La Settima Armata d'India (pt 7.ª Armada da Índia) fu allestita nel 1505 per ordine del re Manuele I del Portogallo e posta sotto il comando di Don Francisco de Almeida, il primo viceré portoghese delle Indie. La spedizione si proponeva d'assicurare il dominio della marina portoghese sull'Oceano Indiano stabilendo una serie di fortezze costiere in località strategiche (Sofala, Kilwa, Anjediva, Cannanore) e sottomettendo le città percepite come minacce locali (Kilwa, Mombasa, Onore). Fu la più grande spedizione sino ad allora inviata dai portoghesi nel Subcontinente indiano e portò alla formale creazione dell'India portoghese (Estado da Índia).

Antefatto

Entro il 1504, la Corona portoghese aveva già inviato sei armate in India. Le spedizioni avevano aperto le ostilità con Kozhikode (Calecute/Calicut), il principale snodo del commercio del pepe del Kerala e Città-Stato dominante sulla costa del Malabar in India. Per contrastare il potere del governo Zamorin di Kozhikode, i portoghesi avevano stretto alleanze e fondato feitoria in tre stati costieri rivali più piccoli, Kochi (Cochim), Cannanore (Canonor) e Kollam (Coulão, Qilon).

Quando le armate portoghesi stazionavano in India (da agosto a gennaio), la posizione lusitana nel Subcontinente era sicura: la flotta di Kozhikode non poteva infatti competere con la superiore tecnologia navale ed artiglieria portoghese. Nei mesi primaverili ed estivi, quando l'armata era assente, le feitoria erano invece molto vulnerabili: gli eserciti dello Zamorin di Kozhikode avevano quasi invaso Kochi due volte. La Quinta Armata d'India (Albuquerque, 1503) aveva eretto una piccola fortezza in legno a Kochi per difendere la feitorias: il "Forte Sant'Iago", presto ribattezzato "Forte Manuele". La Sesta Armata d'India (Albergaria, 1504) aveva lasciato una guarnigione portoghese più grande e una piccola pattuglia costiera per molestare Kozhikode e proteggere le città alleate ma ciò era insufficiente contro uno Zamorin che poteva radunare un esercito di decine di migliaia d'uomini. Certo l'armata di Kozhikode era stata umiliata nella battaglia di Kochi (1504) ma il rischio di un secondo attacco era altissimo.

Lo Zamorin si rese presto conto dell'urgenza di correggere lo squilibrio nella potenza navale e dei cannoni. Si rivolse allora ai suoi vecchi soci nel commercio delle spezie: i veneziani gl'inviarono un paio di ingegneri militari per aiutarlo a forgiare cannoni europei mentre gli ottomani gli spedirono moderne armi da fuoco. Il fattore critico della mancanza d'una flotta permaneva e l'unico potentato musulmano prossimo allo Zamorin capace di fornirla era il sultanato mamelucco d'Egitto con i suoi arsenali nel Mar Rosso: es. Gedda. Nonostante le suppliche dello Zamorin, di Venezia, del Sultanato degli Agiuran e della comunità mercantile araba d'oltremare, il Mamelucco fu lento a reagire alla minaccia portoghese nell'Oceano Indiano e agì solo nel 1503-1504, quando i suoi tesorieri riferirono il danno al tesoro egiziano provocato dai portoghesi (diminuzione delle entrate da dazi doganali sul commercio delle spezie e sul traffico dei pellegrini). Iniziarono così preparativi segreti per la costruzione d'una flotta della coalizione anti-portoghese nei porti mamelucchi.

Nel settembre/ottobre 1504 (o forse 1503), il sultano mamelucco Qansuh al-Ghuri inviò un'ambasciata a Roma per bocca del Gran Priore del Monastero di Santa Caterina (Egitto) chiedendo con rabbia che il Papa Giulio II frenasse i portoghesi altrimenti lui avrebbe inflitto ai pellegrini cristiani in Terra santa il trattamento riservato dai lusitani ai pellegrini musulmani diretti a La Mecca. La minaccia fu inoltrata a Lisbona dal preoccupato pontefice ma servì solo ad avvertire il re Manuele I del Portogallo che il gigante mamelucco addormentato era stato svegliato e che incombeva una minaccia tale per cui era obbligatorio per i portoghesi garantire la loro posizione nell'Oceano Indiano prima che fosse troppo tardi.Le lettere del sultano mamelucco al Papa sono trascritte nella Chronica di Damião de Góis come la replica di re Manuele I del Portogallo al Papa (giugno 1505). V.si

La posizione portoghese era davvero precaria, non solo in India ma anche nell'Africa orientale. L'unico vecchio alleato affidabile africano era Malindi (Melinde) ma le tappe per raggiungerlo erano deboli. La potente città-stato di Kilwa (Quíloa) dominava la costa dell'Africa orientale ed era intrinsecamente ostile agli intrusi portoghesi, seppur sino ad allora si fosse trattenuta temendo rappresaglie: era stato costretto a pagare un tributo già da Vasco da Gama nel 1502. Se una potente flotta musulmana avesse sfidato i portoghesi nell'Oceano Indiano, Kilwa sarebbe stata pronta a cogliere l'occasione. Come presunto signore della costa swahili, Kilwa poteva chiudere tutti i punti di sosta portoghesi nell'Africa orientale, compresa l'importantissima Isola di Mozambico (tappa fondamentale dopo la traversata del Capo di Buona Speranza) e l'isola-porto di Sofala (snodo del commercio dell'oro dell'Impero di Monomotapa che i portoghesi stavano cercando di sfruttare). Mombasa (Mombaça) sarebbe poi stata felice d'invadere la rivale Malindi, privando i portoghesi del loro unico alleato nella regione.

La spedizione di Almeida aveva quindi il duplice obiettivo di assicurare la posizione portoghese in India contro Kozhikode e in Africa orientale contro Kilwa, prima che la coalizione guidata dai mamelucchi terminasse la costruzione della flotta.

Nomina di Almeida

A differenza di tutte le armate che l'avevano preceduta, la Settima avrebbe dovuto creare il Vicereame portoghese in India. Questa era stata un'idea di lunga e controversa gestazione alla corte portoghese. Quando re Giovanni II (regno 1481-1495) pianificò la creazione della rotta per l'India, lo fece in termini di arricchimento personale. Monarca ambizioso e accentratore, Giovanni II vedeva la ricchezza come un mezzo per spezzare la dipendenza della corona dalla nobiltà feudale e concentrare il potere nelle mani del re. Il commercio delle spezie era semplicemente un mezzo per alimentare il tesoro reale. Il successore di Giovanni II, Manuele I (regno 1495-1521), era un sovrano più tradizionale, felice della compagnia dei suoi nobili, con una visione più medievale del suo mandato di monarca che includeva l'ansia di diffondere la religione e promuovere la "guerra santa"..

Per i primi anni del regno di Manuele, le spedizioni indiane erano state in gran parte gestite dal partito "pragmatico" della Corte, erede della visione politica di Giovanni II secondo cui la spedizione era anzitutto un'impresa commerciale. Il successo delle prime armadas aveva però attirato le attenzioni delle altre fazioni cortigiane: es. i "medievalisti", in particolare Duarte Galvão, volevano vestire le spedizioni oceaniche del manto crociato, intendendole come l'apertura di un nuovo fronte di guerra contro l'Islam all'insegna dell'antica reconquista. Galvão azzardò addirittura la possibilità da parte di Manuele di conquistare Gerusalemme e financo la Mecca. I vecchi pragmatici di corte (es. D. Diogo Lobo, barone di Alvito, il potente vedor da fazenda) naturalmente esitarono alla prospettiva di trasformare la loro redditizia impresa in una donchisciottesca guerra santa trans-oceanica e lottarono duramente per impedire che le armate indiane venissero piegate ai disegni di Galvão e compagni.

La decisione d'istituire un Viceré delle Indie che sovrintendesse tutti gli stabilimenti portoghesi nell'Oceano Indiano era stata concepita già nel 1503 e rappresentava una delle vittoria dei "medievalisti". Annunciò infatti che i portoghesi non si sarebbero più contentati di commerciare spezie ma che avrebbero stabilito uno stato cristiano orientale per diffondere la religione, stringere alleanze e guidare la guerra santa al "fianco orientale" dell'Islam. Nella visione di Manuele e Galvão, l'offensiva cristiana su due fronti avrebbe potuto convergere sulla Terra Santa e non a caso il re riprese le spedizioni contro il Marocco (Agadir, Mogador,ecc.) e cioè il "fianco occidentale" dell'Islam.

Il primo viceré e comandante della Settima Armata fu designato nel 1504 nella persona di Tristão da Cunha. Uno dei Grandi del Portogallo, cortigiano e consigliere di Manuele I, Cunha aveva già partecipato all'equipaggiamento delle precedenti armate ed era quindi un candidato ben visto da entrambi gli schieramenti a corte. Purtroppo, all'inizio del 1505 un'affezione alla vista lo rese temporaneamente cieco e di conseguenza, la scelta per il suo sostituto cadde su Francisco de Almeida.

D. Francisco de Almeida era un figlio cadetto di D. Lopo de Almeida, conte di Abrantes. Gli Almeida erano stati tra gli avversari più potenti, risoluti e accesi di Manuele I nonché i principali sostenitori del suo rivale al trono, Giorgio di Lencastre. Francisco era sempre stato una pecora nera degli Almeida: in gioventù, entrò in almeno due cospirazioni contro re Giovanni II a cui erano devoti gli Almeida e fu persino esiliato per un periodo. La lealtà ambivalente di Francisco de Almeida potrebbe essere stata considerata da Manuele come un'opportunità politica: coltivandone il cadetto, poteva attirare il resto della famiglia Almeida dalla sua parte o almeno indebolirne la opposizione. Francisco de Almeida, pieno di ambizione, sembrava disposto a tutto pur di ricevere l'incarico. Nel gennaio 1505, abbandonò scandalosamente l'Ordine di San Giacomo della Spada di Lencastre per l'Ordine del Cristo di Manuele e ricevette poco dopo la lettera di nomina a Viceré, il 27 febbraio 1505. Manuele I designò Almeida capitano maggiore della VII Armata con l'obbligo di rimanere in India per tre anni. Gli sarebbe stato permesso di assumere il titolo di "Viceré" solo dopo la costruzione di quattro fortezze della corona rispettivamente a Anjediva, Cannanore, Kochi e Kollam.. Almeida delineò comunque al re un piano modesto, lontano da fantasie medievali: erigere alcune importanti fortezze costiere e insulari in posizioni strategiche, quel tanto che bastava per consentire alla marina portoghese di spaziare in lungo e in largo per l'Oceano Indiano, piuttosto che tentare rovinose conquiste territoriali di grandi dimensioni. Il re approvò il piano e scelse lui stesso le posizioni delle fortezze..

È a questo punto lecito chiedersi perché Vasco da Gama non sia stato considerato per la posizione. Gama era disponibile e, per lettera reale, aveva diritto a voce in capitolo in materia di Indie, quindi perché non sceglierlo come viceré? Apparentemente mera questione di tempo. Come Almeida, Gama era legato al partito di opposizione ed era stato lento nel passare al partito del re. Almeida era poi di lignaggio più illustre ed il patrocinio degli Almeida prometteva maggiori ritorni politici al re rispetto ai Gama. Il giudizio di Gama era poi in discussione a corte. La IV Armata da lui comandata in India nel 1502 non era stata un successo: non era riuscito a portare a miti consigli lo Zamorin e, cosa più eclatante, la pattuglia costiera che si era lasciata alle spalle al comando dello zio Vicente Sodré era quasi costata ai portoghesi la loro posizione in India. Seppur la colpa ricadesse sui fratelli Sodré per negligenza del dovere, la corte percepiva il fallimento della pattuglia come imputabile a Gama che aveva insistito per la nomina dei Sodré, era loro famiglio e loro superiore, e non poteva ignorarne del tutto i piani. Infine, Gama era distratto: stava ancora assicurando la sua presa sulla città concessagli di Sines e infastidiva il re a non finire, risultandogli ormai sgradito.

La flotta

La VII Armata era la più grande armata portoghese inviata in India: 21 navi (o 22, se si conta separatamente la Bom Jesus - v.si tab. nel seguito), 1500 uomini armati e 1000 d'equipaggio.

Il seguente elenco non dovrebbe essere considerato autorevole in quanto provvisorio e compilato incrociando i dati dei vari resoconti, alcuni contrastanti.