La storia militare dell'Africa prima del 1800 abbraccia l'evoluzione dei sistemi militari del continente africano prima del 1800, considerando il ruolo degli stati e dei popoli indigeni i cui leader e forze combattenti sono originarie del continente e/o le cui principali basi militari, fortificazioni e fonti d'approvvigionamento erano basate o derivante dal continente e/o le cui operazioni sono state condotte sul suolo africano o in prossimità dei suoi confini o delle sue coste. Lo sviluppo della res bellica in questo contesto generalmente passò dal semplice al più sofisticato man mano che le economie e le culture diventavano più elaborate. Sin dall'antichità, l'Africa ospitò superpotenze militari, quali l'Antico Egitto, Cartagine e la Nubia. La fase pre-coloniale equivalente al Medioevo europeo vide poi la creazione di grandi imperi di cavalieri nelle savane e regni di capi-guerra nelle aree tropicali e boschive. La diffusione della polvere da sparo in epoca moderna, insieme agli sviluppi nell'organizzazione e nella cultura indigena, innescò poi conseguenze di vasta portata in tutte le regioni, con effetti a catena nella cultura, nella politica e nell'economia.

Quest'eterogeneo mosaico compone il continuum della storia militare d'Africa. A causa dell'enorme numero di diversi popoli e regioni, qui vengono trattati solo i principali sistemi militari/eserciti e il loro sviluppo prima del 1800 utilizzando le attività militari di determinati popoli o eventi selezionati per illustrare come i sistemi e le innovazioni militari si sono sviluppati sul continente.Molti storici militari indicano appunto il 1800 come spartiacque per l'evoluzione militare del continente africano: es.

Per gli eventi relativi al XIX secolo, si rimanda alla Storia militare dell'Africa (1800–1900) e per il XX secolo alla Storia militare dell'Africa (1900). Per una visione generale della storia militare dell'Africa per regione, vedere Storia militare dell'Africa. Vedi singole battaglie, imperi e leader per i dettagli su altre attività militari in Africa.

Sviluppo militare e ambiente africano

Ampie parti del continente africano mancano dei vantaggi che altri continenti hanno nel facilitare la diffusione di idee, materiali e tecnologie. L'Europa, ad esempio, in ragione della sua collocazione geografica, ha rapidamente beneficiato della diffusione di animali (es. il cavallo) e di colture (es. il grano), nonché d'una serie di innovazioni tecnologiche quali la polvere da sparo, la stampa e il compasso originatesi altrove. Tutti questi fattori concorsero nel rendere gli eserciti europei capaci di dispiegare e sostentare grandi eserciti per lunghi periodi di tempo. Il ruolo giocato dall'ambiente nel determinare numeri e qualità delle forze armate fu predominante in Africa più che altrove.. In generale, questi fattori ambientali pesarono su tutti gli aspetti della storia africana. L'ambiente africano, soprattutto nella regione del Sahara e verso sud, ostacola anche lo sviluppo di motori economici e tecnologici fondamentali per operazioni militari su larga scala. Queste barriere includono: la c.d. "Cintura", ovvero l'areale di diffusione, della mosca tse-tse che decima cavalli, persone e animali da soma; la mancanza di buoni porti naturali con i conseguenti ritardi nello sviluppo del commercio marittimo; unito a la mancanza di fiumi navigabili perché troppo spesso bloccati da cataratte, banchi di sabbia e cascate che inibiscono il diffondersi nell'entroterra delle innovazioni giunte dalla costa; suoli poveri che limitavano la cerealicoltura necessaria per sostenere grandi eserciti.

Tutti questi fattori hanno un impatto su vaste aree dell'Africa, con effetti corrispondenti sui sistemi militari indigeni e sugli effettivi schierabili in battaglia.. Come osservò Vandervort:

Per contro, invece, regioni africane più vicine all'Asia ed al Medioriente sono state in grado di sfruttarne l'avanzata tecnologia militare, facendosi delle vere e proprie "potenze" pre-coloniali. Come osservò Sowell:.

Questo ambiente ostile, tuttavia, non ha impedito lo sviluppo di civiltà e stati elaborati e sofisticati nel continente, pur privati di un consistente sviluppo militare, proprio come altri ambienti in altre parti del mondo hanno modellato le culture locali e regionali. L'innovazione e il cambiamento militare in Africa riflettono il dinamismo interno dei popoli, dell'organizzazione politica e della cultura del continente. Come altre regioni del mondo, questo modello procedeva in modo sia rivoluzionario sia incrementale..

Antichità Le prime potenze militari su suolo africano testimoniateci dalla storia furono l'Antico Egitto e l'Impero cartaginese, due entità politiche culturalmente e storicamente più legate al Vicino Oriente Antico che al Continente Nero propriamente detto. Entrambi questi imperi hanno però tratto enormi quantità d'uomini e risorse combattenti dal suolo africano e i loro leader tanto quanto i loro soldati nacquero in quella terra. Quest'analisi dell'antica storia militare africana parte pertanto considerando queste due culture non propriamente africane, anche per illustrare l'importante ruolo di veicolo d'evoluzione tecnologica che esse giocarono nei successivi sviluppi militari (e culturali) dell'Africa.

Storia militare dell'Egitto

Nell'Antico Egitto, la res bellica sviluppò in costante sinergia con la cultura e la tecnologia di quel popolo, seppur gli Egizi non furono mai una civiltà "militarizzata" come invece furono altre antiche civiltà (es. gli Assiri). Gli sviluppi indigeni sono stati talvolta integrati da importanti innovazioni provenienti da fonti esterne. Questi filoni di crescita furono ulteriormente perfezionati internamente in quella che sarebbe diventata una formidabile macchina da guerra. Nell'Antico Regno, le armi andavano da semplici archi e frecce con punte in pietra e rame, a lance, pugnali e asce di rame per combattimenti ravvicinati. Le tattiche, in termini di manovra di grandi corpi di uomini, appaiono piuttosto basilari: come poi altrove in Africa, gli arcieri generalmente aprivano la battaglia, seguiti da masse di fanteria per lo scontro corpo a corpo. Tali metodi, tuttavia, portarono alla creazione di un impero ove in precedenza esistevano piccoli regni autonomi.

Durante il Medio Regno la raffinatezza e i numeri dell'esercito egizio crebbero. Furono condotte spedizioni ben organizzate in Nubia e furono costruite numerose fortezze per controllarne il territorio: es. Buhen. Fossati profondi circondavano queste fortezze, con mura spesse fino a 24 piedi, creando solide basi contro ribellioni o invasioni. Le quote di reclutamento sono state assegnate su base regionale e gli scribi designati hanno arruolato soldati secondo necessità per gli eserciti dello stato. Le forze d'attacco erano ancora principalmente basate sulla fanteria e le tattiche non cambiarono drasticamente rispetto alle epoche precedenti. Un ruolo chiave nel rafforzamento delle forze egiziane fu svolto dai fanti della Nubia, sia come lancieri sia come arcieri. Gli arcieri nubiani divennero tanto assiomatici in Egitto che la loro terra prese ad essere chiamata Ta-Seti, lett. "Terra dell'Arco". Il rapporto, anche etnico oltre che culturale e militare, tra Egizi e Nubiani si fece sempre più stretto nel corso dei secoli successivi. Secondo le "Lettere di Amarna", i combattenti nubiani erano apprezzati come mercenari anche in altre contrade del Vicino Oriente Antico.

Nel corso dei secoli, arcieri e lancieri hanno servito nell'esercito egizio distinguendosi contro nemici sia interni sia esterni (es. Hyksos), disimpegnando anche servizio come forze di polizia. Gli ufficiali egiziani richiedevano spesso i servizi di tali uomini, in particolare gli arcieri (pitati) per fornire sicurezza e difesa. Tale attività, tuttavia, non era sempre a senso unico: se infatti l'Egitto ha conquistato gran parte della Nubia in tempi diversi, d'origine nubiana fu la XXV dinastia egizia. Un'antica iscrizione di Weni il Vecchio, ufficiale di corte reale e comandante dell'esercito, descrive un reclutamento di migliaia di truppe nubiane:

I mercenari avevano uno status abbastanza elevato (mogli e servi egiziani sono documentati per mercenari nubiani a Gebelein nel Primo periodo intermedio) e svolsero un ruolo primario nella diffusione di armi e tecniche avanzate come l'arco composito. Morkot (2003) nota una diffusione della tecnologia bellica nella valle del Nilo.

Le armate egizie si confrontarono spesso con quelle di un'altra grande potenza della Valle del Nilo, il regno nubiano di Kush, in quello che oggi è il Sudan settentrionale. I Kushiti quasi distrussero l'Egitto al tempo della XVII Dinastia (circa 1575–1550 a.C.) secondo un rapporto del 2003 degli egittologi del British Museum che decifrava le iscrizioni nella tomba di Sobeknakht, un governatore di El Kab, un'importante capitale provinciale durante l'ultima parte della XVII Dinastia. Secondo Davies, Direttore del Dipartimento dell'Antico Egitto e del Sudan:

Man mano che la civiltà dinastica cresceva, le armi egiziane si espandevano anche nel vicino territorio dei Filistei e i combattenti nubiani ed egizi aiutarono a stabilire accampamenti e stazioni di passaggio nel nord del Sinai e insediamenti nelle terre tribali dei filistei meridionali.

La conquista dell'Egitto da parte dei semitici Hyksos introdusse una significativa evoluzione tecnologica nell'esercito egizio: armi in bronzo (più solido del rame) di nuova foggia (es. khopesh), corazze e il carro da guerra trainato da cavalli. L'era Hyksos comportò un secolo di dominio straniero, a partire dal 1640 a.C., sul Basso Egitto. Con Seqenenre Tao (che morì a causa di un combattimento o di una cattura) e suo figlio Kamose si avviò la riscossa egizia: gli Hyksos vennero respinti sempre più a nord e la flotta mercantile sotto le mura della loro capitale, Avaris, fu distrutta. La sconfitta degli Hyksos fu completata da Ahmose I che inaugurò la XVIII Dinastia e il Nuovo Regno. Seppur furono le "forze tradizionali egizie" a sconfiggere gli Hyksos, due nuove armi riconducibili all'influenza semitica, l'arco composito e il carro da guerra, divennero basilari per l'armata del faraone. Questo periodo ha visto nuove vette nella raffinatezza e abilità militare egiziana. I metodi di reclutamento furono perfezionati. Furono istituite armerie centrali che fornivano alle truppe archi, faretre, scudi e lance standardizzati. Ahmose I impose un addestramento ben organizzato e intenso, comprensivo di pratica del tiro con l'arco e istruzione sulla corretta gestione e utilizzo dei carri. La documentazione della tomba di un funzionario reale nubiano chiamato Maiherpri della XVIII Dinastia mostra che le truppe nubiane mantennero la loro reputazione d'eccellenti arcieri in questo periodo: armati anche nella morte, il loro corredo funerario comprendeva arco, frecce, faretra e bracciale protettivo. Anche unità di altri popoli come siriani, libici e Medjay furono incorporate nelle forze egiziane. Questi sviluppi posero le basi per l'espulsione degli Hyksos e la riconquista del territorio. La strategia anti-Hyksos di Ahmose mostra di per sé stessa una maggior sofisticatezza: anzitutto, il faraone tagliò le linee di comunicazione degli Hyksos tra la loro base ad Avaris e Canaan prendendo la città di Tjaru; passò poi all'assalto diretto di Avaris, conquistata dopo 4 attacchi; ulteriori campagne a Gaza misero definitivamente fine all'egemonia degli Hyksos in Egitto.