Con architettura sasanide ci si riferisce allo stile architettonico persiano che raggiunse l'apice del suo sviluppo durante l'era sasanide. Per molti versi l'Impero sasanide (224-651) fu testimone del più alto successo della civiltà iraniana e costituì l'ultimo grande "Impero persiano" pre-islamico, prima cioè della conquista musulmana della Persia. Infatti parte dell'architettura sasanide fu adottata dai musulmani e divenne parte dell'architettura islamica.
La dinastia sasanide, come l'impero achemenide, ebbe origine nella provincia di Fars. I sasanidi si consideravano successori degli Achemenidi, dopo la dinastia Ellenistica e l'Impero partico, e percepirono ciò come il loro compito di ripristinare la grandezza della Persia.
Caratteristiche Nel far rivivere le glorie del passato achemenide, i sasanidi non furono semplici imitatori. L'arte di questo periodo rivela una sorprendente vitalità. Per certi aspetti anticipava caratteristiche sviluppatesi poi in epoca islamica. La conquista della Persia da parte di Alessandro Magno aveva inaugurato la diffusione dell'arte ellenistica nell'Asia occidentale, ma se l'Oriente accettò la forma esteriore di quest'arte, non ne assimilò mai lo spirito. Già in epoca partica l'arte ellenistica veniva liberamente interpretata dai popoli del Vicino Oriente e per tutto il periodo sasanide vi fu un continuo processo di reazione contro di essa. L'arte sasanide fece rivivere forme e tradizioni originarie della Persia e nel periodo islamico queste raggiunsero le sponde del Mar Mediterraneo.
I più antichi degli edifici sasanidi che consentono di essere misurati e descritti sono datati al periodo compreso tra il 350 e il 450 e pertanto non si è in grado di tracciare i passaggi esatti con cui lo stile sasanide fu gradualmente elaborato. I primi esempi noti riguardano costruzioni del periodo in cui aveva già acquisito un carattere marcato e deciso. Le sue caratteristiche principali erano semplici e uniformi, essendo gli edifici successivi solo ampliamenti dei precedenti, per aggiunta di nuovi locali o dell'ampliamento degli appartamenti. Le principali peculiarità dello stile erano, in primo luogo, che la pianta dell'intero edificio era rettangolare, senza aggiunte o sporgenze; in secondo luogo, l'ingresso principale era costituito da un alto portico a volta o sala con un arco che prendeva tutta la larghezza dell'edificio; il terzo punto, era che accanto a queste sale rettangolari, l'edificio conteneva stanze quadrate, con volta a cupola, circolare alla base ed ellittica nella sua sezione, poggiante su pennacchi di carattere insolito; quarto elemento, le stanze erano numerose e con bagno privato, e senza disimpegno per cui si accedeva direttamente da una all'altra, senza l'intervento di corridoi; in quinto luogo, il palazzo comprendeva, naturalmente, un cortile, posto verso la parte posteriore dell'edificio, con stanze che si aprivano su di esso.
Il rettangolo era variamente proporzionato. La profondità poteva essere un po' più della larghezza, o quasi il doppio. In entrambi i casi, il fronte occupava uno dei lati più corti, o estremità dell'edificio. Il muro esterno era talvolta dotato di un solo ingresso; ma, più comunemente, gli ingressi si moltiplicavano oltre il limite comunemente osservato negli edifici moderni. Il grande ingresso era esattamente al centro della facciata. Questo, come già notato, era comunemente costituito da un arco alto che (se si escludono le cupole) copriva quasi tutta l'altezza dell'edificio, e costituiva una delle sue caratteristiche più sorprendenti. L'edificio poteva raggiungere la lunghezza di 35 metri, una distanza pari alla lunghezza della Cappella di Enrico VII a Westminster. Ingressi simili sono comuni nelle moschee dell'Armenia e della Persia e nei palazzi di quest'ultimo paese. Nelle moschee "portali alti e profondamente incassati", "senza rivali per grandezza e appropriatezza", erano piuttosto la regola che l'eccezione; e, nei palazzi, le "stanze del trono" erano comunemente semplici recessi profondi di questo genere, voltati o sostenuti da pilastri, e aperti ad un'estremità per tutta la larghezza e l'altezza della sala.
Unicità La caratteristica unica dell'architettura sasanide era il suo uso distintivo dello spazio. L'architetto sasanide concepiva il suo edificio in termini di masse e superfici; da qui l'uso di massicci muri di mattoni decorati con stucchi sagomati o intagliati. Decorazioni murali in stucco appaiono a Bishapur, ma esempi migliori sono conservati a Chal Tarkhan vicino a Rayy (periodo tardo sasanide o primo islamico), e a Ctesifonte e Kish in Mesopotamia. I pannelli mostrano figure di animali incastonati in tondi, busti umani e motivi geometrici e floreali.
Influenze straniere
L'architettura bizantina influenzò alcune architetture sasanidi, uno dei buoni esempi è a Bishapur, dove alcuni dei pavimenti erano decorati con mosaici che mostrano scene di allegria come a un banchetto; l'influenza romana qui è chiara e i mosaici potrebbero essere stati posati da prigionieri romani. Gli edifici erano anche decorati con pitture murali; esemplari particolarmente belli sono stati trovati sul monte Khajeh nel Sistan.
Costruzione Archi
L'altezza dell'arco variava da circa 15 a 25 metri; era generalmente semplice e senza ornamenti ma in un caso si sono trovati una serie di archetti intorno a quello grande, con un effetto non sgradevole. Le sale a cupola erano quadrate, con lati da 7,5 a 12 metrii, o poco più. Le cupole erano circolari alla base, ma una sezione mostrava una mezza ellisse, con il suo asse più lungo e più corto proporzionati secondo un rapporto tre a due. L'altezza a cui si elevavano da terra non era molto al di sopra dei 21 metri. Un singolo edificio poteva avere due o tre cupole, della stessa dimensione o occasionalmente di dimensioni diverse. Era una particolarità della loro costruzione che non poggiavano su tamburi, ma su pennacchi dal carattere curioso.
Veniva gettata una serie di archi semicircolari attraverso gli angoli della sala, ciascuno sporgendo più del precedente, e in questo modo si eliminavano gli angoli e il quadrato si trasformava in ottagono o addirittura in un cerchio. Una cornice correva intorno alla sala, o sopra o sotto i pennacchi, o talvolta sia sopra che sotto. Le cupole erano traforate con una serie di piccoli fori, che lasciavano entrare un po' di luce, e anche la parte superiore delle pareti tra i pennacchi era perforata da finestre.
Nei palazzi sasanidi non c'erano passaggi o corridoi. Le stanze, per la maggior parte, si aprivano l'una nell'altra. In caso contrario, davano su un comune luogo di riunione, che era o un cortile aperto, o una grande sala a volta. Le aperture erano in genere portali di dimensioni moderate, ma talvolta archi dell'intera larghezza della stanza o dell'appartamento subordinato. In un palazzo sono state trovate fino a diciassette o diciotto stanze.
Ornamento L'ornamento esterno sasanide andava dal suolo al cornicione, mentre tra questi pannelli c'erano una serie di archi alti e stretti a doppia rientranza. Molto meno soddisfacente era il disegno molto più elaborato adottato a Ctesifonte, dove si sovrapponevano sei serie di archi ciechi di diverso genere l'uno sull'altro, con marcapiani tra loro, e con lesene, poste singolarmente o in coppia, che separavano gli archi in gruppi, e non regolarmente sovrapposti, come dovrebbero essere pilastri, reali o apparenti. L'ornamento interno era probabilmente, in gran parte, costituito da stucchi, pitture e forse dorature. Tutto questo, però, se esisteva, è scomparso e gli interni presentano ora un aspetto spoglio e nudo, che è solo leggermente alleviato dall'occorrenza occasionale di finestre, di portali ornamentali e di nicchie, che ricordano caratteristiche ben note a Persepoli. In alcuni casi la disposizione degli ambienti più grandi veniva migliorata mediante brevi pilastri, posti a una certa distanza dalle pareti, e sorreggenti una sorta di costolatura trasversale, che rompeva l'uniformità del tetto. I pilastri erano collegati alle pareti laterali da archi ribassati.
Tali erano le principali distinzioni dell'architettura del palazzo sasanide. L'effetto generale delle grandi sale era grandioso, sebbene poco piacevole alla vista e, nei migliori esemplari, l'intero palazzo aveva un'aria di semplice e dignitosa severità. Le disposizioni interne non sembrano essere state molto razionali. Troppo era sacrificato alla regolarità, e l'apertura di ogni stanza sulla vicina doveva essere stata, si potrebbe pensare, insoddisfacente. Tuttavia, gli edifici sono considerati "indicatori di notevole originalità e potere", sebbene "indichino uno stato della società in cui l'attenzione alla sicurezza difficilmente consentiva all'architetto il libero esercizio degli ornamenti più delicati della sua arte".
Tipologie architettoniche Architettura palatina I palazzi costituiscono il maggior numero di rovine architettoniche sasanidi rinvenute fino ad oggi e ci testimoniano lo splendore in cui vivevano i monarchi sasanidi. L'identificazione dei palazzi, come quelli di Firuzabad e Bishapur nella provincia di Fars, e nella capitale Ctesifonte nell'Iraq moderno, è facilitata dal ricorrere di ben determinate caratteristiche:. (i) una pianta semplice e simmetrica attorno a un asse principale; (ii) un prospetto complesso, con piani integrati nelle stanze degli alti funzionari; e (iii) ambienti interni in cui ricorre la combinazione del iwan e della sala a cupola, elemento che comunque figura anche nell'architettura religiosa, con, a volte, una stanza rettangolare in sostituzione della sala a cupola.I due palazzi sasanidi più antichi sono anche i meglio conservati. Il Dezh Dokhtar (it. "Castello della Fanciulla"), su un altopiano roccioso che domina la pianura dell'allora neo-fondata città-tonda di Firuzabad, fu il castello-palazzo di Ardashir I (r. 224-241), fondatore della dinastia, al tempo della sua guerra con i Parti per il dominio sulla Persia.. Entro il perimetro fortificato, la residenza vera e propria occupa il crinale più alto dello sperone, orientato sull'asse est-ovest, ampliato artificialmente con tre livelli di terrazze. L'accesso dal castello avveniva tramite un atrio che conteneva ovviamente aree per i nuovi arrivati e le guardie, nonché tramite una rampa di scale che conduceva al cortile inferiore con una cisterna nell'angolo sud-ovest. Si susseguivano poi un cortile inferiore, un cortile intermedio con una tribuna e ampie stanze laterali e la terrazza superiore con la residenza principesca, organizzata intorno ad un iwan affiancato da un'alta sala cupolata di 14 mq su cui gravitavano le stanze inferiori, organizzati su più piani di sale rettangolari oblunghe con pareti esterne curve e corridoi. I difetti costruttivi del Dezh Dokhtar (mura non sufficientemente spesse, aperture troppo ampie, fondamenta non solide), indussero Ardashir, dopo l'incoronazione, ad erigere un secondo palazzo, l'Atash-kadeh, meno audace nella sua costruzione, eretto in un contesto politico diverso: il re, sicuro del suo trono, desiderava un palazzo più degno della sua funzione. Facendo tesoro del primo tentativo, i costruttori raddoppiarono lo spessore delle mura, innalzarono la cupola e scavarono porte molto più strette. Il palazzo ha quasi lo stesso insieme di stanze della residenza del Dezh Dokhtar ma include un cortile interno con una vasca su cui si apre un iwan e tre stanze a cupola al posto di una stanza centrale. Un'altra novità consiste in un palco di presentazione per il sovrano, situato in una stanza cupolata alta 5 m.