La resistenza repubblicana in Afghanistan (detta anche seconda resistenza anti-talebana o semplicemente resistenza anti-talebana) è il movimento clandestino di opposizione armata alla presa del potere da parte dei talebani in Afghanistan, avvenuta nell'agosto del 2021 grazie a una rapida offensiva che aveva provocato il crollo della precedente Repubblica Islamica dell'Afghanistan, favorita dal ritiro delle truppe internazionali a seguito dell'accordo di Doha del 2020.

Dopo la caduta della capitale Kabul nelle mani dei talebani il 15 agosto 2021 e la proclamazione di un Emirato Islamico dell'Afghanistan, ex membri dell'Alleanza del Nord ed altre figure anti-talebane diedero vita a una nuova alleanza militare denominata Fronte di Resistenza Nazionale (FRN), sotto la guida di Ahmad Massoud (figlio del comandante Massoud assassinato da emissari di Al Qaida nel 2001) e del vicepresidente deposto Amrullah Saleh; basate nella valle del Panjshir, una delle principali basi operative per l'originale Alleanza del Nord, queste forze divennero la principale resistenza organizzata contro i talebani in Afghanistan. Offensive talebane portarono alla caduta, entro il 13 settembre 2021, della principale base del FRN nel Panjshir, obbligando i suoi capi a trovare rifugio nel confinante Tagikistan; combattenti del movimento trovarono rifugio nelle zone montuose del Panjshir, iniziando nei mesi seguenti azioni di guerriglia contro i talebani estese poi a diverse delle province del nord-est dell'Afghanistan.

Nel corso del 2022 presero a formarsi in varie zone dell'Afghanistan diversi altri gruppi di resistenza armata fedeli alla vecchia Repubblica, per quanto spesso molto piccoli, dalle scarse capacità operative e non coordinati da una struttura organizzativa superiore; oltre al FRN, espressione principalmente della minoranza etnica dei tagiki, si affermarono come principali gruppi di resistenza il Fronte per la libertà dell'Afghanistan (interetnico e composto principalmente da ex militari delle forze armate repubblicane) e il Movimento di liberazione dell'Afghanistan (attivo tra la maggioranza etnica dei pashtun). Da allora i gruppi della resistenza hanno condotto un conflitto a bassa intensità contro le autorità dell'Emirato, con azioni di guerriglia, imboscate a pattuglie e attacchi a basi e avamposti isolati nelle zone montuose del paese, scatenando dure campagne di repressione da parte delle forze talebane; le attività della resistenza non portarono tuttavia alla liberazione permanente di alcun territorio abitato, e rimangono lontane dal costituire una minaccia esistenziale per il regime talebano.

Antefatti

La valle del Panjshir si trova in una regione montuosa e fu una formidabile base operativa per i combattenti anti-sovietici durante la guerra del 1979-1989 e per l'Alleanza del Nord durante il conflitto contro i talebani del 1996-2001. La popolazione della valle è costituita in maggioranza da persone di etnia tagika, in contrapposizione alla maggioranza dei talebani che sono pashtun. La valle è nota per le sue difese naturali, circondata dalle montagne dell'Hindu Kush. Fu il luogo di nascita di Aḥmad Shāh Masʿūd, che aveva guidato la resistenza ai sovietici e ai talebani fino al suo assassinio in un attentato il 9 settembre 2001, e suo figlio Ahmad Massoud è considerato il suo successore.

Dopo il ritiro delle ultime truppe statunitensi e occidentali, nel maggio 2021 i talebani sferrarono una massiccia serie di offensive in tutto l'Afghanistan, guadagnando rapidamente terreno. Per la fine di luglio l'avanzata era diventata travolgente, mentre le città e i distretti ancora tenuti dalle truppe della Repubblica islamica dell'Afghanistan cadevano uno dopo l'altro: il 15 agosto i talebani catturarono la capitale Kabul e proclamarono la ricostruzione dell'Emirato Islamico dell'Afghanistan, mentre il presidente afghano Ashraf Ghani fuggiva dal paese per rifugiarsi negli Emirati Arabi Uniti. Già dal luglio 2021 ex combattenti dell'Alleanza del Nord iniziarono a radunarsi nella valle del Panjshir, venendo ben presto raggiunti da ex soldati dell'Esercito afghano, ormai in via di dissolvimento, decisi a continuare la lotta contro i talebani sfruttando la valle come ultimo bastione di resistenza. Raggiunta la valle del Panjshir, il 17 agosto Amrullah Saleh, già capo dei servizi segreti afghani e primo vicepresidente dell'Afghanistan sotto Ghani, si proclamò nuovo capo di Stato della Repubblica afghana e annunciò la fondazione di un Fronte di Resistenza Nazionale (FRN) per continuare la resistenza contro i talebani; Saleh ottenne subito l'appoggio di Ahmad Massoud e di Bismillah Khan Mohammadi, già capo di stato maggiore dell'Esercito afghano e ministro della difesa nel governo di Ghani.

Per la fine di agosto 2021 le stime sulle forze della resistenza repubblicana nel Panjshir andavano da un totale compreso tra circa - e uomini in armi, con pochi mezzi ed equipaggiamenti pesanti del disciolto Esercito afghano ma con scarsità di rifornimenti; di per conto, i talebani potevano mettere in campo una forza di circa combattenti addestrati supportati da circa miliziani e sostenitori locali, potendo contare inoltre su mezzi blindati, velivoli ed elicotteri catturati alle forze regolari afghane.

Il conflitto Negoziati e primi scontri

A partire dal 17 agosto, la valle del Panjshir fu assediata da tutte le parti ma inizialmente non venne attaccata direttamente. Fino al 22 agosto, le forze della resistenza repubblicana nella valle furono concentrate principalmente sulla difesa del Panjshir e sull'addestramento; vennero aperti dei negoziati con i talebani, per quanto vi fossero delle divisioni in merito all'interno del comando del FRN: il presidente Saleh perseguiva una linea ferocemente anti-talebana e anti-pakistana, mentre Massoud ambiva a migliori rapporti con il Pakistan (sostenitore di lunga data dei talebani) ed era più incline a portare avanti i negoziati.

Il 18 agosto rapporti locali dalla provincia di Parvan riferirono che le forze di Saleh avevano ripreso il controllo della città di Charikar, occupata in precedenza dai talebani. Vi furono inoltre segnalazioni di scontri a fuoco vicino al passo del Salang. Il giorno seguente furono pubblicati video di combattenti locali con le bandiere della vecchia Alleanza del Nord anti-talebana che sfilavano per le strade di Charikar. I combattimenti tra talebani e ribelli del Panjshir iniziati a fine agosto sulle montagne tra il Parvan e il Panjshir coinvolsero la popolazione di entrambe le province.

Il 20 agosto le forze anti-talebane fecero sapere di aver riconquistato i distretti di Andarab, Puli Hisar e Dih Salah nella provincia di Baghlan (a nord-ovest del Panjshir), e che negli scontri fino a 60 combattenti talebani erano stati feriti o uccisi e due dozzine catturati, mentre i talebani affermarono che erano stati 15 i loro soldati uccisi e 15 i feriti. Secondo quanto riferito, abitanti dei tre distretti avevano dato vita a una rivolta, guidata da un capo della polizia locale, dopo che i talebani avevano condotto impopolari perquisizioni casa per casa. Una fonte legata alla resistenza del Panjshir confermò il coinvolgimento dei ribelli nelle operazioni nella provincia di Baghlan, tra i cui piani vi era quello di sottrarre ai talebani il controllo dell'autostrada settentrionale che collega Kabul con il Tagikistan e l'Uzbekistan. Account talebani sui social media definirono la controffensiva un «tradimento» dell'amnistia offerta ai membri del dissolto governo afghano dai talebani. Venne riferito che combattenti talebani avevano preso in ostaggio bambini nel villaggio di Keshen Abad per costringere alla resa i loro genitori che facevano parte delle forze anti-talebane.

Il 22 agosto l'Emirato Islamico diede alle forze di resistenza un ultimatum di quattro ore per arrendersi; in una dichiarazione ad Al Arabiya, Massoud respinse l'ultimatum. Ali Maisam Nazary, portavoce della resistenza, affermò che i talebani avevano chiesto a Massoud di accettare la formazione di un governo centralizzato a guida talebana senza che venissero fatte elezioni; Massoud respinse la proposta chiedendo elezioni, la formazione di un governo di unità nazionale composto da varie realtà etniche e regionali, e il decentramento delle funzioni del governo che prevedesse semi-autonomia a regioni e province; chiese inoltre che i talebani fornissero garanzie sui diritti civili. Scaduto l'ultimatum, un portavoce dei talebani dichiarò che i negoziati non facevano progressi e che quindi centinaia delle loro truppe si stavano dirigendo verso il Panjshir, dopo che i ribelli locali si erano rifiutati di consegnarlo pacificamente. Le trattative proseguirono invano nei giorni successivi, mentre i talebani facevano sapere di aver portato a termine l'accerchiamento della valle.

Il 23 agosto i talebani annunciarono di aver riconquistato i distretti di Dih Salah, Pul-e-Hisar e Andarab caduti in precedenza nelle mani della resistenza; il capo talebano del distretto di Andarab e tre suoi subalterni furono uccisi nei combattimenti, nei quali persero la vita anche 50 altri talebani. Il 24 agosto venne riferito che i combattenti della resistenza del Panjshir avevano ripreso il controllo dei distretti di Dih Salah e Andarab, mentre il distretto di Pul-e-Hisar rimase in mano ai talebani; un tentativo di unità talebane di entrare nella valle del Panjshir provenendo dalla provincia settentrionale del Badakhshan attraverso il passo di Anjuman venne respinto dalle forze della resistenza.

L'occupazione del Panjshir

Il 26 agosto talebani e resistenti del Panjshir convennero sulla stipula di un cessate il fuoco per portare avanti ulteriori trattative. La tregua si rivelò effimera, e il 28 agosto pesanti combattimenti presero vita tra talebani e truppe fedeli al presidente Saleh a Sanjan nella provincia di Kapisa (a sud del Panjshir) e nel distretto di Khost wa Fereng nella provincia di Baghlan; il 29 agosto i talebani interruppero gli ultimi collegamenti internet con la valle del Panjshir, mentre il 30 agosto le forze della resistenza riferirono di aver respinto un attacco talebano proveniente dal distretto di Andarab e diretto agli accessi occidentali alla valle.