Il Museo della memoria e dei diritti umani (Museo de la Memoria y los Derechos Humanos) è un museo, con sede a Santiago del Cile, dedicato alla violazione dei diritti umani commessi dal regime di Pinochet tra il 1973 e il 1990.

Storia La presidente Michelle Bachelet il 21 maggio 2007, di fronte al Congresso nazionale cileno in seduta comune annunciò la costituzione di un museo della memoria e un mese più tardi fu indetto un concorso per selezionare un progetto. Il 28 agosto di quell'anno fu annunciato che il progetto vincitore era quello di Estudio América, architetti brasiliani di San Paolo.

Si decise di collocare il museo in avenida Matucana per le sue caratteristiche culturali ma anche perché la zona era legata alle violazioni dei diritti umani della dittatura militare, con le truppe di stanza nel Parco Quinta Normal e nell'Internado Nacional Barros Arana (INBA), che avevano il controllo dei quartieri Quinta Normal e Barrancas (oggi Pudahuel, Cerro Navia e Lo Prado), i desaparecidos dell'ospedale San Juan de Dios, i centri di detenzione e tortura (INBA e la Estación Naval Metropolitana).

La prima pietra fu posata dalla presidente Bachelet – anche lei vittima delle torture del regime di Pinochet – il 10 dicembre 2008. Il materiale e la documentazione che costituiscono il Museo sono stati consegnati in gran parte dall'ONG Casa de la Memoria, la cui donazione si è avvenuta il 16 giugno 2009 nel Palacio de La Moneda. Il Museo dipende da una Fondazione di diritto privato composta da «rappresentanti del mondo accademico, organizzazioni per la difesa e la promozione dei diritti umani e persone che realizzano uno spazio di pluralità all'interno dell'istituzione» e soggetta alla vigilanza del Ministero delle culture, delle arti e del patrimonio.

Il 10 gennaio 2010 la presidente Bachelet, due mesi prima che terminasse il suo mandato, inaugurò il Museo della memoria e dei diritti umani, nell'ambito delle manifestazioni del Bicentenario: un evento che ha riunito circa persone, tra cui rappresentanti di organizzazioni per i diritti umani, politici, vittime della dittatura e i loro familiari. Nel frattempo era stato nominato il Consiglio direttivo del Museo con Romy Schmidt Direttrice esecutiva.

Scopo Lo scopo del Museo della memoria e dei diritti umani è: Inoltre, il Museo completa questo scopo con il presupposto della sua esistenza, secondo il quale: Nel suo discorso inaugurale la presidente Bachelet ha integrato queste definizioni assicurando che «Non possiamo cambiare il nostro passato, dobbiamo solo imparare da ciò che abbiamo vissuto»:

Architettura

L'edificio del Museo si trova in avenida Matucana, all'angolo nord-ovest con calle Catedral, nel quartiere di Yungay. La costruzione del fabbricato è avvenuta nell'ambito di vari progetti per il recupero del quartiere, realizzati dall'inizio degli anni 2000 per farne un'attrazione turistico-culturale. Questi progetti includono la costruzione della Biblioteca di Santiago, il rinnovamento dell'accesso al Parco Quinta Normal e dei musei che vi si trovano.

All'inizio dell'anno 2000 sono iniziati i lavori per il prolungamento della Linea 5 della metropolitana di Santiago sino alla stazione Quinta Normal, inaugurata il 31 marzo 2004. Inizialmente tale stazione comprendeva un terminal intermodale che avrebbe consentito il collegamento con gli autobus e il servizio ferroviario suburbano Melitrén. Quando nel 2005 venne annunciata l'estensione della Linea 5 a ovest verso Maipú, sorsero i dubbi sull'utilità della stazione intermodale a causa della sospensione del Melitrén. Nel maggio del 2006 la costruzione della stazione venne sospesa. Dopo alcuni mesi di incertezza circa il futuro utilizzo dei terreni, è stata prospettata la possibilità di edificarvi il Museo della memoria, che si sarebbe poi concretizzato con il bando indetto dal Ministero dei lavori pubblici l'11 giugno 2007.

Il progetto vincente è stato quello presentato dallo studio di architettura brasiliano costituito da Mario Figueroa, Lucas Fehr e Carlos Dias. Il progetto si basava sul concetto di «quartiere aperto» che si sarebbe fuso con l'ambiente circostante all'interno della città. Gli architetti avevano pensato concettualmente al museo come a due momenti: la Barra e la Base: la Barra come spazio museale vero e proprio e la Base come spazio museale per lo svolgimento di eventi sulla spianata.

Il progetto ha considerato anche l'aiuto dell'illuminazione naturale. La luce scende dall'alto sulla Barra, penetrandola attraverso pannelli laterali in vetro e tralicci metallici in rame e carbonio. Il museo è stato concepito come un grande volume sospeso sulla piazza, un parallelepipedo che levita sopra due fontane. Per il suo accesso è stata costruita una rampa che consente l'ingresso dalla spianata o tramite scale da avenida Matucana e calle Chacabuco.

I lavori di costruzione sono avvenuti tra il 20 dicembre 2008 e il 10 dicembre 2009 dalle società Comsa de Chile e Basco, la struttura in metallo è stata realizzata da Maestranza Joma. La superficie totale è di , compresi i nuovi parcheggi.

Descrizione Plaza de la Memoria Davanti al museo c'è una spianata di a cui si accede tramite una rampa da calle Catedral, circondata da scalinate. Sulla spianata vengono allestite varie mostre temporanee e si tengono eventi culturali, come i concerti. Su una delle pareti d'ingresso, che delimita la piazza, sono esposti i 30 articoli della Dichiarazione universale dei diritti umani impressi su lastre metalliche.

Uno degli ingressi alla piazza conduce direttamente alla stazione Quinta Normal della metropolitana di Santiago, dove si trova un murale di Jorge Tacla realizzato in collaborazione con altri giovani artisti, ispirato ai versi del cantautore Víctor Jara, composto durante la sua detenzione nello Stadio Cile, prima della sua esecuzione.

Nel seminterrato della spianata si trova l'opera dell'artista Alfredo Jaar intitolata La geometria della coscienza. Mostra 500 sagome in controluce, dove una gran parte di essi corrisponde a detenuti scomparsi, ma altri sono di persone viventi, creando la sensazione di immensità incommensurabile di fronte a ciò che la perdita di vite umane significa per la comunità.

Esposizioni permanenti Pianoterra

Sala 1. Diritti umani, sfida universale Una grande mappa del mondo, costituita da fotografie, mostra come i fatti avvenuti in Cile abbiano i loro correlati in altri paesi. In tutto il pianeta, nel contesto di regimi dittatoriali, guerre civili o invasioni esterne, la violenza ha lasciato una scia di genocidi, crimini contro l'umanità, guerre, torture, esecuzioni arbitrarie e sparizioni forzate. Le vittime e le loro famiglie hanno il diritto di sapere che cosa è successo e che sia riconosciuta pubblicamente la loro sofferenza. Gli Stati democratici, per questo, hanno creato commissioni per la verità, riparazione e riconciliazione.

Sotto la mappa sono disposte delle tabelle che identificano le commissioni che sono state costituite, e che sono state la base per risolvere i conflitti interni sui diritti umani e per attuare politiche di riparazione.

Su alcune lastre di pietra che simulano una mappa del Cile sono esposte fotografie relative agli oltre 190 memoriali voluti da privati e istituzioni, a volte con il sostegno dello Stato cileno. Si tratta di targhe commemorative, sculture, nomi di strade, sale pubbliche, distribuite in tutto il paese.

C'è anche una croce di ferro trasferita dal Patio 29 del Cimitero generale di Santiago, dove erano sotterrati i resti delle vittime della dittatura militare, e una vetrina con i rapporti della Commissione nazionale per la verità e la riconciliazione del 1991 e la Commissione nazionale sulla prigionia e la tortura del 2003-2005, noti rispettivamente come Rapporto Rettig e Rapporto Valech.

Primo piano

Sala 2. 11 settembre e microcinema Questa sala documenta gli effetti del colpo di Stato dell'11 settembre 1973 e le prime ore della dittatura militare. Dispone di diversi schermi con registrazioni sonore e visive del colpo di Stato, tra cui una grande proiezione del video del bombardamento del Palacio de La Moneda, sede del governo cileno, e un altro dello stato di distruzione di alcuni luoghi, le prime azioni di repressione e gli originali degli editti militari.

Il microcinema dispone di audioguide con le quali i visitatori possono seguire registrazioni che ritraggono diversi momenti e punti di vista degli avvenimenti conseguenti al colpo di Stato militare, come testimonianze, arresti, parole di Salvador Allende e le prime trasmissioni sui canali nazionali della Giunta militare cilena, tra gli altri.

Si può anche vedere il settore dei chioschi digitali, con i titoli dalla stampa nazionale e internazionale sullo stato del Paese prima e dopo il colpo di Stato. Sulla parete laterale ci sono grandi immagini del fotografo Chas Gerretsen che mostrano le file di persone catturate dai militari con i primi arresti, molte delle quali vennero poi passate per le armi.

Sala 3. Fine dello Stato di diritto. Una nuova istituzionalità In questa sala sono esposte le fotografie della giunta militare cilena che ha assunto il comando dopo il colpo di Stato e una serie di documenti originali che la stessa ha rilasciato nelle prime settimane. Un video interattivo consente di guardare le registrazioni televisive nazionali e internazionali del colpo di Stato e degli arresti effettuati nei primi giorni. La foto di un grande giornale documenta l'editto che stabilisce il coprifuoco, durato (con qualche eccezione) dal 1973 al 1987.

Altre azioni sono documentate fotograficamente, come l'uso dello Stadio nazionale come luogo di detenzione e tortura, le incursioni nelle città, i richiedenti asilo nelle ambasciate e che poi andarono in esilio. È esposta una copia del certificato di morte di Miguel Enríquez. Sono anche esposti ritagli di stampa dell'epoca favorevole al regime, che dettagliano il presunto "Piano Zeta" e copie della Gazzetta ufficiale che attestano la costituzione della Dirección de inteligencia nacional (DINA).

Sala 4. Condanna internazionale. La dittatura oltrepassa le frontiere In questa sala sono esposti manifesti in diverse lingue che mostrano la solidarietà internazionale per il Cile, soprattutto in Europa. Tra gli oggetti esposti spicca il "Museo della solidarietà" che, nonostante fosse un'iniziativa del 1972, nel 1975 è stato ribattezzato "Museo internazionale della resistenza Salvador Allende". Tra gli artisti che hanno collaborato c'erano Joan Miró, Pablo Picasso, Oswaldo Guayasamín, Frank Stella, Roberto Matta, Alexander Calder, Antoni Tàpies.

Ritagli di stampa e registrazioni radiofoniche dimostrano gli attacchi commessi dal regime in terra straniera, come gli omicidi di Orlando Letelier a Washington e Carlos Prats a Buenos Aires, oltre all'attacco a Bernardo Leighton a Roma nell'ambito di quella che divenne nota come Operazione Condor. Viene anche ricostruita l'Operazione Colombo, dove appare come la stampa cilena avesse accettato acriticamente la versione delle agenzie di sicurezza per giustificare la morte di 119 oppositori cileni. La necessità per il regime di giustificarsi legalmente, di fronte alle critiche e alle condanne di organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, l'Organizzazione degli Stati americani e la Croce Rossa, portò all'organizzazione nel 1978 di un plebiscito nel quale la scelta sulla scheda era tra il «Sì», rappresentato dalla bandiera cilena, e il «No», rappresentato da una bandiera nera.

In una sezione sono esposti i passaporti contrassegnati dalla lettera «L» che impediva il ritorno degli esuli e dei dirigenti di Unità Popolare che, per decreto, erano stati privati della cittadinanza cilena.

Sala 5. Repressione e tortura