La lippa è un antico gioco popolare diffuso dal Mediterraneo occidentale all'India . Viene considerato alla stregua di uno sport popolare e .

Nome Il gioco ha differenti nomi in base alla località. Raggruppando in base regionale: Liguria: ā lippa o ā lìppua, ā lìppu(r)a o ā lìppura. Toscana: in generale alla lippa oppure a mazzascudo, ma e Colle di Val d'Elsa a ghinè, a Firenze arè busè, a Siena a giromuso-fuso. Emilia-Romagna: nel Piacentino śgerla o cìroloVocabolario Piacentino - Italiano, Guido Tammi, Ed. Banca di Piacenza, Piacenza, 1998, a Parma a giarè, a Ferrara a lippa pandòn oppure bac e pandònPaolo Maietti, Ferrara ieri, oggi, l'altro ieri, Faust edizioni, 2015, descrizione. Lombardia: a Mede ciaramèla, a Mantova s-ciàncol, a Milano a la rella o a la rèlaFrancesco Cherubini, Vocabolario milanese-italiano, vol. 4, R-Z, Milano, dall'imp. regia stamperia, 1843, pag. 32., presso il Lago di Como al ciangòl, , "lipa" in dialetto pavese a Turago Bordone. Veneto: , a Rovigo bindecheAdriano Romagnolo, Goffredo Romagnolo, Il Polesano. Dizionario dei modi di dire del Polesine di Rovigo, Gieffe, Rovigo, 2005, s.v. Łipa, a Venezia a massa e pandolo oppure al pandolo, a Padova pìndolo, a Treviso pito. Istria e Trieste: gioco del pandolo. Piemonte: in generale a cirimèlaSub voce cirimela in Dizionario Elettronico Piemontese., ma nel Monferrato a lippa sippa., a Garessio cilìu. Abruzzo: tirolò, detto generalmente mazzetta o mazza nella Marsica. Puglia: a Bari a pestìcchie, a Bisceglie a mazzarèid, , , a Manfredonia pundelìcchje, a Foggia màzz 'e bustìche, a San Severo mazz'e pìzze, a Taranto màzz'e spəzzìddəNicola Gigante, Dizionario della parlata tarantina, Mandese Editore, Mandura, 2002, pagg. 806-07., in alcune località del Salento mazza e pizzarieddhu in altre mazza e castiddhò, A zzeppuri a Mesagne (Brindisi), a Deliceto Mazz e Tritl Campania: a Napoli mazza e pìvezo/pìuzoPietro Paolo Volpe, Vocabolario napolitano-italiano tascabile, Napoli, Gabriele Sarracino librajo-editore, 1869, pag. 167. SiciliaG. Pitrè, Giuochi fanciulleschi siciliani, Palermo, Luigi Pedone Lauriel editore, 1883, pagg. 151-54.: in generale a manciùgghia, ma a Messina ô ligneddu, a Polizzi ô lignuzzu, a San Giuseppe Jato a ligna, a Girgenti a mazzi, a Catania a firredda, a Licata a firlazzeddu, a Riesi a ferra a mme, a Milazzo ô boscu, a Siracusa a l'acitu e a pammu oppure scannellu, , a Palma di Montechiaro taddu, a Borgetto Scanneddi. CalabriaVincenzo Dorsa, La traduzione greco-latina nei dialetti della Calabria citeriore, Cosenza, dalla tipografia Migliaccio, 1876, pag. 61..: a San Donato di Ninea a cavicchiùla., a Cosenza stirìddru, a Castrovillari ed a Serra San Brunospizzingùlu oppure spitizzingùlo, ad Albidona zullàru, a Cellara tugliuoli oppure tugliu, a Spezzano Piccolo vusciu, a Cariati trisculu, a San Giovanni in Fiore tribisièllu, a Rogliano squìglia, a San Marco Argentano crìcchici, a Sambiase "pizzicu e mazza", a Corigliano mazz'e trugghi

Trentino-Alto Adige: a Rovereto rumega oppure rumeghèrGiambattista Azzolini, Vocabolario vernacolo-italiano pei distretti roveretano e trentino, Venezia, tip. e calc. di Giuseppe Grimaldo, 1856, pag. 323.. Lazio: , a Terracina mazza e saràga.,a Fondi mazz e mbivz. Umbria: a Terni semplicemente nizza. Sardegna: . Abruzzo: a L'Aquila zirè, . Friuli-Venezia Giulia: . Abruzzo: . Molise: a Termoli mazz'e cuzz, ad Agnone mazz'e pizzòtt,a Rotello mazz'e mazzill Basilicata: ad Avigliano, mazz e piccul Valle d'Aosta: ad Antagnod e a Lignod (Ayas), caillà. E in Svizzera Canton Ticino: cilio (proibito dal 1972).

Dal punto di vista etimologico, il termine è poi entrato a far parte della lingua italiana quale sinonimo di «veloce».

Regolamento Il gioco è effettuato con due pezzi di legno, generalmente ricavati dai manici di una scopa, uno di circa 15 cm in lunghezza con le estremità appuntite (chiamato lippino), l'altro lungo circa mezzo metro chiamato lippa: si traccia a terra un cerchio e un ovale per posizionare il lippino. La tecnica consiste nel colpire con il pezzo lungo il pezzo piccolo su un'estremità per farlo saltare (questo il motivo delle estremità appuntite), quindi ricolpirlo. Si hanno tre tentativi, il gioco consiste nel lanciare il pezzo piccolo quanto più lontano possibile.

Il numero di concorrenti è variabile. La squadra che attacca dispone il bastoncino piccolo e affusolato (la lippa) al centro di un cerchio di raggio pari alla lunghezza del bastone che si usa come mazza; se ne colpisce un'estremità per sollevarla in aria e colpirla con forza una seconda volta per lanciarla il più lontano possibile.

La squadra che difende si dispone in modo da afferrare al volo il lippino, cosa piuttosto difficile, se vi si riesce il lanciatore è eliminato. In caso contrario dal punto in cui è finito il lippino, il difensore, tenendolo in pugno poi lo lancia cercando di colpire il bastone-mazza preventivamente posato dietro il cerchio in direzione del lippino; se viene colpito il lanciatore è eliminato (questa operazione si dice carare).

In caso contrario, gli attaccanti hanno tre possibilità per colpire e allontanare il più possibile il lippino dal cerchio dopodiché il lanciatore valuta ad occhio la lunghezza in bastoni-mazza del lancio effettuato, ossia tra il cerchio e il punto raggiunto dal lippino. Dopo i tre colpi l'attaccante chiede quanto il difensore offre, per esempio trenta bastoni: se l'attaccante accetta tale distanza, trenta, si scrive il numero a punteggio. Se non accetta, si controlla se la valutazione è corretta misurandola; se il numero dei bastoni è superiore a trenta, per esempio 35, i punti ottenuti dagli attaccanti saranno il doppio del contato; se saranno meno, gli attaccanti prenderanno quello contato. Di solito si valuta sempre in difetto, ma caratteristica del gioco, in prossimità del finale, è anche rischiare. Finché la squadra che attacca non viene eliminata, continua a battere con rotazione dei giocatori.

Il punteggio finale può essere 500 o anche 1000. Dipende dal tempo di gioco e dal numero dei giocatori.

In contesti particolari (cortili di quartieri popolari, piazze, ecc.) ci possono essere "regole locali" che attribuiscono punteggi speciali associati al superamento di ostacoli. Ad esempio il superamento in altezza di una casa, o di fili dell'energia elettrica può far attribuire punteggi bonus (es. 1000 punti).

Note

Bibliografia Giuseppe Tassini, (1890), Feste e spettacoli. Divertimenti e piaceri degli antichi veneziani, Filippi Editore, Venezia

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