esempio Peter Kofi Alhassan.

I kradin Come accade in altre culture, per gli Akan i giorni della settimana contengono il nome (din) della divinità (bosom) a cui sono stati consacrati: per esempio, Ɛbenada è il giorno (εda) dedicato al culto di Bena. Di conseguenza, si ritiene che il giorno in cui si nasce influenzi l'anima (kra) delle persone. Giorno della settimanaTwiFanteDivinità (Abosom)Caratteristiche della divinitàMaschileFemminileMaschileFemminileKwasiada (Domenica)KwasiAkosuaAwusi Akosua / EsiAgileAwusi - AgileƐdwoada (Lunedì)KwadwoAdwoaKojo / JojoAdwoaAdwoAdwo - PacificoƐbenada (Martedì)KwabenaAbenaKobina / Ebo / ** KwamenaAbenaa/ArabaAbenaAbra - AmichevoleWukuada (Mercoledì)KwakuAkuaKweku / KuukuEkua / KuukuaAkuAku - Malvagio Yawoada (Giovedì)YawYaaEkowAbaAwoAwo - CoraggiosoEfiada (Venerdì)KofiAfiaKofi / Fiifi / FiEfua/EfeAfiAfi - AvventurosoMemeneda (Sabato)KwameAmaKwame / Kwamina / AtoAmaAmenAmen - Creatore Fra i discendenti degli Ndyuka e dei Coromanti - gli schiavi deportati dall'antica Costa d'oro verso i paesi caraibici, come la Giamaica - è tuttora frequente l'uso di nomi legati ai giorni della settimana, sebbene talvolta siano trascritti e pronunciati in modo dissimile dagli originali; alcuni esempi sono Affoué (anziché Afia), Cuffee e Cuffy (Kofi), Quao (Yao), Quamina (Yaa). Giorno della settimanaDiaspora Akan in GiamaicaNdyukaMaschileFemminileMaschileFemminileDomenicaQuashieQuashebaKwasiKwasibaLunedìCudjoe / QuajoAdjoa / Ajuba / JubaKodyoAdyubaMartedìQuabenaAbena / BenaAbeniAbeniMercoledìQuacoAqua / Acooba / CoobaKoku / Kokou / Kweku / Kaku / KuukuAkuba / Akú / EkuaGiovedìQuaw / QuaoAba / YaabaYawYabaVenerdìCuffy / CuffeeAfiba / FibaKofiAfibaSabatoQuameQuamina / AmaKwamiAmba

Nomi attribuiti ai gemelli e ai loro fratelli o sorelle In caso di parto gemellare il primo nato è considerato il figlio minore, per questo si chiama "Kakra" in lingua twi. Il secondo nato sarà chiamato "Panyin", cioè "maggiore, più grande". Tale distinzione nasce dalla credenza popolare secondo la quale il gemello maggiore, fisicamente più grande e forte, spingesse il minore al di fuori del grembo materno al momento della nascita. Fratelli e sorelleMaschileFemminileGemelli (Entaafuo)Ata / AttaAtaa / AttaPrimo nato (più giovane)Ata KakraKakra, KakrabaSecondo nato (Più grande)Ata PanyinAtaa PanyinTerzo gemelloAhenesaPrimo nato dopo i gemelliTawiaTawiaSecondo nato dopo i gemelliGaddoNyankomagoTerzo nato dopo i gemelliAtuakɔsεnQuarto nato dopo i gemelliAbobakorowaSesto nato dopo i gemelliDamusaa

Nomi in ordine di nascita Nelle famiglie numerose il nome dei figli può designare l'ordine in cui sono nati. Si ricorre a tale denominazione anche nel caso in cui due o più figli dello stesso sesso siano nati nel medesimo giorno. Piesie e Kaakyire sono usati anche come aggettivi che indicano rispettivamente il primo e l'ultimo figlio. OrdineMaschileFemminileVariantiPrimo figlioPiesieBerko, Arko, Dede, Dedei, Abaka, KandeSecondo figlioAno, ManuMaanuTerzo figlioMεnsa, Mensah, AnsaMansaQuarto figlioAnan, AnnanAnan, AnaneQuinto figlioNum, AnumAnumSesto figlioEsia, NsiaEssienSettimo figlioNson, EsuonNswaa, AsonEsson, AnsongOttavo figlioNwɔtweAwotweAwotwieNono figlioAkron, NkromaNkroma, Nkrumah, AkunuAckonDecimo figlioBaduBaduwaaUndicesimo figlioDukuDodicesimo figlioAdunuTredicesimo figlioAdusaQuattordicesimo figlioAgyemanUltimo figlioKaakyire

Nomi attribuiti in circostanze e condizioni eccezionali o particolari In caso di parti avvenuti dopo una gravidanza difficile, dopo numerosi aborti o morti precoci, i genitori scelgono nomi scaramantici, persino beffardi o ridicoli per allontanare lo spettro della morte e distrarre gli spiriti maligni. Altri nomi descrivono il contesto ambientale o lo stato emotivo in cui viveva la famiglia durante l'attesa del bambino. CircostanzaNomeSignificato del nomeNato/a in mezzo ai campiAfuomLa fattoriaNato/a per stradaƆkwanLa stradaNato/a durante la guerraBekoe, BediakoIn tempo di guerraNato/a in condizioni lieteAfriyie o AfriyeApparso/a bene (lett.), arrivata nel momento giustoNato/a prematuro/a o malato/a, dopo anni di infertilità o da genitori anzianiNyamékyεDono di DioNyaméamaKunsu, Gyambibi, Gare, FiriDono di una divinitàAsaaseasaÈ finito il terreno (per la sepoltura)NhyiraBenedizioneAsedaGrazie, grazie a DioNato/a dopo la morte di un genitoreAnto, Antobam, AntobreNon lo ha incontrato/aAdiyaaHa patito un doloreKuntoSuo padre è morto in battagliaRifiutato/a dal padreObím̀pέ, YεmpέwIndesideratoSituazione di tensione o problematica nell'ambiente di riferimentoAgyegyesemGuerrafondaio, combinaguaiNyasemwheMettiti nei guai e poi vediKaedabiRicorda il passatoSopravvissuto/a alla morteOwuompe, AwomawuLa morte non lo vuole

I kradin delle divinità Il nome indigeno del Dio precristiano adorato dagli Akan è Onyamkopɔn (anche Onyame o Nyame). Egli è considerato la massima entità spirituale, di sesso maschile, dimorante in cielo e creatasi di sabato: il suo kradin è Kwame. Stante la sua natura straordinaria e ultraterrena, il suo nome non viene mai pronunciato da solo bensì accostato a numerosi appellativi come Oboo Adee Kwame (il Creatore), Twieduampong Kwame (l'Onnipotente), Ode ne ho Kwame (Colui che si è creato da solo), Osoro hene Kwame (Re dei cieli), Ɔdomankoma Kwame (Colui che concede la grazia).

Gli Akan identificano la Terra (asaase) come la divinità femminile per eccellenza, creata da Dio di giovedì: Asaase Yaa.

Il cognome

Contrariamente a quanto accade generalmente in Occidente, dove il riconoscimento del figlio è sancito dalla registrazione anagrafica del cognome dei genitori, il legame tra un bambino Akan e la sua famiglia si perfeziona ufficialmente quando il padre ne annuncia il nome alla comunità. Nelle società patriarcali labusyadin (nome di famiglia) si trasmette di padre in figlio, previa consultazione con la famiglia e la coniuge. Il professor Kofi Agyekum della University of Ghana ritiene che studiando alcuni cognomi si possa risalire ai dodici clan patriarcali degli Akan, ciascuno dei quali votato a una divinità, come si evince dal morfema ricorrente bosom, “divinità”: Bosommuru, Bosompra, Bosomtwe, Bosomnketia, Bosompo, Bosomdwerεbe, Bosomkrεte, Bosomafi, Bosomayesu, Bosomakɔm, Bosomakonsi, Bosomafram e Bosomsika.

Nondimeno, a eccezione delle famiglie nobili e più antiche, l'attribuzione del cognome non è automatica né lineare. Il padre può infatti scegliere il cognome dal proprio ramo paterno o materno, oppure dare al figlio il nome e il cognome di un individuo importante. Se per una bambina si sceglie il nome di un uomo, lo si può declinare al femminile con suffissi quali -waa, -maa, -bea o -ba (per esempio se il cognome è Ofori diventerà Oforiwaa al femminile). In altri casi i cognomi riconducono al luogo di nascita (Kumasi) o all'etnia (Asante, Dagarti). Possono derivare anche dal soprannome attribuito al capostipite di una famiglia che si è distinto per il proprio valore, come nel caso di Osei (“il distruttore”), Osafo e Kantaka (“combattenti”).

L'armonizzazione dei cognomi avviene principalmente per motivi burocratici (iscrizione a scuola, norme giuridiche estere, ricongiungimento familiare all'estero). La prassi di indicare il cognome paterno sui documenti ufficiali risente dell'influenza occidentale. Per lo stesso motivo è ormai prassi indicare, oltre al cognome, solo i nomi occidentali o coranici sui documenti ufficiali, mentre quelli tradizionali sono usati in ambito familiare o informalmente sul luogo di lavoro.

Outdooring e Abadinto Secondo la tradizione, i neo-sposi rimangono ciascuno nella casa di origine finché non sono in grado di acquistare, costruire o affittare un loro alloggio. Tuttora, in zone rurali e fortemente ortodosse, la vita in comune è limitata al tempo libero, ai pasti e all'intimità. Dopo il parto la donna torna nella casa dei propri genitori con il neonato, anche per poter godere del sostegno delle figure femminili di riferimento. Durante i primi sette giorni della sua vita il neonato viene esposto raramente al mondo esterno, soprattutto prima dell'alba e dopo il tramonto, per tutelarlo dagli agenti atmosferici e dai possibili influssi negativi degli spiriti malvagi. In questo periodo il bambino non ha un nome che lo leghi alla vita terrena, poiché potrebbe tornare nell'aldilà (Asamando). Tale tradizione si è consolidata probabilmente per l'elevato tasso di mortalità infantile nei primissimi giorni di vita e per ridurre il trauma del distacco.