Biografia Giacomo Trabucco nacque a Carpeneto, in provincia di Alessandria, il 15 aprile 1845 da Pietro Trabucco e Angela Maria Paravidino.
Sposato con Claudina Canepa, ebbe cinque figli: Pietro, Fernando Biagio, Clara, Elena e Giovanni.
Morì a S. Cristofano presso la Certosa di Firenze il 15 luglio 1924.
Servizio militare A diciassette anni si arruolò volontario nei bersaglieri, poi fu allievo della Scuola militare di Modena e infine sottotenente nel 59º Reggimento Fanteria dall'agosto 1864 fino al febbraio 1871, quando, dopo aver preso parte alla campagna contro il brigantaggio, chiese ed ottenne di essere dispensato dal servizio. Dopo il servizio militare si trasferì per circa due anni in America.
Attività di docenza Iscritto nel 1880 all'Università di Torino, passò due anni dopo a quella di Genova dove si laureò nel 1884 in Scienze Naturali, insignito del diploma d'onore del Municipio per i più distinti laureati di quell'anno.
Iniziò la carriera didattica come supplente nella Scuola Tecnica di Genova. Successivamente insegnò alla Scuola Tecnica di Pavia, all'Istituto Tecnico di Girgenti, a quello di Como, a quello di Piacenza e finalmente, nel 1890, a Firenze dove conseguì la Libera Docenza in Geologia negli Studi Superiori. Qui rimase, quale professore di Storia Naturale, nel Regio Istituto Tecnico Galileo Galilei fino al suo congedamento per limiti d'età nel 1920.
L'ultimo giorno di scuola fu insignito di una medaglia d'oro da colleghi e discepoli, segno tangibile dell'affetto verace e del rispetto che aveva saputo guadagnarsi nella sua lunga carriera d'insegnante. Una lapide marmorea, inaugurata in quel giorno nell'aula di Storia Naturale dell'Istituto Tecnico fiorentino, ne ricorda l'attività e il contributo fatto di manuali, sommari delle lezioni come guida per gli allievi oltre a numerose collezioni scolastiche raccolte, determinate, ordinate, catalogate e infine donate alla scuola.
Gli studi geologici Giacomo Trabucco contribuì in modo rilevante nello sviluppo delle scienze geologiche, come testimoniano le numerose pubblicazioni scientifiche.
I primi studi furono dedicati alle formazioni terziarie dell'Appennino Settentrionale. In una conferenza su «I fossili e la silicizzazione» cerca di spiegare la petrificazione dei tronchi fossili di Rio Orsecco con l'azione mineralizzatrice di acque termali simili alle vicine sorgenti di Acqui.
Sull'argomento del Terziario ligure-piemontese ritornò con maggior ampiezza in seguito illustrando i fossili di Rio Orsecco, trattando dell'età dei calcari di Gassino e della posizione del calcare di Acqui del quale affermò a più riprese, su basi stratigrafiche e paleontologiche, l'età langhiana, e al quale giustamente assimilò i calcari di Rosignano e di Vignale, da altri giudicati elveziani.
Sostenne l'opportunità di mantenere nella nomenclatura geologica il nome di Langhiano, che geologi stranieri volevano sostituire con quello più recente di Burdigaliano.
Pubblicò varie note sui mammiferi fossili delle Pampas riportati dalla Spedizione Bove (che gli valsero un vivace attacco del Lovisato) e su certi resti di marmotta rinvenuti nelle grotte di Silvano d'Orba.
Il periodo piacentino Numerosi gli studi di morfologia, di geologia e di geologia agraria sul Piacentino, coronati dalla pubblicazione delle carte oro-idrografica, geologica e agronomica della provincia di Piacenza.
Il Museo di Storia Naturale di Piacenza conserva circa 400 campioni caratteristici della petrografia locale provenienti dai terreni alloctoni ed autoctoni dell’Appennino e della pianura fino al Po raccolti dal Trabucco.
Il periodo siciliano Durante il periodo di insegnamento presso l’Istituto Tecnico di Girgenti poté recarsi alle Isole Pelagie. A seguito di tale occasione pubblicò descrizioni geografiche e rilievi geologici di Pantelleria, Lampedusa e Linosa che risultarono molto interessanti dato che fino allora si conosceva ben poco di quelle isole remote.
San Marino Nel 1906 il Prof. Trabucco rilevò la serie stratigrafica di San Marino e pubblicò un lungo elenco di fossili.
Il periodo toscano Quando il Trabucco si stabilì a Firenze iniziò, a descrivere la geologia della Toscana. In particolare, si dedicò a nummuliti e orbitoliti del macigno fiorentino trattando dell’età di questo, della posizione dell’Eocene chiantigiano, dell’età del galestro e del flysch e della posizione dei classici calcari nummulitici di Mosciano. A queste si aggiunge una dettagliata descrizione geologica del Casentino.
Inoltre, il Prof. Trabucco, avvalendosi di una serie di documenti, affermò l’esistenza del Langhiano nel Mugello e descrisse, in collaborazione col De Stefani, nuovi fossili cretacei dell’Agro fiorentino, entrando anche in polemica col Lotti circa la stratigrafia del bacino di Firenze e col Bonarelli riguardo al significato geologico del vocabolo «scaglia» di Zittel e all’età del macigno dei monti di Cortona.
Alla Maremma toscana, dove trascorse l’estate del 1912, dedicò uno studio sui gessi di Roccastrada che ritenne d’origine metamorfica e dovuti all’azione di emanazioni solforose connesse colle eruzioni trachitiche pleistoceniche e operanti sui calcari retici.
Gli studi di geologia applicata Giacomo Trabucco, fin dai primi anni della sua attività, trattò argomenti di geologia applicata e si dedicò in modo particolare alla geologia agraria con trattazioni di indole generale, ora scientifiche, ora divulgative, sulla geologia agrario-forestale con digressioni nel campo dell’agronomia pura e della tecnica agraria. Tra i campi di interesse anche la geologia ferroviaria della quale ha lasciato note e scritti.
Il suo contributo maggiore forse lo ritroviamo negli studi regionali di geologia agraria. Tra questi ricordiamo:
la carta geologico-geognostico-agricola dell’Alto Monferrato; la carta agronomica della Provincia di Piacenza; la carta geologica della provincia di Piacenza; la carta oro-idrografica della provincia di Piacenza; la carta agrologica di Carmignano corredata da una memoria descrittiva; la carta geologica del Casentino; la carta geologica dell'Isola di Lampedusa; la carta geologica dell'Isola di Linosa; gli studi agrologici, geologici e chimici dei più importanti tipi di terreni (galestro, macigno, bardellone, cretaceo) della Provincia di Firenze che culminarono nella omonima carta agrologica.
In virtù della sua vasta esperienza fu nominato delegato antifillosserico a Girgenti, a Como e a Firenze.
Nel 1910 fu insignito di un Premio dal Ministero di Agricoltura per i suoi lavori geologici e geo-agronomici sul Casentino e fu eletto socio corrispondente della Regia Accademia dei Georgofili.
Gli studi di idrologia Instancabile ricercatore, il prof. Trabucco si cimentò anche nel campo dell’idrologia.
Se i suoi contributi non raggiunsero per estensione e profondità l’eccellenza dimostrata in altri settori della geologia, purtuttavia sono meritevoli di attenzione i lavori:
sulle acque potabili di Firenze, ripresi in più scritti; sull’approvvigionamento d’acqua dell’Impruneta; sulle probabili conseguenze di una trivellazione di pozzi nel comune di Casellina e Torri; sulle relazioni che intercorrono fra la foresta e le sorgenti; sulle sorgenti normali, termali e termominerali del Monte Amiata concretizzati in uno studio d’assieme della più importante regione sorgentifera di Toscana.
Le frane Fin dal 1889, Giacomo Trabucco si era occupato dei movimenti del terreno avendo trattato le frane del Piacentino. Molti anni dopo si occupò delle relazioni tra foresta e frane pubblicando uno scritto riassuntivo sull'origine e la classificazione delle frane, nel quale viene giustamente attribuita la massima importanza al fattore geologico.
Geologia mineraria La geologia mineraria fu un’altra area di interesse di Giacomo Trabucco che si dedicò ad alcuni studi sulle argille smectiche del Casentino e sui calcari da cemento de Le Sieci.
Quando poi durante la guerra sopraggiunse la febbrile ricerca di combustibili, il prof. Trabucco combinò ricerca scientifica e applicazione industriale nei suoi studi sulle ligniti mioceniche di Pomarance, sulle ligniti plioceniche di San Gimignano e su quelle del Casentino la cui memoria è corredata da una cartina geologica in scala 1:50.000.
Gli ultimi anni Dopo il ritiro dalla cattedra, si occupò molto della Società di Studi Geografici e Coloniali, di cui fu a lungo tesoriere, così come fu tesoriere nel 1921 dellVIII Congresso Geografico Italiano. Si dedicò molto anche alla rivista «Universo».
Gli ultimi suoi scritti furono le necrologie del Taramelli, del Manasse e dell’Issel. Come ricorda il prof. Giuseppe Stefanini, “con l’elogio dell’antico, ben amato maestro [Issel] si chiude il ciclo della sua attività, pochi mesi prima della fine”.
Il carattere
Il prof. Trabucco aveva un carattere schietto, a tratti duro e un portamento che incuteva soggezione e timore reverenziale. Era infatti alto, con un fisico asciutto ma robusto, una voce profonda e potente e i modi un po’ rigidi, quasi militareschi. Aveva anche una notevole vitalità che lo portava ad affrontare le situazioni con impeto ed energia inesauribile.
Come riporta lo Stefanini, “aveva qualcosa che ricordava in Lui l’antico ufficiale piemontese”.
Ma dietro l’immagine austera e l’amore per la ricerca scientifica che non ammetteva mancanza di rigore (e contro la quale più volte si era scagliato), c’era un uomo dai modi cordiali, gentili e affabili. Il Trabucco sapeva infatti destare, in chi aveva avuto modo di conoscerlo, ammirazione, profondo rispetto e sincera simpatia (“il professore dallo slancio bersaglieresco” e dalla “giovanile baldanza” sono solo alcune delle espressioni con le quali veniva simpaticamente appellato).
Molte le manifestazioni di stima e di affetto da parte di colleghi e allievi. Nel suo ultimo giorno di scuola fu onorato da colleghi e discepoli con una medaglia d'oro quale segno tangibile dell'affetto e del rispetto che aveva saputo guadagnarsi nella sua lunga carriera d'insegnante.
“È vivo il ricordo negli allievi e nei colleghi del simpatico prof. Trabucco che, malgrado la giovanile baldanza, è stato colpito dai limiti di età e perciò tolto dall’insegnamento. Il giorno del distacco vi fu una così schietta e così calda dimostrazione di affetto e di stima da parte della Giunta di vigilanza, dei professori e degli studenti a cui rare volte è dato di assistere, e la stampa cittadina non mancò di mettere in rilevo la grande perdita che la scuola faceva col ritiro del prof. Trabucco.” (da Il corriere delle valli Stura e Orba)
Nell’aula che fu per tanti anni sua “nobile palestra” fu fatta apporre una lapide marmorea in ricordo del forte contributo dato dalla sua attività non solo alla scuola ma anche al museo di Storia Naturale annessovi e alla illustrazione geologica della Toscana. La lapide marmorea fu donata da Igino Pellerano, affezionato allievo del Trabucco, facendola espressamente estrarre dalle proprie preziose cave (Igino Pellerano è stato un autore, presidente del Rotary Club di Massa e Carrara , al quale fu conferita nel 1970, dalla Presidenza della Repubblica, la Medaglia d’oro ai benemeriti della scuola e della cultura ed era figlio dell’illustre senatore Silvio Pellerano).
La schiettezza del carattere del prof. Trabucco e la sincerità delle sue convinzioni lo portarono talvolta ad utilizzare espressioni dirette, certamente efficaci, in quanto sempre ben argomentate e referenziate, ma talvolta crude, specialmente nelle critiche, suscitando, presumibilmente, risentimento in chi ne era colpito.