Carignano (Carignan in piemontese) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Torino, in Piemonte. Si trova a circa 20 km a sud di Torino ed è uno dei comuni piemontesi più antichi e ricchi di testimonianze storiche. È stato uno dei comuni più importanti di fine Ottocento grazie al Lanificio Bona, che ha trainato l'economia della città per un lungo decennio.
Geografia fisica Carignano è un comune periferico-provinciale di Torino. Si trova sulla sponda sinistra del fiume Po, all'ingresso sud della metropoli torinese. Si tratta di uno dei comuni piemontesi più vicini al corso del fiume e storicamente più dipendenti da esso. Fino al primo Novecento fu uno dei comuni piemontesi più importanti, poi fu trascinato in un lungo declino economico e demografico dal fallimento dello storico lanificio Bona, cui il paese si era legato come one company town.
Storia
Protostoria Come testimoniato dai reperti archeologici del Garetìn, un isolotto sul Po a valle del ponte per Carmagnola, il tratto di fiume compreso fra i due ponti di Carignano era attraversato almeno già nel Neolitico (asce di pietra verde piemontesi erano scambiate dalla Bretagna all'Ungheria). Con ogni probabilità, a partire dall'età del bronzo (famosa l'ascia di bronzo tipo Cressier da Carignano), si era introdotta la navigazione del fiume e diversi punti lungo il suo corso si erano sviluppati nei millenni sia come porti che come guadi per gli scambi commerciali.
Nella posizione dove oggi sorge il ponte per Racconigi fra Lombriasco e Carmagnola (nei pressi di Casalgrasso), è stata trovata una spada votiva del IX secolo a.C., di un tipo attestato nella valle del Reno, probabilmente a protezione di un altro porto-guado. A partire dall'VIII secolo a.C. è invece documentata la presenza di comunità etrusche alloctone, dedite al commercio transalpino.
Età romana In età augustea, a partire dal 49 a.C., si era compiuta la colonizzazione della pianura a monte di Torino, un territorio che Roma aveva fino ad allora semplicemente attraversato, senza penetrarlo, sfruttando una strada preesistente che collegava gli abitati protostorici di Carmagnola e Cavour, attraverso un guado sul Po presso l'attuale Carignano.
Sempre in età augustea veniva costruita una seconda strada romana per collegare Torino a Carmagnola, passando con ogni probabilità anche questa volta per Carignano e guadando il Po nello stesso punto o presso Casalgrasso. Intorno al quadrivio dovettero sorgere vari insediamenti, testimoniati da reperti archeologici come tombe romane, vasellame, tratti di selciato ed armi. Con il consolato di Gaio Vibio Pansa (43 a.C.) si fonda il Forum Vibi Caburrum a capo della XI Regione Augustea, la Transpadana, confinante con la IX Regione Taurinense sui corsi del Po e del Chisola.
Le Pievi romaniche
La cristianizzazione dell'area, attribuita nell'agiografia ufficiale a San Dalmazzo (III secolo), avviene senz'altro lungo le direttrici appena citate. Le pievi romaniche che si contano sul territorio sono almeno tre, oggi tutte ricadenti nel territorio comunale di Carignano: Madonna degli Olmi, San Remigio e San Vito.
La loro collocazione su un'unica traiettoria, che segue per cinque chilometri il tracciato della strada moderna, con uno scostamento verso il fiume di due-trecento metri, ricalca fedelmente la via romana di Pollenzo e testimonia una certa dispersione degli abitati. Nessuna delle pievi è databile con la benché minima precisione, anche se vi sono motivi per ritenere che, magari ricostruite in seguito, possano essere presenti già prima della dominazione longobarda.
Resti longobardi e carolingi
Del periodo longobardo (568-774) si sono ritrovate due necropoli e due nuclei sepolcrali nobiliari presso Carignano. La necropoli minore (senza nome) si trova a circa 700 metri da Carignano sulla strada per Castagnole Piemonte, la principale presso la pieve di San Vito (tetti Brüss o località Boatera). Entrambe sono annesse a piccoli nuclei "costituiti in materiali leggeri e deperibili" e ancora riconoscibili.
I nuclei sepolcrali nobiliari sono stati ritrovati presso le pievi di San Remigio (località Valdòc) e di San Vito (sempre tetti Brüss). Quest'ultimo, a soli 250 metri dalla necropoli di cui si è detto, è probabilmente di origine più antica e riutilizzato dalla classe dirigente longobarda; queste sepolture sembrano infatti costituire un esempio di continuità d'uso di un'area funeraria di età romana e poi tardo antica, piuttosto raro in Piemonte. Si tratterebbe quindi del cimitero dei membri della nuova classe dirigente militare e politica sovrappostasi ai proprietari romani.
In epoca carolingia l'area passa sotto il Marchesato di Saluzzo e sono documentate tre curtes (borghi) non ancora murate, intorno alle relative chiese: San Remigio, San Martino (ampliamento della pieve di San Vito) e San Giovanni, nel frattempo costituito. Ma gli sconvolgimenti maggiori, qui come altrove in Piemonte, saranno dovuti all'incastellamento della fine del primo millennio.
Il borgo murato di Carignano Il primo borgo di Carignano è costituito all'incrocio delle due strade romane, con uno sviluppo sbilanciato verso sud, ad includere la curs di San Giovanni ed escludendo quella di San Remigio. La "villa di Carignano" è testimoniata già nel 1064 in un documento in cui la marchesa di Saluzzo, Adelaide di Savoia, assegna a Santa Maria di Pinerolo "tre mansi insieme col porto". Nel 1159 l'imperatore Federico I Barbarossa assegna la “corte di Carnano” al vescovo di Torino.
Del castello si conservano i muri perimetrali in corrispondenza della strada antica del porto, circa 150 metri più a nord dell'attuale. Il porto natante o traghetto "era formato da due barche accostate o da una sola, grande, sulle quali veniva costruito un impalcato con una baracca. L'ancoraggio era effettuato tramite un pilotto di legno piantato al centro del corso del fiume, al quale era legata una corda collegata alle baracche del porto. Una barca sussidiaria, più piccola, veniva posta a metà del tiro di corda” (museo civico G. Rodolfo).
Nel Duecento sorge un conflitto sul passaggio di Carignano fra il conte Tommaso di Savoia, alleato con i comuni di Carmagnola e Asti, e i marchesi di Romagnano, alleati con Torino, Testona e Pinerolo. Questi ultimi fanno costruire la torre ed il fortilizio, oggi detti “del Po morto”Nel 2005 "Po morto di Carignano" è stato riconosciuto sito di interesse comunitario (codice: IT1110025). a difesa di un ponte in legno (poco più a sud del porto) che si impegnano a costruire con Carmagnola e Asti, dopo alterne vicende. Il ponte sfrutta un isolotto al centro del fiume ed è levatoio nel ramo verso Villastellone, perché potessero passare le barche che dal Fortepasso in quel di Carmagnola trasportavano a Torino il sale che, portato da Finale, era ammassato nei magazzini di Fortepasso. L'accordo prevede che il borgo non possa superare “i 500 fuochi”, ma dopo 50 anni è rotto per il forte impulso dato ai commerci dal nuovo ponte e si dispone l'ampliamento delle mura, spostando l'asse nord-sud e le relative porte ad ovest di un isolato e l'asse ovest-est ancora a sud di un isolato.
Oltre alla porta di Po, aperta pochi anni prima per il nuovo ponte, si costruiscono così le porte poi dette del Rivellino (ovest), dei Meinardi (nord) e del Mercato (sud). Si insediano nuove case nobiliari, di cui rimane una via porticata sulla piazza San Giovanni, il monastero di Santa Chiara abbandona l'ubicazione fuori le mura nel sobborgo di San Remigio e si insedia sul sito di “certe case dei Provana” presso la porta dei Meinardi dove viene costruita la chiesa tra il Trecento e Quattrocento.
Il borgo murato di Carmagnola
Probabilmente dal guado di Carignano, poi porto natante e ponte in legno, la strada romana costeggia verso sud il terrazzo del Po e se ne stacca solo all'altezza dell'attuale Salsasio, puntando a Pollenzo, ipotesi confermata dalla comune direzione delle strade di Salsasio e Sommariva, che oggi deviano entrambe verso l'ingresso nord di Carmagnola, dove era il borgo Moneta. Anche l'altra via, più antica, che guadava il Po a Casalgrasso aggirava le basse del torrente Meletta, paludose e malsane, dove sarebbe sorta Carmagnola.
L'incastellamento avrebbe portato gli abitanti della zona a ritirarsi in una piccola altura fra le paludi, l'attuale isolato di Gardezzana (forse da “guardia sana”), da sempre isolato centrale della città. Rimanevano una prima cerchia di borghi, Viurso, San Giovanni e Moneta, abbattuti dai francesi nel 1640 per far posto a una cerchia di fortificazioni alla moderna, più solide della cittadella a quattro punte costruita intorno al 1550. I borghi di San Bernardo e San Michele, affacciati sul Po sono successivi, derivando dalla migrazione degli abitanti di Viurso.
L'abbazia di Casanova L'abbazia sorge ad 8 km da Carmagnola sulla strada per Poirino. La sua collocazione esterna alle città e la scelta di localizzarla presso un poggio al centro della pianura, ne fa un elemento paesaggistico autonomo e ben individuabile, con un controllo radiale sul sistema delle Grange. Venne fondata nel 1137 dai Marchesi di Saluzzo e fu denominata Santa Maria di Casanova. Moltissime furono le donazioni che i Marchesi di Saluzzo fecero a favore dell'abbazia, fra le prime i terreni circoscritti dai torrenti Stellone e Venesma e la strada che da Carmagnola giungeva al castello Tegerone (ormai cascina ai confini con Poirino).
La strutturazione agricola del territorio I nuclei esterni sorti nei secoli XI-XIV hanno un impianto di carattere signorile e priorità difensive: al centro, castello o casa forte con aggregazioni rurali ad essi addossate; perimetralmente, un fosso difensivo. Sono questi gli elementi che caratterizzano la Gorra, il Brillante e la Ca' (o Chà), anche se quest'ultima ha riportato alla luce reperti che fanno pensare addirittura ad un'origine romana. Menzione a parte meritano il Castello della Loggia, che sarà della famiglia Galli, munito a partire dal 1396 dai Provana di Carignano per concessione dei principi d'Acaja, e il Fortepasso, con struttura e funzione spiccatamente commerciale, usato come deposito di sale, di cui si è detto a proposito del ponte di Carignano. Marginale rispetto al territorio attuale del Po è infine la Rotta, presso la confluenza del Banna nel Po, oggi tagliata dal passaggio dell'autostrada. In epoca non lontana, le chiese al servizio dei centri abitati sviluppatisi nella campagna, avevano ancora qualifica di "cappelline", con un sacerdote a fissa dimora. Al Brillante e alla Gorra, tali chiese occupano una posizione interna adiacente al castello. Insediamenti simili si ritrovano anche nelle zone del Sabbione, di Borgo Cornalese e Castelreinero.
La rete idrica che serve il territorio carignanese è costituita da due canali artificiali più antichi e principali, ad andamento quasi parallelo: l'Oitana e il Vuotasacco, che prendono le acque dal torrente Lemina e le versano nel Po. L'Oitana ha un percorso più diretto, dal Lemina a San Remigio, dove sbocca nel Po alimentando il fosso presidiale delle mura settentrionali di Carignano. Un piccolo canale urbano derivato dall'Oitana serviva già nel 1333 i molini che il principe d'Acaja possedeva, presso la Porta dei Meinardi. Il Vuotasacco ha un percorso più tortuoso e lambisce a Carignano a sud presso San Martino e seguendo le mura ad est su un terrazzo intermedio del Po, fino a confluire nell'Oitana.