La collezione Ludovisi è una raccolta d'arte creata a Roma nel terzo decennio del Seicento e appartenuta alla nobile famiglia Ludovisi, che si estinse nella linea diretta maschile intorno al 1699 e le cui proprietà furono ereditate dalla famiglia Boncompagni.. La sua creazione e la sua massima espansione furono dovute all'attenzione e alla sensibilità di Ludovico Ludovisi, cardinal nipote di papa Gregorio XV, che fu tra i più rilevanti collezionisti e mecenati romani del Seicento.
Si tratta di una delle più importanti raccolte artistiche di epoca barocca e tra le più notevoli in assoluto sotto il profilo della statuaria classica, assieme alle collezioni cinquecentesche dei Farnese e dei Medici e seicentesche dei Borghese e dei Giustiniani. Oltre le sculture antiche, vi erano conservati anche importanti dipinti del Rinascimento, ricevuti in dono o acquistati, e opere commissionate direttamente ad artisti contemporanei, come il Guercino. La collezione era esposta nella villa Ludovisi, che il cardinale Ludovico aveva fatto costruire nei pressi di Porta Pinciana e che fu abbattuta alla fine dell'Ottocento.
Il contenuto della collezione si conosce grazie a due importanti inventari pubblicati a stampa nel Novecento, il primo dei quali redatto nel 1623 alla morte del papa Gregorio XV, il secondo nel 1633 alla morte del cardinale stesso.
La pinacoteca si disperse tra Francia e Spagna durante il Seicento. La raccolta di antichità si conservò invece fino al 1901, quando il nucleo più rilevante fu acquistato dallo Stato italiano e collocato nelle Terme di Diocleziano. Successivamente passò nella sede di palazzo Altemps del Museo Nazionale Romano, dove è esposto tuttora.
Storia della collezione Seicento Scultura antica
La collezione di sculture antiche, disposte tutte negli spazi esterni o interni della villa Ludovisi, era formata da reperti rinvenuti durante i cantieri di scavo della proprietà oppure donati e acquistati essenzialmente tra il 1620 e il 1630.. Tra le acquisizioni più notevoli vanno ricordate le opere provenienti dalle collezioni Cesarini, già nel palazzo dell'Esquilino, e Cesi, una delle più importanti raccolte romane di antichità del Cinquecento. Dalla collezione Cesi provenivano, per esempio, i gruppi di Pan e Dafni e della Leda con il cigno. Quest'ultimo fu diviso nel Settecento e, quindi, riassemblato, fino a essere definitivamente separato nel 1901 nelle due opere autonome del Fanciullo che strozza l'oca e della Venere accovacciata... Dalla collezione Altemps, sita nella residenza di Frascati pervenne ai Ludovisi lErcole in riposo..
Tra le numerose opere rinvenute durante i lavori di scavo nell'area dove sorse la villa si segnalano il Galata morente e il Galata suicida con la moglie. L'Ares Ludovisi fu scoperto invece nel 1622 durante uno scavo nei pressi della chiesa di San Salvatore in Campo.
Le opere furono restaurate da alcuni dei più notevoli scultori del tempo. Ippolito Buzzi operò sulle due statue raffiguranti Apollo citaredo, sui gruppi di Amore e Psiche e di Oreste ed Elettra, sul cosiddetto Gruppo di sant'Ildefonso e sulla statua di Antonino Pio. Gian Lorenzo Bernini, lavorò sullAres Ludovisi, una delle sculture simbolo dell'intera collezione e tra le più importanti della statuaria classica romana, mentre Alessandro Algardi fu incaricato di svolgere diversi restauri sullAthena, sull'Ermes Ludovisi e sul Dadoforo.
Le opere più importanti furono collocate nel palazzo Grande, altre divise tra il casino dell'Aurora e il casino Capponi, mentre nel giardino furono disposti sarcofagi, statue di satiri e sileni o erme. Qui erano infatti collocati il Satiro versante e i gruppi con Pan e Dafni e Leda con il cigno..
Pittura del Rinascimento
Ludovico Ludovisi raccolse anche una notevole collezione di dipinti, per lo più di grandi dimensioni, con quadri di Tiziano, Bonifacio Veronese, Jacopo Bassano, Giovanni Bellini, Dosso Dossi, Francesco Francia, Garofalo, Guercino, Guido Reni, Ludovico Carracci, Domenichino.
La collezione era pressoché tutta proveniente da opere contemporanee al cardinale, denotando che non vi furono mai stati grossi lasciti, immissioni o donazioni provenienti da altre collezioni precedenti (su tutte, ad esempio, quelle estensi provenienti da Ferrara, o piuttosto quella Aldobrandini di Roma, da cui, seppur imparentati, a parte la Madonna del Passeggio di Raffaello, un Noli me tangere del Correggio e i due Baccanali di Tiziano donati da Olimpia a Ludovico Ludovisi in occasione della sua nomina cardinalizia, gran parte della loro raccolta confluì invece in quelle Borghese e Pamphilj).
Pittura e scultura del Seicento Un nucleo importante di dipinti di scuola bolognese, su tutti di Guercino e Domenichino, che per l'appunto furono una sorta di pittori di casa Ludovisi,Tra le principali opere realizzate per Ludovico Ludovisi dal Guercino si registrano due dipinti su muro nelle volte di due sale del casino dell'Aurora, una al pian terreno, con il Carro del Sole con le allegorie del giorno e della notte, e una al primo piano con l'Allegoria della Fama. fu raccolto da Alessandro prima di divenire papa, quando era legato alla città di Bologna col titolo di arcivescovo dal 1612 al 1621, giacché, una volta nominato pontefice massimo col nome di Gregorio XV, non potendo portare con sé alcuna opera artistica, fece dono delle sue raccolte al cardinal-nipote (com'era usanza fare).
Nel 1621 il cardinale Ludovisi acquistò il palazzo Colonna nel ducato di Zagarolo, di cui erano signori. Per l'occasione furono chiamati proprio il Domenichino e Giovanni Battista Viola a decorare gli interni con paesaggi affrescati su richiesta dello stesso Ludovico.
Giovanni Pietro Bellori (Nota delli musei) e Fioravante Martinelli (Roma Ornata) citano nei loro testi molte opere d'arte nella collezione, distribuite tra le proprietà di Roma, in particolare a villa Ludovisi, dov'erano sculture antiche e pitture, e di Zagarolo, dove aveva dimora abituale Niccolò, fratello del cardinale Ludovico. Tra le più importanti vi erano due paesaggi del Domenichino, una Susanna e i vecchioni (oggi al Museo del Prado di Madrid) e una Venere al bagno (oggi alla National Gallery di Washington) del Guercino, un San Francesco di Guido Reni (identificabile con quello poi confluito dapprima nella collezione Pamphilj del principe Camillo e poi, dal 1665, nelle raccolte di Luigi XIV, poi passate nel Museo del Louvre a Parigi, dove sono tuttora), una Galatea di Annibale Carracci (copia da Raffaello), un Apollo e Dafne di Dosso Dossi e il Ratto di Proserpina gruppo scultoreo di Gian Lorenzo Bernini (entrambe già di Scipione Borghese e donate al cardinale Ludovico nel 1621, dove rimasero fino al 1908, quando furono poi acquistate dallo Stato italiano; oggi tutte e due ritornate alla Galleria Borghese a Roma) e il cosiddetto Doppio ritratto attribuito a Giorgione (oggi al Museo di palazzo Venezia a Roma).
Alla morte del cardinale Ludovico Ludovisi nel 1632, tutta la collezione passò al fratello Niccolò, signore di Gesualdo e principe di Piombino, marito in terze nozze di Costanza Pamphilj, nipote di papa Innocenzo X (quest'ultimo che, nel 1653, finanziò per i Ludovisi il palazzo in Campo Marzio, oggi Montecitorio, che tuttavia, per dissidi familiari, fu interrotto l'anno seguente e accantonato del tutto alla morte del principe).
Le dismissioni delle opere pittoriche sotto il principe Niccolò
Gli anni immediatamente successivi alla morte di Ludovico Ludovisi furono anni di consolidamento del successo della sua raccolta di antichità. Seppur il cardinale collezionò anche opere pittoriche di particolare importanza, per lo più del Rinascimento veneto e del Barocco emiliano-romano, la notorietà negli ambienti culturali era determinata principalmente dai pezzi archeologici, alcuni dei quali costituivano al momento i più notevoli del Seicento.
Per volere di Niccolò, comunque, immediatamente dopo la morte di Ludovico, i quadri più grandi della collezione pittorica romana furono spostati dalla villa di famiglia alla residenza di Zagarolo.
Nonostante il fatto che, comunque, a differenza di altre collezioni contemporanee (come ad esempio quella Borghese o Giustiniani), quella Ludovisi era di difficile accesso al pubblico, tant'è che i proprietari intendevano aprire le porte della propria villa solo a personaggi di alto rango o studiosi che venivano a fare visita alla città,. l'importanza che raggiunsero le opere archeologiche del catalogo è testimoniata da una serie di repliche e bozzetti eseguiti durante tutto il XVII e XVIII secolo che contribuirono ulteriormente alla diffusione del loro successo.
A Firenze vennero realizzati nella bottega del Giambologna alcuni bronzi, allorché un suo collaboratore, Giovan Francesco Susini, recatosi a Roma nei primi anni '20 del secolo, copiò alcune sculture antiche note a Roma in quegli anni. A parte il Toro Farnese e lErmafrodito Borghese, le opere replicate erano quasi tutte entro le raccolte del principe Niccolò I Ludovisi (di cui era anch'egli stesso collezionista di talune di queste, esposte al primo piano del casino dell'Aurora): i bozzetti erano quindi di un Gladiatore che si riposa (forse il Guerriero seduto), dellAres (oggi all'Ashmolean Museum di Oxford), del Gladiatore ferito e moribondo (ossia il Galata morente, oggi al Museo del Bargello a Firenze), del Galata suicida e la moglie (oggi al palazzo Colonna di Roma) e altre ancora..
Nel 1638 l'incisore francese Francois Perrier pubblica una raccolta di 100 acqueforti, il "Segmenta Nobilium Signorium et Statuarum....", ossia un catalogo delle più prestigiose sculture antiche presenti nelle collezioni romane,Robert-Dumesnil, VI, p. 176. dove su circa 80 opere totali, dalla collezione Ludovisi meritarono menzione ben 12 sculture (il Console, il Galata suicida e la moglie, il Castore e Polluce, lAres, lOreste ed Elettra, lHermes Loghios, il Pan e Dafne, il Bacco, la Musa, la Sabina, il Galata morente e il Sileno sdraiato) più di quelle della collezione Farnese (cinque), leggermente meno di quella Medici (quattordici) e meno di quelle della raccolta Borghese (venti)..
Nonostante questi riconoscimenti, con la successione di Niccolò a Ludovico Ludovisi, la famiglia iniziò ad accumulare alcuni debiti che la costrinsero a smembrare parte dei propri beni pur di riuscire a fronteggiare le insolvenze generate. Gran parte dei dipinti venduti dal principe Niccolò presero la via della Francia o della Spagna. In particolare arrivarono in Spagna le due tele di Tiziano con il Baccanale degli Andrii e il Baccanale con la festa di Venere, il Noli me tangere del Correggio, il Lot e le figlie del Guercino e la Caduta di Saulo di Guido Reni. I dipinti furono donati al re Filippo IV già a partire dal 1640, in riconoscenza della concessione di questi del titolo di principe di Piombino, che avvenne nel 1634, e per ulteriori favori ricevuti da Niccolò durante gli anni del suo regno in Spagna.
Nel 1649 lo stesso re di Spagna inviò a Roma Velazquez, soprintendente alle opere d'arte con l'incarico anche di selezionare e riprodurre alcune opere di antichità da utilizzare come modelli per temi pittorici (è il caso dellAres con il Marte in riposo) e anche come base per realizzare in patria le repliche scultoree a grandezza naturale. Anche in questo caso, come avvenne per i bozzetti Susini o le incisioni Perrier, molte scelte ricaddero sui pezzi della collezione Ludovisi: l'Ares, il Galata morente, il Satiro versante e lHermes Loghios.
La collezione sotto il principe Giovan Battista e l'estinzione del casato