Il certificato COVID digitale dell'UE (, EUDCC; ), detto anche certificazione verde COVID-19 e comunemente noto in Italia anche con lo pseudoanglicismo Green Pass, è stato un certificato interoperabile all'interno dell'Unione europea, contenente le informazioni che attestavano che il titolare fosse stato vaccinato contro la COVID-19, o avesse effettuato un test diagnostico per SARS-CoV-2 con risultato negativo, oppure fosse guarito dalla COVID-19.
Il certificato poteva essere rilasciato sia in formato digitale, sia in formato cartaceo. Il certificato era gratuito e veniva emesso in una delle lingue ufficiali dello Stato membro e in lingua inglese. Un codice QR consentiva di verificare l'autenticità del certificato e la sua validità.
Il regolamento sul certificato COVID digitale in Unione europea entrò in vigore il 1º luglio 2021 e cessò il 30 giugno 2023.
Storia
Il 17 marzo 2021, nel pieno della pandemia di COVID-19 che aveva già causato più di 2,6 milioni di decessi, la Commissione europea propose l'introduzione di un certificato di vaccinazione, test e guarigione per agevolare la libera circolazione e contrastare la diffusione del virus.
Tale certificato fu allora chiamato "certificato verde". Nell'aprile 2021 il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione europea concordarono la proposta. Le disposizioni, contenute in due documenti, entrarono in vigore a partire dal 1º luglio 2021. Già il 1º giugno 2021 il certificato (in forma digitale) era stato rilasciato da sette Stati membri dell'Unione. La commissione inoltre lanciò una piattaforma di collegamento che unisse le certificazioni nazionali.
La proposta fu approvata dal Parlamento europeo il 9 giugno 2021 e pochi giorni dopo anche dal Consiglio. Il 14 giugno (l'anniversario della firma del trattato di Schengen) furono firmati i due regolamenti sul certificato digitale, concludendo l'iter legislativo.
Dal 1º giugno 2021 ogni Stato membro poteva collegare la propria piattaforma nazionale a una rete comune europea e iniziare a operare il proprio certificato. A metà giugno, 15 dei 27 Paesi dell'Unione e l'Islanda lo avevano già fatto. In Italia il "certificato verde" fu introdotto con il DPCM del 17 giugno 2021 ed entrò ufficialmente in vigore il 6 agosto. Il 9 luglio 2021 il certificato fu reso disponibile in Svizzera, il 2 agosto 2021 venne adottato da San Marino e dalla Città del Vaticano e il 20 agosto dalla Macedonia del Nord, dalla Turchia, dall'Ucraina (tutti stati che non appartengono all'UE).
Gli Stati membri dell'Unione adeguarono le proprie restrizioni di viaggio per consentire ai cittadini di viaggiare, fermo restando la possibilità di introdurre nuove restrizioni se necessario, in particolare per contrastare la diffusione della pericolosa variante Delta del virus.
Al mese di agosto del 2021 vennero generati più di 200 milioni di certificati COVID nei paesi dell'Unione europea.
In Italia, con il decreto-legge n. 172 del 26 novembre 2021, fu implementata la certificazione verde "rafforzata", ovvero una certificazione ottenibile solo con un ciclo di vaccinazione completo o una guarigione, non con un tampone come la certificazione verde di base, gradualmente utilizzata per quasi tutte le attività non essenziali in Italia.
La locuzione «Green Pass» In italiano ci si riferisce spesso a questa certificazione chiamandola con la locuzione in lingua inglese «Green Pass», mutuando il nome inglese del Tav Yarok, un'attestazione digitale israeliana che consente ai vaccinati di avere accesso alle attività commerciali e agli uffici.
In realtà in Italia il certificato è chiamato ufficialmente "certificazione verde COVID-19", o più colloquialmente “certificazione verde” o “certificato verde”.
Obiettivi Il certificato COVID digitale dell'UE mira a facilitare i viaggi tra i Paesi e a contribuire al graduale ripristino della libera circolazione delle persone, dopo le restrizioni e i divieti agli spostamenti attuati a causa della pandemia di COVID-19, riducendo il rischio che le riprese degli spostamenti comportino nuovi aumenti della diffusione della malattia.
In teoria, ogni titolare di un certificato COVID non dovrebbe essere soggetto ad alcuna restrizione sui viaggi all'interno dell'Unione, né dovrebbe essere sottoposto a una quarantena al suo arrivo. Ogni Stato membro, tuttavia, può decidere quali siano le restrizioni necessarie per quanto riguarda la sanità pubblica, conformemente alle disposizioni della direttiva sulla mobilità emanate dal Consiglio dell'Unione europea.
Normativa Le norme che disciplinano il rilascio di questo certificato sono disciplinate da due regolamenti emanati il 14 giugno 2021 dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell'Unione europea. Questi regolamenti sono diventati applicabili in tutta l'Unione europea il primo luglio 2021; inoltre, anche l'Islanda, il Liechtenstein, la Norvegia e la Svizzera seguiranno queste disposizioni, nonostante non facciano parte dell'Unione.
Inizialmente, le disposizioni sul certificato COVID digitale dell'UE avevano una durata limitata a un anno, dal 1º luglio 2021 al 1º luglio 2022. Nel giugno 2022 il Parlamento europeo e il Consiglio ne hanno prorogato l'applicazione di un ulteriore anno, fino al 30 giugno 2023, data in cui il quadro normativo è ufficialmente scaduto.
Rilascio del certificato
Il certificato digitale viene rilasciato dalle autorità nazionali competenti o dagli enti indipendenti. Le autorità sanitarie nazionali dovrebbero fornire informazioni su come ottenere il certificato, il quale serve per confermare che il titolare: si è fatto vaccinare contro la COVID-19 nello Stato membro che rilascia il certificato (certificato di vaccinazione); ha effettuato con esito negativo un tampone rinofaringeo o un test diagnostico per la COVID-19 valido nello Stato membro che rilascia il certificato (certificato di tampone); è stato affetto dalla COVID-19 e ne è guarito (certificato di guarigione).
Certificato di vaccinazione Ogni persona vaccinata contro la COVID-19 in uno Stato membro ha diritto alla certificazione, che può essere rilasciata automaticamente o su richiesta dell'interessato.
I certificati vengono rilasciati a chi si vaccina con uno dei farmaci autorizzati nell'Unione europea contro il SARS-CoV-2.
Il certificato di vaccinazione contiene le seguenti tre categorie di dati personali: l'identità del titolare; informazioni sul vaccino e sulle dosi ricevute dal titolare; l'emittente del certificato e altri metadati.
In Italia, nei casi di vaccinazione la certificazione viene generata entro quindici giorni dall'inizio del ciclo vaccinale. La validità dalla data di somministrazione del vaccino, che era inizialmente di 12 mesi, veniva ridotta a 9 mesi il 15 dicembre 2021 e quindi a 6 mesi a partire dal primo febbraio 2022 con il Super Green Pass.
Certificato di tampone Ogni persona sottoposta a un tampone o a un test per verificare l'infezione da COVID-19 valido in uno Stato membro che abbia dato esito negativo ha diritto a questo certificato, che può essere fornito automaticamente o su richiesta dell'interessato. Il certificato di test contiene le seguenti tre categorie di dati personali: l'identità del titolare; informazioni sul tipo di test eseguito dal titolare; l'emittente del certificato ed altri metadati.
In Italia, nei casi di tampone negativo la Certificazione viene generata in poche ore; la validità ha inizio a partire dall'orario in cui il tampone entra in lavorazione ed è di 72 ore per i tamponi molecolari PCR e di 48 ore per i tamponi antigenici rapidi.
Certificato di guarigione Una persona a cui è stata diagnosticata l'infezione da COVID-19 e che ne sia successivamente guarita può ottenere la certificazione verde. Tale certificato contiene le seguenti tre categorie di dati personali: l'identità del titolare; informazioni sulla precedente malattia dovuta al SARS-CoV-2; l'emittente del certificato e altri metadati.
In Italia, nei casi di accertata guarigione dalla COVID-19 la certificazione viene generata entro quarantott'ore ed ha validità di sei mesi.
Esenzione dal certificato Per i soggetti che non potevano effettuare la vaccinazione contro la COVID-19 per controindicazioni cliniche, le modalità di esenzione variarono da Stato membro a Stato membro.
In Italia, per consentire ai cittadini esenti di accedere alle attività e ai servizi per cui era richiesto il certificato digitale, il Ministero della Salute previde una certificazione di esenzione dalla vaccinazione.
Inizialmente rilasciata in formato cartaceo dai medici vaccinatori dei Servizi vaccinali, dai medici di medicina generale o dai pediatri di libera scelta, la validità della certificazione cartacea venne prorogata più volte tra il 2021 e l'inizio del 2022. Nel febbraio 2022 la certificazione fu digitalizzata mediante l'emissione di un apposito codice QR generato dalla Piattaforma nazionale DGC, rendendo la verifica omogenea a quella delle altre certificazioni verdi.
Con la conclusione dello stato di emergenza in Italia (31 marzo 2022) e la progressiva abolizione dell'obbligo di esibizione del certificato nei mesi successivi, le certificazioni di esenzione hanno terminato la loro funzione normativa. Protezione dei dati personali La Commissione europea ha creato un gateway per garantire che le firme dei titolari siano verificate in tutta l'UE. I dati personali del titolare non possono passare attraverso il gateway, dato che serve la firma per farli passare. Il trattamento dei dati personali è limitato all'accesso e alla verifica delle informazioni contenute nel certificato.
Proteste contro l'introduzione del certificato A partire dal luglio 2021 si sono svolte manifestazioni e proteste contro le nuove misure di contenimento della pandemia da COVID-19 in Francia, dove si sono riunite più di centomila persone, e in altri paesi europei. Dal 15 ottobre 2021, data in cui in Italia è entrato in vigore l'obbligo di possesso della certificazione verde per tutti i luoghi di lavoro pubblici e privati, manifestazioni dei cosiddetti "no green pass" e degli antivaccinisti hanno avuto luogo in varie città del Paese, tra cui Trieste e il suo porto, dove hanno partecipato circa ottomila persone e si sono avuti scontri con le forze dell’ordine. Il motivo principale delle proteste è che i manifestanti dichiarano le restrizioni e il certificato stesso discriminatori e anticostituzionali e che la loro utilità non sia provata scientificamente.
Il modello Green Pass: il certificato vaccinale europeo Il 5 giugno 2023 l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e la Commissione europea annunciarono una partnership con l'obiettivo di realizzare un sistema di certificazione digitale sul modello di quella utilizzata durante la pandemia di COVID-19, per costruire un meccanismo globale volto a facilitare la mobilità mondiale e la protezione delle persone in caso di minacce sanitarie.
L'OMS stabilì lo sviluppo di diversi prodotti digitali per la salute globale. Come annunciato dal direttore generale dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, il certificato vaccinale europeo fu concepito come uno strumento sanitario digitale open source basato su principi di equità, innovazione, trasparenza e protezione dei dati personali. Nel maggio 2024, in occasione della 77ª Assemblea mondiale della sanità, fu presentata la bozza dell'accordo globale sulle pandemie per la discussione da parte degli Stati membri.
L'accordo tra OMS e UE accese da subito un ampio dibattito. A fronte delle intenzioni dichiarate di migliorare la tutela della salute pubblica e prevenire future epidemie mediante la digitalizzazione dei dati sanitari, diversi europarlamentari ed esponenti politici espressero perplessità, sostenendo che l'adozione di tali strumenti potesse comportare un eccessivo accentramento di controllo da parte dell'OMS a discapito delle sovranità nazionali e delle libertà individuali.
Note
Voci correlate Certificato internazionale di vaccinazione o profilassi