La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021, conosciuta anche come COP26, è stata la XXVI Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e si è tenuta, sotto la presidenza del Regno Unito, a Glasgow (Scozia) dal 31 ottobre al 13 novembre 2021, ma la chiusura era prevista per il 12 novembre. La conferenza incorpora la 26ª Conferenza delle Parti (COP26), la 16ª Conferenza delle Parti del Protocollo di Kyoto (CMP16) e la 3ª Conferenza delle Parti dell'Accordo di Parigi (CMA3).

L'aspettativa di questa conferenza era che le parti si impegnassero per obiettivi più ambiziosi da quelli stabiliti dalla COP21. In base all'Accordo di Parigi le parti sono tenute a svolgere ogni cinque anni una verifica degli impegni sottoscritti, un processo comunemente noto come "meccanismo al rialzo".

Il 13 novembre 2021 è stato raggiunto un accordo, firmato dai 197 Paesi che hanno partecipato alla conferenza, noto come patto per il clima di Glasgow (Glasgow Climate Pact).

Presidenza

In data 13 febbraio 2020 Alok Sharma, Segretario di Stato per gli affari economici, l'energia e la strategia industriale del Regno Unito, è stato nominato Presidente della COP26. In data 8 gennaio 2021 Sharma ha lasciato l'incarico di ministro ed è entrato nell'Ufficio di gabinetto per potersi concentrare a tempo pieno nel ruolo di presidente.

Precedentemente, in data 20 gennaio 2020, Nigel Topping era stato nominato Alto rappresentante per il clima del governo britannico in vista dei lavori preparatori della COP26. Nigel Topping era amministratore delegato di We Mean Business, consorzio di organizzazioni impegnate per il cambiamento climatico.

Mark Carney, dal 1º dicembre 2019 Inviato speciale delle Nazioni Unite per l'azione climatica e le finanze e Governatore della Banca d'Inghilterra sino al 15 marzo 2020, è stato nominato dal Governo britannico Consulente finanziario alla COP26.

Meccanismo al rialzo In base all'Accordo di Parigi i paesi hanno presentato i contributi determinati a livello nazionale (NDC), per ridurre le emissioni di gas serra rispetto a uno scenario di ricavi economici. Nell'ambito dell'Accordo di Parigi ogni paese avrebbe dovuto presentare contributi migliorati, determinati a livello nazionale ogni cinque anni, per rafforzare l'ambizione di mitigare il cambiamento climatico. L'Accordo di Parigi, firmato nel 2015 alla XXI Conferenza delle Parti dell'UNFCCC, prevedeva che la Conferenza del 2020 doveva essere la prima verifica del "meccanismo al rialzo".

Rinvio Inizialmente prevista dal 9 al 20 novembre 2020, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici è stata rinviata, a causa della pandemia di Covid-19, dal 31 ottobre al 12 novembre 2021. I paesi ospitanti, Italia e Regno Unito, sono stati pesantemente colpiti dalla pandemia e la sede della conferenza, il SEC Centre di Glasgow, era stato convertito nell'aprile del 2020 in un ospedale COVID-19.

Il segretario dell'UNFCCC Patricia Espinosa ha twittato che «alla luce degli avvenimenti in corso, per gli effetti a livello mondiale del COVID-19, non è possibile organizzare una COP26 ambiziosa e inclusiva nel novembre 2020». Ha anche aggiunto che quando le economie ripartiranno, questa sarà un'opportunità di «modellare l'economia del 21º secolo in modi che siano puliti, ecologici, sani, giusti, sicuri e più resilienti». Le nuove date sono state annunciate il 28 maggio 2020. Era già previsto che agli inizi del 2021 il Regno Unito e l'Italia avrebbero ospitato, rispettivamente, gli incontri intergovernativi del G7 e del G20.

Osservatori indipendenti hanno notato che, sebbene non direttamente correlato, il rinvio della COP26 ha dato alla comunità internazionale il tempo di attendere l'esito delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America, tenutesi il 3 novembre 2020. Il presidente Donald Trump aveva deciso di ritirare gli Stati Uniti dall'Accordo di Parigi, sebbene non potesse entrare in vigore prima del 4 novembre 2020; mentre il suo sfidante democratico Joe Biden si è impegnato a rientrare immediatamente nell'Accordo di Parigi e a riprendere l'impegno di ridurre le emissioni dei gas serra. Il 20 gennaio 2021, non appena insediato, il presidente Joe Biden ha reintegrato gli Stati Uniti nell'Accordo di Parigi.

Sponsor Per ridurre l'influenza delle società che sfruttano i combustibili fossili, il governo del Regno Unito ha deciso che gli sponsor «devono assumere impegni reali allo scopo di raggiungere le emissioni zero nel prossimo futuro». I principali partner sono società britanniche: National Grid plc, NatWest Group, Scottish Power e SSE plc. In un secondo tempo sono stati comunicati gli altri sponsor: Sky UK, Unilever, GlaxoSmithKline, Sainsbury's, Hitachi, Microsoft e Reckitt Benckiser.

Città ospitante La sede della conferenza era stata stabilita presso il SEC Centre di Glasgow.

Gli otto consigli municipali dell'area metropolitana di Glasgow hanno preso l'impegno di piantare 18 milioni di alberi entro un decennio. Il progetto Clyde Climate Forest (CCF) si propone di aumentare al 20% la copertura arborea nell'area di Glasgow. Dal 4 giugno 2021, in vista della COP26 di novembre, viene proiettato l'orologio del clima, in forma di luce notturna, sul Tolbooth Steeple, torre dell'orologio a Glasgow Cross.

Secondo l'American Nuclear Society (ANS), Glasgow e la Scozia meridionale sono la zona a minori emissioni di carbonio del Regno Unito, in quanto il 71% dell'elettricità è fornita da energia nucleare prodotta dalle centrali di Torness e Hunterston B, il 16% dall'energia eolica e il 2% dall'energia solare.

A Glasgow sono state predisposte imponenti misure di sicurezza per fronteggiare le manifestazioni da parte del movimento Extinction Rebellion e altri movimenti di protesta. Si prevedeva che in tutto il mondo le marce di protesta avrebbero coinvolto oltre due milioni di persone.

Obiettivi Mitigazione Per limitare l'aumento della temperatura globale a 1,5 °C, previsto dall'Accordo di Parigi, è necessario dimezzare le emissioni nel prossimo decennio e azzerare le emissioni nette di carbonio entro la metà del secolo. I paesi che hanno sottoscritto l'Accordo di Parigi si sono impegnati ad aggiornare i Contributi determinati a livello nazionale (NDC); poiché il primo ciclo quinquennale si è concluso nel 2020, è necessario che i Paesi aggiornino i loro obiettivi per il 2030.

Pertanto è necessario: accelerare la transizione dal carbone all'energia pulita proteggere e ripristinare la natura a beneficio delle persone e del clima accelerare la transizione verso i veicoli a zero emissioni

Adattamento Nel mondo esistono popolazioni che convivono con condizioni meteorologiche estreme, accentuate dal cambiamento del clima; pertanto al fine di sostenere le popolazioni più vulnerabili ai cambiamenti climatici è necessario: elaborare strategie per migliorare i sistemi di allerta precoce e costruire infrastrutture e produzioni agricole resilienti proteggere e ripristinare gli habitat e costruire difese naturali contro tempeste e inondazioni comunicare le iniziative in corso e i piani futuri di adattamento agli impatti dei cambiamenti climatici

Finanza La finanza internazionale per l'adattamento e la mitigazione ai cambiamenti climatici rientra tra i principali temi di negoziazione. L'Accordo di Parigi prevedeva finanziamenti di 100 miliardi di dollari USA all'anno, entro il 2020, a favore dei paesi in via di sviluppo. Tuttavia i paesi più ricchi non hanno mantenuto gli impegni: secondo l'OCSE nel 2019 hanno limitato gli interventi a 79,6 miliardi mentre per gli Stati Uniti il presidente Biden ha promesso il raddoppio dei finanziamenti, comunque subordinati all'approvazione del Congresso.

È indispensabile sbloccare migliaia di miliardi di finanziamenti privati, necessari per raggiungere l'obiettivo di zero emissioni nette entro la metà del secolo.

Collaborazione L'obiettivo chiave del negoziato è finalizzare le regole necessarie per attuare l'accordo di Parigi e trasformare l'ambizione in azione.

A tale fine è necessario: trovare soluzione sui mercati del carbonio, creando un solido sistema di crediti di carbonio che supporti la transizione a zero emissioni nette; risolvere i problemi di trasparenza, mettendo in atto un sistema che incoraggi tutti i Paesi a mantenere i propri impegni; trovare un accordo che alimenti l'ambizione dei governi a limitare l'aumento delle temperature al di sotto di .

Verso Glasgow Youth4Climate: Driving Ambition

Dal 28 al 30 settembre 2021, presso il Centro congressi MiCo di Milano, si è tenuta Youth4Climate: Driving Ambition, alla quale hanno partecipato 400 giovani di età compresa tra i 15 e i 29 anni in rappresentanza dei 197 paesi che aderiscono alla Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. I lavori sono stati introdotti dal ministro Roberto Cingolani. Molto seguiti gli interventi di Greta Thunberg («Dai leader mondiali sentiamo solo parole, bla bla bla. Le emissioni continuano ad aumentare. Possiamo invertire questa tendenza, ma serviranno soluzioni drastiche. E dato che non abbiamo soluzioni tecnologiche, vuol dire che dovremo cambiare noi.») e di Vanessa Nakate («L'Africa è responsabile solo del 3% delle emissioni globali ma gli africani subiscono gli impatti maggiori del cambiamento climatico.»).

I 400 giovani delegati sono stati suddivisi in quattro gruppi di lavoro, a loro volta ripartiti in sottogruppi: Ambizione climatica. Favorire la partecipazione dei giovani nei processi decisionali, ai fini di contribuire all'aumento dell'ambizione climatica, ovvero mettere in atto azioni concrete per il raggiungimento degli obiettivi dell'Accordo di Parigi. Ripresa sostenibile. Coniugare la ripresa economica dalla pandemia con l'attuazione degli obiettivi dall'Accordo di Parigi. Coinvolgimento degli attori non statali. Ruolo svolto dagli attori non-governativi nella lotta al cambiamento climatico e nei settori che hanno un impatto nella vita quotidiana dei giovani. Una società più consapevole delle sfide climatiche. Costruire una società più consapevole delle sfide climatiche.

I risultati dei quattro gruppi di lavoro sono stati sintetizzati in un documento, presentato giovedì 30 settembre, articolato in quattro punti: Coinvolgimento dei giovani nelle decisioni contro il cambiamento climatico. Transizione energetica sostenibile entro il 2030 e posti di lavoro dignitosi; aiuti ai paesi più poveri; sistema finanziario trasparente; turismo responsabile. Obiettivo di zero emissioni per i soggetti privati e chiusura dell'industria dei combustibili fossili entro il 2030. Impegno dei ministri dell'istruzione e dell'ambiente a favorire un sistema educativo sul cambiamento climatico.

Il Presidente del Consiglio Mario Draghi, a conclusione dei lavori ha affermato: «La vostra generazione è la più minacciata dai cambiamenti climatici. Avete ragione a chiedere una responsabilizzazione, a chiedere un cambiamento. La transizione ecologica non è una scelta, è una necessità. Abbiamo solo due possibilità: o affrontiamo adesso i costi di questa transizione o agiamo dopo, il che vorrebbe dire pagare il prezzo molto più alto di un disastro climatico. (...) Siamo consapevoli che dobbiamo fare di più, molto di più. Questo sarà l'obiettivo del Vertice a Roma che si terrà alla fine di ottobre. A livello di G20, vogliamo prendere un impegno per quanto riguarda l'obiettivo di contenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi. E vogliamo sviluppare strategie di lungo periodo che siano coerenti con questo obiettivo. (...) A volte il "bla bla bla" è solo un modo per nascondere la nostra incapacità di compiere azioni ma quando si portano avanti trasformazioni così grandi bisogna convincere le persone, spiegare che numeri, come l'aumento di 1,5 gradi, non sono qualcosa di creato ad arte ma forniti dalla scienza, e le persone di questo vanno convinte.»