Traditionis custodes (in italiano "Custodi della tradizione") è una lettera apostolica di papa Francesco, pubblicata sotto forma di motu proprio il 16 luglio 2021 per «ristabilire in tutta la Chiesa di Rito romano una sola e identica preghiera che esprima la sua unità, secondo i libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II e in linea con la tradizione della Chiesa».
È stata accompagnata da una sua lettera ai vescovi di tutto il mondo per spiegare le ragioni che l'hanno portato a prendere la decisione di «abrogare tutte le norme, le istruzioni, le concessioni e le consuetudini precedenti al presente Motu Proprio, e di ritenere i libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II, come l'unica espressione della lex orandi del Rito romano».Lettera del Santo Padre Francesco ai vescovi di tutto il mondo per presentare il motu proprio Traditionis custodes sull'uso della liturgia romana anteriore alla riforma del 1970
Sfondo storico La riforma liturgica
Nel 1970, venne pubblicata una nuova edizione del Missale Romanum rivista sulla base delle revisioni volute dal Concilio Vaticano II e indicate nella sua costituzione Sacrosanctum Concilium del 1963. La forma della messa di rito romano in essa indicata differisce chiaramente da quella indicata nell'edizione 1962.
Giovanni Paolo II Giovanni Paolo II concesse nel 1984 la facoltà a ciascun vescovo diocesano di permettere ai sacerdoti e ai gruppi che glielo chiedessero di celebrare la messa con il Messale Romano del 1962. I gruppi a favore dei quali essi potevano esercitare tale facoltà dovevano essere estranei a quelli che mettevano in dubbio la validità e la rettitudine dottrinale del Messale del 1970. Le celebrazioni dovevano avere luogo normalmente fuori delle chiese parrocchiali ed essere in latino.
Tale concessione fu comunicata ai presidenti delle conferenze episcopali con la lettera Quattuor abhinc annos della Congregazione del Culto Divino in data 3 ottobre 1984.Acta Apostolicae Sedis 76 (1984), pp. 1088–1089
Nel 1988, il papa ribadì questa disposizione nel motu proprio con il quale deplorò l'attività di monsignor Marcel Lefebvre, osservando: «dovrà essere ovunque rispettato l'animo di tutti coloro che si sentono legati alla tradizione liturgica latina, mediante un'ampia e generosa applicazione delle direttive, già da tempo emanate dalla Sede Apostolica, per l'uso del Messale Romano secondo l'edizione tipica del 1962».
Benedetto XVI
Nei colloqui tenuti sotto Benedetto XVI tra la Santa Sede e la Fraternità sacerdotale San Pio X, monsignor Bernard Fellay, superiore generale della Fraternità, formulò due auspici: a) riconoscimento del diritto di ogni sacerdote cattolico di celebrare la messa tridentina, e b) rimozione della scomunica dei quattro vescovi della Fraternità. La scomunica è stata revocata il 21 gennaio 2009.
Il 7 luglio 2007 Benedetto XVI, con il Motu Proprio "Summorum Pontificum", stabilì: «Nelle Messe celebrate senza il popolo, ogni sacerdote cattolico di rito latino, sia secolare sia religioso, può usare o il Messale Romano edito dal beato Papa Giovanni XXIII nel 1962, oppure il Messale Romano promulgato dal Papa Paolo VI nel 1970 [...]. Per tale celebrazione secondo l'uno o l'altro Messale il sacerdote non ha bisogno di alcun permesso, né della Sede Apostolica, né del suo Ordinario».Summorum Pontificum, Art. 2 Chi volesse celebrare la messa con il popolo nella forma del 1962 (erano totalmente escluse quelle di date anteriori, senza le riforme introdotte da Pio XII e Giovanni XXIII) dovrebbe solo ottenere l'autorizzazione del parroco (senza più rivolgersi al vescovo diocesano) e limitatamente nelle domeniche a una sola messa.Summorum Pontificum, Art. 5 §2
Inoltre affermò che, pur restando il messale promulgato da san Paolo VI «l'espressione ordinaria della lex orandi [...] della Chiesa cattolica di rito latino», il Missale Romanum pubblicato sotto san Pio V e rivisto sotto Giovanni XXIII era da considerarsi come un'"espressione straordinaria" della stessa lex orandi. Egli così definì la messa rivista nel 1962 "forma straordinaria del rito romano" e la messa uscita dalle riforme liturgiche successive al Vaticano II "forma ordinaria" ossia normale.«Il Messale, pubblicato in duplice edizione da Paolo VI e poi riedito una terza volta con l'approvazione di Giovanni Paolo II, ovviamente è e rimane la forma normale – la forma ordinaria – della Liturgia Eucaristica» (Lettera di Benedetto XVI ai vescovi in occasione della pubblicazione di Summorum Pontificum).
Nel 2016 nel libro-intervista Ultime conversazioni con Peter Seewald, papa Benedetto XVI spiegò che le concessioni dell'uso dei libri liturgici in vigore nel 1962 non erano animate dal tentativo di ristabilire la piena comunione con la Fraternità sacerdotale San Pio X, ma semmai miravano a ristabilire l'unità della Chiesa in senso diacronico, perché la «che la Chiesa preservasse la continuità interna con il suo passato», per cui «ciò che prima era sacro non può divenire da un momento all'altro una cosa sbagliata».Benedetto XVI, Ultime conversazioni, a cura di Peter Seewald, Garzanti, 2016, pp. 189-190
All'interno della Fraternità sacerdotale San Pio X molti non erano favorevoli a un avvicinamento con la Santa Sede e non sono riusciti i tentativi di raggiungere un accordo, ma dopo la rinuncia di papa Benedetto XVI, mons. Bernard Fellay ringraziò il papa dimissionario per aver affermato che non era mai stata abrogata la "messa tradizionale" e per aver revocato la scomunica dei vescovi."La fraternité d'Ecône esprime sa gratitudine envers Benoît XVI" in La Nouvelliste, 11 febbraio 2013
Preparativi per la pubblicazione Nel 2020, la Congregazione per la dottrina della fede inviò una lettera alle conferenze episcopali chiedendo loro un rapporto sull'applicazione del Summorum Pontificum nelle loro diocesi.
Nel maggio del 2021, meno di due mesi prima della pubblicazione di Traditionis custodes, circolava la notizia che in una sessione a porte chiuse della Conferenza Episcopale Italiana, Francesco avesse detto di avere una bozza di testo pronta per l'approvazione formale per restringere la celebrazione della messa tradizionale.
Traditionis custodes venne pubblicata due giorni dopo il ritorno di papa Francesco da un ricovero in ospedale.
Il rescritto del febbraio 2023 Un rescritto del febbraio 2023, collegato all'udienza concessa il 20 febbraio al prefetto del Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, il cardinale Arthur Roche, ribadisce le risposte ai dubia pubblicate insieme ad alcune note esplicative il 4 dicembre 2021, che non erano state approvate in forma specifica.
Le dispense che permettono la celebrazione con il Messale del 1962 nelle chiese parrocchiali o da parte di sacerdoti ordinati dopo la promulgazione del motu proprio ovvero l'istituzione di parrocchie personali sono considerate dispense riservate alla Santa Sede a norma del can. 87 § 1. Per le dispense già concesse dai vescovi, il rescritto impone ai vescovi di informare il Dicastero competente.
Contenuto del documento
Il motu proprio, che "intende stabilire in tutta la Chiesa di Rito Romano una sola e identica preghiera che esprima la sua unità", contiene le indicazioni giuridiche per le autorizzazioni della celebrazione della messa secondo il Messale Romano pubblicato da papa Giovanni XXIII nel 1962, insieme alle norme per i vescovi riguardo alla cura pastorale dei gruppi che celebrano secondo questo messale..
Le disposizioni di Traditionis custodes sono entrate in vigore il 16 luglio 2021 e sostituiscono quelle contenute nel motu proprio Summorum Pontificum, promulgato da papa Benedetto XVI il 7 luglio 2007. Insieme al testo è stata anche pubblicata una lettera, rivolta ai vescovi, di accompagnamento al motu proprio, per spiegarne il contenuto e le motivazioni.
Il 18 dicembre 2021, la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ha pubblicato chiarimenti, approvati da Francesco, sull'attuazione di Traditionis custodes nella forma di Responsa ad dubia.
Norme La parte normativa della lettera apostolica è divisa in 8 articoli.
Articolo 1 Nel primo articolo papa Francesco scrive che i libri della liturgia emessi dai papi Paolo VI e Giovanni Paolo II dopo il Concilio Vaticano II sono "l'unica espressione della lex orandi del Rito romano".Traditionis custodes, Articolo 1 Viene dunque completamente ribaltata la posizione espressa da Benedetto XVI e contenuta nel Motu Proprio "Summorum Pontificum" del 2007, secondo cui messa tradizionale e messa riformata dopo il Concilio Vaticano II sono "due espressioni del medesimo rito romano".
Più precisamente, con questo primo articolo Francesco revoca la dichiarazione normativa di Benedetto XVI, che dichiarò che le espressioni sono due: il Messale di Paolo VI come "espressione ordinaria" e il Messale di Pio V rivisto da Giovanni XXIII come "espressione straordinaria della stessa lex orandi".
I Responsa ad dubia dichiarano che questo articolo riguarda non solo il Messale Romano, ma anche il Rituale romano e il Pontificale romano.Responsa ad dubia su alcune disposizioni della Lettera Apostolica in forma di «Motu Proprio» Traditionis custodes del Sommo Pontefice Francesco
Articolo 2 Il secondo articolo stabilisce che spetta al vescovo diocesano l'"esclusiva competenza" di autorizzare l'uso del Messale romano del 1962 nella sua diocesi "secondo le linee guida della Sede Apostolica."Traditionis custodes, Articolo 2 Juan José Silvestre, "Traditionis Custodes vuelve a la situación de 1970" in Omnes, 16 luglio 2021
Così si ritira ai parroci e ai rettori di chiese non parrocchiali e non conventuali nelle quali esiste stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica la facoltà di dare il necessario permesso, come aveva invece stabilito Benedetto XVI,Summorum Pontificum, articolo 5 §1 e si ritorna alla disciplina vigente quando Giovanni Paolo II diede simile autorità solo al vescovo diocesano.Lettera Quattuor abhinc annos della Sacra Congregazione per il Culto Divino in Acta Apostolicae Sedis 76 (1984), pp. 1088–1099
Articolo 3 L'articolo 3 riguarda le diocesi in cui prima del 16 luglio 2021 vi era la presenza di uno o più gruppi che celebrano secondo il Messale antecedente alla riforma del 1970. In primo luogo chiede al vescovo che «accerti che tali gruppi non escludano la validità e la legittimità della riforma liturgica, dei dettati del Concilio Vaticano II e del Magistero dei Sommi Pontefici».Traditionis custodes, Articolo 3 §1
È compito del vescovo diocesano pure indicare uno o più luoghi dove i fedeli aderenti a questi gruppi possano radunarsi per la celebrazione eucaristica, non però nelle chiese parrocchiali e senza erigere nuove parrocchie personali.Articolo 3 §2 Nicole Winfield, "Pope reverses Benedict, reimposes restrictions on Latin Mass, Associated Press, 16 luglio 2021 Francesco così riprende la norma decretata nel 1984 sotto Giovanni Paolo II: «Tale celebrazione sia fatta soltanto per l'utilità di quei gruppi che la chiedono; e nelle chiese e oratori indicati dal Vescovo (non, però, nelle chiese parrocchiali, a meno che il Vescovo lo abbia concesso in casi straordinari); nei giorni e alle condizioni fissate dal Vescovo sia abitualmente che per singoli casi»."Haec celebratio fiat tantummodo ad utilitatem illorum coetuum qui eam petunt; item in ecclesiis et oratoriis quae Episcopus dioecesanus deputaverit (non autem in templis paroecialibus, nisi Episcopus in casibus extraordinariis id concesserit); iisque diebus atque condicionibus ab ipso Episcopo, sive per modum consuetudinis, sive per actus, adprobatis" (Lettera Quattuor abhinc annos della Sacra Congregazione per il Culto Divino del 3 ottobre 1984 in Acta Apostolicae Sedis 76 (1984), pp. 1088–1099).