Docente di diritto costituzionale all'Università di Sassari, iniziò la sua carriera politica nel 1958, dopo essere stato eletto deputato della Democrazia Cristiana. È stato ministro dell'interno nei governi Moro V, Andreotti III e Andreotti IV dal 1976 al 1978, quando si dimise in seguito all'uccisione di Aldo Moro. Dal 1979 al 1980 fu presidente del Consiglio dei ministri nella cui veste guidò una fragile coalizione di governo centrista definitivamente destituita un anno dopo, per mancanza di una maggioranza stabile in Parlamento e fu presidente del Senato della Repubblica nella IX legislatura dal 1983 al 1985, quando lasciò l'incarico, poiché eletto al Palazzo del Quirinale come più giovane Capo dello Stato della storia dell'Italia repubblicana. Si dimise nell'aprile 1992, due mesi prima della scadenza naturale del mandato.

Come capo di Stato ha conferito l'incarico a cinque presidenti del Consiglio dei ministri: Bettino Craxi (del quale ha respinto le dimissioni di cortesia presentate nel 1985), Amintore Fanfani (1987), Giovanni Goria (1987-1988), Ciriaco De Mita (1988-1989) e Giulio Andreotti (1989-1992).Nel 1987, per la prima volta nella storia della Repubblica, conferì l'incarico di formare il governo una donna, l'allora Presidente della Camera dei deputati Nilde Iotti. Ha nominato cinque senatori a vita (Francesco De Martino, Giovanni Spadolini, Giulio Andreotti, Gianni Agnelli e Paolo Emilio Taviani) e cinque Giudici della Corte costituzionale: nel 1986 Antonio Baldassarre, nel 1987 Mauro Ferri, Luigi Mengoni ed Enzo Cheli, nel 1991 Giuliano Vassalli.

Biografia Giovinezza Francesco Cossiga nacque a Sassari il 26 luglio 1928 da una famiglia medio-borghese repubblicana e antifascista originaria di Siligo. I genitori sono Giuseppe Cossiga e Maria Zanfarino, detta “Mariuccia”. Era cugino di secondo grado di Enrico e Giovanni Berlinguer (la cui madre Maria "Mariuccia" Loriga era cugina di Maria Zanfarino poiché i rispettivi padri Giovanni Loriga e Antonio Zanfarino, condividendo la stessa madre, erano fratellastri). Comunemente chiamato «Cossìga»,in quanto pronuncia tradizionalmente usata in Sardegna, la pronuncia etimologica del cognome era «Còssiga». Si tratta d'un casato sardo di nobiltà di toga che a suo dire aveva esponenti collegati a una loggia massonica locale. Còssiga in sassarese significa Corsica e indica la probabile provenienza della famiglia.

Frequentò inizialmente il liceo classico Domenico Alberto Azuni e a 16 anni si diplomò, in anticipo di 3 anni, da privatista. L'anno successivo si iscrisse alla Democrazia Cristiana e intraprese un percorso universitario alquanto movimentato: si iscrive all'Università degli Studi di Sassari, trasferendosi poi all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano – dove sostiene un solo esame – per passare, quindi, all'Università di Pisa e per tornare, infine, a quella sassarese. Tre anni dopo (nel 1948), a soli 19 anni e mezzo, si laureò in giurisprudenza con il massimo dei voti, la lode e la dignità di stampa, con una tesi su "Le immunità nel diritto penale",Affermato dallo stesso Cossiga nella puntata di Porta a Porta del 4 giugno 2009. iniziando una carriera universitaria che gli sarebbe in seguito valso l'incarico di diritto costituzionale regionale presso la facoltà di giurisprudenza dell'Università di Sassari (aveva conseguito la libera docenza in diritto pubblico producendo uno scritto sulla «distinzione tra prerogative ed immunità»).

Inizi della carriera politica

Iscritto alla sezione sassarese della Democrazia Cristiana a 17 anni, negli anni universitari ha fatto parte della FUCI con ruoli di primo piano nella FUCI di Sassari e a livello nazionale. (soprattutto il capitolo: Francesco Cossiga e la corrente dossettiana: dalla Fuci ai «giovani turchi», pp. 282-314).

Per quanto riguarda il periodo della guerra fredda, Cossiga si autodenunciò come referente politico dell'organizzazione Gladio, sezione italiana della rete Stay-behind, organizzazione segreta dell'Alleanza Atlantica (di cui facevano parte anche Stati neutrali come Austria e Svezia) e come frequentatore della sua base di capo Marrargiu, quando il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti fu indotto a rivelare l'esistenza dell'organizzazione segreta (1990). Rivendicò di aver nascosto da giovane – come molti altri dirigenti democristiani degli anni cinquanta – «mitragliatrici e bombe a mano» per il caso in cui il PCI avesse tentato la presa del potere (l'episodio fu dettagliato ulteriormente, in un'intervista a Paolo Guzzanti a mandato presidenziale concluso, quando rivelò che «alla vigilia delle elezioni del 1948 ero armato fino ai denti. Mi armò Antonio Segni. Non ero solo, eravamo un gruppo di democristiani riforniti di bombe a mano dai carabinieri. La notte del 18 aprile la passai nella sede del comitato provinciale della DC di Sassari... Prefettura, poste, telefoni, acquedotto, gas non dovevano cadere, in caso di golpe rosso, nelle mani dei comunisti»).

Al Ministro Paolo Emilio Taviani, in una lettera al suo successore alla Difesa Parisi, Cossiga ascrisse la sua «iniziazione» alle operazioni sotto copertura della guerra fredda: «Quando i membri del Governo italiano Aldo Moro, Paolo Emilio Taviani autorizzarono la firma del protocollo segreto di adesione all'Organizzazione Alleata Stay Behind Nets, furono acquistati per piccoli lotti, intestati, a prestanome, per lo più mogli o figli di ufficiali delle Forze Armate italiane, i terreni sui quali, con il largo contributo della CIA americana e del Secret Intelligence Service di Sua Maestà Britannica, fu costruita la base di Poglina. In essa io appresi l'uso delle armi automatiche e del plastico». Della sua iniziale carriera politica, egli intese dimostrare (quasi pedagogicamente) agli italiani i costi che, in termini di legalità, aveva comportato il contenimento del PCI all'opposizione.

A sorpresa nel 1956 fu eletto segretario provinciale della DC sassarese, allora dominata dall'influenza di Antonio Segni.

Ingresso in Parlamento e nel governo

Alla fine degli anni cinquanta, non ancora trentenne, iniziò la sua folgorante carriera politica a capo dei cosiddetti giovani turchi sassaresi: eletto deputato per la prima volta il 25 maggio 1958 nella circoscrizione di Cagliari, Sassari e Nuoro nella lista DC, partecipò ai lavori della VI commissione (finanze e tesoro); fu inoltre membro della VII commissione (difesa) e della Giunta per il Regolamento. Fu riconfermato nel 1963.

Divenne poi il più giovane sottosegretario alla difesa nel terzo governo Moro (23 febbraio 1966- 24 giugno 1968): titolare del dicastero era Roberto Tremelloni.

Nel 1966, quando entrò per la prima volta al governo, Cossiga ricevette la delega, come sottosegretario alla difesa, a sovrintendere su Gladio, di cui aveva fatto parte. In questa veste, l'anno successivo, presiedette all'apposizione degli omissis sul rapporto Manes, una relazione sull'operato del servizio segreto militare oggetto di esame da parte della commissione ministeriale di inchiesta sul Piano Solo, che la Commissione parlamentare sul SIFAR ricevette dal governo pesantemente censurata «per esigenze di segreto militare».

Il Piano Solo era stato un tentativo di colpo di Stato ideato dal capo dell'Arma dei Carabinieri, il generale Giovanni de Lorenzo, durante la crisi del primo governo Moro (estate 1964), che prevedeva il prelievo e il trasferimento di 731 uomini politici e sindacalisti di sinistra proprio nella base di capo Marrargiu. Secondo Lino Jannuzzi, che con Eugenio Scalfari aveva condotto una campagna contro il generale De Lorenzo, Cossiga stesso gli avrebbe rivelato il suo ruolo nella depurazione del testo di Manes.

Rieletto a Montecitorio nel 1968 Cossiga fu ancora sottosegretario alla difesa nei governi Leone e Rumor, fino al 27 marzo 1970.

Confermato deputato per la VI legislatura (1972), dal novembre 1974 al febbraio 1976, Cossiga fu ministro per l'organizzazione della pubblica amministrazione nel governo Moro IV. Il 12 febbraio 1976, a 48 anni, divenne ministro dell'interno nel governo Moro V, fino al 30 luglio dello stesso anno.

Ministro dell'interno Dopo le elezioni del 1976 mantenne il dicastero dell'Interno nel governo Andreotti III. Cossiga e gli anni di piombo

L'11 marzo 1977, nel corso di durissimi scontri tra studenti e forze dell'ordine nella zona universitaria di Bologna venne ucciso il militante di Lotta Continua Pierfrancesco Lorusso; alle successive proteste degli studenti, Cossiga, allora titolare del Ministero dell'interno, rispose mandando veicoli trasporto truppe blindati (M113) nella zona universitaria. Il giorno dopo i fatti di Bologna fu ucciso a Torino il brigadiere Giuseppe Ciotta, mentre il 22 marzo, a Roma, l'agente Claudio Graziosi fu freddato nel momento in cui tentava di arrestare la terrorista Maria Pia Vianale: nello scambio di colpi d'arma da fuoco tra i compagni di Graziosi e l'assassino morì anche una guardia zoofila, Angelo Cerrai. Il mese successivo un poliziotto che sorvegliava un corteo fu ucciso, e tre suoi colleghi rimasero feriti.

A seguito di ciò, visto il clima di violenza e i toni sempre più accesi, in particolare dei soggetti appartenenti all'area extraparlamentare, Francesco Cossiga diede disposizioni per vietare in tutto il Lazio, fino al successivo 31 maggio, tutte le manifestazioni pubbliche, spiegando che non voleva permettere «che i figli della borghesia romana uccidessero i figli dei contadini del Sud». Nonostante il divieto, grandi gruppi di militanti diedero comunque il via a manifestazioni di protesta. Il 12 maggio a Roma, nei pressi del Ponte Garibaldi, durante una manifestazione radicale, perse la vita per colpi d'arma da fuoco la studentessa liceale Giorgiana Masi, figlia di un parrucchiere e di una casalinga romani.

Nonostante l'autore dell'omicidio sia rimasto ignoto, Marco Pannella e i radicali sostennero a più riprese la tesi di una responsabilità morale di Cossiga, chiedendo anche l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta sull'accaduto. Dal canto suo, Cossiga ha sempre respinto la tesi di una sua responsabilità morale, attribuendola invece allo stesso Pannella, avendo questi deciso di effettuare il sit-in pur avvertito dell'altissima probabilità di scontri armati e del conseguente rischio per i militanti radicali e i simpatizzanti della manifestazione.

Successivamente Cossiga ammise che, la sera della manifestazione in cui si ebbe la morte di Giorgiana Masi, fossero presenti agenti provocatori armati della polizia, ma a sua insaputa: per tale motivo avrebbe subito provveduto alla sostituzione del questore di Roma che lo aveva tenuto all'oscuro. Purtuttavia, negò sempre che fossero stati i militari impegnati ad aprire il fuoco sui manifestanti: «Il reparto dei carabinieri che si trovava dall'altra parte del ponte, subito accusato di aver aperto il fuoco, per ordine dell'autorità giudiziaria fu disarmato da elementi della Squadra Mobile: alla perizia, risultò che nessun colpo era stato sparato».

Riguardo al comportamento tenuto durante gli anni di piombo, ma non solo, Cossiga divenne noto nei decenni successivi per alcuni ripensamenti e autocritiche, fino ad approdare a posizioni garantiste (estese ad altri ambiti dopo i fatti di Mani pulite) e persino a riconoscere lo status di legittimi nemici politici e «sovversivi di sinistra», al posto di quello di criminali comuni, ai terroristi rossi stessi, come affermato in una lettera inviata all'ex brigatista Paolo Persichetti nel 2002 e poi pubblicata. Della stessa intonazione una lettera inviata a un avvocato francese, divenuta nota perché allegata nella decisione di non estradizione di Cesare Battisti dal Brasile (2009).

A partire dagli anni novanta si fece promotore di un'amnistia politica per i reati compiuti in quegli anni. Famosa sarà la sua amicizia con Toni Negri, ex leader di Potere Operaio e di Autonomia Operaia, latitante in Francia e che Cossiga andò poi a trovare in carcere.