Bellissima è un film drammatico del 1951, diretto da Luchino Visconti, con Anna Magnani e Walter Chiari.
Trama
Un annuncio della radio nel corso di un concerto dà notizia che il regista Alessandro Blasetti cerca a Roma una bambina per una parte in un film. Ciò fa accorrere a Cinecittà una folla di madri tra le quali la popolana Maddalena Cecconi con la figlioletta Maria, per la quale la donna sogna un'ascesa sociale, tramite una carriera di artista alla quale lei aveva inutilmente aspirato in gioventù. Le speranze della donna, che non di rado si dà delle arie davanti a tutti, sono spesso oggetto di derisione da parte delle vicine di casa, ma soprattutto fonte di crescenti tensioni con il marito Spartaco, al quale Maddalena inizialmente tiene nascosti i suoi propositi.
Maddalena fa qualsiasi sacrificio per garantire alla figlia l'aiuto, più o meno valente, di un fotografo, di un'insegnante di recitazione e di una maestra di ballo, e, nonostante le difficoltà finanziarie della famiglia e il ritardo nel pagamento delle rate per la casa, spende il proprio denaro in favore del parrucchiere e della sarta che si occupano di Maria. Ma la bambina, timida ed impacciata, non mostra né particolare talento né interesse per lo spettacolo, mentre il padre, venuto finalmente a conoscenza della cosa, si scontra con la moglie perché desidera per Maria un'infanzia tranquilla come quella di tutte le altre bambine.
Durante una delle audizioni a Cinecittà, Maddalena viene avvicinata da un marginale collaboratore di Blasetti, Alberto Annovazzi, il quale si vanta con lei di poterle garantire raccomandazioni per la figlia in cambio di 50.000 lire, somma che egli invece spenderà nell'acquisto di una Lambretta. Maddalena, tutta presa dalla sua illusione, non si accorge che Annovazzi è in realtà un simpatico impostore e lo invita in famiglia, anche se poi rifugge dalle sue "avances".
Quando Maria viene convocata per il provino, la madre, avvalendosi della simpatia suscitata in una giovane ex-attrice ridotta a lavorare nel laboratorio di montaggio, riesce ad assistere di nascosto alla proiezione effettuata dove la bimba, timida e goffa, scoppia a piangere disperatamente, suscitando le risate di scherno della troupe. Solo a questo punto Maddalena si rende conto dei suoi errori: oltre a scoprire finalmente la malafede di Annovazzi, capisce di aver preteso dalla bambina cose che la piccola non voleva né poteva fare, di aver speso inutilmente il denaro che serviva per la famiglia, e di aver messo così anche in crisi il rapporto con il marito.
Dopo aver vagato a lungo con la figlioletta per la città scossa da questi sentimenti, nel rientrare a casa trova inaspettatamente gli assistenti del regista che stanno discutendo con suo marito di un contratto per Maria: il soggetto del film prevedeva infatti una bimba goffa e impacciata, e Maria si è rivelata adatta allo scopo. Ma a quel punto Maddalena, resasi conto delle pericolose illusioni nascoste nel cinico mondo del cinema, rifiuta il contratto, abbandona i sogni di successo per la piccola e riallaccia i rapporti con il marito.
Produzione
Il film nasce da un soggetto di Cesare Zavattini, più volte rielaborato. In un servizio apparso su Stampa SeraArticolo a firma L.P [Leo Pestelli], scritto durante la lavorazione del film e pubblicato il 21 luglio 1951, consultato presso l'archivio on line del quotidiano. si riporta la notizia per cui la storia trarrebbe origine da un fatto realmente accaduto circa un anno e mezzo prima, quando il regista Blasetti, che cercava una bambina per il suo film Prima Comunione, ebbe a che fare con una madre che voleva a tutti i costi imporre la sua figlioletta come protagonista, dicendo a tutti che era «bellissima». Secondo Lino MiccichèNel saggio dedicato al film contenuto nel suo libro Visconti ed il neorealismo – vedasi bibliografia – pagg. da 195 a 213., esistono tre versioni del soggetto (denominate S1, S2 ed S3), tra loro alquanto diverseAd esempio, Maddalena era, in origine, il nome della bambina e la stessa veniva scartata durante le selezioni., che poi hanno dato vita a un'ulteriore versione (la S4), quella alla base del copione, alla quale però Zavattini non aveva più lavoratoZavattini, nel suo libro Io. Una autobiografia – vedasi bibliografia – pagina 169 - riferisce che i suoi contatti con Visconti a proposito di questo film furono pochi: due volte il regista si recò da lui, ed una volta andò lui a casa di Visconti. Poi il soggetto fu trasferito agli sceneggiatori.. Anche Visconti conferma di aver apportato molte modifiche al soggetto di ZavattiniLe dichiarazioni del regista sono riportate in un'intervista realizzata da Michele Gandin a pubblicata su Cinema – vedasi bibliografia - nella quale cita, tra le modifiche, quella del quartiere romano di ambientazione, il Prenestino anziché l'Annibaliano, il lavoro svolto da Spartaco, che diventa un operaio, mentre nel soggetto era un impiegato, ed il fatto che la bimba venga selezionata, mentre nel soggetto era scartata., parlando anche di notevoli modifiche alla struttura del film ed ai dialoghi, in questo caso anche grazie alla Magnani. Significativo l'apporto di Suso Cecchi D'Amico, che introdusse nella sceneggiatura il personaggio di Walter Chiari, per bilanciare la parte della Magnani.Michele Sancisi, Simone Annicchiarico, 100% Walter, Baldini+Castoldi, Milano 2024, p.347-348. ISBN 9781254941287
Visconti non realizzava una regia cinematografica da tre anni. «Dopo l'insuccesso commerciale di La terra trema – scrive Alessandro BencivenniBemcivenni è autore di una delle monografie dedicate all'attività del regista milanese, citata in bibliografi. Di Bellissima si parla a pag. 23 e segg. - che, presentato a Venezia, attira gli insulti del pubblico benpensante irritato dalla rappresentazione della realtà popolare e non conosce quasi distribuzione, Visconti incontra difficoltà a realizzare altri progetti». Il regista stessoNella citata intervista apparsa sulla rivista Cinema n.75 – vedasi bibliografia. dichiarò quali erano stati i suoi intenti e le difficoltà incontrate: «La scelta di un soggetto piuttosto che un altro non dipende esclusivamente dalla volontà del regista. Occorre anche una combinazione finanziaria che permetta di realizzarlo. Dopo che avevo dovuto rinunciare a Cronache di poveri amanti ed a La carrozza del Santissimo SacramentoIl film tratto dal romanzo di Vasco Pratolini fu poi realizzato tre anni dopo da Lizzani, mentre l'anno successivo fu il regista francese Jean Renoir e dirigere un film ispirato al racconto di Merimée che prese il titolo de La carrozza d'oro., Salvo d'Angelo mi propose il soggetto di Zavattini. Da molto tempo desideravo girare un film con la Magnani e siccome era appunto la Magnani l'interprete prevista per "Bellissima", accettai. (…) E mi interessava anche conoscere quale rapporto sarebbe nato tra me regista e la "diva" Magnani. Il risultato è stato felicissimoVisconti aveva già tentato di lavorare con la Magnani, che avrebbe dovuto essere l'interprete del suo primo film, Ossessione, del 1943, ma la cosa fu impossibile perché in quei mesi l'attrice romana era incinta e, nonostante lei si fosse recata a Ferrara per iniziare le riprese, dovette poi rinunciare per le condizioni di salute, lasciando quell'interpretazione a Clara Calamai.». La conoscenza tra i due artisti datava da tempo ed aveva anche portato la Magnani a ospitare per alcuni giorni Visconti, quando lui era ricercato per attività antifascista durante l'occupazione tedesca di RomaQuesta notizia è riportata nel libro Nannarella di Giancarlo Governi – vedasi bibliografia - pagine 151 e segg..
Le riprese del film iniziarono nel giugno 1951 e proseguirono sino alla fine di ottobreLe notizie sul periodo di lavorazione del film sono tratte dalla rubrica Cinema gira dei numeri dal 65 al 73, anno 1951, del quindicinale Cinema, nuova serie.. Contrariamente ad altre occasioni - ad esempio quando l'anno successivo si girò Camicie rosse, dove il regista Alessandrini, ex marito della Magnani, a causa dei contrasti con lei abbandonò il "set"- i rapporti dell'attrice con il regista furono buoni. Ricorda Francesco Rosi, che qui fece la sua prima esperienza cinematografica come aiuto regista: «Due caratteri fortissimi, era bellissimo vederli lavorare. Niente scene, niente scontri. Visconti sapeva che la Magnani gli portava la sua personalità, la sua genialità di interpreteLa rievocazione di Rosi è riportata nel citato libro Nannarella, pagina 154.». Anche la Magnani ebbe parole di stima per il registaRiportate nel libro di Matilde Hockofler dedicato all'attrice – vedasi bibliografia – pag 95 e segg.: «Nonostante i suoi difetti mi sono trovata bene con Visconti. Mi ha lasciato le redini sciolte. Del resto sapeva che è l'unico modo per farmi recitare». Non si verificarono quelle «liti clamorose che hanno segnato la collaborazione di Anna Magnani con tutti i registi con cui ha lavoratoL'espressione è ancora di Governi – opera citata in bibliografia – pag. 157.». Gianni RondolinoNel suo libro dedicato all'opera del regista - vedasi bibliografia - pag 276 e segg riporta una dichiarazione di Visconti, nella quale il regista ammette :«Il vero soggetto era la Magnani: volevo tratteggiare con lei il ritratto di una donna, di una madre moderna e credo di esserci riuscito abbastanza bene, perché la Magnani mi ha prestato il suo enorme talento, la sua personalità. Questo mi interessava e, in minore misura, l'ambiente del cinema».
Durante la lavorazione di Bellissima si svolsero anche due vicende personali. Secondo Patrizia CarranoNel libro Anna Magnani dedicato alla vita dell'attrice – vedasi bibliografia – pag 176 e segg. vi fu un flirt tra la Magnani e Walter Chiari: «Bellissima l'aveva messa di fronte casualmente al quel giovanotto milanese sempre indaffarato (…). Si era avviata una piccola storia, breve, nata dalla solitudine, dalla paura dell'età. Incontro breve, nato e morto sul "set" del film di Visconti». Anche nei confronti della bambina, Tina (diminutivo di Concetta) Apicella, di cinque anni, l'attrice sviluppò un forte sentimento affettivo. Secondo GoverniLibro citato – vedasi bibliografia – pagina 158. Anna Magnani la portò spesso a casa sua, la fece conoscere al figlio Luca, che aveva solo 2 anni più di lei, e i due bimbi diventarono amici. Ad un certo punto l'attrice pensò anche a un'adozione, ma si fermò di fronte al comprensibile rifiuto della famiglia. Durante le riprese si verificò anche un incidente finanziario, quando un amministratore sparì con la cassa del filmEpisodio ricordato da Governi, op. citata in bibliografia, pag. 158., fatto a cui tuttavia si poté porre rimedio. Altri problemi si ebbero con il mondo della distribuzione: fu chiesto a ViscontiQuesta circostanza viene riferita da Renato Giani in un articolo apparso sul n. 96 di Cinema, vedasi bibliografia. di inserire tra gli interpreti l'attore Carlo Croccolo, che a quel tempo assicurava un forte successo di pubblico e, a tale fine, fu promesso a Visconti un "cachet" aggiuntivo di 16 milioni, che tuttavia fu rifiutato. Non mancò neppure un intervento della censura, che impose di rivedere alcuni brani dei testiIn particolare, secondo quando scrisse Brancati nel suo libro del 1952 Ritorno alla censura - riportato dal n. 88 di Cinema – fu imposto di eliminare la frase «di chi è questo ben di Dio?» riferita a un'avvenente attrice, in quanto ritenuta offensiva del sentimento religioso.. Al film presero parte attori già noti o destinati ad una importante carriera, tra cui Walter Chiari, Tecla Scarano, Arturo Bragaglia e Nora Ricci, oltre ad Alessandro Blasetti, Mario Cecchi Gori, Corrado ed altri nel ruolo di sé stessi.