Lo scontro di Siena fu un combattimento verificatosi il 14 gennaio 1801, nell'ambito della guerra della Seconda coalizione, tra le truppe franco-italiane dei generali Domenico Pino e le truppe del generale Ruggero Damas, composte da soldati sanfediste del Regno di Napoli e ribelli aretini.
Contesto storico
Mentre il generale Bonaparte era impegnato in Egitto, nel 1799 la guerra tornò ad imperversare in Europa dopo due anni di pace: la nascita dell'alleanza tra Regno Unito, Austria e Russia in chiave antirivoluzionaria aveva portato la Francia a dichiarare guerra alle tre potenze. Nonostante i francesi fossero usciti vincitori dal precedente conflitto, si ritrovarono in evidente difficoltà contro la nuova coalizione antifrancese, vedendosi puntualmente respinti sia in Germania sia in Italia, dove alla fine dell'anno avevano perso del tutto il controllo della Pianura Padana.
Antefatti
La situazione mutò notevolmente dopo il ritorno di Bonaparte in Europa: il generale riuscì a garantirsi il potere politico con un colpo di Stato. e nei mesi successivi iniziò a progettare la campagna che avrebbe condotto alla fine delle ostilità con l'Austria.. Con la complicità dell'Armata del Reno, che avrebbe avanzato parallelamente in Germania e protetto la Svizzera, il generale corso avrebbe guidato un esercito attraverso le Alpi, tagliato le comunicazioni dell'esercito imperiale in Italia con Vienna e quindi forzato uno scontro decisivo. Il piano di Bonaparte riuscì: dopo aver superato le Alpi, l'Armata di Riserva raggiunse Milano, isolando le forze austriache in Piemonte e forzando l'agognato scontro decisivo di Marengo, vinto dai francesi. Gli austriaci firmarono un armistizio, abbandonando i territori precedentemente conquistati, e iniziarono a trattare la fine delle ostilità..
Nonostante la sconfitta in Italia, la corte viennese si rifiutò di ratificare gli accordi di pace proposti dai francesi,. in parte anche a causa degli ingenti finanziamenti del Regno Unito, più che disposto a finanziare gli sforzi bellici austriaci. L'armistizio sarebbe scaduto il 7 settembre ma le due potenze trovarono un accordo a Hohenlinden il 21 settembre per posticipare ulteriormente l'inizio delle ostilità di 45 giorni. Così come era successo in Germania, anche in Italia, l'armistizio era stato esteso tramite una convenzione firmata a Castiglione, sempre della valenza di 45 giorni.. Durante questo periodo l'Armata d'Italia venne portata a uomini, dei quali circa altri inviati verso l'Italia centro-meridionale.. In particolare, il generale Brune, comandante dell'armata, inviò Dupont a prendere militarmente possesso della Toscana: tre colonne di soldati francesi entrarono nel territorio toscano, sconfiggendo alcune armate agli ordini del generale Spanocchi, occupando Firenze il 10 ottobre, Livorno il giorno seguente e liberando Arezzo il 19 dello stesso mese..
Vedendo che il generale Bellegarde stava ammassando sempre più truppe alle spalle del Mincio, il comandante Brune richiamò il generale Dupont in Lombardia a dicembre, lasciando in Toscana solo le forze del generale Sextius Miollis ed una divisione italiana al comando di Domenico Pino... Ad opporsi ai due generali vi erano l'austriaco Sommariva, a cui era stato affidato qualche debole reparto, e il napoletano Damas. Ulteriore nemico dei rivoluzionari era il generale Spanocchi, che comandava gli insorti toscani.. La situazione delle truppe repubblicane era alquanto delicata: erano in un territorio a loro ostile, lontani dal corpo principale dell'esercito e in netta inferiorità numerica rispetto ai loro avversari. Miollis comprese che la città di Pisa e il monte Argentale erano i punti strategici più importati e concentrò lì i suoi battaglioni. Il buon governo da parte dei francesi e gli echi delle vittorie di Brune contro Bellegarde furono utili a placare gli animi della popolazione toscana..
Nei primi giorni del 1801 le forze di Damas si erano spinte nel territorio senese, avanzando indisturbate. Aveva a disposizione circa uomini ma diffidava delle loro capacità. Il generale al servizio del Regno di Napoli sperava di ricongiungersi con le forze di Spanocchi, che in quel periodo operavano ad Arezzo, e con quelle di Sommariva per affrontare i rivoluzionari come un'unica forza. Contro di lui si mosse la divisione Pino. Il generale italiano, al comando della brigata Trivulzi e preceduto da una battaglione di granatieri al comando di Palombini, si diresse verso Siena passando per Poggibonsi. Era sua intenzione sconfiggere il contingente nemico, nel quale erano riposte le speranze dei ribelli toscani di scacciare i francesi...
Lo scontro
I coalizzati avevano previsto di riunire i tre corpi d'armata posti agli ordini del comandante in capo Damas, ai quali avrebbero dovuto aggiungersi le truppe toscane di Spanocchi e quelle imperiali comandate da Sommariva. Pino e Miollis, tuttavia, non diedero loro il tempo di completare il concentramento e decisero di attaccare per primi le forze di Damas, che si trovavano a Siena. La mattina del 14 gennaio, le truppe italiane comandate da Pino avanzarono contro i napoletani e incontrarono le loro avanguardie a poche miglia da Siena. L'attacco fu immediato e costrinse le truppe napoletane, nonostante i rinforzi ricevuti, a ritirarsi nella città. Pino fece quindi abbattere a cannonate una delle porte di Siena, la porta Camollia, ed entrò nella città alla testa del 2º reggimento ussari e di alcuni reparti di fanteria. Attraversò rapidamente la città e si schierò sul lato opposto, lungo la strada Romana, diretta verso Roma. Damas aveva fatto affluire sul campo la cavalleria e l'artiglieria per rallentare l'avanzata dei cisalpini, ma Pino attaccò anche le colline occupate dalle truppe napoletane, nonostante fossero difese da una consistente artiglieria. Contemporaneamente, il colonnello Balabio attaccò con i suoi ussari la cavalleria nemica, numericamente superiore, riuscendo a metterla in difficoltà e causando disordine tra i suoi ranghi.. Pressato dalle forze di Pino, Damas fu costretto ad abbandonare del tutto Siena e a fuggire verso il territorio romano.. Il combattimento terminò con il sopraggiungere della notte.
Conseguenze
Lo scontro rappresentò un importante successo per le forze repubblicane e contribuì a mettere in evidenza le capacità militari di Pino, Palombini, Balabio e degli altri ufficiali che vi presero parte. Non ritenendo possibile sconfiggere le forze di Pino, Damas si ritirò verso Perugia, rinunciando ad ogni offensiva in attesa dell'arrivo di rinforzi da Napoli.
Pur non concludendo il Regno di Napoli tra i firmatari, l'armistizio di Treviso pose fine ai combattimenti in Toscana. Murat, giunto in Italia con dei rinforzi e diretto in Toscana, fu incaricato di gestire la diplomazia con i napoletani: il 18 febbraio, con la mediazione della Russia, le due parti suggellarono un accordo di pace, cessando le ostilità che duravano dal 1798.
Note
Bibliografia
Voci correlate Trattato di Lunéville Armistizio di Foligno Pace di Firenze Sanfedisti Viva Maria
Collegamenti esterni
Categoria:Guerra nel 1801 Categoria:Battaglie della Seconda coalizione Categoria:Storia di Siena