Cirié (Sirié in piemontese) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Torino, situato nel sud-ovest della regione storico-geografica del Canavese, in Piemonte.
Geografia fisica
Il comune è situato nel basso Canavese a circa 23 chilometri a nord-ovest del capoluogo provinciale, presso lo sbocco delle valli di Lanzo.
Corsi d'acqua Il principale corso d'acqua che bagna il territorio è la Stura di Lanzo, che separa il capoluogo dalla frazione Vastalla, ma scorre anche il Bendola che segna il confine con San Carlo Canavese.
Parco naturale La Mandria Il comune è attraversato dal parco naturale La Mandria attraverso la frazione Vastalla, situata a poco più di un chilometro da Robassomero.
Storia La zona di Cirié e dell'Alto Canavese era abitata, sin dall'antichità, dai Salassi, una popolazione di origine celtica. Prima della dominazione romana il Canavese, come riferisce lo storico Polibio, era ricoperto da fitte boscaglie, con poche radure, qualche piccolo villaggio e rari sentieri che scorrevano tra la vegetazione.
Nell'anno 143 a.C. i Romani, guidati dal console Appio Claudio Pulcro, mossero guerra contro le tribù stanziate nelle valli dell'Orco e della Dora Baltea, con l'intento di aprirsi una via verso l'Elvezia e la Gallia transalpina. Si riteneva che l'occupazione sarebbe stata assai rapida, invece la reazione delle tribù locali fu durissima e gli invasori furono costretti, in un primo momento, alla ritirata. Per questo i Romani ritennero necessario stabilire alcuni accampamenti nella zona, per meglio organizzare l'esercito e sorvegliare le vie di comunicazione verso le valli. Vennero così allestiti accampamenti nei pressi di Ivrea, di Torino e nell'area dove sorge attualmente Cirié. Da qui era possibile sorvegliare l'accesso alle vallate di Lanzo e di Viù.
L'accampamento presso l'attuale Cirié prese il nome di Castrum Cerreti, in riferimento, probabilmente, alla grande quantità di cerri presenti nella zona. Successivamente, per brevità, venne chiamato semplicemente Cerretum. Il decumano maggiore dell'antico accampamento potrebbe essere identificato con l'attuale via Vittorio Emanuele II, la strada principale del centro storico.
Con il definitivo assoggettamento dei Salassi, il castrum divenne un importante crocevia di scambi commerciali, dando origine ad un centro abitato.
In seguito alla 'cristianizzazione' dell'Impero, il vecchio toponimo venne sostituito con il nome di un santo: per assonanza con il precedente, si scelse il nome di san Ciriaco di Roma, martire cristiano del 303. Il Theatrum Sabaudiae (1682) dedica una lunga descrizione alla città («Septimo Taurinense ad Urbe lapide, Septentrionem versus, non longe ab Alpium Graiarum radicibus, occurrit Ciriacum Oppidum, insigne Marchionatus titulo, qui sub se S. Mauritium, Nolas & Robasomerium minora Oppida comprehendit») e cita la probabile derivazione del nome dalla venerazione per il Santo («Pedemontanis dicitur Cirié, fortasse a peculiari Incolarum erga Divum Cyriacum Martyrem cultu, cujus festum s.Idus Augusti inibi summa celebritate recolitur»). La presenza romana nel territorio ciriecese è testimoniata dal ritrovamento di monete dell'età imperiale, frammenti di terrecotte e varie lapidi funerarie, conservate, queste ultime, nella chiesa di San Martino.
Dalla caduta dell'Impero romano e dalle prime invasioni barbariche, vi è un vuoto di informazioni che dura quasi un millennio. Sappiamo per certo che nel 1229 il territorio di Cirié viene occupato dai Marchesi del Monferrato. Nel 1296 Margherita di Savoia sposa Giovanni I, ottenendo in questo modo i diritti sulle terre di Caselle, Cirié e Lanzo. Alla morte prematura del marito, Margherita si trasferisce nel grande castello di Cirié, che sorgeva nella piazza che ancora oggi ne porta il nome. L'insediamento di Margherita nel castello, che avviene nel 1306, viene ricordato ancora oggi con il Palio dei Borghi, manifestazione che si svolge ogni due anni nel territorio ciriacese. Di questo castello non restano tracce, poiché andò distrutto durante l'invasione francese del 1536 e i resti completamente dispersi durante la sistemazione della piazza Castello ai primi del Novecento. Alcuni fregi, le uniche vestigia del castello, sono stati rinvenuti durante operazioni di scavo nella piazza e sono conservati, incastonati in un muro interno, nella chiesa di San Martino di Liramo.
Margherita di Savoia procede al restauro e all'ampliamento del castello, che diventa in breve tempo una delle residenze più importanti del territorio. Nobili da tutta Europa vi si recano in visita portando appresso guarnigioni e servitù, che non vengono alloggiati a palazzo, ma presso le residenze dei cittadini. In segno di ringraziamento verso la popolazione, Margherita provvede alla concessione di "esenzioni", importanti riconoscimenti alla popolazione. Procede all'annullamento delle tasse, e all'istituzione del mercato cittadino nelle giornate di lunedì e giovedì; la tradizione, spostata alla giornata di venerdì, perdura tutt'oggi. Il mercato, che, grazie alla favorevole posizione di Cirié, attirava un gran numero di visitatori da tutto il circondario, e anche dalle valli, divenne un'importante fonte di reddito per la città.
Nel 1576, Emanuele Filiberto di Savoia, volendo uno sbocco sul mare per il suo Stato, acquista il porto di Oneglia e altre terre dell'Imperiese, dal patrizio genovese Gio. Gerolamo D'Oria, in cambio di Cirié, eretta a Marchesato con Nole e S. Maurizio, e la Contea di Cavallermaggiore; quest'ultima sarà poi oggetto di permuta con il Marchesato del Maro (attuale Borgomaro).
Il D'Oria stabilisce la sua residenza a Cirié, dando origine a una discendenza che durerà fino ai primi anni del Novecento, estinguendosi con Emanuele D'Oria, X marchese di Cirié e del Maro, che fu anche primo sindaco di Cirié, dopo che questa, con un regio decreto legge del 1905, ottenne il titolo di città.
Simboli
Lo stemma storico del comune di Cirié è stato riconosciuto con regio decreto datato 8 giugno 1905.A Cirié Vittorio Emanuele con decreto datato 8 giugno 1905 concede il titolo di Città «…dichiariamo inoltre che alla stessa Città spetta il diritto di fare uso della stemma civico che è di rosso alla croce d'argento accantonata al primo e al quarto punto da una torcia accesa d'oro» (Cfr. )
Il gonfalone, concesso alla Città con D.P.R. del 28 gennaio 1956Il gonfalone è stato concesso alla Città con decreto del presidente della Repubblica in data 28 gennaio 1956, registrato alla Corte dei Conti il 6 giugno 1956, trascritto nel Registro Araldico dell'Archivio centrale dello Stato il 2 luglio 1956 e nei registri dell'Ufficio Araldico il 3 novembre 1956., è un drappo di azzurro riccamente ornato con ricami d'oro.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse
Architettura
Villa Remmert Edificata tra il 1902 e il 1906 in stile Art Nouveau, su progetto dell'architetto Pietro Fenoglio. La villa comprendeva, in origine, un vasto giardino all'inglese e una tenuta agricola. Nel 1988 viene acquistata dal comune e dal maggio 2006 ospita mostre di arte contemporanea gestite dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino
Duomo di San Giovanni Battista
Dichiarato monumento nazionale nel 1887, si trova nella centralissima piazza San Giovanni, oggi pedonale. Esempio di gotico provenzale piemontese, viene realizzato nel corso del XIV secolo. È affiancato da un campanile a quattro piani, la cui sommità si presenta con una guglia centrale e quattro pinnacoli posti negli angoli.
Palazzo dei Marchesi D'Oria
L'edificio com'è ora, venne realizzato sulla struttura di una precedente villa appartenente ai Provana, Signori di Leynì, che nel centro storico possedevano anche una dimora turrita. Durante il XVII secolo il palazzo venne modificato, aggiungendo una manica decorata dagli artisti di Corte, dove soggiornavano i Savoia nelle loro partite di caccia. A questo scopo, il complesso fu dotato di un ampio spazio esterno ad uso venatorio; una parte di questo venne recintato nella seconda metà del secolo XVIII. Il bel parco retrostante il palazzo era dotato anche di un laghetto. All'inizio del Novecento tutto il complesso fu acquistato dalla famiglia Remmert, di origine alsaziana, proprietaria di un importante stabilimento tessile. Il palazzo marchionale fu donato alla Città e il laghetto prosciugato; il parco venne lottizzato e reso edificabile.
Chiesa di San Giuseppe Durante la terribile peste del 1630-1631, la popolazione di Cirié fece voto di edificare un ospedale, se fosse riuscita a superare la terribile epidemia. Nell'anno successivo, mancando i fondi necessari per l'edificazione dell'ospedale, si decise di procedere alla costruzione di una chiesa, che, terminata nel 1647, venne dedicata a san Giuseppe.
Tipico esempio di architettura della Controriforma, la chiesa custodisce al suo interno diverse opere di pregio, tra cui spicca una bellissima pala d'altare raffigurante la Madonna e attribuita a Defendente Ferrari. Tale opera, commissionata dai commercianti di lana ciriacesi, era precedentemente custodita nel convento agostiniano, oggi non più presente.
Chiesa di San Martino di Liramo
È uno dei più significativi esempi di architettura romanica del territorio piemontese. Il campanile è la parte più antica del complesso, essendo stato edificato intorno all'anno 900. L'abside centrale viene invece realizzata un secolo dopo. Esterna alle mura che cingevano il borgo di Cirié, la chiesa si trovava in corrispondenza di un antico insediamento e il suo ingresso non era rivolto verso Cirié, ma verso il sentiero che conduceva a Nole. Venne probabilmente edificata sulle fondamenta di un antico tempio di epoca romana. Lo testimoniano le due pietre utilizzate come altari, ancora oggi presenti all'interno della chiesa, che rivelano, con la presenza di cavità per raccogliere il sangue animale, un loro uso per la celebrazione di antichi riti pagani.
Cappella di Robaronzino La cappella è inserita in una antica cascina dalla tipica struttura a corte, sorta nel XVII secolo alla periferia di Cirié. A differenza delle numerose cappelle campestri della zona, quella di Robaronzino è molto ricca di decori poiché fu, nella prima metà del '700, proprietà del banchiere-magnate Antonio Faccio di Carignano. L'edificio, che all'esterno si presenta semplice e lineare, è all'interno un vero gioiello barocco: l'altare, attribuibile a Bernardo Vittone, è coronato da candelabri e putti lignei; pregevolissimi stucchi di maestri luganesi ornano la chiesa; l'abside è decorata da una tela che raffigura lImmacolata Concezione; le pareti laterali presentano quattro grandi tele, opera del pittore settecentesco Pier Francesco Guala, raffiguranti scene di vita mariana.
Chiesa Santo Sudario Nella via omonima, in pieno centro cittadino, sede di una delle più antiche confraternite dedicate alla Sindone di Torino, attualmente utilizzata anche per il rito ortodosso romeno.
Chiesa dello Spirito Santo Situata sulla centrale via Vittorio Emanuele, era un tempo sede della omonima confraternita e non è più officiata dalla fine degli anni Sessanta del Novecento. In un sobrio barocco piemontese, la chiesa, ad una sola navata, risale probabilmente alla fine del Seicento. Spogliata nel corso degli anni di quasi tutti gli arredi (tra cui il bell'organo, il coro ligneo, quadri e statue), necessiterebbe di un adeguato restauro. Negli ultimi anni è stata vivificata dalle attività artistiche e culturali della locale associazione "To Ergasterion" che vi organizza mostre d'arte contemporanea e spettacoli teatrali.
Torre di San Rocco Situata su Corso Nazioni Unite, a nord-ovest della città, è il simbolo del Borgo omonimo. È la testimonianza residua delle fortificazioni medievali della città e del suo castello, andati distrutti e demoliti nel XVI secolo durante l'assedio francese.
Aree naturali
Parco naturale La Mandria
Galleria d'immagini
Suddivisioni amministrative
Balma San Rocco