La storia di Garbagna Novarese segue i macroeventi della vicina Novara, essendone parte del contado. Durante il Medio Evo fu per secoli feudo di potenti famiglie locali e lombarde, divenendo comune autonomo in Epoca Moderna.

Età antica

Gli autori che hanno trattato l'antichità della zona di Garbagna, tra cui Polibio, descrivono un'immensa e fitta area boschiva, tratto caratteristico dell'intera pianura novarese precedente l'avvento della risaia. Il bosco si estendeva tra gli attuali territori di Garbagna, Nibbiola e Vespolate, seguendo il corso del torrente Arbogna, su un terreno tutt'altro che pianeggiante, inframezzato da prati, brughiere, stagni e moltissimi corsi d'acqua. Nello specifico, è menzionata la presenza di un Laguzzolum (stagno). Il paesaggio era caratterizzato anche da vasti ghiaieti e paludi, creati dalle frequenti esondazioni dei corsi d'acqua, soprattutto durante lo scioglimento delle nevi..

Epoca preromana

Le fonti che descrivono gli stanziamenti dei popoli preromani nel Novarese non forniscono sufficienti dettagli per determinare con certezza a quale popolo il territorio di Garbagna appartenesse. Segue dunque la trattazione sui due popoli che nella loro storia hanno vissuto nel Basso Novarese, che quindi con maggiore probabilità hanno abitato Garbagna: Levi e Vertamocori.

I primi abitatori della zona furono una propaggine settentrionale dei Levi, una popolazione ligure stanziata prevalentemente nel Pavese e facente parte della Cultura di Golasecca.. I Levi conducevano una vita prettamente neolitica: erano dediti alla caccia, alla pesca e alla coltivazione dei cereali, quindi con un'alimentazione basata su carne (poca), pesce, zuppe, minestre e focacce. Vivevano sparsi in piccoli raggruppamenti di abitazioni, ciascuno corrispondente ad un gruppo famigliare.. Prediligevano uno stile di vita particolarmente duro e frugale, dando massima importanza alla propria indipendenza. Erano stanziati sulle rive del torrente Arbogna, nei pressi dell'attuale cimitero e chiesa di San Michele..

Sebbene non si abbia una collocazione temporale precisa della presenza dei Levi nel territorio di Garbagna, si sa per certo che i Liguri abitavano l'area piemontese nel VII secolo a.C...

Il suffisso -asco nel nome della scomparsa località di Camarasco, citata ancora in documenti risalenti al XIV secolo, rivela la presenza di questa popolazione di stirpe ligure nel territorio di Garbagna...

Dopo vari secoli di sporadiche infiltrazioni celtiche, nel IV secolo a.C. avvenne una massiccia migrazione di questi popoli attraverso le Alpi verso tutta la Pianura Padana, iniziando un periodo di convivenza ed integrazione con le popolazioni locali che decretò l'introduzione della cultura di La Tène a scapito della cultura di Golasecca... Essendo i nuovi arrivati più evoluti sia politicamente che economicamente, usi e costumi di questi ultimi alla fine prevalsero, portando lentamente alla celtizzazione delle popolazioni di stirpe ligure.

Nello specifico, nel Novarese si stanziò la tribù dei Vertamocori, che fondò la vicina città di Novara (secondo Plinio il Vecchio) e la cui presenza ha vari riscontri: i ritrovamenti di numerose urne funerarie e di una fusarola di comprovata origine preromana, sebbene non denunciati ufficialmente. (vedi box); diversi riferimenti in vari documenti (soprattutto le Consignationes del 1347) alla presenza di un nemus al centro dell'abitato, presso l'attuale chiesa di San Michele: il nemus era un bosco sacro dedicato al culto del Sole, elemento tipico della religione celtica..

L'arrivo di questi popoli nella pianura padana portò anche i Levi nella sfera d'influenza degli Insubri, la stirpe celtica più forte stanziata a Mediolanum, che esercitava una grande influenza sulle popolazioni limitrofe. I rapporti con gli Insubri furono tuttavia messi in dubbio durante le diverse azioni intraprese dai romani nella Gallia Cisalpina nel III secolo a.C. Come conseguenza, il territorio dei Levi e dei vicini Libui (nel Vercellese) fu violentemente coinvolto durante le guerre romano-galliche del 196 a.C., quando gruppi di Boi attraversarono il Po e compirono pesanti scorrerie ai danni degli ex alleati.

È noto inoltre che questi popoli producevano la birra e che gli scambi con gli Etruschi introdussero la viticoltura.

Epoca romana

Dopo la sconfitta dei celti a Mediolanum del 222 a.C., nel 220 a.C. i Romani si rivolsero ad occidente ed occuparono il Novarese, ma non riuscirono a soggiogarlo. Furono pertanto stipulati accordi che garantivano ai locali una certa autonomia, sia in ambito culturale che giurisdizionale (foedera).. La romanizzazione tardò ulteriormente per l'arrivo di Annibale durante la seconda guerra punica (219-202 a.C.), durante la quale lo stesso Scipione l'Africano fu sconfitto presso il Ticino col supporto dei popoli padani alleati al cartaginese... La conquista del Novarese si protrasse fino al 196 a.C., al momento della definitiva sottomissione dei celti Insubri, e divenne parte della provincia della Gallia Cisalpina al momento della sua istituzione, a cavallo tra il II e il I secolo a.C..

Nell'89 a.C., al termine delle guerre galliche, fu emanata la Lex Pompeia de Transpadanis, che concesse il diritto latino (ius Latii, livello intermedio tra la piena cittadinanza romana e lo stato di non cittadino) a tutte le comunità a nord del Po rimaste fedeli a Roma. In questo modo Roma consolidò concretamente la propria presenza nella regione pedemontana.

Nel 49 a.C. Gaio Giulio Cesare era impegnato nella conquista della Gallia Transalpina e puntava a facilitare il transito delle truppe nella Pianura Padana. Fece quindi approvare la Lex Roscia, che aboliva la provincia della Gallia Cisalpina, garantiva la cittadinanza romana e istituiva i municipi, tra cui quello di Novara.: Garbagna entrò a pieno titolo nell'Italia romana, nel ruolo di vicus, parte del pagus (circondario di campagna) dipendente dallurbs Novaria..

Seguendo gli scopi di Gaio Giulio Cesare, l'istituzione del municipium di Novara avviò la costruzione delle grandi strade per connettere il Novarese al resto dell'impero. Il territorio di Garbagna fu attraversato da nord a sud dalla via che localmente congiungeva Novara a Mortara e passava ad ovest dell'abitato (talvolta identificata come Via Settimia) superando il torrente Arbogna non lontano dalla chiesa di San Michele, proseguendo poi verso nord presso la cascina Moncucco. Residui di questa strada pavimentata (solarium) sono ancora visibili ad Olengo. Il percorso di questa via publica (così nominata in un documento dell'881) risulta oggi solo parzialmente individuabile: seguiva i tratti di terreno sopraelevato che affiancavano la valle dell'Arbogna, secondo la logica dei percorsi di crinale: una strada sul crinale è più facilmente utilizzabile, in quanto non soggetta alle esondazioni dei corsi d'acqua, al contrario del fondovalle.

Nonostante la ridotta dimensione, Garbagna possedeva certamente una rilevante funzione difensiva, dato che presso l'attuale chiesa di San Michele, su una piccola altura circondata su tre lati dal torrente Arbogna, sorgeva un castellum, cioè un piccolo accampamento fortificato: la posizione sopraelevata e la protezione offerta dal corso d'acqua ne facevano un punto strategico per sorvegliare le zone circostanti. Purtroppo l'architettura militare romana, prediligendo l'utilizzo del legno come materiale da costruzione, non ne ha consentito la conservazione.

Terminata la conquista romana dell'area piemontese, nel 7 a.C. Augusto ordinò la radicale riorganizzazione dell'intero territorio italico per favorire l'accentramento del potere: furono istituite le undici regioni augustee. Nel territorio della ex provincia della Gallia Cisalpina furono quindi aboliti i municipi (amministrati in modo relativamente indipendente) e il Novarese divenne parte della Regio XI Transpadana, che comprendeva tutti i territori a nord del Po fino al fiume Oglio e faceva capo a Mediolanum..

Nel 313 l'imperatore Costantino promulgò l'editto di Milano, mediante il quale fu concessa la libertà di culto nell'impero. Iniziò quindi in Piemonte la diffusione massiva della religione cristiana.. Inizialmente la comunità cristiana novarese dipendeva dalla sede vescovile di Vercelli, non essendone Novara ancora provvista. Secondo la tradizione, la diocesi di Novara fu istituita nel 398, con a capo il vescovo Gaudenzio., che di persona si occupò dell'evangelizzazione del Basso novarese negli anni a cavallo tra IV e V secolo.

La vita quotidiana Le opere di Polibio e Plinio il Vecchio forniscono alcune indicazioni sulla vita a quel tempo. L'agricoltura verteva principalmente su panìco e miglio, utilizzati come base per vari piatti simili alla minestra con verdure, e i contadini novaresi curavano particolarmente la coltura dell'uva, dei cereali e delle rape. La vite era avvinghiata al tronco del pioppo e dava un vino piuttosto aprigno. Come le popolazioni celtiche dei secoli precedenti, i Romani plasmarono il territorio per favorire l'agricoltura, prosciugando le paludi e dissodando le brughiere. Nell'immensa area boschiva circostante era praticata la caccia di cinghiali, caprioli, conigli selvatici e di numerosi volatili, come quaglie e fagiani. Al tempo stesso i boschi erano dimora di lupi, orsi e volpi, dai quali capitava di doversi difendere con le armi. Nei numerosi corsi d'acqua, infine, era praticata la pesca di svariate specie di pesce, quali trote, lucci, carpe, alborelle e anguille..

Altra preziosa risorsa era la quercia, che cresceva spontaneamente in vaste foreste presso i corsi d'acqua: le sue ghiande erano il cibo preferito dei cinghiali, a loro volta cacciati per la carne, assai gradita e ricercata. Al tempo stesso le ghiande costituivano la base dell'allevamento dei maiali, tra i più grassi e apprezzati della penisola..

Come nel resto delle campagne novaresi, l'agricoltura nel territorio di Garbagna si svolgeva nelle domus rusticanae, piccole fattorie a conduzione famigliare molto simili alle cascine odierne, costruite in legno e argilla e dotate di cortile interno e pozzo. Le attività agricole dei grandi proprietari cittadini si svolgevano invece nelle villae rusticae: grandi edifici con specifiche aree abibite all'uso residenziale del proprietario (pars urbana), dei lavoranti (tuguria) e alle attività prettamente agricole.

Ritrovamenti archeologici

Nel 1675 la tomba romana di Atilia Sabina, stimata di età tardoimperiale, fu trovata in una località imprecisata del Novarese e mandata a Garbagna, nelle proprietà della famiglia Caroelli.

Ulteriori conferme della presenza romana a Garbagna sono date dal ritrovamento di un grande sarcofago di serizzo (1,17m × 2,28m) presso il cimitero, ritenuto di epoca tardo-imperiale, e di uno più piccolo (0,40m × 1,25m) in località Mariina.. Nel 1944 il grande sarcofago fu inciso e posto sopra la tomba di Alessandro Viglio, membro e presidente della Società Storica Novarese, nel Cimitero di Novara.

Le invasioni barbariche

Nel V secolo si susseguirono rapidamente le invasioni del Novarese da parte di diversi popoli:

nel 402 i Visigoti di Alarico.; nel 405 una banda di barbari di diversa stirpe, superstite dell'esercito di Alarico, guidata Radagaiso; nel 410 nuovamente i Visigoti di Alarico; nel 452 gli Unni di Attila; negli anni successivi la conquista di Milano del 489, i Goti di Teodorico, che portarono il Novarese nel Regno ostrogoto..

Durante la guerra gotica (535-553), voluta dall'imperatore d'Oriente Giustiniano per strappare l'Italia ai Goti, il Novarese fu riconquistato dalle truppe bizantine di Mundila nel 538, appoggiate da contingenti isaurici e traci. Ben presto però i Goti di Vitige, col supporto degli alleati Burgundi, contrattaccarono. Carestie ed epidemie seguirono. Dorino Tuniz suggerisce le parole di Procopio di Cesarea per avere un'idea della disperazione delle popolazioni coinvolte, tra cui certamente quelle delle campagne novaresi: