Il Festino di santa Rosalia (u fistinu in siciliano) si svolge nel mese di luglio a Palermo. È una delle celebrazioni religiose siciliane ad essere ufficialmente riconosciuta come patrimonio immateriale d'Italia dall'Istituto centrale per la demoetnoantropologia (IDEA), ente istituito con .

La festa liturgica si svolge invece il 4 settembre e si festeggia al santuario dedicato alla santa ubicato sul Monte Pellegrino a Palermo, dove ella morì nel 1170.

La nascita del Festino di santa Rosalia Nell'anno 1624 il viceré di Sicilia, Emanuele Filiberto di Savoia, residente a Palermo, fece entrare nel porto cittadino un vascello proveniente da Tunisi e guidato da Maometto Calavà, moro tunisino, sospetto di peste, contenente innumerevoli doni, ricchi e preziosi, e schiavi cristiani liberati. Il morbo si diffuse così tra i topi, nei mercati, nelle aree periferiche ed infine nel centro cittadino. La popolazione, martoriata dalla peste, continuava ad ammalarsi e a morire e si affidava invano alle sante protettrici della città e dei quattro mandamenti cittadini: sant'Agata, santa Cristina, sant'Oliva e santa Ninfa. Non si ottenne però nessun miracolo.

Girolama La Gattuta, donna ciminnese di 47 anni, ricamatrice, era inferma di forte febbre maligna all'Ospedale Grande di Palermo. Il 15 ottobre 1623, mentre era sofferente, "vide" una monaca vestita di bianco che attirava dei fulmini dietro di sé. Le toccò la bocca e subito si sentì "riempita d'acqua". Era santa Rosalia,. che disse alla donna di andare sul Monte Pellegrino ad adempiere ad un voto.

Girolama guarì miracolosamente dopo tre giorni, ma non andò sul Monte Pellegrino e non fece il suo voto; così si ammalò nuovamente di malaria. Il 26 maggio 1624, giorno di Pentecoste, Girolama, inferma, salì sul Monte Pellegrino insieme al marito Benedetto Lo Gattuto, all'amico Vito Amodeo, marinaio trapanese di 37 anni, e alla moglie di lui. La donna bevve dell'acqua limpida che gocciolava dalle pareti rocciose di una grotta ricoperta all'esterno da vegetazione e che si trovava accanto dell'antica chiesa di Santa Rosalia, e guarì miracolosamente. In quel momento si addormentò e sognò la Madonna vestita di bianco, con il Bambin Gesù in braccio e con al collo una collana di coralli che le indicava di scavare all'interno della grotta dove avrebbe trovato "una santa, un tesoro". In fondo alla grotta vide una giovane vestita con una lunga tunica di arbraxo (stoffa di sacco vecchio) che, in ginocchio, pregava con la corona in mano.

Vide quindi una grande pietra, e con grande insistenza, nei primi giorni del mese di giugno fece iniziare gli scavi. Li condusse lei stessa, insieme al marito, ai contadini dei dintorni e ai monaci francescani del vicino convento. Nel frattempo il Senato, dopo la morte del viceré Emanuele Filiberto di Savoia avvenuta a causa della peste il 3 agosto 1624, vietò ai cittadini di lasciare le proprie dimore e soprattutto la città senza il proprio "bollettino", rilasciato dal maestro notaio. Il 15 luglio 1624, nel punto precedentemente indicato da Girolama La Gattuta, terminarono gli scavi e sotto a una grande lastra di marmo e calcarenite molto piatta, vennero ritrovate delle ossa umane bianchissime (inserite in concrezioni calcaree). (All'inizio degli scavi in grotta avevano trovato altre ossa di colore scuro, probabilmente appartenenti ad un frate secolare e ad un novizio, oltre a delle ossa di capra). Le ossa bianche, per via del loro candido colore e delle delicate dimensioni del cranio, vennero assolutamente definite ossa di donna, ed emanavano un fortissimo e gradevolissimo profumo di fiori; inoltre, secondo le testimonianze, scritte peraltro, fu sufficiente soltanto un uomo a sollevare la cassa con dentro le ossa poiché "erano leggerissime". Le ossa vennero ripulite e portate nella cappella del Palazzo Arcivescovile, dove risiedeva il cardinale e arcivescovo di Palermo, Giannettino Doria, che dopo una vista delle ossa da parte dei Padri medici anatomici Gesuiti, guidati da Padre Giordano Cascini, che scrisse inoltre la prima biografia di santa Rosalia raccogliendo prove storiche e tradizioni orali tramandate nel tempo, che dicevano che le ossa erano di giovane donna, si convinse e decise di far portare in processione per le vie della città di Palermo le ossa, tramite il giovane Vincenzo Bonello. Ecco la storia.

Il 13 febbraio 1625 santa Rosalia apparve sul Monte Pellegrino ad un saponaio di nome Vincenzo Bonello (o Bonelli), che abitava nel mandamento Monte di Pietà, in via Pannaria, che voleva suicidarsi per via della morte per peste della giovane moglie quindicenne. La santa lo fermò dal suicidio e gli disse che solo se i propri resti fossero stati portati in processione e si fosse cantato il "Te Deum Laudamus", la peste sarebbe terminata, così come le aveva detto e promesso la Madonna. Vincenzo chiamò il suo confessore (parroco della chiesa di Sant'Ippolito Martire al Capo), come gli aveva detto santa Rosalia, e gli raccontò tutto quello che aveva visto. Dopo tre giorni, Vincenzo si ammalò di peste e morì, poiché aveva già ricevuto il suo miracolo. Il vescovo, facendo ben esaminare le ossa a dei medici anatomini fu informato che erano "di donna" e quindi, di Rosalia, l'unica donna vissuta sul Montepellegrino. Il 9 giugno 1625 l'arcivescovo di Palermo, Giannettino Doria, seguito da tutto il clero, dal senato palermitano e da alcuni cittadini eminenti fece una solenne processione attraverso le strade della città con le reliquie della santa. Al passaggio dei sacri resti, all'intonazione del "Te Deum Laudamus" , si bloccò il contagio della peste (da quel momento non furono più registrati nuovi casi di peste) e le persone guarivano dal morbo. Inoltre santa Rosalia protegge la città di Palermo da terremoti, tempeste e temporali, da cui ha difeso la città stessa anche in tempi recenti.

Il rito nel passato Nel 1625 le reliquie vennero poste all'interno di uno scrigno in argento e vetro, custodito all'interno del Palazzo Arcivescovile, e dallo stesso anno vennero portate in processione per ricordare il miracolo compiuto, inaugurando una tradizione che in più di tre secoli ha subito ben poche interruzioni.

Nel 1783 il viceré Domenico Caracciolo tentò la riduzione del Festino di Santa Rosalia da cinque a tre giorni, giustificandola con l’urgenza di destinare risorse alla ricostruzione dopo il terremoto di Messina.R. Santoro, Riti e ritualità a Napoli e in Sicilia, in Riti e Rituali a Napoli, in Campania e nel Sud Italia, Napoli 2003, pp. 146–149.La decisione, percepita dai palermitani come un’umiliazione e una subordinazione a Napoli, provocò forti proteste popolari e l’isolamento del viceré, che si disse pronto alle dimissioni.G. Marrone, “Le transenne sulla 'acchianata': la ragione che sfida il sentimento”, la Repubblica Palermo, 1 settembre 2020.

La processione

La prima "piccola celebrazione del 1624" fu particolarmente breve: le reliquie vennero spostate per pochi metri, dal Palazzo Arcivescovile fino alla cattedrale.

Il percorso divenne sempre più lungo e complesso con il passare degli anni, fino a coinvolgere buona parte della città. Alla processione partecipano di diritto molte confraternite costituite nel corso dei secoli, la più antica e famosa è la Confraternita di Santa Rosalia dei Sacchi e del Pellegrino , costituita nel 1635 e formata da barbieri e calzolai (varberi e scarpari).

La confraternita, che prende il nome dall'abbigliamento usato durante la processione, ha il compito di trasportare l'effigie della santa che durante l'anno viene conservata nella chiesa di Casa Professa. Tutte le confraternite dovevano portare un mantello con l'effigie della santa e grossi ceri in processione. In occasione della festa, sin dal XVII secolo, il Cassaro veniva addobbato con fastose architetture temporanee. Nel 1674 la confraternita dell'Annunziata sotto il titolo di Santa Rosalia dei Muratori, ottenne dal Senato Palermitano, il privilegio del porto e riporto delle sacre reliquie di Santa Rosalia, privilegio mantenuto e curato nel corso dei secoli fino ad oggi..

Il carro

I quattro piccoli carri utilizzati per le prime processioni sono sostituiti nel 1686 da un grosso carro trionfale. Il carro, metafora del trionfo della santa, diventa ben presto il centro della celebrazione, assume subito dimensioni notevoli ed è stato più volte sostituito, nella ricerca di effetti scenografici sempre più solenni. Tra il Settecento e l'Ottocento molti famosi architetti palermitani si cimentarono nella sua progettazione. Nel 1701 ad opera dell'architetto Paolo Amato, assunse per la prima volta la forma di vascello, idea ripresa anche in tempi moderni. Durante il periodo borbonico, fino al 1860 si mantenne a lungo il carro settecentesco, che mostrava l'opulenza della corte. In occasione dell'Unità d'Italia fu creato un nuovo carro, una grande vasca ornata da puttini. Nel 1896, su ispirazione di Giuseppe Pitrè,. fu costruito un carro di dimensioni tali da non potere passare attraverso le strade del centro, ma dalle vie più esterne della città. Nel 1924, in occasione del terzo centenario del ritrovamento delle reliquie, fu realizzato un carro fisso con una torre centrale alta 25 metri.

Il rito nel presente Ancora adesso il "festino" è un grande evento popolare che va dal 10 al 15 luglio, che precede le celebrazioni religiose del giorno dopo. Rinnovato nel 1995 da Pino Caruso (chiamato da Leoluca Orlando, sindaco, a dirigere "Palermo di scena" manifestazione d'arte 14 luglio/14 settembre) che ne curò le edizioni dal '95 al '97, affidandone la realizzazione a Valerio Festi, Monica Maimone, Sandro Tranchina; Edizioni memorabili per modernità e spettacolarità., 15 luglio. Da allora, ogni anno viene sviluppato un tema differente, mantenendo però di base la storia del miracolo della vittoria sulla peste.

La processione

La notte del 14 luglio i festeggiamenti artistico-popolari giungono all'apice: una grande "processione popolare", partendo dalla Cattedrale procede lungo l'antico asse viario del Cassaro fino al mare, passando attraverso porta Felice, secondo un itinerario ideale dalla morte (la peste) alla vita (la luce dei fuochi d'artificio in riva al mare). Tra musiche, canti e varie coreografie vien trainato un carro grande trionfale (a forma di barca), nuovo di anno in anno, con al di sopra una statua della santa, anch'essa sempre nuova di anno in anno. Ai Quattro Canti vi è un momento in cui, tradizionalmente, il sindaco in carica depone dei fiori ai piedi della statua della Santa gridando "Viva Palermo e Santa Rosalia!" e poi vi è il momento alla Marina (zona del Foro), dove ha luogo un grande spettacolo pirotecnico.

Accompagnano la processione canti di devozione in rima:. "Uno. Nutti e jornu farìa sta via! Tutti. Viva Santa Rusulia! U. Ogni passu e ogni via! T. Viva Santa Rusulia! U. Ca ni scanza di morti ria! T. Viva Santa Rusulia! U. Ca n'assisti a l'agunia! T. Viva Santa Rusulia! U. Virginedda gluriusa e pia T. Viva Santa Rusulia!”

ed ogni tanto il grido “E chi semu muti? Viva viva Santa Rusulia”.

Il 15 luglio, giorno solenne in città, è il culmine della festa estiva e si festeggiano insieme sia il giorno del ritrovamento delle spoglie mortali della Santuzza (il 15 luglio 1624) sia il giorno in cui queste furono portate per la prima volta per la città con una Solenne Processione (il 9 giugno 1625) durante la quale, al canto del "Te Deum Laudamus", ci fu il "blocco della peste" con il regredire del contagio e l'inizio delle guarigioni pubbliche degli appestati. Durante la giornata varie messe solenni in cattedrale e poi nel pomeriggio, verso le 18, inizia la processione con le Sacre Reliquie di Santa Rosalia contenute in un'artistica Arca argentea. La processione, dopo una sosta a Piazza Marina, dove il vescovo di Palermo dà un messaggio alla città, prosegue per le vie antiche fino al rientro in Cattedrale dove, con la benedizione e i fuochi d'artificio si concludono i solenni festeggiamenti.