La Storia militare dell'Africa (1800-1900) è caratterizzata da un'importante evoluzione sia tecnologica, sia tattico-strategica con enfasi sul ruolo giocato dagli stati e dai popoli indigeni. nel seguito sono trattati solo i principali sistemi e le principali innovazioni militari e il loro sviluppo dopo il 1800. Per gli eventi precedenti al 1800, si rimanda alla Storia militare dell'Africa (pre-1800), mentre per quelli successivi al 1900 si rimanda alla Storia militare dell'Africa (post 1900). Per una visione generale della storia militare dell'Africa per regione, si rimanda alla Storia militare dell'Africa. Per i dettagli sulle attività post-1800 si rimanda infine alle voci sulle singole battaglie, sui singoli imperi e/o sui vari leader.
Premesse: l'Africa nel XIX secolo
Influenze significative Dal principio del XIX secolo, diversi fattori hanno impattato significativamente sull'evoluzione dei sistemi militari africani, facendone un periodo d'intensa trasformazione del Continente Nero. Alcuni di questi furono: l'ascesa del regno Zulu sotto Shaka che ha creato un cambiamento significativo - dalla parte meridionale del continente, fino all'Africa orientale e centrale; le Jihād dei Fulani nell'Africa occidentale che causarono una trasformazione sostanziale in quella regione nella cintura degli stati sudanesi; il crescente volume di armi da fuoco distribuite nel continente; la crescita del commercio tra l'Africa e altre parti del mondo, compresa la soppressione e la sostituzione della tratta degli schiavi con altri commerci; l'esplosione dell'interesse europeo in Africa, culminata in invasioni, insediamenti e acquisizioni di imperi coloniali in diverse parti del continente (v.si la c.d. "Spartizione dell'Africa").
Tutti questi fattori era già in atto da alcuni secoli ma nell'Ottocento s'intensificarono, accelerando il processo evolutivo dei sistemi militari africani. Parimenti, permasero variabili ambientali già riscontrare nei secoli passati che impattarono sullo sviluppo dei sistemi militari quali: densità di popolazione relativamente basse che hanno ridotto le forze per il combattimento; suoli poveri (in particolare nelle aree forestali tropicali) e bassa produttività delle colture; vettori portatori di malattie che hanno ostacolato il dispiegamento di sistemi d'arma come la cavalleria e le forze di fanteria indebolite in molte regioni; mancanza di buoni porti costieri e fiumi navigabili che ostacolarono la logistica su larga scala. La bassa densità abitativa implicava che grandi forze armate non potevano essere radunate né mantenute per lungo tempo. Gli Zulu, ad esempio, potevano schierare circa 50.000 guerrieri, un numero impressionante per gli standard regionali, ma questa era l'intera forza armata della nazione, mentre le nazioni europee più popolose durante le guerre napoleoniche avevano regolarmente schierato simili effettivi nelle singole battaglie! La frammentazione politica ostacolava del pari la costituzione di grandi eserciti e rendeva le tribù africane, tra loro divise, facilmente sconfiggibili da invasori stranieri che operarono alla stregua dell'Impero romano (v.si Divide et impera). Tuttavia, nonostante tali limiti, il consolidamento interno e la crescita degli stati africani svolsero un ruolo importante nella trasformazione militare. Il sistema Zulu, ad esempio, non si basava sulle innovazioni portate dagli Europei (cavalli, armi da fuoco o navi), anzi le rifiutava. L'evoluzione dei sistemi militari africani non è quindi il semplice frutto d'influenze esterne ma un complesso fenomeno autoctono che ha adattato, modellato e talvolta rifiutato la tecnologia esterna.
Armi da fuoco L'introduzione delle armi da fuoco, pur seminale, non sfavorì inizialmente le armi tradizionali poiché le armi da fuoco fornite agli africani erano spesso di qualità scadente. In effetti, gli africani erano ben consapevoli delle carenze dei fucili loro propinati dagli Europei (i c.d. "Dane gun") e spesso ne richiedevano di qualità migliore: es. la maggior parte delle armi importate non era stata testata dal produttore per verificare la presenza d'imperfezioni nella canna e fiorì la contraffazione dei marchi di fabbrica attestanti qualità! Le armi da fuoco non giocarono pertanto un ruolo primario sul campo di battaglia e il successo del consolidamento di poteri indigeni come i Merina in Madagascar o gli Zulu si dovette a cambiamenti nell'organizzazione, nella leadership e nelle tattiche indigene più che alle armi da fuoco. Con il passare dei decenni, tuttavia, lo sviluppo tecnologico delle armi da fuoco, della scienza medica europea (es. la corteccia di china per sopprimere la malaria) e delle navi a vapore avrebbero dato agli Europei un vantaggio militare decisivo nel continente.
La guerra navale nel XIX secolo
I modelli di guerra navale hanno mostrato continuità con quelli del XVIII secolo. Disegni di derivazione straniera come i dhow solcavano le acque dell'Africa orientale, i pirati operavano al largo della costa barbaresca e le canoe venivano utilizzate anche nel commercio e nella pesca oceanici. Le navi da combattimento indigene, tuttavia, generalmente rimanevano nell'entroterra o molto vicino a casa. L'armamento ha continuato a essere relativamente debole, nonostante i persistenti tentativi di potenziare le navi da guerra. Secondo quanto riferito, i piccoli cannoni girevoli furono introdotti per la prima volta alla fine del XVIII secolo sulla costa occidentale da un certo Antonio Vaz Coelho, un negro libero dal Brasile. Questa pratica accelerò nel XIX secolo. La città-stato di Lagos, ad esempio, dispiegò canoe di medie dimensioni con 25 uomini d'equipaggio dotate di cannone girevole. I soldati a bordo operavano in supporto alle truppe da sbarco con moschetti e cannoni girevoli. Le tattiche navali seguivano uno schema di "fuoco e ritirata": le canoe manovravano sotto-costa per sparare, si portavano al largo per ricaricare e ripeteva il ciclo.
Generalmente i cannoni venivano posizionati a prua o a poppa, con la barca che assorbiva il rinculo dei cannoni. L'intera nave doveva essere girata per la salva. Rispetto all'uso europeo dell'artiglieria marittima, quella africana era scarsamente impegnata nello scontro nave-vs-nave o per il bombardamento delle coste, venendo usata primariamente per supportare lo sbarco in funzione anti-uomo e combinata con i moschetti. In Nigeria sono segnalate grandi canoe da guerra, alcune delle quali montavano fino a venti paia di cannoni girevoli su traverse a intervalli di cinque o sei piedi. Nel 1841, il sovrano di Abo radunò circa 300 canoe, molte armate di moschetti e cannoni di prua/poppa. Tuttavia, alcune flotte di canoe s'affidavano ancora ad armi tradizionali: sul lago Ciad all'inizio del secolo il pirata Buduna schierò una flotta di circa 1.000 canoe di canne, con guerrieri armati di lance e scudi; nell'Africa orientale i regni nativi a volte si contendevano la supremazia con grandi battaglie navali tradizionali nei laghi della regione.
Nel delta del Niger, le grandi canoe da guerra degli Itsekiri montavano più cannoni girevoli e trasportavano 40 rematori e 100 guerrieri, oltre agli schiavi che svolgevano la maggior parte dei compiti di canottaggio e si occupavano della cambusa. Il commercio operava a stretto contatto con la guerra e i commercianti Itsekiri gestivano proprie flotte da guerra che la marina britannica spesso non era in grado di fermare mentre sfrecciavano tra i torrenti, le lagune e i corsi d'acqua del Delta. In diverse occasioni, gli Itsekiri respinsero le navi da guerra britanniche bloccando strette insenature e corsi d'acqua e, nelle controversie con il regime coloniale o i mercanti europei, chiusero il commercio sul fiume Benin per diversi mesi. I pirati usavano anche canoe veloci per attaccare commercianti ed insediamenti. I porti da guerra erano spesso fortificati con vaste palizzata e molteplici linee di trincea, dietro le quali squadre di uomini armati e altri combattenti erano schierate per la difesa. Alcuni mercanti di schiavi europei e i loro alleati facevano uso di grandi canoe nelle loro operazioni, percorrendo i corsi d'acqua in navi pesantemente armate di moschettieri e piccoli cannoni, mentre raccoglievano il loro carico umano per il trasporto nelle Americhe.Adam Hochschild. (2005). Bury the Chains: Prophets and Rebels in the Fight to Free an Empire's Slaves. Macmillain. pp. 81–125
Gli sviluppi navali rispecchiarono quelli terrestri. La tecnologia forestiera fu adattata e modellata a politiche, tecnologie e forme d'organizzazione indigene esistenti. Il paesaggio ha anche svolto la sua parte limitando il movimento sull'acqua a lungo termine causa fiumi impraticabili per lunghi tratti, correnti contrarie e mancanza di buoni porti costieri. Alcune potenze indigene tentarono aggiornamenti significativi che coinvolsero un'intensa tecnologia di navigazione o presero gli oceani con navi a lunga distanza alla maniera europea, polinesiana o cinese. Nessun equivalente africano del famoso ammiraglio della flotta cinese Cheng Ho che attraversava gli oceani, doveva emergere, sebbene un certo numero di capitani dell'entroterra diventasse famoso. I tempi di Cartagine erano ormai lontani e la potenza navale africana rimase un fenomeno localizzato.
La guerra terrestre nel XIX secolo Il periodo successivo al 1800 vide un'accelerazione dell'espansione e della conquista europea in Africa. Quest'espansione non fu incontrastata, né tale attività è stata l'unico sviluppo militare significativo nel continente. Gli stati indigeni in tutte le regioni stavano sviluppando nuove forme d'organizzazione politica e struttura militare indipendentemente e prima del grande interludio europeo.
Cavalleria e fanteria in Africa occidentale Le armi tradizionali restarono in uso nel corso del secolo e scontri tra cavalleria, arcieri e fanteria armata di zagaglia si verificarono in molte aree. Si diceva che i cavalieri Mandingo dell'entroterra liberiano, ad esempio, chiamassero gli avversari di fanteria timorosi o in fuga con due opzioni:" Alzati e sei uno schiavo; corri e sei un cadavere". Le truppe a cavallo, tuttavia, erano tutt'altro che invincibili. Gli arcieri costituivano la maggior parte della forza di fanteria in molte aree e l'uso di frecce avvelenate e un rapido volume di tiro compensavano parzialmente le debolezze nella forza degli archi primitivi e delle frecce non impennate. Contro determinate combinazioni di arcieri e lancieri, opportunamente posizionati e schierati, la cavalleria poteva essere sconfitta. Proprio uno scenario del genere si sviluppò nel 1804, quando i gruppi Fulani proclamarono una Jihād contro il Gobir (attuale Nigeria settentrionale) noto per la sua cavalleria pesante. I Fulani di Usman dan Fodio, un riformatore religioso e insegnante, subirono una serie di battute d'arresto iniziali contro la cavalleria Gobir in rapido movimento, in particolare nella battaglia di Tsuntua, dove furono persi circa 2.000 uomini.
Le innovative tattiche di fanteria Fulani I cavalieri di Gobir, guidati da Yunfa, inizialmente derisero l'inefficiente cavalleria fulani ma il tiro concentrato delle frecce avvelenate nella battaglia di Tabkin Kwotto consegnò ai Fulani la vittoria. Normalmente, gli arcieri avrebbero operato in formazione sciolta, vulnerabile cioè alle cariche dei cavalieri Gobir, ma in questa particolare battaglia i Fulani s'arroccarono invece in una zona abbastanza boscosa, con un fianco del loro esercito appoggiato su un lago. Gli arcieri si schierarono a quadrato, raggruppando i loro arcieri in un blocco compatto e concentrando la potenza di fuoco delle loro frecce avvelenate, tenendo la posizione nonostante gli aggiramenti del nemico. Il tiro concentrato degli arcieri nemici ruppe la retroguardia delle formazioni Gobir, nonostante la loro armatura.