Il Passaggio del Mar Rosso è un dipinto olio su tela di Luca Giordano conservato nella basilica di Santa Maria Maggiore di Bergamo.
Storia e descrizione Nel 1660 erano stati commissionati a Pietro Liberi dalla congregazione della Misericordia Maggiore sedici dipinti tra i quali tre grandi tele che dovevano raffigurare eventi tratti dalla Bibbia che avevano come soggetto l'acqua, come segno di nascita e rinascita. Nel 1661 l'artista presentò il suo Diluvio universale che non fu molto apprezzato dai rettori della congregazione perché ritenuto troppo moderno e lontano dai canoni rinascimentali a cui erano abituati, gli chiesero di fare alcune modifiche ritirando poi la commissione delle altre opere e pensarono a far eseguire le successive opere ad altri artisti.Non è certo che poi il Liberi abbia eseguito le modifiche richieste.
Il dipinto, di grandi dimensioni, reca in basso al centro la data 1681 e la firma dell'artista e fu dipinto a Napoli: poi, nell'aprile del 1682, la tela fu inviata a Venezia, presso il mercante Simone Giogalli, che faceva da intermediario tra Luca Giordano e il Consiglio della Misericordia, e infine a Bergamo, dove fu consegnata dallo stesso Giogalli. Il dipinto è ospitato nella parete della controfacciata, racchiuso in una cornice in stucco completata da due figure di Profeti ai lati. L'opera raffigura la grande scena biblica del passaggio del Mar Rosso del popolo ebraico liberato dalla schiavitù d'Egitto mentre, inseguito dai soldati del faraone, attraversa indenne grazie a Dio Padre raffigurato in alto sulla tela. Angelo Pinetti scrisse
Il dipinto ottenne l'approvazione da parte dei rettori della congregazione che diedero all'artista anche un premio di 100 scudi in aggiunta ai 700 pattuiti. La volontà era quella di convincere l'artista a proseguire la collaborazione con la basilica per la realizzazione di alcuni affreschi, cosa che però non fu accettata dal Giordano, motivando che “il re di Spagna lo vuole presso di sé” e furono quindi commissionati lavori a Nicola Malinconico. La tela nel suo viaggio da Napoli a Bergamo passò per Venezia e fu tanto ammirata che i veneziani “proposero a' Bergamaschi vantaggiosissimi partiti” nel vano tentativo di trattenerla. La terza grande tela volta verso il braccio a sinistra della basilica fu eseguita nel 1688 da Antonio Zanchi e raffigurava Mosè che fa scaturire l'acqua dalla roccia.
I sindaci della congregazione apprezzarono particolarmente la "finezza di pittura e per bellissima invenzione del dissegno", centrale vi è l'immagine di Mosè che con il bastone ordina alle acque del mare di dividersi, intorno a lui il popolo ebraico raffigurato negli uomini che erano nomadi, pastori, con le loro famiglie e le madri, bimbi, e gli animali domestici, nonché i bauli e gli arredi delle case e le stoffe, un mondo intorno a Mosè molto vivo, nei particolari.
In alto appare l'immagine di Dio Padre che ordina alle acque di richiudersi al passaggio del faraone egiziano. Il dipinto inserito in una cornice in stucco presenta ai lati le statue sempre in stucco raffiguranti che presentano l'opera. Isaia posto a destra mostra la parte delle scritture che descrivono l'evento miracoloso.
Il primo restauro fu del 1959 a opera Franco Steffanoni e nel 2012, restauro che fu eseguito in un luogo dal quale poteva essere ammirata dal pubblico.
Note
Bibliografia
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