Biografia

Guglielmo ereditò dal padre Ruggero i domini familiari in Capitanata, comprendenti Castelnuovo della Daunia, Pietramontecorvino, Dragonara, San Giuliano di Puglia, Visciglieto, San Marco la Catola e altri insediamenti.

Dopo la morte del padre (1255 ca.), si schierò apertamente con Manfredi di Svevia, a differenza del genitore che aveva mantenuto un atteggiamento oscillante tra Papato e Svevi. Nel 1255 compare tra i fautores di Manfredi, accanto a Corrado Capece e Roberto de Graniano.

Dopo la sconfitta e la morte di Manfredi a Benevento (1266), Guglielmo sostenne la discesa di Corradino di Svevia nel Regno di Sicilia (1268). Partecipò alla rivolta filo-sveva che coinvolse numerosi baroni del Mezzogiorno, organizzando la resistenza contro gli Angioini insieme ai Saraceni di Lucera tanto da essere definito nelle fonti proditor cum Sarracenis Luceriae. La sua posizione filo-sveva lo rese una delle figure di riferimento del baronato della Capitanata durante l'assedio di Lucera del 1268-1269.

La sconfitta di Corradino a Tagliacozzo (23 agosto 1268) segnò la rovina del partito svevo. Guglielmo fu catturato tra Gallipoli e Brindisi nel corso del processo di repressione seguito alla battaglia. Il suo nome appare al primo posto nella lista dei ribelli condannati a morte redatta a Gallipoli dal giustiziere Gautier de Sommereuse. Fu torturato e ucciso nel gennaio 1269 dopo aver rivelato importanti informazioni circa l'assedio in corso a Lucera. I suoi beni furono donati al connestabile del Regno di Sicilia Jean Britaud.

Guglilelmo sposò Margherita de Tallia, figlia di Goffredo Francesco e Agnese de Tallia, la quale gli portò in dote Racale e altre terre vicino Nardò. Non ebbero figli. Margherita con la madre Agnese riuscì a sopravvivere alla repressione mantenendo i feudi in Terra d'Otranto.

Bibliografia

Voci correlate

Insediamento musulmano di Lucera Pietramontecorvino Castelnuovo della Daunia Ruggero de Parisio

Collegamenti esterni

Categoria:Persone scomunicate dalla Chiesa cattolica