LOrdine dei frati minori conventuali (in latino Ordo fratrum minorum conventualium) è un istituto religioso maschile di diritto pontificio: i frati di questo ordine mendicante, detti francescani conventuali, pospongono al loro nome la sigla O.F.M.Conv.Annuario pontificio per l'anno 1996, Città del Vaticano, Libreria editrice vaticana, 1996, p. 1429-1430. Insieme ai frati minori e ai frati minori cappuccini costituisce il cosiddetto Primo ordine francescano o minoritico.
Alla denominazione ufficiale possono localmente sostituirsi quelle tradizionali di Minoriten (Minoriti, nei paesi germanici e in altri del centro Europa), Franciszkanie (Francescani, in Polonia e Boemia), Greyfriars (Frati grigi, in ambito anglosassone) e Cordeliers (Frati della corda, in Francia e nei paesi francofoni); cfr ; ..
Il ministro generale dell'Ordine (dal 2019 l'argentino fr. Carlos Alberto Trovarelli) risiede, insieme ai definitori generali, a Roma, nel convento presso la Basilica dei Santi XII Apostoli, dove ha sede la Curia generale.
Origine del nome
Fu lo stesso san Francesco a volere che i suoi frati fossero e si chiamassero "minori". Scrive il primo biografo: «Mentre si scrivevano nella Regola queste parole "Siano minori", appena l'ebbe udite esclamò: "voglio che questa fraternità sia chiamata Ordine dei frati minori"»Tommaso da Celano, Vita del beato Francesco [Vita prima], 38: ; cfr Regola non bollata VII,2: . Il nome venne ufficializzato nella Regola del 1223 e rimase proprio dell'Ordine fino all'affermarsi delle prime riforme che, per ovvia necessità, si distinguevano aggiungendo alla denominazione una sorta di proprium (osservanti, riformati, scalzi o alcantarini, recolletti).
Fu così inevitabile che anche al gruppo dal quale le riforme si staccavano, si attribuisse con l'andar del tempo una specificazione al nome. Tra i diversi che vennero utilizzati tra i secoli XIV e XV in seguito allo sviluppo della riforma osservante (Communitas OrdinisConcilio di Costanza, Supplicationibus personarum, 23 settembre 1415: , fratres de claustro o claustralesMartino V, Super gregem, 28 dicembre 1427: , non de Observantia o non ReformatiEugenio IV, Super gregem, 1º ottobre 1431: ; Leone X, Ite vos, 29 maggio 1517, in: L. Wadding, Annales Ordinis Minorum, vol. XVI, p. 51 e 55.) prevalse un termine comunque già in uso nella seconda metà del secolo XIII: quello di Conventuales. Risale infatti a quel periodo la distinzione anche per i minoriti delle chiese alle quali venivano concessi diritti e privilegi delle chiese collegiate come, ad esempio, la celebrazione dei sacramenti, la predicazione e la sepoltura ecclesiasticaInnocenzo IV, Bolla Cum tamquam veri, 5 aprile 1259 e 21 agosto 1252: .
Tale distinzione riguardò anche le abitazioni (i loca della Regola non bollataVII, 13: o domus in quella del 1223Regola bollata, VI, 1: ) che le Costituzioni narbonensi del 1260 distinsero in loca conventualia e loca non conventualiaVIII, 6; IX, 19-22: Statuta generalia Ordinis edita in Capitulis generalibus celebratis Narbonae an. 1260, Assisii an. 1279 atque Parisiis an. 1292 (Editio critica et synoptica), in , differenziando i conventi di città (con le esigenze apostoliche che li caratterizzavano) dai romitori. Dai luoghi il termine venne contemporaneamente utilizzato per indicare i frati che vi abitavano e vi operavano: nel dicembre 1277 un lascito fu fatto a Perugia fratribus minoribus conventualibus de Campo OrtiMazzatinti, Archivi, II, 243. così come fratri conventuali sono chiamati quelli del sacro convento di Assisi in un testamento del 1317Archivio Storico del sacro convento di San Francesco in Assisi, Instrum., III, p. 27, in .
Lo stesso Ordine nel 1259 fu detto e considerato conventuale da papa Alessandro IV che nella bolla Nimis iniuste identifica gli Ordines fratres e le liberates Ordinis con i fratres conventuales e le libertates da essi godute come loro prerogative.. Una situazione che ha fatto dire a qualcuno che «dans le principe, les Mineurs étaient tous conventuels»D.A. Mortier, Histoire des maîtres généraux de l'Ordre des Frères Prêcheurs, vol.III, Parigi 1907, p. 298.. La denominazione fratres minores conventuales divenne comunque ufficiale solo a partire dal 1517 per effetto della bolla Ite vos con la quale Leone X stabiliva la definitiva separazione degli osservanti con la costituzione di un ordine autonomo chiamato Fratres Minores sancti Francisci Regularis Observantiae al quale andò, insieme al sigillo dell'Ordine, il primato giuridico.
L'evoluzione del nome corrispose dunque a quella dell'Ordine: da un generico "conventuale", attribuito ad una chiesa o ad un convento, il termine passò ad indicare una particolare modalità di vivere l'ideale francescano, nell'incontro dei frati spesso con una realtà - quella delle grandi città italiane ed europee - «che chiedeva una vita religiosa più rispondente alle esigenze di studio e di apostolato cui la Chiesa li chiamava»..
Storia
Dall'intuizione all'istituzione (1209-1223)
È lo stesso Francesco nel testamento del 1226 a raccontare l'inizio di quel movimento che ben presto si strutturerà in un vero e proprio Ordine: «E dopo che il Signore mi dette dei frati, nessuno mi mostrava che cosa dovessi fare, ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. Ed io la feci scrivere con poche parole e con semplicità, e il signor Papa me la confermò»14-15: . Si trattava di «una norma di vita o Regola, composta soprattutto di espressioni del Vangelo» con l'aggiunta di «poche altre direttive indispensabili e urgenti per una santa vita in comune»Tommaso da Celano, Vita prima di san Francesco d'Assisi, 32: , il cosiddetto propositum vitae che nel 1209 (secondo altri nel 1210), il 16 aprile secondo una tradizione, «ad Innocenzo aperse, e da lui ebbe / primo sigillo a sua religïone».Dante Alighieri, Divina Commedia. Paradiso, XI 92-93..
Una conferma pubblica, anche se non definitiva, che nel segno della coronas parvulas autorizzava comunque alla predicazioneBonaventura da Bagnoregio, Leggenda maggiore (Vita di san Francesco d'Assisi), III, 10: . Si tratta di un brano - secondo la nota al testo - fatto posteriormente aggiungere da frate Bonaventura d'Ascoli, successore di san Bonaventura nel generalato, che l'attinse direttamente da una confidenza del cardinale Riccardo de Annibalis, parente di Innocenzo III). Anche in forza di questo assenso, la fraternità si espanse notevolmente fino a diventare e ad essere riconosciuta dalla stessa autorità papale come una vera e propria religio (sinonimo di ordo nell'uso del tempo).. Di questo fu consapevole lo stesso Francesco che «fin dagli inizi considera la comunità dei frati minori come un nuovo Ordine nella Chiesa: considera se stesso e i suoi come componenti di una comunità religiosa con gli stessi doveri degli altri Ordini». dai quali comunque, quello dei Minori, si distingue nettamente «perché reca in sé dei caratteri assolutamente nuovi e originali»; per la "novità" dell'Ordine minoritico cfr .. «Sorge nel mondo un nuovo ordine, una nuova straordinaria vita», canta l'antica sequenza per la festa liturgica di san Francesco, attribuita a Tommaso da CelanoAnalecta franciscana X, 402; cit. in .
Ma l'entusiasmo che segnò tali inizi e il fascino che tale novità ebbe su tanti, portò inevitabilmente con sé non trascurabili situazioni critiche., segno che il "carisma" aveva bisogno di trovare una sua forma, quella dell'istituzione. In questo senso può essere letta la testimonianza di Jacques de Vitry che agli inizi del 1220 così scriveva: «Questa religione sta aumentando assai di numero nel mondo intero. Il motivo è questo: che essi imitano palesemente la forma di vita della Chiesa primitiva e la vita degli apostoli in tutto. Tuttavia a noi sembra che questa religione contenga in sé un gravissimo pericolo, perché vengono mandati a due a due per tutto il mondo, non solo i perfetti, ma anche i giovani e gli immaturi, che avrebbero dovuto essere tenuti sotto controllo e provati per qualche tempo sotto la disciplina conventuale»Lettera da Damiata: . Una situazione che dovette non poco preoccupare lo stesso Francesco. Il primo biografo narra di una visione notturna, una "gallina piccola e nera" che «aveva moltissimi pulcini che, per quanto si aggirassero attorno a lei, non riuscivano a raccogliersi sotto le sue ali». Francesco riconosce in quei pulcini i suoi frati, «cresciuti in numero e grazia», che «non riesce a proteggere. Cosciente dunque del suo limite egli non tarda a far ricorso allo stesso pontefice che gli concede come protettore il cardinale Ugolino, allora vescovo di Ostia, poi papa col nome di Gregorio IXTommaso da Celano, Vita seconda di san Francesco d'Assisi, 24-25 ..
L'intervento papale non si fece attendere. Con la bolla Cum secondum consilium del 22 settembre 1220 Onorio III istituì nell'Ordine il noviziato (o anno di prova) proibendo a chiunque di girovagare fuori dall'obbedienza in abito minoritico. Ai superiori si concedeva la facoltà di comminare pene canoniche ai trasgressori. Ritroviamo tali norme nel capitolo II della Regola non bollata., redatta nel 1221, che fa esplicito riferimento all'«ordine del signor Papa» e tratta «dell'anno di prova» e delle vesti, sia dei novizi (i panni) che degli altri frati «che hanno già promesso obbedienza». Una «promessa» come atto giuridico che pone il profitente in una specifica relazione obbedienziale con il superiore e, attraverso di lui, con la comunità e la stessa ChiesaSi può leggere in questo senso la parte introduttiva della Regola non bollata: «Frate francesco e chiunque sarà a capo di questa Religione, promette obbedienza e reverenza al signor papa Innocenzo e ai suoi successori. E gli altri frati siano tenuti ad obbedire a frate Francesco e ai suoi successori» (Premessa, 4-5: ). Si lavorò comunque ancora sul testo dell'intera Regola che, privata di gran parte dei richiami biblici e spirituali, venne resa più agile e rispondente alle esigenze di un testo canonico. È la cosiddetta Regola bollata che papa Onorio III pubblicò con la bolla Solet annuere del 29 novembre 1223.
La conventualizzazione dell'Ordine e i contrasti con gli Spirituali (1230-1318)
Intanto l'Ordine continuava ad espandersiIl capitolo XVIII dei Fioretti riferisce che «Il fedele servo di Cristo santo Francesco tenne una volta un Capitolo generale a Santa Maria degli Angeli, al quale Capitolo si raunò oltre a cinquemila frati». Si tratta, secondo alcuni, del cosiddetto "Capitolo delle Stuoie" del 1221, al quale parteciparono - secondo la stessa fonte, anche san Domenico e «uno Cardinale divotissimo di santo Francesco, al quale egli avea profetato ch'egli dovea essere Papa, e così fu» col nome di Gregorio IX. Fu in quella occasione che Francesco incontrò frate Antonio, già Canonico regolare a Coimbra, poi universalmente conosciuto come il santo di Padova. e con esso crescevano le esigenze della comunità e della stessa missione apostolica che mettevano a dura prova il rigore della Regola definitiva, specie circa l'uso dei beni, su cui era ancor più restrittiva di quella "non bollata".