La collezione Pamphilj è stata una collezione d'arte nata nella metà del Seicento a Roma, durata solo poco più di un secolo e appartenuta alla famiglia dei Pamphilj..
La collezione, accresciuta grazie soprattutto a Camillo Francesco, nipote di papa Innocenzo X, e Giovan Battista, si componeva prevalentemente di opere pittoriche commissionate, acquistate o pervenute in dote (come nel caso di quella Aldobrandini e Facchinetti) che spaziano dall'epoca medievale fino a quelle del Sei-settecento, tra cui alcuni dei massimi capolavori dell'arte. Estinto il casato nel 1763, la collezione è poi confluita tramite matrimoni e discendenze tra le proprietà della neocostituita famiglia Doria Landi Pamphilj, i cui eredi ne restano i legittimi proprietari tutt'oggi nel XXI secolo.
Le opere che erano collocate in origine tra le varie e numerose proprietà familiari dislocate sul territorio romano è oggi raggruppata tutta nel palazzo di via del Corso a Roma, dov'è la storica collezione seicentesca dei Pamphilj. La villa Pamphilj del Gianicolo è divenuta nel tempo luogo di rappresentanza dello Stato italiano, il palazzo di piazza Navona fu acquistato dallo Stato brasiliano nel 1960 ed è oggi sede della sua ambasciata in Italia, quello di Valmontone è riadattato come palazzo-museo, pressoché spoglio di opere della collezione, il palazzo di Albano Laziale versa in stato di abbandono, quello di San Martino al Cimino è destinato a eventi culturali mentre quello di Nettuno, infine, è riutilizzato come istituto religioso.
La raccolta, che comprendeva pitture, antichità rinvenute tra i feudi di Anzio, Albano Laziale e Nettuno, arredi e statue, costituiva una delle più importanti collezioni della Roma barocca, includendo tra gli altri capolavori di Velazquez, Caravaggio, Gian Lorenzo Bernini, Jacopo Tintoretto, Tiziano, Raffaello Sanzio, Correggio, Guercino, Parmigianino, Gaspard Dughet, Jan Brueghel il Vecchio..
Storia Seicento L'ascesa sociale della famiglia con la nomina papale di Innocenzo X
Originaria di Gubbio, la famiglia Pamphilj era già affermata in ambito ecclesiastico con Girolamo, nominato cardinale nel 1604 da papa Clemente VIII. La definitiva ascesa nella società del tempo e, più in particolare, nella nobiltà romana, avvenne tuttavia con Giovan Battista Pamphilj, il quale, già nunzio apostolico a Napoli tra il 1621 e il 1625, fu nominato papa nel 1644 col nome di Innocenzo X, rimanendovi in carica fino alla sua morte, avvenuta nel 1655. Questi fu quindi l'iniziatore della collezione con la raccolta delle prime opere d'arte, per lo più dipinti di matrice devozionale del Cavalier d'Arpino e di Francesco Albani.
Il palazzo di piazza Navona a Roma costituiva in quel momento l'edificio di rappresentanza: fu realizzato nel 1630 in sostituzione di preesistenti fabbricati di proprietà della famiglia e venne chiamato per le decorazioni interne Pietro da Cortona, il quale compì nella galleria, tra il 1651 e il 1654, il grande ciclo di affreschi con le Storie di Enea. Al suo interno dimoravano papa Innocenzo X e suo fratello Pamphilio Pamphilj con la moglie, Olimpia Maidalchini, personalità quest'ultima molto influente nella Roma del tempo, che avrà un ruolo determinante anche nelle logiche familiari interne dei Pamphilj. Il papa in quegli anni si occupò di restaurare non solo il suddetto palazzo, ma anche tutta la piazza antistante l'edificio, chiedendo a Gian Lorenzo Bernini la realizzazione di un'opera da collocare al centro dello spazio, utile anche a testimoniare il successo "morale" del pontefice; per l'occasione fu dunque compiuta dallo scultore la fontana dei Quattro Fiumi, realizzata tra il 1648 e il 1651.
La famiglia entrò in possesso del palazzo romano di via del Corso solo nel 1647 (dopo aver dimorato per un breve periodo nella villa Aldobrandini di Frascati) edificio innalzato nel Cinquecento per volontà del suo primo proprietario, il cardinale Santoro, poi passato ai Della Rovere e poi, nel 1601, agli Aldobrandini. L'edificio pervenne infatti tra le proprietà Pamphilj con il matrimonio nello stesso anno tra Olimpia Aldobrandini e Camillo Francesco Maria Pamphili, figlio di Pamphilio e Olimpia Maidalchini, quindi nipote di papa Innocenzo X.
Con l'acquisizione per dote del palazzo di via del Corso, furono realizzati nel contempo anche lavori di ammodernamento degli ambienti interni, in particolare furono realizzati quelli che si affacciano sul cortile del Collegio Romano, il cosiddetto Appartamento Nuovo. Al suo interno ebbero dimora Camillo Francesco e la moglie Olimpia, seguitati nei secoli successivi anche dai figli di questi e da tutta la dinastia che succederà nel tempo. Il palazzo di piazza Navona, infatti, dopo Innocenzo X e Pamphilio Pamphilj con famiglia, perderà sempre più peso nelle dinamiche familiari, con le opere raccolte fino a quel momento e ivi custodite che, una volta ereditate da Camillo Francesco, verranno di volta in volta spostate tra le varie residenze della famiglia, in particolar modo tra quella del Corso e quella del Gianicolo.
Il capolavoro della collezione, secondo l'opinione generale, era sin dal principio il Ritratto di papa Innocenzo X, opera di Velázquez (oggi alla Galleria Doria Pamphilj), registrato in un inventario del 1666 (anno della morte di Camillo Francesco) proprio nel fabbricato su piazza Navona.. La commessa spettò con ogni probabilità al papa stesso, forse su indicazione della cognata Olimpia Maidalchini, nonché sua stretta confidente e consigliere e, secondo alcuni, amante. Il ritratto fu eseguito verso il 1650 e venne ritenuto dal pontefice stesso "Troppo vero!" per la grande qualità d'esecuzione. Allo stesso giro di anni risalgono inoltre altri due capolavori della ritrattistica, entrambi scultorei e destinati sempre all'edificio su Navona: uno venne richiesto, sempre per fini elogiativi del nuovo papa, a Gian Lorenzo Bernini, il quale eseguì il busto in cui è ritratto il pontefice (lo scultore era già avvezzo a questo tipo di opere avendo eseguito al tempo già i ritratti di papa Paolo V, di papa Urbano VIII, di Scipione Borghese e di altri illustri prelati), dove per l'occasione vennero realizzate due versioni coeve del 1650, in quanto la prima presentò un difetto marmoreo accidentale (entrambe oggi alla Galleria Doria-Pamphilj); un altro venne invece compiuto tra il 1646 e il 1647 da Alessandro Algardi, che realizzò il Busto di Olimpia Maidalchini (oggi anche questo alla Galleria Doria-Pamphilj). Tra il 1652 e il 1653, intanto, entrarono nella raccolta del palazzo di piazza Navona anche opere di Guercino, donate dal marchese Albergati, come il Martirio di sant'Agnese e il San Giovanni Battista alla fonte (entrambe oggi alla Galleria Doria Pamphilj)..
Il successo economico e sociale che investì la famiglia durante gli anni del pontificato di Innocenzo X è testimoniato anche da altri edifici acquistati o realizzati ex novo durante lo stesso periodo, come il palazzo di Valmontone, acquistato dal cardinal-nipote Camillo Francesco nel 1650 circa e utilizzato come residenza estiva della famiglia,Barbara Fabjan e Monica Di Gregorio, Palazzo Doria Pamphilj a Valmontone, 2004,G. Pontecorvo, Il Pittore ed il Principe (narrazione attorno alla lite per mercede) con 97 illustrazioni, 2006, Carabba edit quello di Nettuno, o come la sontuosa villa del Gianicolo, cosiddetta "del Belrespiro", acquistata già da Pamphilio Pamphilj il 23 ottobre 1630, ma riprogettata come villa Nuova dallo scultore Alessandro Algardi e dal pittore Giovanni Francesco Grimaldi, che vi lavorarono tra il 1644 e il 1652.
La collezione del cardinal-nipote Camillo Francesco Pamphilj
Con la salita al trono papale di Innocenzo X, nel 1644, questi istituì un primo fidecommisso allo scopo di vincolare le opere al nipote, Camillo Francesco Pamphilj, cardinale e principe di San Martino al Cimino, figlio di Pamphilio Pamphilj e Olimpia Maidalchini (la coppia avrà anche altre due figlie, Costanza e Maria, che andrà in nozze con Andrea Giustiniani, I principe di Bassano).. Costui, oltre a ereditare le opere raccolte dagli esponenti della famiglia in occasione della loro morte, Innocenzo X morì nel 1655 mentre la madre nel 1657, dalla cui collezione di lei pervennero diverse opere (come l'Ermina che ritrova Tancredi ferito del Guercino),. fu il vero selezionatore e mecenate d'arte che, massivamente, si adoperò nel mercato per accaparrare quante più opere possibili secondo i propri gusti personali.
A Camillo Francesco (più specificatamente alla madre, Olimpia Maidalchini) si devono gli inserimenti nella raccolta di almeno quattro opere del Caravaggio, di cui una prima, il San Giovanni Battista, in pendant con la sua "replica" caravaggesca (entrambe oggi alla Galleria Doria Pamphilj), fu lasciate dal cardinale Filonardi nel 1644 di sua sponte, mentre la Buona Ventura (oggi al Louvre di Parigi, in quanto poi donata successivamente a Luigi XIV), la Maddalena penitente e il Riposo durante la fuga in Egitto, furono acquistate per appena 90 scudi nel 1650 dalla collezione di Caterina Vittrice, la quale ebbe in eredità diverse opere raccolte dal fratello, il vescovo Alessandro.. Anche se questa pare essere l'ipotesi universalmente più accreditata da parte della critica, tuttavia non vi è certezza assoluta che le due opere oggi nella Galleria Doria Pamphilj siano effettivamente di provenienza Vittrice, in quanto nella collezione Aldobrandini, che in gran parte sarà donata a Giovan Battista nel 1681 dalla madre Olimpia, sono segnalate due opere di pari soggetto assegnate anch'esse al Merisi.Il dubbio sussiste perche le opere citate in entrambi i due inventari hanno medesimo titolo. Ad ogni modo, le fonti più aggiornate sulla Galleria museale riconducono la provenienza a quella Vittrice.
Sempre a Camillo si devono anche gli acquisti di svariate opere caravaggesche di autori come Matthias Stomer, Wolfgang Heimbach, Mattia Preti, di cui il San Giovanni Battista e la Maddalena penitente acquistate entrambe nel 1657 per 300 scudi, Carlo Saraceni, Giacomo Massa, nonché di altre di natura fiamminga, come le svariate tavole di Pieter Brueghel il Vecchio e Jan Brueghel il Vecchio, acquistate nel mercato di Parigi tra il 1654 e il 1656,. e infine di tavole di piccolo formato della scuola italiana del Quattrocento. Il principe era un buon collezionista seppur non mancavano alcune pecche nella sua attività di mecenate, infatti era ritenuto di «borsa [...] assai ritenuta, e delicata», in quanto era noto per pagare in maniera non adeguata le opere e le commesse che avanzava. Altra caratteristica del cardinale era che questi non si circondò dei grandi maestri (riconosciuti tali al tempo) del Seicento romano, come i classicisti Guido Reni o i barocchi Guercino, due tra i più noti autori attivi in quegli anni a Roma, bensì si dimostrò proiettato per lo più alla pittura paesaggistica, circondandosi quindi di opere di Claude Lorrain, Herman van Swanevelt, Paul Bril e Jan de Momper.
Per le decorazioni ad affresco delle residenze familiari che man mano si andavano innalzando o ammodernando negli anni a cavallo tra il 1654 e il 1658, invece, Camillo Francesco impiegò per la loro decorazione il lavoro di autori "minori": ad esempio nel palazzo di Valmontone, tra il 1657 e il 1661, ricevettero l'incarico di eseguire gli affreschi artisti quali Pier Francesco Mola, Gaspard Dughet, Guillaume Courtois e Francesco Cozza, seppur tra il 1661 e il 1664 ebbe la commessa addirittura Mattia Preti, che vi realizzò lAllegoria dell'Aria sulla volta della sala omonima.