Fu il capobastone insieme ai fratelli Antonio e Rocco Papalia dell'omonima cosca della 'ndrangheta con la dote di mammasantissima, una delle doti più alte nella 'ndrangheta calabrese. Fu il braccio destro di Paolo De Stefano. Il 2 novembre 1976 venne ucciso il boss Antonio D'Agostino e Papalia venne accusato dell'omicidio e processato. In quegli aveva iniziato a gestire il traffico d'armi, droga e brillanti.

Dopo essere stato arrestato, nel 1983 venne condannato definitivamente all'ergastolo per l'omicidio di D'Agostino. Nel 1993 gli vennero sequestrati beni del valore di 150 miliardi di lire insieme ai fratelli Rocco e Antonio. Nella notte di Capodanno dello stesso anno il suo unico figlio, Pasquale, di 19 anni, fu ucciso da una pallottola vagante per le strade di Platì.

Detenuto al 41bis, nel 2017, dopo 41 anni dall'omicidio D'Agostino, Papalia venne assolto dall'accusa per non aver commesso il fatto. In carcere si diplomò e iniziò a scrivere testi.

Nel luglio del 2026, dopo 49 anni di carcere, è stato rilasciato per motivi di salute e posto agli arresti domiciliari a Corsico, feudo del clan, venendo ospitato dal genero Domenico Trimboli, considerato dagli inquirenti l’erede della dinastia. È stato ricoverato il 16 agosto seguente all'ospedale San Paolo di Milano morendovi il 26 agosto, all'età di 81 anni, per le conseguenze di un tumore aggravato dalla polmonite e dalla legionellosi.

Umberto Mormile e Falange Armata Umberto Mormile fu un educatore carcerario che venne assassinato in un agguato della 'ndrangheta sulla provinciale Binasco-Melegnano nei pressi di Carpiano, mentre si recava al lavoro. Da una moto Honda XL 600 che affiancò la sua automobile Alfa Romeo 33 furono esplosi sei colpi di calibro .38 special. L’omicidio venne rivendicato all'ANSA di Bologna dall'organizzazione terroristica Falange Armata che esordì precisamente con questo assassinio. Per questo delitto, vennero condannati in via definitiva Domenico e Antonio Papalia come mandanti e Antonio Schettini e Antonino Cuzzola come esecutori materiali, entrambi rei confessi. Come movente, inserito agli atti, fu individuato il desiderio di vendetta per il rifiuto di Mormile di stilare una relazione favorevole a far ottenere un permesso di libera uscita al boss ergastolano Domenico Papalia in cambio di 30 milioni di lire. Umberto Mormile fu assassinato per un presunto accordo stato-mafia, tra i servizi segreti e l'amministrazione penitenziaria, che permetteva ai primi di poter entrare in carcere e parlare con i boss in regime di carcere duro, il 41bis.

Note

Voci correlate

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