Figlio del granduca Kęstutis, Vitoldo rimase al suo fianco quando l'anziano padre assunse con la forza il potere nel 1381. Tale evento scatenò una prima guerra civile lituana e, nel 1382, Vitoldo dovette fuggire dal Granducato di Lituania e chiedere asilo ai Cavalieri teutonici, convertendosi al cattolicesimo e abbandonando il paganesimo. Tuttavia, in seguito si riconciliò con suo cugino Jogaila, noto dal 1386 come Ladislao II Jagellone quando divenne re di Polonia. Benché Vitoldo desiderasse il potere, il suo sogno di assumere il ruolo di granduca divenne possibile soltanto attraverso una lunga serie di eventi (non ultima una seconda guerra civile) e di compromessi raggiunti con Ladislao II Jagellone. Dal 1392 acquisì di fatto la carica di sovrano della Lituania, ma solo nel 1401 divenne formalmente autonomo. L'alleanza strategica polacco-lituana facilitò un capillare processo di cristianizzazione della Lituania e permise di costituire una coalizione che prevalse sull'Ordine teutonico, causando la conclusione della secolare crociata lituana. Inoltre, si instaurò un lento processo osmotico tra i due popoli che non si arrestò con il tempo. Nel 1421, Vitoldo rifiutò la corona del Regno di Boemia offertagli dagli ussiti, temendo che le avverse condizioni geopolitiche lo avrebbero sfavorito. Non coronò mai il suo sogno di diventare re della Lituania, nonostante gli fosse stata offerta una corona nel 1430.

Sotto il dominio di Vitoldo il Granducato raggiunse il suo apogeo, incorporando entro i suoi domini terre situate sul mar Baltico e sul mar Nero. Inoltre, Vitoldo non disdegnò di compiere delle campagne espansionistiche nella Russia moderna in più fasi della sua vita. Egli fu in grado di favorire scambi culturali molto intensi con l'Europa occidentale, con il risultato che, gradualmente, la Lituania superò la sua arretratezza dovuta all'isolamento dei secoli passati. La forte personalità del granduca fu riconosciuta sia in campo diplomatico sia in campo militare, ma l'assenza di un erede maschio e l'incertezza generata dagli accordi stipulati con suo cugino Ladislao II ebbero delle gravi ripercussioni dopo la sua morte.

La storiografia moderna e il popolo lituano in generale considerano Vitoldo un eroe nazionale. Sin dalla prima metà del XX secolo, nei suoi confronti si sono susseguite commemorazioni e gli sono stati intestati movimenti, università, quartieri e infrastrutture. Sono infine numerosi i riferimenti alla sua figura in opere cinematografiche, televisive, folcloristiche e videoludiche.

Biografia Gioventù e contesto storico (1350 circa-1381)

Vitoldo nacque, forse nel castello di Senieji Trakai, intorno al 1350, datazione desunta sulla base di fonti relative a episodi successivi della sua vita. Secondo la storica baltica Giedre Mickunaitė, sarebbe invece possibile individuare con certezza il suo anno di nascita nel 1348.. Suo padre era Kęstutis, vice-granduca della Lituania dal 1345 al 1377 e granduca nel 1381-1382, mentre sua madre era Birutė, una sacerdotessa pagana rinomata per la sua bellezza. In quel frangente storico, il Granducato della Lituania stava vivendo una fase di grande splendore grazie alle sagge politiche attuate dal granduca Algirdas, zio di Vitoldo, e dal fratello Kęstutis, cui era stata affidata la gestione delle regioni occidentali..

Non si conoscono informazioni relative ai primi anni della vita e all'adolescenza di Vitoldo, poiché questi viene citato per la prima volta in documenti scritti poco prima del 1370. È noto comunque che già nel 1376, e fino al 1392, egli detenne, su assegnazione del padre, la carica di principe di Hrodna. Sin da piccoli Vitoldo e suo cugino Jogaila, figlio ed erede designato di Algirdas, strinsero un forte rapporto, complice il numero ridotto di anni che separava i due giovani.. Nonostante i diversi destini a cui sarebbero andati incontro, i due continuarono a esprimersi in lingua lituana ogni volta che si incontrarono durante il corso della loro vita. Entrambi parteciparono alla spedizione che si concluse con la fallimentare battaglia di Rudau del 1370, combattuta contro l'Ordine teutonico..

Quando nel 1377 il granduca Algirdas morì, Jogaila fu designato come successore per il ruolo di granduca, mentre Kęstutis preservò la sua antica carica di vice-granduca... Sin dal momento del suo insediamento, Jogaila dovette preoccuparsi di respingere le incursioni di uno dei principali nemici del Granducato, lo Stato monastico dei Cavalieri teutonici, proseguite in maniera intensa dal 1377 al 1379.. La retorica anti-cristiana fu portata avanti con grande vigore da Kęstutis, mentre Jogaila assunse un atteggiamento più cauto e misurato e strinse persino degli accordi di cooperazione sia con l'Ordine teutonico sia con l'Ordine di Livonia, un altro gruppo cavalleresco attivo nelle odierne Lettonia ed Estonia.. Questa nuova tendenza inaugurata dal figlio di Algirdas, in netto contrasto con le politiche del padre e dello zio, viene spiegata da Zigmantas Kiaupa come frutto di «un conflitto generazionale» e segno che una nuova stagione storica stava di lì a poco per cominciare per la Lituania.. Per Claudio Carpini, l'aspetto religioso che ruotava intorno alla secolare crociata lituana, scoppiata nel lontano 1283, aveva ormai perso molta della centralità del secolo passato. Con il trattato di Dovydiškės, stipulato in gran segreto nel 1380 con i cavalieri dell'Ordine, Jogaila suggellò per iscritto l'impegno a non appoggiare militarmente Kęstutis in caso di attacco dei crociati. Gli screzi si acuirono quando l'anziano vice-granduca non riuscì a respingere le aggressioni dei teutonici entro i domini che rientravano sotto la sua gestione, spingendo Jogaila ad affermare che ormai Kęstutis fosse incapace di gestire le operazioni militari e si preoccupasse piuttosto di promuovere l'ascesa di suo figlio Vitoldo.. Quando poco dopo venne a conoscenza del trattato di Dovydiškės, della cui firma era totalmente ignaro, Kęstutis si convinse a esautorare suo nipote.

Kęstutis granduca e successiva guerra civile (1381-1384)

Al fine di gestire gli affari orientali, Jogaila aveva delegato in qualità di suo reggente a Vilnius, la capitale del Granducato, suo fratello Skirgaila, di cui si fidava ciecamente.. Quando quest'ultimo partì alla volta di Polack per reprimere gli abitanti in rivolta, Kęstutis decise di approfittarne ed entrò con le sue truppe nella capitale lituana elevandosi al ruolo di granduca. È certo che in quell'occasione, fonte di una guerra civile, Vitoldo prese le parti del padre. Mentre Jogaila fu relegato a Krėva e a Vicebsk e dovette rinunciare a tutti i suoi titoli in cambio della libertà, Kęstutis inaugurò uno stato di guerra costante per contrastare i suoi nemici di sempre, i crociati, dissanguando però l'erario della Lituania e l'economia dei suoi sudditi. Desiderosi di scongiurare il prolungamento delle lotte, vari lituani sollecitarono Jogaila a porre un freno alla politica del granduca, circostanza che spinse il giovane ad allearsi con i suoi fratelli Skirgaila e Kaributas e a contestarlo apertamente. All'indomani della morte del Gran maestro dell'Ordine teutonico Winrich von Kniprode, nel 1382, Kęstutis ordinò un'ultima incursione contro i teutonici, durante la quale raggiunse Tapiau, a est dall'importante città di Königsberg.. Jogaila, tuttavia, offrì ai teutonici l'occasione per vendicarsi, ricevendo il loro aiuto in cambio di concessioni territoriali in Samogizia. Forte di tale supporto, aggredì Trakai e in seguito si spinse verso il cuore della Lituania. I residenti della capitale lituana, sobillati dal mercante Hanul di Riga, permisero alle armate di Jogaila di entrare di soppiatto nel centro abitato. Con il pretesto di voler appianare le divergenze, furono avviati dei colloqui tra Jogaila e Kęstutis, che nelle operazioni venne assistito anche da Vitoldo.. Tuttavia, durante le negoziazioni, Kęstutis e Vitoldo vennero fatti prigionieri e rinchiusi nel castello di Krėva, dove Kęstutis morì, forse ucciso, a oltre ottant'anni di età nell'agosto del 1382; Jogaila tornò quindi al potere..

Vitoldo riuscì a evitare lo stesso destino del padre, poiché evase dal castello di Krėva grazie all'intervento di sua moglie Anna.. Al termine della sua fuga si trasferì nel territorio dell'Ordine teutonico, sperando di ottenere aiuto per la guerra che intendeva proseguire contro Jogaila.. Jogaila aveva riacquisito il potere in Lituania proprio grazie all'ausilio teutonico, il quale aveva però scarso interesse a portare avanti un blando rapporto di cooperazione.. Così, lo Stato monastico decise di proporre al sovrano lituano la firma del trattato di Dubysa, ai sensi del quale Jogaila avrebbe dovuto impegnarsi ad accettare il cristianesimo, a non entrare nuovamente in guerra con i crociati e a cedere loro il possesso della parte di Samogizia compresa tra il fiume Dubysa e il mare.. Poiché, chiaramente, termini così restrittivi avrebbero fortemente limitato la sua autorità, Jogaila continuò ripetutamente a posporre la ratifica del trattato, con il risultato che l'Ordine teutonico decise di continuare a prestare asilo e supporto a Vitoldo..

Il 21 ottobre 1383 Vitoldo accettò di ricevere il sacramento del battesimo e ricevette il nome di Wigand. In cambio del sostegno militare funzionale a spodestare Jogaila, Vitoldo accettò di ratificare i trattati a cui il cugino non aveva dato seguito e divenire un vassallo dell'Ordine teutonico. Quando nell'estate del 1383, per via di un futile pretesto, Jogaila ruppe formalmente la sua alleanza con l'Ordine, Vitoldo combatté al fianco dei cristiani in Lituania.. Tuttavia, non intendendo seriamente dare seguito alle promesse fatte ai crociati, egli continuò a tessere legami diplomatici con il cugino nella speranza che si potesse arrivare a un negoziato.. A titolo di gesto di buona fede e nonostante avesse deciso comunque di cedere una parte della Samogizia ai teutonici, nel 1384 Vitoldo decise definitivamente di riconciliarsi con Jogaila, sottomettendosi a lui e riottenendo tutte le terre lasciategli in eredità da suo padre Kęstutis, con l'eccezione di Trakai. Vitoldo si preoccupò inoltre di distruggere quei castelli che gli erano stati assegnati dai teutonici e situati sulla riva del fiume Nemunas non appartenente al Granducato. L'occasione per stringere nuovamente i rapporti tra Jogaila e Vitoldo si verificò tra 1384 e 1385, quando il primo fu invitato a rivestire la corona del Regno di Polonia dopo che il trono era rimasto amministrato ad interim da Edvige d'Angiò.

Dall'Unione di Krewo al trattato di Astrava (1385-1392)

Nel 1385 Jogaila concluse l'Unione di Krewo con la Polonia, ai sensi della quale accettava di convertirsi al cattolicesimo, di liberare i prigionieri di guerra polacchi, di promuovere la cristianizzazione del popolo lituano e di sposare la giovane Edvige.. Il battesimo risultava un passaggio obbligato perché il Granducato era all'epoca uno Stato pagano, nello specifico l'ultima realtà europea ancora legata alle vecchie credenze. In occasione della firma dell'intesa, secondo alcuni storici, Jogaila formalizzò il primo importante traguardo dell'unione polacco-lituana, mentre secondo altri siglò semplicemente un accordo pre-matrimoniale, i cui termini erano peraltro abbastanza scarni.. In quel periodo a Vitoldo, ancora percepito come un «traditore»,.. era stata assegnata l'amministrazione di alcune città situate in Rutenia, un ruolo questo che sembrava circoscrivere decisamente le sue aspirazioni di potere. Pare che, nel gennaio del 1386, Vitoldo decise di convertirsi alla religione ortodossa venendo ribattezzato come Alessandro (Aleksandras), un nome che avrebbe conservato quando l'anno successivo, in occasione delle nozze di suo cugino Jogaila in Polonia, aderì nuovamente al cattolicesimo.. Da quel momento in poi, Jogaila divenne noto come Ladislao II Jagellone (Władysław II Jagiełło).